Musica Liquida a Palazzo Mocenigo !

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Di recente, ho lavorato a Palazzo Mocenigo per una sostituzione, e mi sono accorto di una nuova mostra che ha preso il posto della precedente “Trasformations”. La mostra attuale si intitola “Musica Liquida” realizzata dall’artista Rosa Vetrano e si trova a piano terra di Palazzo Mocenigo. La mostra è stata inaugurata il 24 novembre scorso e sarà visibile al pubblico fino al 31 dicembre 2017.

Nelle sale dedicate alla mostra, dal soffitto pendono delle creature marine, rassomiglianti a delle meduse, che simboleggiano la necessità, l’urgenza di difendere l’ambiente marino quotidianamente inquinato dall’enorme quantità di plastica che viene riversata in esso.

Palazzo Mocenigo, ancora una volta si erge a diffondere la cultura della difesa dell’ambiente naturale. Anche la precedente mostra sopra citata, ad opera di artisti Novergesi, esprimeva il concetto che niente va sprecato, che tutto deve essere riciclato. Anche questa volta, si vuole lanciare un messaggio per farci riflettere su quello che ci succede intorno, e di fare qualcosa, di rimediare, prima che sia troppo tardi.

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English Translation

Recently I was back to Mocenigo Palace to take the place of a colleague who has called in sick, and I found out the new exibition which now is located on the first floor of the Museum, right in the same rooms where there was the “Transformations” exibition created by the 6 Norvegian artists until few time ago.

This new exibition is called “Liquid Music” by the artist Rosa Vetrano. it’s has been inaugurated on the 24 of november and it will last until the end of December 2017.

In those rooms, we can find some sea creatures hanging from the ceiling which looks like the jellyfish, these creatures means the imperative, the urgency to defend the sea enviroment form the daily pollution of plastic that fill the sea.

Mocenigo Palace, once again come to the rescue of the natural enviroment. It happened before with the exibition “Transformations” by the 6 Norvegian artists, where the concept was that nothing must be wasted, and everything should be recycled. Again, there is a message to spread, something has been created by the Italian artist to make us think about what is happening around us, to do something to fix it, before it’s too late.

 

 

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Nuova mostra a Forte Marghera !

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E’ stata inaugurata ieri la mostra “Gruppo Di Famiglia a Forte Marghera, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Sindaco Luigi Brugnaro, un’iniziativa già collaudata,  che comprende anche, le mostre passate e presenti del Centro Culturale Candiani, che hanno come scopo la volontà di avvicinare il pubblico alle opere d’arte portandole a Mestre. Un’iniziativa che mi trova favorevole, perché permette a quelle persone che non riescono ad andare a Venezia di ammirare queste stupende opere; e anche per il prezzo molto accessibile, se le mostre del Candiani hanno un biglietto di 5 euro (prezzo intero) nella mostra a Forte Marghera, l’ingresso è gratuito. La mostra durerà fino al 5 novembre 2017 e sarà aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì dalle 15 alle 22 di sera. Ecco che le persone che andranno a divertirsi nei locali presso il forte, avranno l’occasione di visitare questa bella mostra.

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Il titolo “Gruppo Di Famiglia” è stato scelto proprio in base alla volontà di dare un’opportunità ai cittadini di vedere le opere, che sono visti quasi come una grande famiglia. Trovo anche le opere presenti tocchino tutti i momenti della vita quotidiana e dei momenti più importanti della nostra storia. La mostra conta una serie di 36 sculture del XIX e XX secolo, provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro di Venezia, e illustra i momenti quotidiani come il lavoro, la figura della donna, la rappresentazione della figura umana dopo la bomba atomica e gli orrori dei campi di concentramento.

Questa mostra mi ha regalato intense emozioni, tra le tante statue, c’è una in particolare che mi sono soffermato a guardare per parecchi minuti, non credendo ai miei occhi. L’opera in questione è “Scaricatore” di Constantin Meunier. Incredibile per me, per il fatto che questa statua l’avevo già vista, parecchie volte nei miei viaggi ad Anversa in Belgio, e infatti essa si trova a lato del municipio tra la Suikerrui e Grote Markt

La statua intitolata Arbeid Vrijheid ad Anversa, è localizzata vicino al municipio come ho detto sopra e nei pressi del porto, e quindi ecco il perché ci è conosciuta come “scaricatore”,  nella loro cultura essa è vista come un simbolo della realizzazione della classe operaia. Tante volte sono andato ad Anversa, città natale del collezionista Axel Veervordt, che in questo periodo ospita una sua mostra “Intuition” nel bellissimo Palazzo Fortuny, mai mi sarei aspettato di vederla qui, facendomi ricordare tanti bei momenti passati in quella città.

Un’altra opera che mi è piaciuta molto è quella intitolata “Ciccaiuolo” di Domenico Trentacoste; il ciccaiuolo era colui che raccattava le cicche di sigaretta per poi rivenderle.

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In un primo momento, mi aveva colpito molto la lanterna, essa, mi ricordava non so per quale motivo , Diogene, che di giorno andava in giro con la lanterna, e quando gli chiesero cosa stesse facendo, lui rispose, “cerco l’uomo onesto”, di certo una risposta profonda ed interessante. Se nessuno ha mai visto un quadro che lo raffiguri, può sempre venire a Cà Rezzonico, dove al terzo piano, nella pinacoteca di Egidio Martini, c’è un dipinto di Diogene con Alessandro Magno. Ma torniamo alla scultura: l’autore è Domenico Trentacoste, un personaggio alquanto interessante, se si pensa che le prime esperienze sulla tecnica scultorea le acquisì a Palermo all’età di sette anni nel Laboratorio di Benedetto Delisi, e a dodici anni cominciò a lavorare nello studio di Domenico Costantino. Per la sua bravura, fu chiamato nelle grandi capitali europee come Londra, Parigi, Vienna, ha esposto anche alla biennale di Venezia più volte.

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Dal lato opposto, si può ammirare l’imponente scultura di Giacomo Manzù “Cardinale”, una figura massiccia, che sembra quasi sovrastare a tutti, c’è uno strano gioco di prospsettiva, che lo fa sembrare più grande, eppure ha uno sguardo assorto o addirittura assente, forse perso nei suoi pensieri. Di particolare ha di visibile solo la testa e i piedi, tutto il resto è nascosto dalla vista dell’osservatore, dall’abito che indossa. Di certo, una figura diversa da quella del cardinale Rezzonico, che successivamente divenne papa; una tela che lo raffigura è presente nella sala dell’allegoria al primo piano del Museo del 700 Veneziano di Cà Rezzonico.

Un’opera ancor più interessante è quella di Alberto Viani “La grande madre”. Viani ha vissuto per lungo tempo a Mestre, ha studiato e insegnato all’Accademia delle belle arti di Venezia, un artista molto bravo che ricevette molti premi: la sua arte cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo verso la fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia, e fu assegnato nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre partecipò alla Biennale di Middelheim di Anversa tra il 1949 e il 1973, e anche alla Quadriennale Internazionale di Roma per quattro volte: nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento. Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Da notare che egli fu un grande amico di Emilio Vedova, un grande nome nel campo dell’arte.

Il titolo della scultura “Terra Mater” mi ricorda vagamente le teorie che sono state scritte riguardo alla Dea Madre, Dea della Terra secondo la mitologia Romana, essa era protettrice del matrimonio e della fertilità, spesso anche chiamata come la Dea Gaia. La Grande Madre era una divinità femminile primordiale, che è stata concepita in forme molto diverse, e in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree geografiche del mondo nei tempi antichi, coinvolgendo quindi le civiltà che si sostentavano con la caccia e l’agricoltura e l’allevamento animale. In quanto tale, la Grande Madre si incarna non solo nelle  figure di dee concrete, nelle varie mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti. Essa esprime dunque il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rinascita, che caratterizzano sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici. Il femminile risulta quindi essere un elemento che sta fra il mondo umano e quello divino.

