PRIMAVERA AL FORTUNY

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Recensione della nuova mostra a Palazzo Fortuny

Finalmente ha riaperto il Palazzo Fortuny, con due stupende mostre che si estende da piano terra fino al secondo piano. A piano terra possiamo ammirare un tributo rivolto all’artista Zoran Music, mentre nei piani superiori è focalizzato un estratto della collezione di Giuseppe Merlini.

Come tutti sappiamo Zoran Music era un pittore e incisore sloveno. Mušič nacque nel villaggio di Boccavizza in Slovenia. Dopo aver terminato gli studi all’Accademia dell’Arte di Zagabria nel 1934, Mušič cominciò la sua carriera, viaggiano tra Madrid, Curzola, Maribor, e Lubiana prima di stabilirsi a Trieste e a Venezia (1943) dove sposa Ida Barbarigo Cadorin che considera per tutta la vita la sua unica musa ispiratrice.

Nel novembre 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove riuscì a ritrarre segretamente la vita del campo in circostanze estremamente difficili e pericolose.  Ventiquattro sono i disegni di Mušič firmati e datati Dachau 1945, che testimoniano la vita e la morte nel campo di concentramento.

La cosa più interessante di questa mostra è la ricreazione perfetta della stanza del seminterrato della sua villa a Zollikon, che egli decorò per conto delle sorelle. Una stanza, che da sola è un’opera d’arte; oltre alle pitture presenti nell’intonaco, Zoran, disegnò i motivi sulle tende e sulla tovaglia. Anche i mobili seppur non realizzati da lui, sono però stati scelti dall’artista. Finalmente dopo tantissimi anni, questa stanza, è stata recuperata grazie all’artista Paolo Cadorin, che era suo cognato. Ora la possiamo ammirare all’interno di Palazzo Fortuny.

Al primo e secondo piano, possiamo ammirare la maestosa collezione di Giuseppe Merlini, una collezione che spazia varie correnti pittoriche di tutto il 900. Tanto per citare alcuni nomi, ci sono dei bellissimi dipinti di Renato Guttuso, Roberto Crippa, Bruno Munari, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Turi Simetti, Vincenzo Agnetti, grandi artisti di cui, molti ne ho sentito parlare molto nelle trasmissioni d’arte su Arte TV.

La mostra prosegue al secondo piano, dove troviamo capolavori di Sergio Romiti, Giulio Turcato, Pompilio Mandelli, Enzo Cacciola, Valentino Vago, Claudio Olivieri, ect.

Sono rimasto molto impressionato sia dalla grande quantità di opere, sia dalla loro bellezza. Il primo e secondo piano, ospitano delle opere veramente straordinarie.

Consiglio a tutti, di andare a vedere queste bellissime mostre, ospitate in uno dei più bei musei di Venezia, non ve ne pentirete !!

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Spring at Fortuny Palace !

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Recensione della nuova mostra a Palazzo Fortuny

Finally the Palazzo Fortuny has reopened, with two wonderful exhibitions that extend from the ground floor to the second floor. On the ground floor we can admire a tribute to the artist Zoran Music, while in the upper floors we can see an extract from the collection of Giuseppe Merlini.

As we all know, Zoran Music was a Slovenian painter and engraver. Mušič was born in 1909, in the village of Boccavizza in Slovenia. After finishing his studies at the Zagreb Academy of Art in 1934, Mušič began his career, traveling between Madrid, Korčula, Maribor, and Ljubljana before settling in Trieste and Venice (1943) where he married Ida Barbarigo Cadorin, who considered his whole life his only inspiring muse.

In November 1944, during the Second World War, he was deported to the Dachau concentration camp, where he managed to secretly portray the life of the camp in extremely difficult and dangerous circumstances. Twenty-four are the drawings by Mušič signed and dated Dachau 1945, which testify the life and death in the concentration camp.

The most interesting thing about this exhibition is the perfect recreation of the basement room of his villa in Zollikon, which he decorated on behalf of the sisters. A room, which alone is a work of art; in addition to the paintings in the plaster, Zoran designed the patterns on the curtains and the tablecloth. Even the furniture, although not made by him, have however been chosen by the artist. Finally, after many years, this room has been recovered thanks to the artist Paolo Cadorin, who was his brother-in-law. Now we can admire it inside Fortuny Palace.

On the first and second floor, we can admire the majestic collection of Giuseppe Merlini, a collection that spans various painting currents from around the 900. Just to mention some names, there are some beautiful paintings by Renato Guttuso, Roberto Crippa, Bruno Munari, Lucio Fontana , Fausto Melotti, Turi Simetti, Vincenzo Agnetti, great artists of whom, many I have heard a lot in the art broadcasts on Arte TV.

The exhibition continues on the second floor, where we find masterpieces by Sergio Romiti, Giulio Turcato, Pompilio Mandelli, Enzo Cacciola, Valentino Vago, Claudio Olivieri, ect.

I was very impressed by both the large amount of works and their beauty. The first and second floors are home to truly extraordinary works.

I recommend everyone, to go and see these beautiful exhibitions, hosted in one of the most beautiful museums in Venice, you will not regret!

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Gino Rossi a Cà Pesaro

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Mostra Gino rossi
Visita Cà Pesaro per documentarmi sulla mostra di Gino Rossi

A Cà Pesaro, al secondo piano, c’è una nuova mostra, dedicata ad un grande pittore Veneziano: Gino Rossi. Un’artista, che con le sue opere ha promosso la figura di questo museo, uno all’avanguardia di quei tempi, e ideatore di un nuovo genere di pittura che abbandonava le forme graziose, e ritraeva personaggi umili, gli ultimi, i reietti, e stupendi paesaggi della laguna veneta.

