I Give You My Heart: il manifesto invisibile di Lorenzo Quinn in Calle Larga XXII Marzo

Tra marmi, mani e cuori: la mia mattinata d’arte a Venezia alla Galleria Contini

Ci sono mattine a Venezia in cui camminare è già di per sé un’esperienza estetica. Quella di stamattina era una di quelle: l’aria frizzante, la luce che accarezza i mattoni storici e la voglia semplicemente di perdersi tra le calli e i canali della città lagunare. Ma si sa, Venezia è un labirinto di meraviglie e basta svoltare l’angolo giusto per ritrovarsi faccia a faccia con un colpo di fulmine artistico inaspettato.

Mentre mi dirigevo verso Calle Larga XXII Marzo (nel cuore pulsante del sestiere di San Marco), i miei occhi sono caduti sulle vetrine della Galleria d’Arte Contini. Bastano pochi secondi per riconoscere inconfondibilmente il tratto di un artista che amo profondamente: Lorenzo Quinn. Impossibile resistere. Ho sentito quel richiamo viscerale che solo la grande arte sa provocare, così ho varcato la soglia della galleria per immergermi nella sua personale dal titolo emblematico: “I Give You My Heart”.

Un manifesto d’amore e connessione: “I Give You My Heart”

Entrare in questa esposizione è come fare un passo dentro l’anima umana. Quinn, figlio d’arte (nato a Roma da Anthony Quinn e Iolanda Addolori), ha fatto delle mani il suo alfabeto universale. Non semplici sculture in bronzo, acciaio, legno o resina, ma veri e propri strumenti di una grammatica emotiva. Le opere in mostra a Venezia – che restano visitabili fino a novembre 2026 – sono un invito a rallentare, a disconnettersi dalla frenesia quotidiana per riscoprire l’empatia. Tra i pezzi che più mi hanno colpito c’è proprio l’opera che dà il nome alla mostra, I Give You My Heart: un’esplosione di forme in cui le mani offrono un cuore, ricordandoci che il dono di sé e la fiducia reciproca sono gli unici veri antidoti alle fratture del nostro tempo.

Passeggiando tra le sale della Galleria Contini, mi sono incantato davanti ad altri lavori straordinari come Parallel Universe e infinite love (2024), o altre creazioni come Soul to soul (2025) e Together Egypt day and night (2023). In ognuna di esse, Quinn riesce a rendere visibile l’invisibile: i legami profondi, la vulnerabilità e la forza della condivisione Se vi trovate a Venezia in questi mesi, fatevi un regalo: concedetevi una passeggiata in Calle Larga XXII Marzo, nel sestiere di San Marco, e fate tappa alla Galleria Contini. Lasciatevi catturare dalle mani monumentali e dai cuori di Lorenzo Quinn: vi prometto che uscirete con una prospettiva diversa sul mondo e, forse, con un battito in più nel petto.


Between Marbles, Hands, and Hearts: My Morning of Art in Venice at the Contini Gallery

There are mornings in Venice when simply walking is an aesthetic experience in itself. This morning was one of those: the crisp air, the light caressing the historic bricks, and the simple desire to get lost among the calli and canals of the lagoon city. But as we know, Venice is a labyrinth of wonders, and it only takes turning the right corner to find yourself face-to-face with an unexpected artistic love at first sight.

As I headed towards Calle Larga XXII Marzo (in the beating heart of the San Marco district), my eyes caught the windows of the Contini Art Gallery. It takes only a few seconds to unmistakably recognize the touch of an artist I deeply love: Lorenzo Quinn. Impossible to resist. I felt that visceral pull that only great art can provoke, so I crossed the gallery’s threshold to immerse myself in his solo exhibition entitled: “I Give You My Heart”.

A Manifesto of Love and Connection: “I Give You My Heart”

Entering this exhibition is like stepping inside the human soul. Quinn, the son of an artist (born in Rome to Anthony Quinn and Iolanda Addolori), has made hands his universal alphabet. Not simple sculptures in bronze, wood, steel, or resin, but true instruments of an emotional grammar. The works on display in Venice – which can be visited until November 2026 – are an invitation to slow down, to disconnect from daily frenzy, and to rediscover empathy. Among the pieces that struck me the most is the very work that gives the exhibition its name, I Give You My Heart: an explosion of forms where hands offer a heart, reminding us that the gift of oneself and mutual trust are the only true antidotes to the fractures of our time.