Altre due opere situate nella seconda sezione del padiglione che sono alquanto interessanti sono “Uomo Atomizzato” di Agenore Fabbri, e “Filo spinato” di Pino Castagna. Sulla vocazione di Agenore Fabbri per la scultura ha avuto un’influenza determinate l’attività del padre, artigiano del metallo, nel fabbricare armature e altri oggetti di metallo. Ultimo di quattordici figli, si iscrive all’istituto d’Arte di Pistoia, ma si esercita da solo nella scultura. Nel 1940 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Gian Ferrari di Milano e poi, nel 1943, alla Quadriennale di Roma. Durante la seconda guerra mondiale combatte in territorio jugoslavo, e poi nella Resistenza. La violenza assurda, la crudeltà della guerra, il dolore umano, diventano i temi principali delle sue opere. E’ invitato alla Biennale di Venezia del 1952 con una esposizione personale. Dalla metà degli anni ‘50 si trasferisce a Milano e lascia la terracotta per il bronzo e il ferro: al dolore umano si aggiunge il tema della sofferenza degli animali (Rissa di cani; Insetto atomizzato) e il nuovo terrore delle armi atomiche che incombono sul genere umano (Uomo di Hiroshima). Filo spinato è un opera del compianto artista Pino Castagna, nata con l’intento di ricordare le vittime della Shoah e delle deportazioni naziste nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci sarebbero tante altre sculture di cui vorrei parlarvi, tutte bellissime “La Famiglia” di Giacinto Fantin, “Nudo di Donna” di Giuseppe Graziosi, “Susanna” di Marcello Mascherini, “Madonna con bambino” di Libero Andreotti, “Civiltà della macchina” di Bruno De Toffoli. Sono tutte quante belle, interessanti, e non c’è da stupirsi, visto che vengono tutte dal bellissimo Museo di Cà Pesaro di Venezia. Invito tutti quanti, ad andare a vedere questa mostra, non capita spesso un’opportunità come questa !!

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Gruppo di Famiglia

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New Exhibition at Forte Marghera

 

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The exhibition “Family group at Forte Marghera” was inaugurated yesterday, by the Civic Museum Foundation in Venice and by the Mayor Luigi Brugnaro, an already proven initiative, which also includes past and present exhibitions of the Candiani Cultural Center, which has the purpose of bringing to the public the works of art, by bringing them to Mestre. An initiative that finds me favorable because it allows those people who can not go to Venice to admire these wonderful works, and also for the very affordable price , if the Candiani exhibitions have the ticket of 5 euros (full price) at the exhibition at Forte Marghera, the entrance is free. The exhibition will last until November 5, 2017 and will be open every day except Monday, from 3pm to 6pm. In the evening, people who are going to have fun in the restaurants / bar of the fort , will have the opportunity to visit this beautiful show.

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The title “Family Group” has been chosen on the basis of the will to give citizens an opportunity to see the works, citizen which are almost seen as a great family. I also find the works, shows all the moments of daily life and the most important moments of our history. The exhibition features a series of 36 sculptures from the 19th and 20th centuries, coming from the International Gallery of Modern Art in Ca Pesaro of Venice, illustrating the daily moments such: the figure of the woman, the representation of the human figure after the bomb Atomic and the horrors of the concentration camps and so on.

This exhibition has given me intense emotions, among the many statues, there is one in particular that I have been watching for several minutes, not believing my own eyes. The work in question is Constantin Meunier’s “Unloader”. Incredible to me, for the fact that I had seen this statue several times on my trips to Antwerp in Belgium and in fact it is on the side of the town hall between Suikerrui and Grote Markt

The statue named Arbeid Vrijheid in Antwerp is located near the city hall as I said above, and near the harbor, so here is why it is known as a “unloader”; in their culture it is seen as a symbol of the realization of the working class . Many times I went to Antwerp, the hometown of the collector Axel Veervordt, who at this time hosts his “Intuition” exhibition at the beautiful Fortuny Palace of Venice, I would never have expected to see it here, making me remember so many beautiful times I have spent in that city.

Another work I liked was the one called “Ciccaiuolo” by Domenico Trentacoste; The ciccaiuolo was the one who collected the cigarette strips and then sold them.

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At first, I was very impressed by the lantern, it reminded me, I don’t knowing why, the character of Diogene, who was out walking around with the lantern, and when asked what he was doing, he replied, “I’m looking for the Honest man “, certainly a profound and interesting answer. If no one has ever seen a picture that depicts him, he can always come to Cà Rezzonico, where on the third floor, in the gallery of Egidio Martini, there is a painting of Diogene with Alexander the Great. But let’s go back to the sculpture: the author is Domenico Trentacoste, a very interesting character, if we thinks that the first experiences of sculptural technique, he has acquired them at Palermo at the age of seven at Benedetto Delisi’s Laboratory, and at twelve years, he began to work in the Study of Domenico Costantino. For his excellence, he was invited to major European capitals such as London, Paris, Vienna, and  healso exhibited at the Venice Biennale several times.

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On the other side, you can admire the imposing sculpture of Giacomo Manzù “Cardinal”, a massive figure, which seems almost overlooked to everyone, there is a strange play of prospettive, which makes it look bigger, yet has a sour look or even absent, perhaps lost in his thoughts. A very interesting particular is that, it’s only visible the head and the feet, everything else is hidden from the observer’s view, from the gown he wears. Certainly, a different figure than  the  Rezzonico Cardinal, who subsequently became Pope; A canvas depicting him is present in the hall of allegory on the first floor of the Museum of the 700 Veneziano of Cà Rezzonico.

An even more interesting work is that one by Alberto Viani “The Great Mother”. Viani has lived for a long time in Mestre, he studied and taught at the Academy of Fine Arts in Venice, a very good artist who received many awards: his art began to be appreciated nationally and internationally only towards the end of the ‘ 40. He participated on several occasions at the Venice Biennale, and was awarded in 1952 of the City Prize and in 1966 of the International Sculpture Prize. He also participated in the Middelheim Biennial of Antwerp between 1949 and 1973, and also at the Fourth International Year of Rome for four times: in 1955, 1972, 1986 and 1965, when he won the Parliament Prize. His works were purchased from major world museums, from New York to Rome, from Turin to Venice. Note that he was a great friend of Emilio Vedova, a great name in the field of art.

The title of the “Terra Mater” sculpture vaguely reminds me of the theories that were written about the Mother Goddess, Goddess of the Earth according to Roman mythology, she was the protector of marriage and fertility, often called the Gaia Goddess. The Great Mother was a primordial female deity, conceived in very different forms, and in a wide range of cultures, civilizations and populations of various geographic areas of the world in ancient times, involving civilizations that lived on hunting and Agriculture and animal breeding. As such, the Great Mother is embodied not only in the figures of goddesses, in various mythologies, but also in a wide range of symbols that involve both the animal world and the objects. It therefore expresses the cycle of birth-development-maturity-decline-death-rebirth, which characterizes both human and natural cycles and cosmic cycles. The female is thus an element between the human and the divine world.

Two other works in the second section of the pavilion, that are quite interesting are: “Atomized Man” by Agenore Fabbri, and “Barbed Wire” by Pino Castagna. The vocation of Agenore Fabbri for sculpture has had a certain influence  the activities of his father, metal craftsman, in manufacturing armor and other metal objects. Last of fourteen children, he enrolled at the Art Institute of Pistoia, but practiced alone about sculpture. In 1940 he held his first solo exhibition at Galleria Gian Ferrari in Milan and then in 1943 at the Quadriennale of Rome. During the Second World War he fought in Yugoslav territory, and then in the Resistance. Absolute violence, the cruelty of war, human pain, become the main themes of his works. He has been invited to the Venice Biennale in 1952 with a personal show. Since the mid-1950s, he moved to Milan and left the terracotta for bronze and iron: human pain added to the theme of animal suffering (Dog Breeds, atomized insects) and the new terror of the atomic weapons that threat the Human kind (Hiroshima man). Barbed wire is a work by the late Pino Castagna artist, born with the intent of remembering the victims of the Shoah and Nazi deportations during World War II.

There are so many other sculptures I would like to talk to you about, all  wonderful: “The Family” of Giacinto Fantin, Giuseppe Graziosi’s “Naked Woman”, Marcello Mascherini’s “Susanna”, Libero Andreotti’s “Madonna with Child”, “Civilization of the Machine” By Bruno De Toffoli. They are all beautiful, interesting, and no wonder, as they all come from the beautiful Ca ‘Pesaro Museum of Venice. I invite everyone to go to see this show, often not an opportunity like this !!

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La Pop Art al Centro Candiani di Mestre!

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E dopo la mostra “Attorno a Tiziano” ecco una nuova al Centro Culturale Candiani di Mestre. Sono molto favorevole nei confronti di queste mostre organizzate in questo centro culturale, per il semplice fatto, che la cultura ora è a disposizione anche per quelle persone che non possono recarsi a Venezia.

La mostra che è stata inaugurata pochi giorni fa, si chiama “Pop art nella Sonnabend collection” e vi assicuro che è una mostra che veramente vale la pena di vedere ! Il fenomeno della Pop art è stato qualcosa che ha cambiato il corso della storia dell’arte, qualcosa di così importante, che anche quelli che non fanno parte di questo mondo, ne hanno sentito parlare !