Gino Rossi nasce il 6 giugno del 1884 a Venezia, a San Samuele, i suoi studi avvengono tra il collegio degli Scolopi a Badia Fiesolana, e al Ginnaio Foscarini di Venezia. E’ nel 1907, che insieme al suo amico Arturo Martini, parte alla volta di Parigi, dove rimane affascinato dalla pittura di Gauguin, Van Gogh e Fauves. Oltre al suo soggiorno a Parigi, la sua permanenza in Bretagna concorre a maturare la sua concezione artistica.

Torna in Italia intorno al 1910 con alcune opere, tra cui la famosa “La fanciulla del fiore”. A Venezia conosce il giovane neo direttore di Cà Pesaro Nino Barbantini, dove comincia ad esporre alcune sue opere e a conoscere altri pittori che diventeranno suoi grandi amici: Pio Semeghini, Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Diego Valeri e molti altri.

Purtroppo, nel 1916, Gino Rossi è chiamato alle armi, viene fatto prigioniero, e il periodo di prigionia che sconterà, lo cambierà profondamente, sin da sconvolgerlo talmente che verrà ricoverato al manicomio di Sant’Artemio di Treviso, fino alla sua morte nel 1947.

Tra le opere presenti nella mostra, risulta molto importante quello di “Marina – Dourarnenez” del 1910.  L’opera rappresenta un paesaggio, realizzato durante la sua permanenza nella regione francese della Bretagna, ed è fortemente influenzato  dalle tecniche pittoriche di Gauguin, e del gruppo di Pont-Aven; è questo dipinto che lo renderà uno dei pochi pittori italiani veramente aggiornato sul campo artistico europeo.

Un’altra interessante opera è “Testa di pescatore”, opera olio su tavola, realizzata tra il 1912-1913. Quello che colpisce dell’immagine di questo pescatore sono i suoi tratti facciali, così duri e malinconici, che testimoniano la dura lotta degli umili, degli ultimi per la sopravvivenza. Come pure un’altra opera, intitolata “Il bruto” realizzata nel 1913 su cartone ma applicata su una tela, che rappresenta sempre dei pescatori di Burano, isola dove lui ha vissuto per qualche tempo.  Guardando l’opera non si può che rimanere colpiti dalle rughe presenti sul volto scavato, segnato dal tempo e dalle fatiche, gli occhi sfuggenti, che hanno visto troppe sofferenze..

La mostra, è presente al secondo piano, e conta all’incirca una trentina di opere. Consiglio a tutti quanti, di andare a vederla, perché è molto interessante ! Confesso che mi hanno colpito molto i ritratti, ben curati nei dettagli, così impressionanti, così veri !

Ca’ Pesaro

Galleria Internazionale d’Arte Moderna

23 febbraio – 20 maggio 2018

Gino Rossi at Cà Pesaro Museum !

Gino rossi exibition
my visit to Cà Pesaro Museum, to study the new exibition !

At Cà Pesaro, on the second floor, there is a new exhibition, dedicated to a great Venetian painter: Gino Rossi. An artist, who with his works has promoted this museum, one, who was really at the forefront of those times, and he was the one who created a new kind of painting that abandoned the graceful forms, and portrayed humble characters, the last, the outcasts , and wonderful landscapes of the Venetian lagoon.

Gino Rossi was born on 6 June 1884 in Venice, in San Samuele, his studies took place between the college of the Scolopi at Badia Fiesolana, and at the Ginazzo Foscarini in Venice. In 1907, together with his friend Arturo Martini, he left for Paris, where he was fascinated by the painting of Gauguin, Van Gogh and Fauves. In addition to his staying in Paris, his staying in Brittany contributes to mature his artistic conception.

He returned in Italy around 1910 with some works, including the famous “The girl of the flower”. In Venice, he met the young new director of Cà Pesaro, Nino Barbantini; right there he began to exhibit some of his works and to meet other painters who will become his greatest friends: Pio Semeghini, Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Diego Valeri and many others.

Unfortunately, in 1916, Gino Rossi is called to arms, he is taken prisoner, and the period of imprisonment  will change him so deeply, so much that he will be hospitalized to the asylum of Sant’Artemio di Treviso, until his death in 1947.

Among the works featured in this exhibition, there is one very important: “Marina – Dourarnenez” realized around 1910 . The work represents a landscape, realized during his stay in the French region of Brittany, and is strongly influenced by the painting techniques of Gauguin, and the Pont-Aven group; this is the painting which will make him one of the few Italian artists truly updated on the European artistic field of that time.

Another interesting work is “The fisherman’s head”, an oil on board work, realized between 1912-1913. What strikes of this image of this fisherman is his facial features, so hard and melancholy, that witness the hard struggle of the humble, the hard fighting for survival. And then, there is another important work, entitled “The brute” made in 1913 on cardboard but applied on a canvas, which represents again,  the fishermen of Burano, an island where he lived for some time. Looking at the work you can not help but be struck by the wrinkles on the face dug, marked by time and toils, the eyes so elusive, like, they have seen too much suffering.

The exhibition is on the second floor and has about thirty works. I advise everyone, to go and see it, because it’s very interesting! I confess that I was very impressed by the portraits, so detailed, so impressive, so true!

 

Ca ‘Pesaro

International Gallery of Modern Art

23 February – 20 May 2018

Katagami & Katazome a Palazzo Mocenigo

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A Palazzo Mocenigo, a San Stae, a Venezia, c’è una bellissima mostra sul Giappone, e precisamente su come realizzavano una volta i tessuti e decorazioni per i kimono. Katagami in lingua giapponese, è il nome degli stampi o matrici realizzati per i disegni nei tessuti.  Katazome invece, è il nome della tecnica usata.

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Le origini di questa tecnica, risale a circa 1000 anni fa (anche se non si è sicuri), nella città di Suzuka, una delle città più importanti a sud di Tokyo. Si sa per certo che la produzione era in aumento nell’epoca Muromachi ( 1336 -1537), questo avvenne in quanto il luogo di origine era parte del castello feudale della famiglia / clan Kishu Tokugawa, parenti dello Shogun. Sotto la loro protezione, i commercianti di Katagami potevano viaggiare senza limiti, cosa inconsueta allora, infatti, in altre aree esistevano delle ferree regole per i spostamenti.