Strolling through the halls of the Contini Gallery, I was captivated by other extraordinary works such as Parallel Universe and infinite love (2024), or other creations such as Soul to soul (2025) and Together Egypt day and night (2023). In each of them, Quinn succeeds in making the invisible visible: deep bonds, vulnerability, and the strength of sharing. If you happen to be in Venice these months, treat yourself: take a stroll down Calle Larga XXII Marzo, in the San Marco district, and stop by the Contini Gallery. Let yourself be captured by Lorenzo Quinn’s monumental hands and hearts: I promise you will walk out with a different perspective on the world and, perhaps, an extra heartbeat in your chest.

Oltre il Tempo: Perché Devi assolutamente Vedere “Spiral Economy” a Venezia

Quando il marmo respira: a Venezia l’arte contemporanea fa tremare le Gallerie Canoviane con “Spiral Economy”

Ci sono mostre che ti invitano semplicemente a guardare, e poi ci sono quelle che ti fanno sentire il peso del tempo, della terra e della materia. Se capiti a Venezia in questi mesi, c’è un appuntamento imperdibile che ribalta completamente il nostro modo di guardare all’arte classica. Sto parlando di “Spiral Economy. Charrière and Canova”, la straordinaria esposizione ospitata nelle storiche Gallerie Canoviane del Museo Correr (aperta fino al 22 novembre 2026, a cura di Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, con la collaborazione di Claudia Cargnel.

Un titolo che incuriosisce e un accostamento che, sulla carta, sembra quasi spiazzare: da una parte il genio immortale di Antonio Canova, dall’altra lo sguardo concettuale, visionario e radicale dell’artista franco-svizzero Julian Charrière (classe 1987, di base a Berlino). Ma cosa succede quando il marmo levigato e perfetto delle sculture neoclassiche incontra la geologia profonda, il suono delle balene e la tecnologia del nostro presente?

Il marmo non è solo pietra: è un archivio vivente

Siamo abituati a pensare alle sculture di Canova come al trionfo dell’idealizzazione: corpi statuari, levigati fino a sembrare quasi morbidi, in cui la pietra dura si trasforma magicamente in carne viva ed emozione umana. Ma Charrière fa un passo oltre, scavando molto più in profondità. Nelle sue mani, il marmo si spoglia dell’obbligo di somigliare all’uomo per ricordarci cos’è davvero: un corpo vivente a pieno titolo. Ogni singola vena, ogni fessura, ogni minuscola imperfezione geologica custodisce la memoria di mari antichi, ere remote e pressioni metamorfiche inimmaginabili. Nelle sale del Correr si accende così un cortocircuito spiazzante, parte del ciclo dei Dialoghi Canoviani: i corpi luminosi di Canova diventano degli “avatar” del tempo, mentre la materia sale sul palcoscenico per ricordarci che la Terra ha i suoi ritmi, infinitamente più grandi e implacabili dei nostri.

Un viaggio multisensoriale tra orologi pietrificati e mari capovolti

Quella di Charrière non è una semplice mostra da guardare a distanza di sicurezza, ma un’esperienza immersiva totale che mescola scultura, video, performance e paesaggi sonori creati in tempo reale. Pensa a opere come “Imperfect Lovers”: due antichi orologi da mantello ottocenteschi sono stati smembrati e mandati in “viaggio nel tempo” in contesti naturali estremi. Uno è stato immerso in uno stagno ipersalino in Australia finché i cristalli di sale ne hanno bloccato gli ingranaggi; l’altro è stato messo sotto una cascata calcificante in Francia, dove l’acqua termale lo ha pietrificato. Il tempo meccanico dell’uomo si scontra, letteralmente, con la geologia del pianeta. Oppure immagina di alzare lo sguardo e trovarti davanti a “Albedo”: un oceano artico in fusione proiettato sul soffitto, dove i ghiacciai sembrano fluttuare come corpi celesti in un cosmo liquido. Il tutto accompagnato da un tappeto sonoro potentissimo composto da registrazioni idrofoniche reali di orche, capodogli e balene. E che dire di “Spiral Economy”, dove un distributore automatico meccanico (simbolo del consumismo sfrenato) non contiene snack in plastica, ma conchiglie e ammoniti fossili millenarie racchiuse in uno specchio infinito