Essa è stata una corrente artistica del XX secolo, per la precisione nella seconda meta, il nome starebbe a significare “arte popolare” e ha come obiettivo, la rappresentazione della realtà attraverso nuovi canali di comunicazione. Opposto all’espressionismo, la pop art si focalizza sugli oggetti, miti e nuove forme di linguaggio che all’epoca la società ha prodotto. La pubblicità, le notizie, i fumetti erano diventati il nuovo canale di comunicazione per la rappresentazione del forte atteggiamento del consumismo che negli anni sessanta andava diffondendosi. Il movimento della pop art è nato verso la fine degli anni cinquanta in Inghilterra, ma raggiunge il suo apice negli anni sessanta negli Stati uniti, dove ha trovato i suoi migliori   rappresentanti: Roy Lichtensein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg e naturalmente Andy Warhol.

Senza ombra di dubbio, Andy Warhol è stato la figura predominante della Pop Art,un artista che ha influenzato molto la corrente artistica dell’epoca. All’interno della mostra, ci sono parecchie delle sue opere, inclusa quella della lattina della zuppa Campbell. Warhol studiò a scuola arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburg, fu proprio grazie a questi suoi studi, che realizzò quest’opera confermando che il linguaggio della pubblicità si poteva definire una forma d’arte.

Grande celebre serigrafia realizzata nel 1973 da Warhol, e qui esposta, è quello di Ileana Sonnabend  che fu una figura importantissima, se non determinante per la diffusione e sponsorizzazione della Pop Art. Era una gallerista e mercante d’arte, rumena, naturalizzata  negli stati uniti. Si dice che intorno agli anni 70 Andy voleva ritrarre persone a lui vicine utilizzando fotografie polaroid. Tra queste opere ci fu quella di Ileana Sonnabend, opera in cui ella è ritratta, si contraddistingueva per l’uso del tratto del pennello un po forte, rendendo le immagini più espressive.

Un’altro artista presente nella mostra, che mi piace molto è Roy Lichtenstein, forse perché ha utilizzato come forma di linguaggio della rappresentazione della realtà, il fumetto. Nei suoi lavori, compaiono elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e utilizzava il puntinato Ben-Day, che sarebbe diventatauna sua cifra stilistica inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni, per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. In questa mostra si può ammirare “Wall Explosion II” che raffigura in maniera tridimensionale gli scoppi, tratte dai fumetti di guerra. E’ bellissima, mi sono soffermato per parecchi minuti ad osservarla. La forma, i colori, è semplicemente perfetto, rende bene l’idea di quello che vuole trasmettere.

Non appena si entra nella mostra, c’è un opera che ho subito riconosciuto: “Infinity of Type writers” dell’artista Arman. L’ho riconosciuta, perché lo vista nel museo di Cà Pesaro di Venezia. E’ un opera molto.. originale, non so perché ma mi è piaciuta fin da subito. L’opera di Arman raffigura circa venti macchine da scrivere, che rappresentano la creatività; il titolo che per intero è “Infinity of type writers –  Infinity of monkeys – Infinity of time = Amlet” sembra quasi una formula matematica che stipula, che, dato un’infinità di macchine da scrivere, con un’infinità di scimmie che battono sui tasti, in un infinità di tempo, c’è la remota possibilità che una di queste scimmie possa produrre l’Amleto.

Sempre nella stessa stanza, è possibile ammirare un’opera di Mario Schifano. Questo nome, ho imparato a conoscerlo, quando anni fa, mi guardavo nelle ore serali le aste d’arte sul canale di Telemarket, condotte da Alessandro Orlando, il quale ne parlava sempre con grandi elogi. L’opera si intitola “Tempo moderno”, realizzata coprendo alcuni fogli di carta da pacco, con vernice a smalto. Il soggetto dell’opera, non è altro che una cornice a bordo arrotondato, che ricorda una finestra, o anche una porta, che apre su una scena a cui l’osservatore non può accedere. Quest’opera, non può che farmi venire alla mente, la mostra di alcuni anni fa, a Palazzo Fortuny di Axel Vervoordt intitolata “TRA” in cui c’erano esposte porte e finestre. In quel contesto, TRA stava a significare il punto di mezzo della soglia tra una parte e l’altra della finestra / porta, che l’osservatore poteva oltrepassare. Qui invece, nell’opera di Mario Schifano non può farlo.

La mostra ha al suo interno altre opere, di grandi artisti, come Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert  Rauschenberg, Jim Dine, a me sono piaciuti molto le opere di Andy Warhol e di Roy Lichtenstein, credetemi, questa mostra è bellissima !!!

Pop Art in Mestre at “Centro Culturale Candiani”

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And after the exhibition “Around Tiziano” there is a new one at the Candiani Cultural Center in Mestre. I am very pleased with these exhibitions organized in this place, for the simple fact, that culture is now available to those people who can not go to Venice.

The exhibition, which was inaugurated a few days ago, is called “Pop art in the Sonnabend collection” and I assure you it is really worth seeing! Pop art phenomenon has been so important, that has changed the course of art history, something so big, that even those who are not part of this world have heard of it!

It was an art movement of the twentieth century, for precision in the second half; the name would mean “folk art” and its goal is to represent reality through new channels of communication. Opposite to expressionism, pop art focuses on the objects, myths and new forms of language that society produced at that time. Advertising, news, and comics became the new channel of communication for the representation of the strong consumerism attitude that in the 1960s was spreading. The pop art movement was born in the late 1950s in England, but reached its peak in the United States in the 1960s, where he found his best representatives: Roy Lichtenstein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg and of course Andy Warhol.

Without a doubt, Andy Warhol was the predominant figure of Pop Art, an artist who influenced the art movement of all time. Within the exhibition, there are several of his works, including the Campbell soup can. Warhol studied advertising at the Carnegie Institute of Technology in Pittsburg, thanks to his studies, he realized this work confirming that the language of advertising could be defined as an art form.

A great screenprint made in 1973 by Warhol and exposed here, is that of Ileana Sonnabend who was a very important figure, if not crucial to the popularity and sponsorship of Pop Art. She was a galleryist and artisan of art, romanian but naturalized in the united states . It is said that around the seventies Andy wanted to portray people close to him using polaroid photographs. Among these works was Ileana Sonnabend’s work, in which she was portrayed; what distinguished this masterpiece by the other works, was the use of the brush stroke, a bit loud, which made the images more expressive.

Another artist in this show, who I really like, is Roy Lichtenstein, perhaps because he has used as a form of speech to represent the reality, the comic. His works include elements of the advertising and comic strips, and he used Ben-Day tecnique, which would become an unmistakable stylist figure. Unlike dotinism, where dots were used to make the image seen from a distance, Lichtenstein exasperated a typographic technique using large screens to give an idea of ​​a reality, mediated by the amount of images that Contemporary reality is printed and transmitted. In this exhibition you can admire “Wall Explosion II”, which depicts three-dimensional explosions of war-comics. It’s beautiful, I stopped there for several minutes to observe it. The shape, the colors, is just perfect, makes the idea of ​​what it wants to convey very well.

As soon as you enter the exhibition, there is an artwork that I immediately recognized: “Infinity of Type Writers” by Arman. I recognized it because I have seen it in the museum of Ca Pesaro of Venice. It’s a very original work .. I do not know why but I liked it right from the start. Arman’s work depicts about twenty types of writing machines, which represent creativity; The title that in its entirety is “Infinity of Type Writers – Infinity of Monkeys – Infinity of Time = Amlet” seems to be almost a mathematical formula that means, given an infinity of typewriters, with a multitude of apes typing on the keyboards, in an infinity amount of time, there is the remote possibility that one of them can produce Hamlet.

Always in the same room, you can admire a work by Mario Schifano. This name, I learned to know it, years ago, when I watched art galleries on the Telemarket TV Chanel in the evening, conducted by Alessandro Orlando, who always spoke about him with great praise. The work is titled “Modern Time”, realized by covering some sheets of paper parcel, with enamel paint. The subject of the work is nothing but a rounded frame, which remembers a window, or even a door, that opens on a scene that the observer can not access. This work remind me about a show I have seen, few years ago, by Axel Vervoordt at the Fortuny Palace, titled “TRA” in which there were exposed doors and windows. In that context, TRA meant the threshold between one side and the other of the window / door that the observer could pass. Here instead, in the work of Mario Schifano he can not do it.

The exhibition has other works by great artists, such as Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert Rauschenberg, Jim Dine,  but I confess, my favorite were the works by Andy Warhol and Roy Lichtenstein, believe me, this show is great !!!

Nuova mostra a Cà Rezzonico !