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Successivamente, fu durante il periodo Edo e Meiji che  si sviluppano come forma d’arte. Durante il periodo Edo, solo chi apparteneva a classi privilegiate, come i samurai, potevano indossare abiti ricamati in seta, mentre le altre, potevano usare solo capi in cotone e in fibre. Dopo il periodo Edo, venne il periodo Meiji, quando sale al potere imperiale il quindicenne Mutsuhito che diede inizio a vari riforme socio economiche, egli guidò l’impero in un contesto di grandi cambiamenti, vedendolo mutare da uno stato feudale a una potenza mondiale capitalista e imperialista attraverso la rivoluzione industriale giapponese.

Le tecniche usate per la tessitura prima del Katagami erano :

  • Tsutsugaki, un disegno realizzato a mano con la stesura della pasta di riserva.
  • Shibon, in cui il tessuto si stringe con ago e filo per impedire la tintura.
  • Itajime dove il tessuto si tinge più volte e poi ripiegato tramite due blocchi scolpiti.

Solo successivamente la tecnica Katagami consente la ripetibilità del disegno. La parola Katagami viene tradotta come kata cioè forma e kami = carta. Con essa si identificano le maschere di carta ritagliate a mano, per tingere i tessuti con la tecnica detta di riserva. La produzione delle carte si realizza sovrapponendo tra loro dei sottili fogli washi di carta prodotta con polpa di legno di albero di gelso, e si incollando tra di loro in tre o quattro strati usando il succo di kaki acerbi. Una volta essiccati, i fogli si tingono di colore marrone, vengono affumicati per un periodo di dieci giorni circa, diventando così impermeabili, poi rimangono a riposo per un anno, prima del suo impiego.

I soggetti usati per i disegni nei kimoni, erano vari, i più utilizzati, era la fioritura di ciliegi sakura che avviene durante i mesi di marzo e aprile un periodo in cui i giapponesi si riuniscono in parchi e giardini per l’hanami, una tradizione (poetica e suggestiva come molte cose in Giappone) dedicata all’osservazione dei fiori, in particolare dei ciliegi.

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Oppure un altro disegno molto usato è il crisantemo kiku, il fiore imperiale, esso simboleggia lo spirito del sole; conosciuto anche come Giorno dei crisantemi Kiku no sekku è una delle cinque festività maggiori del Giappone, celebrata il nono giorno del nono mese coincideva con l’inizio della stagione fredda e concludeva il periodo attivo e creativo dell’annata. La corolla stilizzata di un crisantemo a sedici petali è l’emblema della Casa imperiale giapponese, che secondo la tradizione deriva la propria legittimità dall’investitura ricevuta dalla dea del sole Amaterasu. La Paulownia kiri, un altro soggetto di stile imperiale, uno dei temi grafici più utilizzati sia sugli abiti sia sulle armature e/o come simbolo araldico di famiglie samurai.

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La mostra è principalmente esposta nella white room a piano terra dove si possono trovare molti esemplari di tessuti, kimoni, e spiegazioni complete ed esaurienti. Al primo piano, troviamo in alcune sale dei manichini che indossano altri esempi di kimono. La mostra è interessantissima senza ombra di dubbio ! Sono un appassionato dell’epoca feudale giapponese, e la mostra mi è piaciuta tantissimo ! Invito tutti quanti a venire a vederla, ne vale veramente la pena ! Se poi volete completare la vostra visione su mondo orientale, potete anche visitare il Museo di Cà Pesaro, dove al terzo piano, c’è il Museo orientale, dove potrete vedere tanti interessantissimi oggetti, quali katane, armature, e tanto altro ancora !

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dal 20 Gennaio al 22 Aprile 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

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Katagami & Katazome at Mocenigo Palace

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At Palazzo Mocenigo at San Stae, in Venice, there is a beautiful exhibition of Japanese culture, about how they once made the kimono: fabrics and decorations. Katagami in Japanese language, is the name of the molds or matrices made for drawing the tissues. Katazome instead, is the name of the technique used.

The origins of this technique dates back to about 1000 years ago (even if we are not sure), in the city of Suzuka, one of the most important city south of Tokyo. It is well established that the production was increasing in the Muromachi era (1336 -1537), this happened because the place was originally part of the feudal castle of the Kishu Tokugawa family / clan, relatives of the Shogun. Under their protection, the Katagami traders could travel without limits, at the time, something unusual, in fact, in other areas there were strict rules for movements.

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Subsequently, it was during the Edo period and Meiji that they develop them as an art form. During the Edo period, only those who belonged to the privileged classes, such the samurai could wear dresses embroidered in silk, while the others, they could use only cotton garments and fibers. After the Edo period, came the Meiji period, when it went to imperial power Mutsuhito, the fifteen boy that started various socio-economic reforms; he led the empire in a context of great change; seeing it change from astate feudal to a capitalist world power and imperialism with industrial Japanese revolution.

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The techniques used for weaving before Katagami were:

  • Tsutsugaki, a hand-drawing made with the drafting of the reserve paste.
  • Shibon, wherein the fabric is tightened with a needle and thread to prevent the dye.
  • Itajime where the fabric is dyed several times and then folded by means of two carved blocks.

Only afterwards the Katagami technique allows the repeatability of the drawing. The word is translated as Katagami: kata ie shape, and kami = paper. With it,  we identify the paper masks cut by hand, to dye fabrics with the reserve technique. The production of the cards is accomplished by overlapping between their thin sheets: washi of paper produced with mulberry tree wood pulp, and pasting between them in three or four layers using the khaki juice unripe. Once dried, the leaves are tinged with brown, are smoked for a period of ten days or so, making it waterproof, then remain at rest for a year, before to be used.