Perché dovresti assolutamente vederla

Viviamo in un’epoca ossessionata dalla velocità, dove cerchiamo costantemente di pianificare, misurare e domare il tempo. Questa mostra fa esattamente il contrario: ci prende per mano e ci invita a rallentare, a lasciarci assorbire da durate planetarie Attraversare le sale del Museo Correr e perdersi in questo dialogo serrato tra passato, ecologia e natura è un’esperienza che scuote. Ti fa uscire dal museo con una consapevolezza diversa e la sensazione che la vera custode del tempo non sia la storia scritta dagli uomini, ma la materia stessa. Dalle foto che ho scattato questa mattina, potete vedere da voi stessi, quanto bella sia questa mostra ! La mostra di per se, non è tanto grande, ma è molto affascinante ! Non trovate anche voi ?


When Marble Breathes: Contemporary Art Shakes Up the Canova Rooms in Venice with “Spiral Economy”

There are exhibitions that simply invite you to look, and then there are those that make you feel the weight of time, earth, and matter. If you happen to be in Venice over the coming months, there is an unmissable event that completely turns our perspective on classical art upside down. I’m talking about “Spiral Economy. Charrière and Canova”, the extraordinary exhibition hosted in the historic Canova Rooms of the Museo Correr (open until November 22, 2026, curated by Chiara Squarcina and Pier Paolo Pancotto, with the collaboration of Claudia Cargnel).

A title that sparks curiosity and a pairing that initially seems almost jarring: on one hand, the immortal genius of Antonio Canova; on the other, the conceptual, visionary, and radical gaze of French-Swiss artist Julian Charrière (born in 1987, based in Berlin). But what happens when the smooth, flawless marble of neoclassical sculptures meets deep geology, the sound of whales, and the technology of our present day?

Marble is not just stone: It’s a living archive

We are used to thinking of Canova’s sculptures as the triumph of idealization—statuesque bodies, polished until they look almost soft, where hard stone magically transforms into living flesh and human emotion. But Charrière takes it a step further, digging much deeper. In his hands, marble strips away the obligation to resemble humans and reminds us what it truly is: a living body in its own right. Every single vein, every fissure, every tiny geological imperfection holds the memory of ancient seas, remote eras, and unimaginable metamorphic pressures. Inside the Correr rooms, a startling short circuit lights up—part of the Dialoghi Canoviani series: Canova’s luminous bodies become “avatars” of time, while matter itself takes center stage to remind us that the Earth has its own rhythms, infinitely larger and more relentless than our own.

A multisensory journey through petrified clocks and inverted oceans

Charrière’s work isn’t just an exhibition to gaze at from a safe distance; it’s a total immersive experience mixing sculpture, performance, video, and soundscapes created in real-time. Think of works like “Imperfect Lovers”: two antique 19th-century mantel clocks have been dismantled and sent on “time travel” into extreme natural settings. One was sunk into a hypersaline pond in Australia until salt crystals jammed its gears; the other was placed beneath a calcifying waterfall in France, where thermal water petrified it. Human mechanical time literally collides with the planet’s geology. Or imagine looking up to find “Albedo”: a melting Arctic ocean projected onto the ceiling, where glaciers seem to float like celestial bodies in a liquid cosmos. All of this is accompanied by a powerful soundscape composed of actual hydrophone recordings of orcas, sperm whales, and humpback whales. And what about “Spiral Economy”, where a mechanical vending machine (a symbol of unbridled consumerism) doesn’t contain plastic-wrapped snacks, but millenary fossilized ammonites and shells enclosed in an infinite mirror?

Why you absolutely must see it

We live in an era obsessed with speed, constantly trying to plan, measure, and tame time. This exhibition does the exact opposite: it takes us by the hand and invites us to slow down, letting ourselves be absorbed by planetary durations. Wandering through the halls of the Museo Correr and losing yourself in this intense dialogue between the past, ecology, and nature is a shaking experience. It leaves you with a different awareness and the distinct sense that the true custodian of time isn’t human history, but matter itself. From the photos I took this morning, you can see for yourselves just how beautiful this exhibition is! The exhibition itself isn’t very large, but it is truly fascinating! Don’t you think so?