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Da pochi giorni è stata inaugurata una nuova mostra a Cà Rezzonico che si chiama “Ritratto/ copia – Ebenbild/ Abbild. Come avrete capito dal doppio titolo italiano / tedesco, la mostra riguarda alcune opere di quattro artisti tedeschi del Centro Tedesco di Studi Veneziani. Gli artisti sono:

  • Heike Gallmeier
  • Inga Kerber
  • Klaus Kleine
  • Johanna Von Monkiewitsch

 

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Heike Gallmeier presenta due opere, una si chiama “Geometria proiettiva”, un installazione realizzato in alluminio in 3 parti, che prende spunto dal capriccio, realizzato dal Canaletto nel 1765. Antonio Canal, detto il Canaletto, fece il dipinto che è situato nelle Gallerie dell’Accademia. A Cà Rezzonico, al secondo piano, nel portego c’è una copia di quel quadro realizzato da Giuseppe Moretti. Ammetto che quest’opera mi piace molto per la sua prospettiva. I tre pezzi si incastrano perfettamente a secondo del punto di osservazione. L’artista riesce a realizzare con quest’opera, una trasposizione tra spazio e la superficie. L’opera viene divisa in più pezzi singoli nello spazio, ma allo stesso tempo, si fondono in un unica opera!  La prospettiva poi è impressionante ! 

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La seconda opera si intitola “Sogno prospettico”. Si tratta di un quadro molto particolare formato da diversi elementi che si rifà al capriccio di Vittore Carpaccio “Sogno di San’t Orsola” che si trova sempre nelle Gallerie dell’Accademia. Il titolo in se stesso utilizza un termine della psicoanalisi che indica un sogno premonitore di eventi reali, praticamente l’artista si affranca dal modello storico portando l’evento nel nostro tempo, nel presente.

Osservando il quadro non si può che ammirare l’artista per come ha realizzato questo quadro, utilizzando molti elementi, che sembra quasi un collage. Inoltre osservandolo attentamente cogliamo anche qui dei giochi di prospettiva, assolutamente affascinate ! Heike Gallmeier è un’artista molto brava, i suoi lavori hanno fatto parte di molte mostre, quali : “Art of identity” presso il Museo dell’arte di Guangzhou, in Cina, a New Frankfurt International, presso la Frankfurter Kunstwerein, “Welcome to the Jungle” del KW Institute for Contemporary Art, a Berlino e nella mostra personale “Vertigo” presso la NN Contemporary Art in Gran Bretagna. 

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Attualmente le sue due opere a Cà Rezzonico, si possono ammirare a piano terra. “Sogno prospettico” è situato sul muro di uno dei lati, vicino all’entrata del Canal Grande. Invece “Geometria proiettiva” lo si trova sull’altro lato, all’incirca a metà dell’androne, tra la caffetteria e l’uscita della galleria del Mestrovich.

Inga Kerber, è un artista di Lipsia, e all’interno del Museo di Cà Rezzonico, lei espone due opere. Sono dei ritratti stampati su teloni, che ricordano vagamente i cartelloni pubblicitari esposti negli edifici di Venezia. In questo caso ella ha fatto due ritratti a figura intera di un ragazzo, le cui pose ricordano il gruppo scultoreo presente sul portale del giardino del palazzo. La sua è una tecnica fotografica molto particolare che si basa su diverse fasi di copiatura. In un primo momento vengono sottoposte allo scanner, le copie fatte a mano delle sue foto, poi vengono stampate a pigmento in un formato ingrandito, rispetto all’originale, scegliendo carte e diversi tipi di supporti. I due ritratti si posso ammirare sul lato dell’androne in mezzo tra le porte della biglietteria e del guardaroba. Ricordo che Inga Kerber è una fotografa e un artista molto stimata, i suoi capolavori sono stati esposti in tutto il mondo: nella Pinakothek der moderne di Monaco, alal Kunstwerein di Amburgo, la Landesgalerie di Linz in Austria, il Goethe Institut Hanoi in Vietnam, la Galerie Florence Loewy in Francia, la Inman Gallery di Huston Stati Uniti, la Galerie Jochen Hempel di Berlino.

Klaus Klein è uno scultore di Colonia che ha ottenuto una borsa di studio con la fondazione Berengo, egli ha realizzato una grande scultura in legno, che per il materiale e la vernice usata, fanno riferimento alla gondola. Infatti è stata collocata proprio davanti a quelle esposta nell’androne vicino all’entrata della calle. Inoltre i numerosi particolari  che ne fanno parte, rimandano anche ai pavimenti, alle porte e agli sportelli verniciati delle città di Venezia. L’opera che vuole ricordare la gondola, è alquanto particolare, non è altro che un grande oggetto di 10,10 x 0,87 metri con vernice nera, che poggia sulle colonne, come se fosse stato appena collocato li. Anche se può sembrare compatto ed ermetico, è un lavoro combinato di tanti pannelli di compensato di 2 m di lunghezza e di larghezza variabile ciascuno, il cui lato anteriore mostra una serie di verniciature diverse, lucide ed opache. Quindi quello che sembra al nostro sguardo, come un pezzo unico, non è altro che una serie di singoli frammenti. 

Klaus nel museo di Cà Rezzonico ha presentato due opere, oltre a quella posta di fronte alla gondola, ha anche realizzato delle opere in vetro poste in mezzo all’androne, in prossimità delle colonne.  Sono un gruppo di sculture di dimensioni variabili, sui 20 x 30 x 15 centimetri. Il procedimento con cui le ha realizzate è particolarmente interessante: Nella vetreria della Fondazione Berengo, a Murano, Klaus insieme al maestro Silvano Signoretto, ha realizzato le sculture: sfere di vetro trasparente sono state rivestite a 900 gradi centigradi con uno strato di vetro bianco e poi laminate, in un graticcio di lana d’acciaio,che l’artista ha realizzato. In questa maniera ha permesso che la rete metallica si legasse con il vetro bianco. Poi i veri sono stati pressati in uno stampo di ferro e li ha lasciati raffreddare per parecchi giorni. Klaus ha cercato di realizzare queste sculture perché potessero ricordare le pietre, i ponti, e le rive levigate che si trovano in giro per Venezia. Il disegno a forma di rete metallica è stato fatto per dare una somiglianza con i muri che sono ricoperti dalle alghe. A modo suo, Klaus ha cercato di fare un ritratto della nostra città. Klaus Kleine è uno sculture molto apprezzato all’estero, le sue opere hanno fatto parte di molte mostre sia collettive che personali, in Israele, Corea, Italia, poi nella Akademie der Kunste di Berlino, nel castello di Rheinsberg a Berlino/ Brandenburgo, alal KJUBH Kunstverein di Colonia e la Kunstverein Wolfenbuttel. Inoltre, oltre alla mostra attuale a Venezia, ha in corso altre due mostre personali presso l’Ak-Raum di Colonia, il Raum di Melange-Koln e una mostra collettiva nel Museum Kunstpalast di Dusseldorf.

Johanna von Monkiewitsch è una fotografa , ha realizzato due opere molto interessanti. E’ un artista di Colonia, ed è sempre rimasta affascinata dagli effetti delle luce. Qui a Venezia, ha voluto investigare sul fenomeno delle gibigiane, ovvero, i lampi di luce riflessa su una superficie da uno specchio, dall’acqua. Su questo tema, ha realizzato due proiezioni, una situata all’entrata della calle, e un’altra sul muro sopra la caffetteria. Un’opera si intitola “trasporto di luce” ripresa a Palazzo ducale, mentre la seconda opera si intitola “Palazzo Fortuny”, proprio perché  il video è stato fatto dl secondo piano di quel bellissimo palazzo, che riproduce la caratteristica forma di una finestra gotica veneziana.  Ammiro molto i lavori di Johanna, in pratica ella ha filmato la luce per ri-proiettarla in un altro luogo, isolata dal proprio contesto. Mi è piaciuto moltissimo la proiezione dei riflessi sull’acqua che viene poi proiettata sul muro sopra il bar del museo. E’ come se il muro stesso prendesse vita, si anima, cambia forma. Il visitatore, può sedersi sulle panchine di fronte e ammirare questa danza di luce. 

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Un’altra opera molto interessante è una scultura in acciaio, qui l’artista dialoga con un ombra: mi spiego, lei ha cercato di realizzare con la lamiera, la forma dell’ombra di un arco composto dello stesso materiale, che si congiunge con l’arco stesso, e ne risulta un’opera unica! L’opera è stata realizzata il 21 gennaio 2017 alle ore 9.50. Perché metto questa ora e data precisa ? Perché il visitatore vedrà l’ombra che cambierà forma in base all’ora e al periodo dell’anno, e quindi l’opera cambia e assume forme diverse! Assolutamente geniale !!! Non c’è da stupirsi che Johanna Von Monkiewitsch sia ben conosciuta ! Infatti le sue opere sono state presentate al Museum fur Konkrete Kunst di Ingolstadt, al Museum Kunstraum Alexander Burkle di Friburgo, alla Pinakothek der Moderne di Monaco, e alla fiera d’arte Art Colongne.