The subjects used for designs in kimonos were many, the most used, was blooming  cherry trees sakura that occurs during the months of March and April, a time when the Japanese gather in parks and gardens for the hanami, a tradition (poetic and evocative like many things in Japan) dedicated to the observation of flowers, especially cherry.

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Or another widely used design is the chrysanthemum, kiku the imperial flower, it symbolizes the spirit of the sun; also known as Day of chrysanthemums Kiku no sekku is one of five major festivals of Japan, celebrated on the ninth day of the ninth month coincided with the beginning of the cold season and concluded the active and creative period vintage. The stylized corolla of a chrysanthemum with sixteen petals is the emblem of the Japanese Imperial House, which according to tradition derives its legitimacy investiture received from god of the sun Amaterasu. The Paulownia kiri,another subject of imperial style, one of the most widely used graphic themes is on clothing or on the armours and / or as a heraldic symbol of samurai families.

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The exhibition is mainly exposed in the white room on the ground floor where you can find many examples of fabrics, kimonos, and complete and thorough explanations. On the first floor, we find in some rooms some mannequins wearing some other examples of kimono. The exhibition is interesting without a doubt! I am an fan of Japanese feudal era, and I really loved this exibition!!! I invite everyone to come and see it, it’s really worth it! If you wish to complete your vision of the Eastern world, you can also visit the Museum of Cà Pesaro, where the on third floor, there is the Oriental Museum, where you can see so many interesting objects, such as katanas, armor, ect!

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from 20 of January until 22 of April 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

Attorno al vetro al Candiani di Mestre

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La quarta e ultima mostra della serie Corto Circuito ci svela il parallelismo tra la pittura e il vetro nel corso dei secoli. Scopriamo insieme come queste arti possono coesistere insieme.

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Pochi giorni fa, sono andato a vedere al Centro Culturale Candiani di Mestre la mostre “Attorno al vetro: e il suo riflesso nella pittura“. E’ una mostra bellissima, con oltre 230 capolavori dell’arte vetraria di Murano, insieme a circa 30 dipinti provenienti dalla Galleria Internazionale Moderna di Cà Pesaro, dalla Pinacoteca di Barletta, dal MAXXI di Roma, dai Musei Civici di Pesaro, della Fondazione CRTrieste, e da collezioni pubbliche e private.

In verità questa non è una sola mostra ma due ! Si ha la possibilità di ammirare due generi diversi di capolavori d’arte, che dialogano tra di loro. Fin dal cinquecento in poi il vetro ha cominciato a prendere il suo posto come forma d’arte e di espressione, con un suo proprio linguaggio.

L’oggetto in vetro con la sua trasparenza ci permette di vedere lontano, al di là di esso, e tuttavia essa riflette, cattura la realtà che giace attorno. La pittura con i suoi colori, esalta la bellezza del vetro che arricchisce le scene di natura morta. Gli specchi riflettono la nostra immagine, la nostra persona, con tutte le nostre imperfezioni. I bicchieri, i vasi, le bottiglie, di ogni forma e di ogni colore, si trasformano per contenere i liquidi.

“Sii senza limiti, senza forma, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza. Se la metti in una teiera, diventa la teiera. Sii acqua, amico mio.” Bruce Lee

Le opere d’arte vetraria cominciano ad essere riprodotte nella tela, e possiamo ammirare come i vivaci colori li rappresentano nei quadri di Archimede Bresciano Da Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada Da Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, per citarne alcuni.

Tra i tanti quadri, sono rimasto molto colpito dalla “Donna allo specchio” di Archimede Bresciani, egli riesce a rappresentare in maniera sublime un semplice gesto quotidiano della donna che si fa bella dinanzi ad uno specchio, il quale mi ricorda molto quelli appesi nelle sale al primo e secondo piano del Museo di Cà Rezzonico.

L’immagine presa per pubblicizzare questa mostra è quella di Oscar Sogaro “Trasparenze” dove il tema della natura morta è circondata da diversi capolavori del vetro di diverso colore. Un’altro quadro molto bello ed interessante è quello di Bruno Croatto “Natura morta con vasi di Murano” dove il colore predominante è il rosso, ed è strabiliante come viene rappresentato il riflesso della realtà circostante nelle sfere di vetro.

La “natura morta” di Ugo Celada da Virgilio, è sorprendente. Il giallo su sfondo blu è stupefacentemente brillante e l’opera vetraria in rosso, trasparente, inquadra il riflesso della luce esterna.

Ma accanto a questi magnifici dipinti, troviamo altrettanti capolavori dei sapienti maestri di Murano, alcuni di questi pezzi sono ad opera di Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini e molti altri ancora.

Questo dialogo tra due generi diversi di arte, è alquanto interessante. Soffermandoci a guardare queste opere si acquisisce una percezione della realtà tridimensionale unica. La nostra mente si apre a nuovi concetti e a nuove riflessioni, i nostri occhi cominciano a guardare oltre a quello che ci appare, ma allo stesso tempo allargano il suo campo visivo, il senso dell’estetica presente nelle opere pittoriche e del vetro regalano intense emozioni.

Lascio la mostra con nuovi pensieri, e cerco con questo mio scritto di trasmettere a voi le emozioni ancora impresse nella mia mente, così possiate voi rievocarle quando andrete a visitare la mostra.

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English translation

The fourth and last exhibition of the Corto Circuito series reveals the parallelism between painting and glass over the centuries. Let’s find out how these arts can coexist together.

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A few days ago, I went to see the exhibition “Around the glass: and its reflection in painting” at the Candiani Cultural Center in Mestre. It is a beautiful exhibition, with over 230 masterpieces of Murano glass art, together with about 30 paintings from the Cà Pesaro International Modern Gallery, the Barletta Art Gallery, the MAXXI in Rome, the Pesaro Civic Museums, the Fondazione CRTrieste , and from public and private collections.