Sotto il segno della rosa: viaggio nell’anima nascosta di Mouna Rebeiz

Tra Cinema, Alchimia e Petali di Rosa: Il Fascino Segreto di “Profumo di Donna” nell’Arte di Mouna Rebeiz

Chi di noi non ha stampato nel cuore almeno una scena di Profumo di donna? Che si tratti del capolavoro indimenticabile di Dino Risi con un Vittorio Gassman magistrale nella sua fragorosa e tragica vitalità, o del famosissimo remake hollywoodiano in cui Al Pacino ci regala interpretazioni da brivido urlando il suo leggendario “Hoo-ah!”, (che a me piace moltissimo!) questo titolo evoca immediatamente un misto di eleganza, perdizione, sensualità e mistero. Ma cosa succede se questo titolo e le sue suggestioni sbarcano su una tela d’autore, fondendosi con la storia di Venezia, i segreti alchemici e una rosa leggendaria? È quello che accade nella Sala 7 del Museo di Palazzo Mocenigo, dove le opere dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz sembrano sospendere il tempo. Tra queste, un dipinto in particolare cattura lo sguardo e l’immaginazione: Profumo di donna.

Un ponte tra i generi: la figura androgina e il cinema

All’interno del ciclo di opere dell’artista, Profumo di donna è l’unico dipinto in cui fa la sua comparsa una figura androgina. Mouna Rebeiz – che proviene da una famiglia di poeti e musicisti e che spesso usa il pentagramma e le note musicali come studio preparatorio per le sue tele – guarda a Dino Risi per omaggiare il concetto di complementarità. Non c’è una netta separazione tra maschile e femminile: la figura al centro indossa un tarbouche (il tipico copricapo maschile) ma stringe nella mano una rosa, simbolo eterno della femminilità. È il perfetto incontro dello Yin e dello Yang, un’unica entità in cui gli opposti si fondono. Del resto, come ci ricorda spesso l’arte contemporanea più raffinata quando incontra la psiche, i confini della nostra identità sono fluidi, fatti di ombre e luci che dialogano continuamente dentro di noi.

La Rosa Moceniga: Dalla Cina alla Laguna

Il viaggio di questo quadro non si ferma però al cinema o alla tela. La rosa che stringe la figura dipinta crea un legame fortissimo con il luogo che la ospita, Palazzo Mocenigo, culla della storia del profumo veneziano, (infatti l’emblema dei Mocenigo sono due rose di colore diverso su sfondo opposto). La protagonista silenziosa di questa connessione è la Rosa Moceniga, una varietà rarissima originaria della Cina. La storia di questo fiore ha dell’incredibile: come racconta Andrea di Robilant nel suo saggio Sulle tracce di una rosa perduta, la pianta arrivò nell’Ottocento nei giardini parigini di Giuseppina Bonaparte. Da lì fu donata a Lucietta (o Lucina) Mocenigo, nobildonna e grande appassionata di giardinaggio, che la portò a Venezia e la coltivò con cura nella sua tenuta di Alvisopoli. Proprio da questa preziosa varietà, The Merchant of Venice ha creato l’omonimo e celeberrimo profumo “Rosa Moceniga”: una fragranza che unisce l’essenza di questa rosa a sfumature di ribes nero, magnolia e vaniglia. Un vero e proprio viaggio sensoriale che trasuda storia veneziana ad ogni spruzzo.

La Rosa: Oltre il Fiore, tra Alchimia e Potere

Ma la rosa, si sa, non è mai solo un fiore. Nella simbologia universale e nell’alchimia, la rosa riveste un ruolo di primissimo piano. Per gli alchimisti, la rosa (soprattutto quella rossa) rappresenta il culmine dell’Opera, il completamento della trasformazione spirituale, il segreto svelato (sub rosa significava proprio “sotto il sigillo del segreto”). È l’unione dei contrari, la perfetta armonia tra la materia e lo spirito. E come non pensare al fascino del potere storico? Nel corso dei secoli, la rosa è stata vessillo di dinastie leggendarie – basti pensare alla celebre Guerra delle Due Rose tra i Lancaster e gli Tudor in Inghilterra, dove la rosa bianca e quella rossa divennero l’emblema di un intero regno. Senza dimenticare un’altra tradizione potentissima: la Rosa d’Oro, un prezioso soprammobile in oro massiccio che i Papi solevano (e sollevano) donare a personalità particolarmente meritevoli, sovrani o santuari, come simbolo di benedizione e virtù cristiana.