La nuova mostra a Cà Rezzonico si presenta molto intrigante, e invito tutti a venire a vederla! Per chi volesse saperne di più sulla mostra e sugli artisti:

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English Translation:

New Exhibition at Cà Rezzonico Museum !

A new exhibition at Cà Rezzonico, called “Portrait / Copy – Ebenbild / Abbild” has been inaugurated few days ago. As you can see from the double Italian / German title, the exhibition shows some works by four German artists from the German Center for Venetian Studies. The artists are:

  • Heike Gallmeier
  • Inga Kerber
  • Klaus Kleine
  • Johanna Von Monkiewitsch

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Heike Gallmeier presents two works, one called “Projection Geometry”, an installation made of aluminum in 3 parts, inspired by the “capriccio”, made by Canaletto in 1765. Antonio Canal, known as the Canaletto, made the painting that is located at the Academy Galleries. At Cà Rezzonico, on the second floor, there is a copy of that painting by Giuseppe Moretti. I admit, I really like this work for the magnificent perspective. The three pieces fit perfectly according to the observation point. The artist manages to realize with this work, a transposition between space and surface. The work is divided into multiple pieces in space, but at the same time they merge into a single work! The perspective is really impressive!

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The second work is entitled “Prospect dream”. This is a very special picture, composed of several elements that are based on the “capriccio” by Vittore Carpaccio, “Dream of San’t Orsola”, always located at the Academy Galleries. The title itself, uses a term of psychoanalysis that indicates a dream of the real events, practically the artist draws from the historical model, bringing the event into our time, in the present.

Looking at the picture, one can only admire the artist for how she made this, using many elements, it almost looks like a collage. Watching this picture carefully, we can get some perspective games, absolutely fascinating! Heike Gallmeier is a very good artist, her works have been part of many exhibitions such as: “Art of identity” at the Museum of Art in Guangzhou, China, at New Frankfurt International at Frankfurter Kunstwerein, “Welcome To the Jungle “of the KW Institute for Contemporary Art in Berlin and the” Vertigo “personal exhibition at NN Contemporary Art in Great Britain.

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Currently there are two works at Cà Rezzonico, they can be admired on the ground floor. “Prospect dream” is located on the wall, of one side, near the entrance to the Grand Canal. Instead, “Projection Geometry” is on the other side, about half the corridor, between the cafeteria and the exit from the Mestrovich gallery.

Inga Kerber, is an artist from Leipzig, at the Cà Rezzonico Museum, she exhibits two works. They are portraits printed like a poster, vaguely reminiscent of the advertising billboards displayed in the buildings of Venice. In this case, she made two full-length portraits of a boy, whose poses recall the sculptural group presenton the portal of the garden. She uses a very special photographic technique that is based on different copying steps. At first, she uses the scanner, she makes hand-made copies of her photos, then they are printed in pigmented paper, in an enlarged format than the original format, choosing cards and different types of media. The two portraits can be seen on the side of the corridor between the doors of the ticket office and the cloakroom. I wish to point out that Inga Kerber is a well-known artist, and her masterpieces have been exhibited all over the world: the Munich Pinakothek der moderne, the Kunstwerein in Hamburg, the Linz Landesgalerie in Austria, the Goethe Institut Hanoi in Vietnam, Galerie Florence Loewy in France, Inman Gallery in Huston United States, Galerie Jochen Hempel in Berlin.

Klaus Klein is a sculptor from Cologne, who has obtained a scholarship with the Berengo Foundation; he has produced a large wooden sculpture, which for the material and paint he used, remind the gondola. In fact it has been placed right in front of the real one located near the entrance from S. Barnaba’s square. Aside the numerous details that it presents, it also refer to the floors, doors and windows painted in the cities of Venice. The work that reminds the gondola, is very special; it is nothing more than a large object of 10.10 x 0.87 meters with black paint, which rests on the columns, as if it had just been placed there. Although it may seem compact and hermetic, it is a combined work of many 2 m long plywood panels, with variable widths each; the front side of these panels shows a variety of varnish, glossy and opaque varnishes. So what looks like to us, a single piece, is nothing more than a single set of fragments. Brilliant !!

Klaus, has presented two works, at the museum of Cà Rezzonico.  Aside the one that is located in front of the gondola,  he also made some  glass works sculptures placed in the middle of the corridor, near the columns. They are a group of sculptures of varying dimensions, about 20 x 30 x 15 centimeters. The process by which they has been made, is particularly interesting: In the glassworks of the Berengo Foundation, in Murano, Klaus along with master Silvano Signoretto, made some sculptures: transparent glass spheres were coated at 900 degrees centigrade with a white glass layer, then laminated, in a steel wool grating that the artist has made. In this way it allowed the wire mesh to bond with white glass. Then the real ones were pressed into an iron mold and left them cool for several days. Klaus tried to make these sculptures to remember the stones, bridges and polished shores around Venice. The mesh-shaped design was made to give a resemblance to the walls that are covered with seaweed. In his own way, Klaus tried to make a portrait of our city. Klaus Kleine is a highly appreciated sculptor abroad, his works have been part of many collective and personal exhibitions, in Israel, Korea, Italy, then in the Akademie der Kunste in Berlin, in the Rheinsberg castle in Berlin / Brandenburg, at KJUBH Kunstverein of Cologne and Kunstverein Wolfenbuttel. In addition to the current exhibition in Venice, there are two other personal exhibitions at Ak-Raum in Cologne, Melange-Koln Raum and a collective exhibition at the Kunstpalast Museum in Dusseldorf.

Johanna von Monkiewitsch is a photographer, she has produced two very interesting works. She is an artist from Cologne, and she has always been fascinated by the effects of light. Here in Venice, she wanted to investigate the phenomenon of Gibbs, that is, light flashes reflected on a surface by a mirror, or from the water. On this theme, she made two projections, one at the entrance from the S. Barnaba square, and another on the wall above the cafeteria. A work is called “light transport” taken at Palazzo Ducale, while the second work is called “Palazzo Fortuny”, precisely because the video was made on the second floor of that beautiful palace, reproducing the characteristic shape of a Gothic Venetian window. I really admire the work of Johanna, practically she filmed the light, to re-project it in another place, isolated from her own context. I really liked the projection of the reflections of the water that is projected onto the wall above the bar of the museum . It is as if the wall itself is alive, changes shape. The visitor can sit on the benches in front of it and admire this dance of light.

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Another very interesting work is a steel sculpture, here the artist talks with a shadow: I explain, she tried to make with sheet metal, the shape of the shadow, of a bow composed of the same material, which joins with the bow itself, and it is a unique work! The work was realized on January 21, 2017 at 9:50. Why am I putting this exact time and date? Because the visitor will see the shadow that will change shape according to the time and the season of the year, so the work changes and takes different forms! Absolutely brilliant !!! No wonder Johanna Von Monkiewitsch is well known! In fact, his works have been presented at the Museum fur Konkrete Kunst in Ingolstadt, at the Museum Kunstraum Alexander Burkle in Freiburg, at the Pinakothek der Moderne in Munich, and at the Art Colongne art fair.

The new exhibition at Cà Rezzonico is very intriguing, and I invite everyone to come and see it! For those who would like to know more about the exhibition and the artists:

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Transformations a Palazzo Mocenigo

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A palazzo Mocenigo c’è una nuova mostra, situata a piano terra nell’angolo in fondo a sinistra, e si chiama Transformations. Palazzo Mocenigo ogni volta ti stupisce, se poco tempo fa, avevo scritto un blog sulla bellissima mostra della collezione Storp ” Cabinet of curiosity”, adesso mi trovo a scriverne un altro su questa bellissima mostra. 

Transformations è una mostra di sei artisti svedesi che ci mostrano i loro capolavori nell’arte della gioielleria. Questa però non è una mostra come le altre, in quanto questi sei artisti hanno tutti scelto un modo originale per creare i loro capolavori. I sei artisti sono:

  • Agnes Larsoon
  • Catarina Hallzon
  • Hanna Hedman
  • Marta Mattsson
  • Sara Borgerard Alga
  • Tobias alm

Questi artisti hanno scelto dei materiali alquanto insoliti per le loro creazioni, per dare un messaggio. Tutti i gioielli, che si ammirano nei negozi, sono belli perché esteticamente lo sono, vengono creati con quell’intenzione, e si usano materiali in conseguenza. Invece i sei artisti svedesi, hanno scelto dei materiali non belli, proprio per esprimere qualcosa, e per condividere con noi il fatto che le cose non belle, hanno tanto da comunicare, e posseggono quindi una bellezza tutta nascosta che sta a noi scoprire. I temi su cui sono incentrati le loro opere stanno alla base della conservazione e riciclo delle cose. Viviamo in una società consumistica che getta via tutto. Ecco che queste opere ci danno l’opportunità di capire, che si rendono necessari altre soluzioni al nostro modo di vivere.