In truth this is not just one exhibition but two! You have the opportunity to admire two different kinds of masterpieces of art, which interact with each other. From the sixteenth century on, the glass began to take its place as a form of art and expression, with its own language.

The glass object with its transparency allows us to see far, beyond it, and yet it reflects, captures the reality that lies around. Painting with its colors enhances the beauty of glass that enriches still life scenes. The mirrors reflect our image, our person, with all our imperfections. Glasses, vases and bottles of all shapes and colors are transformed to contain liquids.

“Be without limits, without form, like water. If you put the water in a cup, she becomes a cup. If you put it in a teapot, it becomes a teapot. Be water, my friend” Bruce Lee

The glass works of art, begin to be reproduced in the canvas, and we can admire how the bright colors represent them in the paintings of Archimedes Bresciano. From Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada From Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, to name a few.

Among the many paintings, I was very impressed by the “Woman in the mirror” by Archimede Bresciani, he manages to represent in a sublime way a simple daily gesture of the woman who becomes beautiful in front of the mirror, which reminds me a lot those mirrors hanging in the rooms on the first and second floor of the Museo di Cà Rezzonico.

The image taken to publicize this exhibition is one by Oscar Sogaro “Trasparenze” where the theme of still life is surrounded by different masterpieces of different colored glass. Another very beautiful and interesting picture is one by Bruno Croatto “Still life with Murano vases” where the predominant color is red, and it is amazing how the reflection of the surrounding reality is represented in those glass spheres.

The “Still life” of Ugo Celada from Virgilio is surprising. The yellow on a blue background is amazingly bright and the glass work in red, transparent, frames the reflection of the external light.

But next to these magnificent paintings, we find many masterpieces of the wise masters of Murano, some of these pieces are by Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini and many others.

This dialogue between two different kinds of art is quite interesting. By dwelling on these works, we acquire a perception of the unique three-dimensional reality. Our mind opens up to new concepts and new reflections, our eyes begin to look beyond what appears to us, but at the same time widen its field of vision, the sense of aesthetics present in paintings and glass give intense emotions .

I leave the show with new thoughts, and I try with this writing, to transmit to you the emotions still imprinted in my mind, so you can recall them when you go to visit the exhibition.

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Viaggio nel passato a Cà Rezzonico !

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Nella giornata di domenica 15 dicembre  2017, a Cà Rezzonico si è verificato uno storico evento !! Come di consueto la sezione della didattica del Museo di Cà Rezzonico, la MUVE Education, organizza sempre degli eventi, che si integrano con il percorso storico del Museo, quali ad esempio: visite guidate, compleanni per bambini (e non) al museo, notte al museo ect.

Le visite guidate, sono sempre molto interessanti, ed affascinanti, dove gruppi di persone, su prenotazione, hanno un tour del museo con delle guide molto preparate. Quella di ieri è stata a dir poco un evento senza precedenti, in quanto, in occasione di quella visita guidata, all’interno del palazzo c’erano dei personaggi in costume del 700 veneziano, che in collaborazione con la guida, inscenavano alcune battute, in relazione al loro costume e/o alla sala dove si trovavano.

La compagnia dei personaggi in costume, fanno parte del Cern Italia, ovvero del Consorzio Rievocazioni Storiche: un gruppo di persone, che amano fare le rievocazioni del passato. Sembra un fenomeno simile al Cosplayer, in quanto dietro a tutti questi costumi, ci sono dietro delle vere e profonde ricerche storiche, e i costumi che loro indossano rispecchiano veramente quelli dell’epoca, in ogni dettaglio, dall’abito, dalle scarpe, dai gioielli ect.

E’ stato come tornare indietro nel tempo ! Pensate di trovarvi in un Museo del 700 Veneziano, circondati da persone con gli abiti dell’epoca ! Affascinante !! Di sicuro i visitatori saranno stati molto colpiti da questa iniziativa !! Io mi trovavo nel Portego del primo piano, dove ho conosciuto due “comparse” che interpretavano una Dama del 700 e un procuratore di Venezia. Nella sala del Brustolone, si può ammirare un quadro che ne rappresenta uno, si nota che egli indossa delle vesti di color rosso, simili a delle toghe che oggigiorno gli avvocati indossano.

Per chi non lo sapesse ancora, il museo di Cà Rezzonico è uno dei più bei musei di Venezia, e tratta per l’appunto il 700 veneziano. E’ a poca distanza da Piazzale Roma e si trova nelle vicinanze di Campo S. Barnaba, poco dopo Campo S. Margherita (direzione Accademia). Per chi volesse venire in battello, deve prendere la linea 1 dell’ACTV e scendere alla fermata che porta il nome del museo !

 

Posso solo sperare che queste iniziative si ripetano, sono molto belle da vedere, ed esercitano un fascino del tutto incredibile !! Per rimanere informati sui vari eventi, potete seguire le pagine web dei seguenti link:

e naturalmente anche seguire il mio blog !

 

English Translation

Travel back in time at Cà Rezzonico Museum !

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On Sunday 15 December 2017, an historic event has occurred at Cà Rezzonico Museum!! The MUVE Education, it’s the organization of the Museum responsible to organize events, such as: guided tours, birthdays for children (and not) at the museum, night at the museum ect.

The guided tours are always very interesting and fascinating, ‘cause the groups of people, by reservation, have a tour of the museum with very good guides. The event of yesterday was nothing short of an unprecedented, because, during that guided tour, inside the building there were some characters wearing costumes of the 700 Venetian time, who in collaboration with the guide, staged some scenes, in relation to their costume and / or the room where they were.

The company of the characters in costume, are part of Cern Italy, ie the Consortium of  Re-enactment Societies: a group of people, who love to make re-enactments of the past. It seems a phenomenon similar to the Cosplayer, because behind all these costumes, there are real and deep historical research, and the costumes that they wear, they really reflect those of that time, in every detail, from the dress, from the shoes, from the jewels ect.