Un’esperienza che resta sulla pelle

Guardare il quadro Profumo di donna di Mouna Rebeiz a Palazzo Mocenigo non significa semplicemente osservare dei colori stesi su una tela. È un’esperienza che unisce i tessuti sontuosi di Rubelli, la memoria di un film che amiamo, il profumo antico di una rosa e i misteri alchimistici di un simbolo immortale. È un invito a chiudere gli occhi, a respirare profondamente e a lasciarsi guidare, proprio come farebbe il personaggio di Al Pacino, non dalla vista ma dall’essenza invisibile e travolgente delle cose.

Ultime chiamate per Venezia: la mostra chiude l’8 novembre!

Se tutto questo ti ha fatto venire i brividi e la voglia irrefrenabile di perderti tra le calli veneziane, attenzione al calendario: la straordinaria mostra di Mouna Rebeiz a Palazzo Mocenigo volge al termine e chiuderà i battenti l’8 novembre. Mancano davvero pochissimi giorni per poter ammirare dal vivo queste tele magnetiche, i giochi di riflessi sui vetri e l’atmosfera sospesa creata in dialogo con i tessuti Rubelli. Se ti trovi a Venezia o stai pianificando un fuga romantica dell’ultimo minuto, non lasciarti scappare l’occasione di viverla di persona prima che sia troppo tardi!

Non solo Venezia: scopri “L’indovino” a Roma

E se non riesci ad arrivare in laguna, o se semplicemente il mondo di Mouna Rebeiz ti ha stregato al punto da volerne ancora, c’è una fantastica notizia ad attenderti nella Capitale. L’artista ha inaugurato un nuovo, affascinante capitolo espositivo a Roma, ospitato nella cornice d’eccezione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La mostra, dal titolo evocativo “L’indovino” (aperta al pubblico fino al 29 novembre), ti catapulterà in un universo ancora più profondo e misterioso, dove l’arte contemporanea dialoga con l’archeologia e il mito. Al centro di questo percorso troverai un set performativo e simbolico potentissimo: un maestoso corpus di 22 Arcani Maggiori rivisitati dei Tarocchi di Marsiglia, affiancato da un coloratissimo puzzle di frammenti e da una monumentale scultura totemica astratta. È un invito a interrogarsi sul destino, sul futuro e sulle pieghe più nascoste della nostra coscienza guidati dal talento visionario della Rebeiz. Un motivo in più per rimettersi in viaggio, lasciarsi ispirare e continuare a seguire il filo invisibile dell’arte!


Between Cinema, Alchemy, and Rose Petals: The Secret Charm of “Profumo di Donna” in Mouna Rebeiz’s Art

Who among us doesn’t have at least one scene from Profumo di donna etched in their heart? Whether it is Dino Risi’s unforgettable masterpiece featuring a masterful Vittorio Gassman in all his roaring and tragic vitality, or the wildly famous Hollywood remake where Al Pacino delivers breathtaking performances shouting his legendary “Hoo-ah!”, (I love so much this movie!!) this title immediately evokes a mix of elegance, abandon, sensuality, and mystery. But what happens when this title and its suggestions land on an artist’s canvas, fusing with the history of Venice, alchemical secrets, and a legendary rose? This is what happens in Room 7 of the Palazzo Mocenigo Museum, where the works of Lebanese-Canadian artist Mouna Rebeiz seem to suspend time. Among them, one painting in particular captures the gaze and the imagination: Profumo di donna.

A Bridge Between Genders: The Androgynous Figure and Cinema

Within the artist’s cycle of works, Profumo di donna is the only painting featuring an androgynous figure. Mouna Rebeiz—who comes from a family of poets and musicians and often uses the musical staff and notes as preparatory studies for her canvases—looks to Dino Risi to pay homage to the concept of complementarity between man and woman. There is no sharp separation between masculine and feminine: the central figure wears a tarbouche (the traditional men’s hat) while clutching a rose in her right hand, the eternal symbol of femininity. It is the perfect encounter of Yin and Yang, a single entity where opposites merge. After all, as the most refined contemporary art reminds us when it meets the psyche, the boundaries of our identity are fluid, made of shadows and lights that continually dialogue within us.