Agnes Larsoon: I diamanti, il simbolo principale del gioiello tradizionale, sono stati formati dal carbonio, che per milioni di anni sono stati sottoposti a pressioni estreme e alte temperature. E’ proprio il carbone il materiale scelto da Agnes  per una serie di opere sotto la voce “carbo”. Un nome non scelto a caso: Carbo – Carbone – Carbonio. Il carbonio è presente in tutte le cose viventi che ci circondano, tuttavia ci da l’impressione di qualcosa di morto, qualcosa di carbonizzato e consumato dal fuoco. Agnes, altre a quello, alle sue opere aggiunge anche dei peli di cavallo, un materiale naturale che rappresentano un qualcosa che lega, un legame sia tra i corpi e le nostre vite. In un’altra collezione di opere, ella combina l’alluminio con le pelli animali e peli di cavallo bianco. Nella creazione del metallo stesso, essa fissa la polvere di alluminio, che acquista una struttura morbida simile alla pelle, molto diversa da quella di alluminio che siamo abituati a vedere.  Nelle opere di Agnes, la morte è un argomento che lei tratta, è presente e si fa sentire: la nostra stessa morte, ma anche il decadimento, l’invecchiamento che si svolge dentro noi e tutto intorno a noi nella natura. Avvertiamo come un vuoto, una sensazione di peso e tristezza, un pensiero che tutto svanisce, diventa trasparente, pietrificante; eppure dobbiamo tenere conto che non è l’unica cosa che ci vuole comunicare, ella gioca sulla dualità delle cose Ying e Yang, vivi e morti, oscurità e luce, fragilità e forza della superficie e della profondità, perché è la nostra realtà, la nostra vita.

Catarina Hallzon ha unito l’artigianato tradizionale dell’argenteria con materiali che, per molte persone, possono risultare offensivi. Ha sperimentato con i prodotti di scarto ed è riuscita a trovare una tecnica che le permette di conservare le mascelle degli animali che vengono normalmente scartate quando, ad esempio, viene tagliato un alce. Lei li ha poi bolliti, ha tirato fuori i denti d’alce e li ha riempiti d’argento. Così li ha trasformati in oggetti di gioielleria. Ha anche “abbronzato” per così dire, e ricamato, la pelle per fare spille,  e ha usato gli interni dei maiali su anelli d’argento che ha collegato in grandi collane. Con questa strategia ha indicato quanto sia veramente fragile e temporanea sia la natura. Il suo gioiello agisce come un commento sulla società. Utilizzando la pelle delle budella è un modo per dire che tutto deve essere conservato e riciclato. Un modo un po forte per diffondere questo suo messaggio, ma che fa pensare..

I gioielli di Hanna Hedman, sono molto complessi e altamente dettagliati. La maggior parte di essi è fatta di rame rivestito in polvere, combinato con argento in lamiera che è stato segato e perforato in un design di pizzo di fori che vengono poi montati in strato su strato. Si avvale della tecnica tradizionale d’argento in lamiera e quindi assemblata in oggetti di scultura.

La natura, con gli animali e le piante, ha una lunga tradizione nell’arte. Molti artisti si ispirano alla natura per ottenere un risultato estetico. L’impiego di forme dalla natura non è niente di nuovo, ma i gioiellieri oggi non vogliono rappresentare solo ciò che è bello ma, anche decadimento illustrato, usano la bellezza per ottenere l’attenzione del protagonista, ma vogliono comunicare di più; la bellezza attira gli osservatori, ma in più, adesso è contrastata dall’inquietudine. È un bell’oggetto,  ma adesso ha anche qualcosa che spaventa.

I gioielli di Marta Mattsson sono fatti utilizzando insetti morti. Marta usa cicale, ragni, e coleotteri, aggiungendo, un sottile strato di rame, o delle otturazioni di zirconi abbaglianti, delle piriti schiacciate o altro ancora. Un altro materiale che utilizza, è costituito da pelli animali tagliate al laser che vengono trasformate in una collana di delicato pizzo. In questo modo, ciò che altrimenti è destinato a decadere, avrà nuova vita. L’attrazione verso ciò che, in un primo momento, sembra offensivo, si è trasformata in una forza artistica – non molto gradevole da guardare, ma che incuriosisce. Lei agisce nel linea di confine tra attrazione e rifiuto. Vedo ciò che è bellissimo in quello che può sembrare repellente, anche disgustoso dice Marta. Gli esseri umani sono attratti da cose che non capiscono all’inizio, e che considerano un po ‘sgradevole. Penso a questo sentimento e lo rendo accessibile agli altri attraverso il mio gioiello. Condivido la mia curiosità e provoco nelle persone di “vedere” la bellezza in ciò che non è per niente bello. Trasformo gli animali morti e gli insetti dando loro una nuova vita e un nuovo scopo.

Sara Borgergard Alga: utilizza materiali poco costosi, nel suo caso ferro, o lamiera metallica realizzata industrialmente. Copre la superficie con la vernice come se fosse uno strato protettivo e decorativo. La vernice sottolinea la superficie, e allo stesso tempo lo copre. I colori chiari pastello danno ai pezzi un’impressione di usato, di  una leggera usura. Durante il nuovo millennio è cresciuto l’interesse verso il riciclaggio e la sostenibilità.  Sara ha un atteggiamento nostalgico verso oggetti e i materiali. I suoi gioielli mostrano la sua preoccupazione per la materialità, e invia un messaggio, dicendo che l’oggetto debba essere curato, in modo da essere preservato per il futuro. Gli oggetti possono essere decorativi ma non sono mai solo decorazioni. Raccontano anche una storia. Quasi tutto nella città, nella vita moderna è costruito e ordinato. Anche gli oggetti e le superfici. Questo vale per i paesaggi e gli edifici che possono essere considerati come gioielli nel paesaggio.

Tobias Alm insiste nel dire che il suo cinturino è un oggetto di gioielleria. Si tratta di un parere che estende la prospettiva dei gioielli e che porta ad una discussione sulle strutture di genere (maschile o femminile) e di stato nella società. I suoi gioielli d’arte sono una specie di fibbia a cintura femminile per la realizzazione di oggetti pratici quali attrezzature per cucire, tabacco da fiuto e sali profumati. Le opere di Tobias a cui si ispira sono chiamate Chatelaines, erano spesso in argento, oro, e furono decorate con gemme e smalto. Tobias ha creato la sua cinghia utilizzando preziosi metalli decorati con gioielli.

E’ una mostra particolare, intrigante senza ombra di dubbio, fra le tante opere che ho visto, mi è piaciuta più di tutte quella di Marta Mattsson, “Wings”. Mi da come l’impressione di una fusione tra una farfalla e un uomo, e mi ricorda la figura misteriosa dell’uomo falena. Un’altra opera che mi è piaciuta è quella di Hanna Hedman “Enough tears to cry for two” che tradotto grossolanamente vorrebbe dire “abbastanza lacrime per piangere per tutte e due“. Non è esposta ma la si può vedere nella sua scheda di spiegazione. C’è una collana che è tanto lunga che scende sul pavimento, simboleggiante un lungo periodo di lutto. Hanna ha sviluppato con la sua opera un grande dolore personale. Queste opere contengono anche vari simboli convenzionali per il dolore come lacrime, il cuore e le radici che sono state estratte. Rappresenta una tragedia personale che ella ha realizzato aggressivamente, utilizzando un paio di forbici da cucina per realizzare un’estetica speciale. Un’espressione maniaca del dolore. Voleva usare il suo gioiello per dare visibilità al dolore, lei è riuscita ad  illustrare il processo di lutto in se stesso.

Consiglio che vi do, quando andate a vedere questa mostra, è di tenere a mente i messaggi che questi sei artisti svedesi hanno voluto comunicarci. Trovo ammirevole quello che hanno fatto, utilizzare nuovi materiali, nuove idee, nuovi concetti. Affermare che i gioielli oggi, non sono mero oggetto di ornamento, ma un’estensione della persona che li indossa. Indossandoli essi si tramutano in mezzi di comunicazione, e recano un messaggio a chi li guarda. Mi piace il loro concetto che il gioiello è bello, non per la scelta di materiali nobili, ma per l’ingegno dell’artista ! E trovo assolutamente ammirevole i loro messaggi sul riciclo e sulla conservazione delle cose, da troppo tempo viviamo ormai nello stereotipo che se si rompe una cosa, la si butta via e se ne compra una nuova. Ormai le cose non si riparano più, le cose non durano più una vita come una volta !