It was like going back in time! Think of finding yourself in a Museum of the Venetian 700 time, surrounded by people with the clothes of that era! Fascinating !! Surely the visitors will have been very impressed by this initiative !! I was in the Portego on the first floor, where I met two “actors” who played a lady of 700 and a procurator of Venice. In the hall of the Brustolone, you can admire a painting that represents one, you notice that he wears red robes, similar to the togas that nowadays lawyers wear.

For those who do not know it yet, the Cà Rezzonico museum is one of the most beautiful museums in Venice, and it’s field is the 700 Venetian time. It is not far  from Piazzale Roma and it’s located near Campo S. Barnaba, shortly after Campo S. Margherita (Accademia direction). For those wishing to come by boat, they must take the ACTV line number 1 and get off at the stop that bears the same name of the museum!

I can only hope that these initiatives are repeated, they are very great to see, and they exert a totally incredible charm on the visitors !! To stay informed about the various events, you can follow these following links:

and of course you can also follow my blog !

Musica Liquida a Palazzo Mocenigo !

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Di recente, ho lavorato a Palazzo Mocenigo per una sostituzione, e mi sono accorto di una nuova mostra che ha preso il posto della precedente “Trasformations”. La mostra attuale si intitola “Musica Liquida” realizzata dall’artista Rosa Vetrano e si trova a piano terra di Palazzo Mocenigo. La mostra è stata inaugurata il 24 novembre scorso e sarà visibile al pubblico fino al 31 dicembre 2017.

Nelle sale dedicate alla mostra, dal soffitto pendono delle creature marine, rassomiglianti a delle meduse, che simboleggiano la necessità, l’urgenza di difendere l’ambiente marino quotidianamente inquinato dall’enorme quantità di plastica che viene riversata in esso.

Palazzo Mocenigo, ancora una volta si erge a diffondere la cultura della difesa dell’ambiente naturale. Anche la precedente mostra sopra citata, ad opera di artisti Novergesi, esprimeva il concetto che niente va sprecato, che tutto deve essere riciclato. Anche questa volta, si vuole lanciare un messaggio per farci riflettere su quello che ci succede intorno, e di fare qualcosa, di rimediare, prima che sia troppo tardi.

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English Translation

Recently I was back to Mocenigo Palace to take the place of a colleague who has called in sick, and I found out the new exibition which now is located on the first floor of the Museum, right in the same rooms where there was the “Transformations” exibition created by the 6 Norvegian artists until few time ago.

This new exibition is called “Liquid Music” by the artist Rosa Vetrano. it’s has been inaugurated on the 24 of november and it will last until the end of December 2017.

In those rooms, we can find some sea creatures hanging from the ceiling which looks like the jellyfish, these creatures means the imperative, the urgency to defend the sea enviroment form the daily pollution of plastic that fill the sea.

Mocenigo Palace, once again come to the rescue of the natural enviroment. It happened before with the exibition “Transformations” by the 6 Norvegian artists, where the concept was that nothing must be wasted, and everything should be recycled. Again, there is a message to spread, something has been created by the Italian artist to make us think about what is happening around us, to do something to fix it, before it’s too late.

 

 

Nuova mostra a Forte Marghera !

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E’ stata inaugurata ieri la mostra “Gruppo Di Famiglia a Forte Marghera, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Sindaco Luigi Brugnaro, un’iniziativa già collaudata,  che comprende anche, le mostre passate e presenti del Centro Culturale Candiani, che hanno come scopo la volontà di avvicinare il pubblico alle opere d’arte portandole a Mestre. Un’iniziativa che mi trova favorevole, perché permette a quelle persone che non riescono ad andare a Venezia di ammirare queste stupende opere; e anche per il prezzo molto accessibile, se le mostre del Candiani hanno un biglietto di 5 euro (prezzo intero) nella mostra a Forte Marghera, l’ingresso è gratuito. La mostra durerà fino al 5 novembre 2017 e sarà aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì dalle 15 alle 22 di sera. Ecco che le persone che andranno a divertirsi nei locali presso il forte, avranno l’occasione di visitare questa bella mostra.

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Il titolo “Gruppo Di Famiglia” è stato scelto proprio in base alla volontà di dare un’opportunità ai cittadini di vedere le opere, che sono visti quasi come una grande famiglia. Trovo anche le opere presenti tocchino tutti i momenti della vita quotidiana e dei momenti più importanti della nostra storia. La mostra conta una serie di 36 sculture del XIX e XX secolo, provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro di Venezia, e illustra i momenti quotidiani come il lavoro, la figura della donna, la rappresentazione della figura umana dopo la bomba atomica e gli orrori dei campi di concentramento.

Questa mostra mi ha regalato intense emozioni, tra le tante statue, c’è una in particolare che mi sono soffermato a guardare per parecchi minuti, non credendo ai miei occhi. L’opera in questione è “Scaricatore” di Constantin Meunier. Incredibile per me, per il fatto che questa statua l’avevo già vista, parecchie volte nei miei viaggi ad Anversa in Belgio, e infatti essa si trova a lato del municipio tra la Suikerrui e Grote Markt

La statua intitolata Arbeid Vrijheid ad Anversa, è localizzata vicino al municipio come ho detto sopra e nei pressi del porto, e quindi ecco il perché ci è conosciuta come “scaricatore”,  nella loro cultura essa è vista come un simbolo della realizzazione della classe operaia. Tante volte sono andato ad Anversa, città natale del collezionista Axel Veervordt, che in questo periodo ospita una sua mostra “Intuition” nel bellissimo Palazzo Fortuny, mai mi sarei aspettato di vederla qui, facendomi ricordare tanti bei momenti passati in quella città.

Un’altra opera che mi è piaciuta molto è quella intitolata “Ciccaiuolo” di Domenico Trentacoste; il ciccaiuolo era colui che raccattava le cicche di sigaretta per poi rivenderle.