The Mocenigo Rose: From China to the Lagoon

The journey of this painting does not stop at cinema or canvas. The rose held by the painted figure creates an intensely strong bond with the place that hosts it, Palazzo Mocenigo, the cradle of Venetian perfume history (in fact, the Mocenigo emblem consists of two roses of different colors on a background of the opposite color). The silent protagonist of this connection is the Mocenigo Rose, an extremely rare variety native to China. The story of this flower is incredible: as Andrea di Robilant recounts in his essay Sulle tracce di una rosa perduta (On the Trail of a Lost Rose), the plant arrived in Paris in the 19th century in the gardens of Josephine Bonaparte. From there, it was given to Lucietta (or Lucina) Mocenigo, a noblewoman and passionate gardener who brought it to Venice and cultivated it with care on her estate in Alvisopoli. From this precious variety, The Merchant of Venice created the homonymous and celebrated “Rosa Moceniga” perfume: a fragrance combining the essence of this rose with undertones of blackcurrant, magnolia, and vanilla. A true sensory journey exuding Venetian history with every spray.

The Rose: Beyond the Flower, Between Alchemy and Power

Yet the rose, as we know, is never just a flower. In universal symbolism and alchemy, the rose plays a paramount role. For alchemists, the rose (especially the red one) represents the culmination of the Great Work, the completion of spiritual transformation, and the revealed secret (sub rosa meant precisely “under the seal of secrecy”). It is the union of opposites, the perfect harmony between matter and spirit. And how can we not think of the allure of historical power? Over the centuries, the rose has been the banner of legendary dynasties—suffering the famous Wars of the Roses between the Lancasters and the Tudors in England, where the white and red roses became the emblem of an entire kingdom. Not to mention another immensely powerful tradition: the Golden Rose, a precious solid gold ornament that Popes used (and still use) to bestow upon particularly deserving personalities, sovereigns, or sanctuaries as a symbol of Christian blessing and virtue.

An Experience That Lingers on the Skin

Looking at Mouna Rebeiz’s painting Profumo di donna at Palazzo Mocenigo is not simply a matter of observing colors spread across a canvas. It is an experience that unites Rubelli’s lavish fabrics, the memory of a beloved film, the ancient scent of a rose, and the alchemical mysteries of an immortal symbol. It is an invitation to close your eyes, breathe deeply, and let yourself be guided—much like Al Pacino’s character—not by sight, but by the invisible and overwhelming essence of things.

Final Call for Venice: The Exhibition Closes on November 8!

If all of this has given you chills and an irrepressible desire to get lost among the Venetian alleys, watch the calendar: Mouna Rebeiz’s extraordinary exhibition at Palazzo Mocenigo is coming to an end and will close its doors on November 8. There are very few days left to admire these magnetic canvases, the plays of glass reflections, and the suspended atmosphere created in dialogue with Rubelli’s fabrics live. If you happen to be in Venice or are planning a last-minute romantic getaway, don’t miss the chance to experience it in person before it’s too late!

Beyond Venice: Discover “The Diviner” in Rome

And if you cannot make it to the lagoon, or if Mouna Rebeiz’s world has simply bewitched you to the point of wanting more, fantastic news awaits you in the Capital. The artist has inaugurated a new, fascinating exhibition chapter in Rome, hosted in the exceptional setting of the National Etruscan Museum of Villa Giulia. The exhibition, evocatively titled “L’indovino” (The Diviner)—open to the public until November 29—will catapult you into an even deeper and more mysterious universe, where contemporary art dialogues with archeology and myth. At the center of this journey you will find a powerful performative and symbolic set: a majestic corpus of 22 revisited Major Arcana of the Marseille Tarot, flanked by a colorful puzzle of fragments and a monumental abstract totem sculpture. It is an invitation to question destiny, the future, and the hidden folds of our consciousness guided by Rebeiz’s visionary talent. One more reason to hit the road again, let yourself be inspired, and continue following the invisible thread of art!