Per chi volesse approfondire, eccovi dei link:

http://www.agneslarsson.com/

http://catarinahallzon.se/

http://www.hannahedman.com/

http://www.martamattsson.com/

http://www.saraborgegard.se/

http://www.tobiasalm.com/

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Velme a Cà Rezzonico

carezzonico VELME

For the english translation, please scroll down the page, thank you .

Tra pochi giorni si inaugurerà una nuova mostra a Cà Rezzonico, e il sottoscritto vi scrive per parlarvene, e a consigliarvi di venire a vederla ! La mostra che si aprirà il 13 maggio e si concluderà il 26 Novembre, si intitola “Velme” ed è stata creata dall’artista Marzia Migliora in collaborazione con la Fondazione Merz.

Il termine “Velme” sta a significare quel pezzo del fondale lagunare, che non è visibile se non in caso di bassa marea. Ecco che l’artista vuole rendere noto al pubblico alcuni dettagli che possono essere sfuggiti, senza un’attenta visione delle cose. In questo caso, l’artista vuole mettere in evidenza tramite le sue opere, lo sfruttamento delle risorse, quali che siano risorse naturali, o di forza lavoro, o del trattamento delle persone.

Molte sono state le sue ispirazioni, tra le quali, il motto della famiglia Rezzonico, che è scritto in latino sul loro stemma, che appare sia a piano terra, sopra la vasca dei pesci e delle tartarughe, e al primo piano, nella sala da ballo. La frase è:

“Si Deus pro nobis, quis contra nos”

che tradotto, significa: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”  Nel caso della famiglia Rezzonico, il motto stava a significare, che il loro potere, la loro ricchezza, aveva l’approvazione di Dio, altrimenti, non li avrebbero avuti, quindi, il motto era un avvertimento, per chi si metteva contro di loro, perché quello voleva dire anche di mettersi contro Dio. L’artista invece, ha preso ispirazione da quella frase, e l’ha divisa in due: ovvero ha preso la seconda parte e l’ha piazzata in alcuni specchi, come nella sala degli Arazzi al primo piano. La prima parte della frase, è sempre stata usata da grandi personaggi della storia, per giustificare i più grandi errori storici mai commessi, come ad esempio le crociate, o il Nazismo, ect. Si è sempre usata questa frase, per rendere accettabili al mondo intero le stragi compiute, per i loro fini. Ecco che la seconda parte della frase, compare negli specchi, perché chi si specchia, è colui che è contro, e cioè loro stessi.

Un’altra ispirazione che l’artista ha avuto, l’ha colta dall’affresco del Tiepolo presente al secondo piano, nella sala di Villa Zianigo, dall’opera intitolata “Il mondo Nuovo”, questo è pure il titolo dell’opera dell’artista. Troviamo nella sala da ballo, troviamo alcune sculture di Andrea Brustolon, che ritraggono alcuni schiavi etiopi in catene, che porgono le spalle, e hanno davanti a se, ognuno, un’asta metrica di quelle che si usano nelle documentazioni fotografiche per i reperti archeologici. Esse rappresentano la distanza temporale, dei passi, dei movimenti in avanti, che hanno consentito loro di cambiare il loro stato da schiavi a quello di persone. Quest’opera è chiamata “Mondo Novo” proprio per il semplice fatto,che le sculture, mostrano le spalle, come le figure dipinte nell’affresco del Tiepolo del secondo piano (ad eccezione di due figure, che rappresentano padre e figlio creatori dell’affresco).

Restando sempre al primo piano, troviamo nel portego, un’altra opera dell’artista,che è stata chiamata “La fabbrica illuminata”. Praticamente ci sono 5 postazioni di lavoro, 5 banconi da orafo, e i rispettivi blocchi di salgemma posizionati sopra.  Essi rappresentano, anche in questo caso lo sfruttamento, ovvero lo sfruttamento della forza lavoro e delle risorse naturali (il sale considerato oro bianco) per il raggiungimento egoistico dell’accumulo di ricchezze.  L’opera è stata pensata sul ricordo degli operai della Italsider di Genova-Cornigliano, un’azienda caduta nel fallimento, e dalle registrazioni che Luigi IX, aveva realizzato, dove si sentivano i rumori delle macchine e degli operari.

Si lascia il primo piano se si sale al secondo. Qui ci sono due opere posizionate nella sala del Longhi e nel bodoir. Nella sala del Longhi, troviamo al centro, sopra il tavolo un calco di corno di rinoceronte, realizzato in bronzo con bagno galvanico in oro 24 carati. L’opera si chiama “Remains” e ha un collegamento proprio di fronte a se, nel quadro del Longhi dove viene rapprsentato il rinoceronte senza il corno,che è brandito da un uomo,come un trofeo. Anche qui, l’artista denuncia uno sfruttamento, che riguarda il mondo animale. Infatti, verso la fine del 800 e il primo 900, andava di moda, il safari in Africa, dove un numero indescrivibile di animali sono stati uccisi, o per divertimento, o per il loro valore, come il corno di rinoceronte, o le zanne di avorio degli elefanti. Un approfondimento, lo si può trovare nella sala del Conte Giuseppe dei Reali, nel museo di storia naturale, dove viene illustrato, come questo personaggio, abbia ucciso così tanti animali, e abbia arredato il suo studio, con i resti delle sue prede.

L’ultima opera, è stata posizionata nel bodoir, e si intitola “Taci, anzi parla” ed è una riproduzione di una maschera da donna, che si usava all’epoca,che si chiamava “moretta” e che si può vedere raffigurata nel quadro sopra menzionato “Il rinoceronte” del Longhi, e nel quadro del “Ridotto” di Francesco Guardi, nella sala del Parlatorio. La maschera in questione “la moretta” per l’appunto, era particolare, perché era priva di legacci o di nastro, per cui, per farla aderire al viso, c’era sul retro della maschera, una specie di “morso” con cui si stringeva con i denti. In questo modo, la dama non poteva parlare.  Come facevano a comunicare, penserete voi ? Ebbene, esisteva un modo di comunicare con le altre persone grazie al ventaglio che esse portavano con se. A seconda di come lo aprivano, voleva dire qualcosa:

La lingua del ventaglio

 

In sintesi, Velme è una mostra molto bella, e piena di significato, se la vedrete tenendo in mente quanto vi ho descritto finora, sono sicuro che piacerà molto anche a voi. Venite ordunque a vedere questo bellissimo museo e la mostra, non ve ne pentirete !

Dal 13 maggio al 26 novembre 2017

Orario 10 – 18 Ultimo ingresso ore 17 chiuso il martedì

http://carezzonico.visitmuve.it/

 

Velme at Cà Rezzonico

carezzonico VELME

In a few days a new show will be inaugurated at Cà Rezzonico, and I am here to advise you to come and see it! The exhibition, which will open on 13 May and end on November 26, is titled “Velme” and was created by the artist Marzia Migliora in collaboration with the Merz Foundation.

The term “Velme” means that piece of the lagoon seabed, is not visible except when the tide is low. Here’s what the artist wants to make known to the public are some details that can be missed, without a careful view of things. In this case, the artist wants to highlight through his works, the exploitation of resources, such as natural resources, or workforce, or treatment of people or of the animals.

Many of her inspirations comes from the motto of the Rezzonico family, which is written in Latin on their coat of arms, and it appears on the ground floor, above the fish tank and turtles, and on the first floor in the ball room. The phrase is:

“Si Deus pro nobis, quis contra nos”

which translated, means: “If God is with us, who will be against us?” In the case of the Rezzonico family, the motto meant  that their power, their wealth, had God’s approval, otherwise they would not have them, so the motto was a warning for those who opposed them, because that also meant to put themself against God. The artist, however, took inspiration from that sentence, and divided it into two parts:  she took the second part and put it in some mirrors, like in the Tapestries room, on the first floor. The first part of the sentence has always been used by great characters in history to justify the greatest historical mistakes ever made, such as Crusades, or Nazism, ect. This phrase has always been used to make the massacres taken for the sake of the whole world acceptable. Here you can see the second part of the phrase in the mirror beside our own image reflected. That make you think,who is the real enemy…

Another inspiration that the artist has had was taken from the fresco of Tiepolo on the second floor, in the room of Villa Zianigo, from the work titled “The New World”. This is also the title that the artist gave to her works we find in the ballroom. There we find some sculptures by Andrea Brustolon, depicting some Ethiopian slaves in chains, who shows their backs on us, and have each, a metric auction, the ones  used in photographic documentation for archaeological finds . They represent the temporal distance, the steps, the forward movements, which have allowed them to change from their state  of slaves to that of free people. This work is called “Mondo Novo” just for the simple fact that the sculptures show their backs, like the figures painted in the fresco of Tiepolo of the second floor (with the exception of two figures, representing father and son creators of the ” fresco).