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In un primo momento, mi aveva colpito molto la lanterna, essa, mi ricordava non so per quale motivo , Diogene, che di giorno andava in giro con la lanterna, e quando gli chiesero cosa stesse facendo, lui rispose, “cerco l’uomo onesto”, di certo una risposta profonda ed interessante. Se nessuno ha mai visto un quadro che lo raffiguri, può sempre venire a Cà Rezzonico, dove al terzo piano, nella pinacoteca di Egidio Martini, c’è un dipinto di Diogene con Alessandro Magno. Ma torniamo alla scultura: l’autore è Domenico Trentacoste, un personaggio alquanto interessante, se si pensa che le prime esperienze sulla tecnica scultorea le acquisì a Palermo all’età di sette anni nel Laboratorio di Benedetto Delisi, e a dodici anni cominciò a lavorare nello studio di Domenico Costantino. Per la sua bravura, fu chiamato nelle grandi capitali europee come Londra, Parigi, Vienna, ha esposto anche alla biennale di Venezia più volte.

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Dal lato opposto, si può ammirare l’imponente scultura di Giacomo Manzù “Cardinale”, una figura massiccia, che sembra quasi sovrastare a tutti, c’è uno strano gioco di prospsettiva, che lo fa sembrare più grande, eppure ha uno sguardo assorto o addirittura assente, forse perso nei suoi pensieri. Di particolare ha di visibile solo la testa e i piedi, tutto il resto è nascosto dalla vista dell’osservatore, dall’abito che indossa. Di certo, una figura diversa da quella del cardinale Rezzonico, che successivamente divenne papa; una tela che lo raffigura è presente nella sala dell’allegoria al primo piano del Museo del 700 Veneziano di Cà Rezzonico.

Un’opera ancor più interessante è quella di Alberto Viani “La grande madre”. Viani ha vissuto per lungo tempo a Mestre, ha studiato e insegnato all’Accademia delle belle arti di Venezia, un artista molto bravo che ricevette molti premi: la sua arte cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo verso la fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia, e fu assegnato nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre partecipò alla Biennale di Middelheim di Anversa tra il 1949 e il 1973, e anche alla Quadriennale Internazionale di Roma per quattro volte: nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento. Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Da notare che egli fu un grande amico di Emilio Vedova, un grande nome nel campo dell’arte.

Il titolo della scultura “Terra Mater” mi ricorda vagamente le teorie che sono state scritte riguardo alla Dea Madre, Dea della Terra secondo la mitologia Romana, essa era protettrice del matrimonio e della fertilità, spesso anche chiamata come la Dea Gaia. La Grande Madre era una divinità femminile primordiale, che è stata concepita in forme molto diverse, e in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree geografiche del mondo nei tempi antichi, coinvolgendo quindi le civiltà che si sostentavano con la caccia e l’agricoltura e l’allevamento animale. In quanto tale, la Grande Madre si incarna non solo nelle  figure di dee concrete, nelle varie mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti. Essa esprime dunque il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rinascita, che caratterizzano sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici. Il femminile risulta quindi essere un elemento che sta fra il mondo umano e quello divino.

Altre due opere situate nella seconda sezione del padiglione che sono alquanto interessanti sono “Uomo Atomizzato” di Agenore Fabbri, e “Filo spinato” di Pino Castagna. Sulla vocazione di Agenore Fabbri per la scultura ha avuto un’influenza determinate l’attività del padre, artigiano del metallo, nel fabbricare armature e altri oggetti di metallo. Ultimo di quattordici figli, si iscrive all’istituto d’Arte di Pistoia, ma si esercita da solo nella scultura. Nel 1940 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Gian Ferrari di Milano e poi, nel 1943, alla Quadriennale di Roma. Durante la seconda guerra mondiale combatte in territorio jugoslavo, e poi nella Resistenza. La violenza assurda, la crudeltà della guerra, il dolore umano, diventano i temi principali delle sue opere. E’ invitato alla Biennale di Venezia del 1952 con una esposizione personale. Dalla metà degli anni ‘50 si trasferisce a Milano e lascia la terracotta per il bronzo e il ferro: al dolore umano si aggiunge il tema della sofferenza degli animali (Rissa di cani; Insetto atomizzato) e il nuovo terrore delle armi atomiche che incombono sul genere umano (Uomo di Hiroshima). Filo spinato è un opera del compianto artista Pino Castagna, nata con l’intento di ricordare le vittime della Shoah e delle deportazioni naziste nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci sarebbero tante altre sculture di cui vorrei parlarvi, tutte bellissime “La Famiglia” di Giacinto Fantin, “Nudo di Donna” di Giuseppe Graziosi, “Susanna” di Marcello Mascherini, “Madonna con bambino” di Libero Andreotti, “Civiltà della macchina” di Bruno De Toffoli. Sono tutte quante belle, interessanti, e non c’è da stupirsi, visto che vengono tutte dal bellissimo Museo di Cà Pesaro di Venezia. Invito tutti quanti, ad andare a vedere questa mostra, non capita spesso un’opportunità come questa !!

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Gruppo di Famiglia

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New Exhibition at Forte Marghera

 

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The exhibition “Family group at Forte Marghera” was inaugurated yesterday, by the Civic Museum Foundation in Venice and by the Mayor Luigi Brugnaro, an already proven initiative, which also includes past and present exhibitions of the Candiani Cultural Center, which has the purpose of bringing to the public the works of art, by bringing them to Mestre. An initiative that finds me favorable because it allows those people who can not go to Venice to admire these wonderful works, and also for the very affordable price , if the Candiani exhibitions have the ticket of 5 euros (full price) at the exhibition at Forte Marghera, the entrance is free. The exhibition will last until November 5, 2017 and will be open every day except Monday, from 3pm to 6pm. In the evening, people who are going to have fun in the restaurants / bar of the fort , will have the opportunity to visit this beautiful show.

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The title “Family Group” has been chosen on the basis of the will to give citizens an opportunity to see the works, citizen which are almost seen as a great family. I also find the works, shows all the moments of daily life and the most important moments of our history. The exhibition features a series of 36 sculptures from the 19th and 20th centuries, coming from the International Gallery of Modern Art in Ca Pesaro of Venice, illustrating the daily moments such: the figure of the woman, the representation of the human figure after the bomb Atomic and the horrors of the concentration camps and so on.

This exhibition has given me intense emotions, among the many statues, there is one in particular that I have been watching for several minutes, not believing my own eyes. The work in question is Constantin Meunier’s “Unloader”. Incredible to me, for the fact that I had seen this statue several times on my trips to Antwerp in Belgium and in fact it is on the side of the town hall between Suikerrui and Grote Markt

The statue named Arbeid Vrijheid in Antwerp is located near the city hall as I said above, and near the harbor, so here is why it is known as a “unloader”; in their culture it is seen as a symbol of the realization of the working class . Many times I went to Antwerp, the hometown of the collector Axel Veervordt, who at this time hosts his “Intuition” exhibition at the beautiful Fortuny Palace of Venice, I would never have expected to see it here, making me remember so many beautiful times I have spent in that city.

Another work I liked was the one called “Ciccaiuolo” by Domenico Trentacoste; The ciccaiuolo was the one who collected the cigarette strips and then sold them.

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At first, I was very impressed by the lantern, it reminded me, I don’t knowing why, the character of Diogene, who was out walking around with the lantern, and when asked what he was doing, he replied, “I’m looking for the Honest man “, certainly a profound and interesting answer. If no one has ever seen a picture that depicts him, he can always come to Cà Rezzonico, where on the third floor, in the gallery of Egidio Martini, there is a painting of Diogene with Alexander the Great. But let’s go back to the sculpture: the author is Domenico Trentacoste, a very interesting character, if we thinks that the first experiences of sculptural technique, he has acquired them at Palermo at the age of seven at Benedetto Delisi’s Laboratory, and at twelve years, he began to work in the Study of Domenico Costantino. For his excellence, he was invited to major European capitals such as London, Paris, Vienna, and  healso exhibited at the Venice Biennale several times.

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On the other side, you can admire the imposing sculpture of Giacomo Manzù “Cardinal”, a massive figure, which seems almost overlooked to everyone, there is a strange play of prospettive, which makes it look bigger, yet has a sour look or even absent, perhaps lost in his thoughts. A very interesting particular is that, it’s only visible the head and the feet, everything else is hidden from the observer’s view, from the gown he wears. Certainly, a different figure than  the  Rezzonico Cardinal, who subsequently became Pope; A canvas depicting him is present in the hall of allegory on the first floor of the Museum of the 700 Veneziano of Cà Rezzonico.

An even more interesting work is that one by Alberto Viani “The Great Mother”. Viani has lived for a long time in Mestre, he studied and taught at the Academy of Fine Arts in Venice, a very good artist who received many awards: his art began to be appreciated nationally and internationally only towards the end of the ‘ 40. He participated on several occasions at the Venice Biennale, and was awarded in 1952 of the City Prize and in 1966 of the International Sculpture Prize. He also participated in the Middelheim Biennial of Antwerp between 1949 and 1973, and also at the Fourth International Year of Rome for four times: in 1955, 1972, 1986 and 1965, when he won the Parliament Prize. His works were purchased from major world museums, from New York to Rome, from Turin to Venice. Note that he was a great friend of Emilio Vedova, a great name in the field of art.

The title of the “Terra Mater” sculpture vaguely reminds me of the theories that were written about the Mother Goddess, Goddess of the Earth according to Roman mythology, she was the protector of marriage and fertility, often called the Gaia Goddess. The Great Mother was a primordial female deity, conceived in very different forms, and in a wide range of cultures, civilizations and populations of various geographic areas of the world in ancient times, involving civilizations that lived on hunting and Agriculture and animal breeding. As such, the Great Mother is embodied not only in the figures of goddesses, in various mythologies, but also in a wide range of symbols that involve both the animal world and the objects. It therefore expresses the cycle of birth-development-maturity-decline-death-rebirth, which characterizes both human and natural cycles and cosmic cycles. The female is thus an element between the human and the divine world.

Two other works in the second section of the pavilion, that are quite interesting are: “Atomized Man” by Agenore Fabbri, and “Barbed Wire” by Pino Castagna. The vocation of Agenore Fabbri for sculpture has had a certain influence  the activities of his father, metal craftsman, in manufacturing armor and other metal objects. Last of fourteen children, he enrolled at the Art Institute of Pistoia, but practiced alone about sculpture. In 1940 he held his first solo exhibition at Galleria Gian Ferrari in Milan and then in 1943 at the Quadriennale of Rome. During the Second World War he fought in Yugoslav territory, and then in the Resistance. Absolute violence, the cruelty of war, human pain, become the main themes of his works. He has been invited to the Venice Biennale in 1952 with a personal show. Since the mid-1950s, he moved to Milan and left the terracotta for bronze and iron: human pain added to the theme of animal suffering (Dog Breeds, atomized insects) and the new terror of the atomic weapons that threat the Human kind (Hiroshima man). Barbed wire is a work by the late Pino Castagna artist, born with the intent of remembering the victims of the Shoah and Nazi deportations during World War II.

There are so many other sculptures I would like to talk to you about, all  wonderful: “The Family” of Giacinto Fantin, Giuseppe Graziosi’s “Naked Woman”, Marcello Mascherini’s “Susanna”, Libero Andreotti’s “Madonna with Child”, “Civilization of the Machine” By Bruno De Toffoli. They are all beautiful, interesting, and no wonder, as they all come from the beautiful Ca ‘Pesaro Museum of Venice. I invite everyone to go to see this show, often not an opportunity like this !!

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