Always on the first floor, we find ourselves in the portego, another work by the artist, which has been called “The Illuminated Factory”. Virtually there are 5 workstations, 5 goldsmiths, and their respective salgem blocks positioned above. They represent, in this case, the exploitation; that is, the exploitation of the workforce and of the natural resources (the salt considered white gold) for the selfish achievement of the accumulation of wealth. The work was conceived on the remembrance of the Workers of Italsider of Genoa-Cornigliano, a fallen company, and of the recordings that Louis IX had accomplished, where the noise of machines and operatives was heard.

Leaving the first floor,  you climb to the second. Here there are two works placed in the Longhi Hall and in the bodoir. In the Longhi Hall, we find in the center, on the table a rhinoceros horn, made of bronze with 24-carat gold galvanic bath. The work is called “Remains” and has a direct connection to the Longhi painting where the rhinocero  it’s without the horn, held, by a man, like a trophy. Even here, the artist denounces exploitation, which concerns the animal world. In fact, towards the end of 800 and the first 900, the safari in Africa, where an indescribable number of animals were killed, either for fun or for their value, such as the horn of rhinoceros, which may be cost in the black market more or less 1.000.000 $, or the tusks Of ivory of elephants. An in-depth look can be found in the room of Count Giuseppe dei Reali, in the museum of natural history, where it’s illustrated how this character killed so many animals and furnished his studio with the remains of his prey.

The last work, placed in the bodoir, is titled “Be silent, in fact speaks” and is a reproduction of a woman’s mask, which was used at the time, called “moretta” and can be seen depicted in the above-mentioned painting “The Rhinoceros” of Longhi, and in the framework of the “Reduced” by Francesco Guardi, in the Hall of the Parlatorio. The mask in question “the moretta” for the sake of it, was particular, because it was free of ties or ribbons, so that, to make it adhere to the face, there was on the back of the mask, a kind of “bite” with which she clenched her teeth. In this way, the lady could not speak. How did they communicate, will you think? Well, there was a way of communicating with other people thanks to the fan they carried with them. Depending on how they opened it, they wanted to say something. For instance:

  • To hold the fan with the right hand in front of the face. Follow me.
  • To hold it in the left ear. I want you to leave me alone.
  • To open the hand fan with the left hand. Come and talk to me.

In short Velme is a very beautiful show, and full of meaning, if you will see it, keeping in mind what I have described you so far, I’m sure you will love it very much. Come and see this beautiful museum and exhibition, you will not regret it!

From May 13 to November 26, 2017

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Collezione Storp a Mocenigo

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For the English translation, please scroll down the page thank you !

L’ultima mostra che sono andato a vedere a Palazzo Mocenigo, è stata inaugurata pochi giorni fa, e si intitola “Cabinet of Curiosity”. Il titolo della mostra si riferisce alle “Wunderkammer”, le cosiddette stanze delle meraviglie, ovvero stanze dove i collezionisti mettevano i loro oggetti più strani e rari allo scopo di impressionare i loro ospiti. In questo modo sono nati i primi musei, infatti questa nozione delle Wunderkammer si possono approfondire meglio, in una delle tante sale del Museo di Storia Naturale. Proprio li viene spiegato tale riferimento e la storia dei primi musei di Venezia.

Dopo questa breve spiegazione, si sale al primo piano dove sono esposti i stupendi manufatti della collezione Storp. La famiglia Storp fin dal 1921 è sempre stata alla ricerca di rare e singolare boccette di profumo, e oggi, tale collezione vanta un numero di circa 300 manufatti, vecchie anche di 6000 anni. Stupefacente !

Non è la prima volta che a Palazzo Mocenigo sono ospitate questi splendidi capolavori,  c’è già stata una mostra simile tempo fa. Palazzo Mocenigo è la scelta più logica e appropriata per queste mostre, visto che oltre ad essere museo del tessuto ospita alcune sale dedicate al profumo.

La mostra è stata suddivisa in alcune tematiche e sezioni:

Naturalia – Artificialia – Mirabilia

  • Inexplicable Phenomena – Fenomeni inspiegabili
  • Belief and high power – Fede e misticismo
  • Precious Milestones from strange worlds – Preziose pietre miliari da strani mondi
  • Flowers and fruits – Fiori e frutti
  • Exploration and human genius – Esplorazione e genio umano.

 

  • Love and sex – Amore e sesso
  • Shellfish and Animals – Molluschi e animali

 

Ovviamente tutti i pezzi sono stati organizzati secondo queste tematiche. Sono rimasto molto colpito dalla bellezza e dalla particolarità di alcuni flaconi, mai avrei pensato di vedere simili esemplari !

C’è da rimanere veramente sorpresi nel vedere flaconi fatti a forma di mini orso di peluche, o della bambola Barbie, o della matrioska, di una piccola tanica di benzina, persino di un lampione della luce ? Fantastico !

C’erano alcuni flaconi fatti a forma di orologio da taschino, ed erano tutti belli ! Un’esemplare l’ho riconosciuto, perché era presente nella precedente mostra Storp, ed è la boccetta fatta a forma di pistola del 1800, tipo come le derringer che si tenevano in borsetta una volta.

Un’altro esemplare di flaconcino che mi è piaciuto molto, aveva la forma di una nave, ed era posizionata su una carta nautica, che mi ha fatto pensare ai grandi viaggi di esplorazione, e all’epoca dei viaggi con i grandi transatlantici.

La sezione degli animali è stupenda, con tanti flaconcini a forma di gatti, un topino dagli occhi rossi, una tartaruga, un gufo, di un pavone, della testa di un coccodrillo !

Insomma una mostra bellissima ! Gli esemplari sono tantissimi e non mi riesce di elencarli tutti, ma credetemi è veramente molto bella !

Io lo dico sempre, Palazzo Mocenigo ti stupisce sempre ! Se pensi di aver visto tutto, ecco che ti ritrovi sempre qualcosa di nuovo e lo vai a rivedere ! Consiglio a tutti quanti di andare a vedere la mostra, non ve ne pentirete !!

English translation

 

Jpeg

The last exhibition that I went to see, was  at Palazzo Mocenigo, which was inaugurated a few days ago, and it’s called “Cabinet of Curiosity”. The title of this exhibition refers to the “Wunderkammer”, the so-called wondrous rooms, ie rooms where collectors put their most strange and rare items in order to impress their guests. In this way the first museums were born, in fact this notion of Wunderkammer can be better explored in one of the many halls of the Museum of Natural History Of Venice. The reference and the story of the first museums are explained there.

After this brief explanation, you will climb to the first floor where the magnificent artifacts of the Storp collection are exposed. The Storp family since 1921 has always been looking for rare and unique fragrance flasks, and today, this collection boasts a number of about 300 artefacts, even 6,000 years old. Amazing!

This is not the first time that these beautiful masterpieces are at Palazzo Mocenigo, I rememeber a similar exibition few years back. I would say that this museum is the most logical and appropriate choice for these exhibitions, since, besides being a museum of the costumes there are also some rooms dedicated to the parfumes.

The exhibition was divided into several themes and sections:

Naturalia – Artificialia – Mirabilia

  • Unexplained phenomena
  • Belief and high power
  • Precious Milestones from Strange Worlds
  • Flowers and fruits
  • Exploration and human genius

 

  • Love and sex
  • Shellfish and Animals

Of course all the pieces have been organized according to these themes. I was very impressed by the beauty and the peculiarity of some bottles, I would never have thought of seeing such specimens!

I was really surprised, ‘cause the parfumes’s bottles have many forms. in fact, I have seen some have a teddy bear form, or like  a Barbie doll, or the matrioska, or of a small gas tank, even a light bulb? Fantastic !

There were some bottles shaped like a pocket watch, and they were all beautiful! A particular exemplar I recognized it because it was also present in the previous Storp exhibition, and it is the 1800-gun , like the derringers that were held in a purse once.

Another example of a bottle I liked was of the shape of a ship, and it was placed on a nautical chart that made me think of great exploration trips, and at the time of traveling  sea with the big transatlantic.

The animal section is gorgeous, with lots of cats-like vials, a red-eyed rat, a turtle, an owl, a peacock, a crocodile’s head! Wow !

In short, it’s really a beautiful show! The specimens are so many and I cannot list them all, but believe me is really very beautiful!

I always say, Palazzo Mocenigo always amazes you! If you think you’ve seen everything, there’s always something new and you’re going to see it again! I would advise everyone to go to see the show, you will not regret it !!