Flavio Favelli a Ca’ Rezzonico

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C’è una nuova mostra a Ca’ Rezzonico, il museo del settecento veneziano. Il titolo di questa intrigante mostra è “Il bello inverso” e l’artista si chiama Flavio Favelli.

Flavio Favelli è nato a Firenze nel 1967, nel 1993 ottiene la Laurea in Storia Orientale presso l’Università di Bologna e in seguito intraprende la carriera artistica. Le sue opere sono famose e sono  state esposte in moltissime istituzioni internazionali di grande fama, possiamo citare alcune, tra le quali: Art Basel Hong Kong Encounters sector curated by Yuko Hasegawa (2013, S); MAXXI, Roma (2012, S; 2010, G); Museo del Novecento, Milano (S, 2012), MACRO, Roma (G, 2012; 2011, S); RISO Museo dArte Contemporanea, Palazzo Grassi, Venezia (G, 2008). Nel 2012 ha rappresentato il nostro paese alla 11° Biennale de La Habana e per due volte, sia nel 2003 e poi nel  2013, l’artista ha preso parte alla Biennale d’Arte di Venezia.  Attualmente l’artista vive e lavora a Savigno (Bologna, I). Flavio Favelli crea opere utilizzando vecchi oggetti d’arredamento o di uso comune, come lampadari, cornici, bottiglie della Fanta o della Coca Cola, chincaglieria che rimanda all’estetica borghese degli ambienti familiari in cui è cresciuto o alla cultura orientale approfondita durante gli studi universitari. Le sue opere sono collages, sculture o installazioni in cui questi materiali di recupero vengono assemblati, dando vita a sovrapposizioni di senso che isolano l’oggetto dalla mera realtà materiale, elevandolo alla dimensione artistica. Questo passaggio non avviene tramite una snaturazione dell’oggetto stesso, ma piuttosto attraverso una amplificazione delle sue caratteristiche funzionali, del suo valore come oggetto d’uso, come oggetto di decoro, come icona di una quotidianità passata, inconsciamente compresente a quella attuale. La forte componente autobiografica di queste opere (che ispira anche le rare performances di questo artista), funge da filtro di lettura comune alle varie linee di indagine che Flavio Favelli porta avanti in tutti i suoi lavori e, attraverso la riflessione sulla memoria e lo sviluppo di una poetica dell’oggetto imperniata sul binomio esotico-quotidiano, egli riannoda la propria vicenda personale alla storia collettiva e alla riflessione politica.
Le opere di Flavio Favelli trasmettono un dichiarato senso di italianità. Nella sua pratica artistica egli ripropone e svolge le contraddizioni che hanno accompagnato il sorgere dell’arte concettuale (e della pop-art) a livello internazionale, calando queste stesse teorizzazioni all’interno delle forme e degli esiti raggiunti dalla tradizione concettuale italiana. Il risultato sono opere dall’anima ibrida, che rendono difficile la collocazione di questo artista nell’ambito del panorama nazionale e che allo stesso tempo sottolineano la forte carica personalizzante sottesa al linguaggio articolato all’interno di ogni singola opera.

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Quindici opere inedite formano l’intervento a Ca’ Rezzonico di Flavio Favelli. Il bello inverso, “cioè a rovescio, opposto”, spiega l’artista, racconta di “una bellezza pensata che è il mio immaginario, qualcosa che non è semplice da esporre in un luogo e in una città che è l’Arte per antonomasia”.

Le opere sono distribuite tra il piano terra e i piani superiori. Le opere presenti a piano terra, si possono vedere gratuitamente, mentre per vedere quelle presenti al primo e al secondo piano, occorre pagare il biglietto. A piano terra, le opere sono tre:

  • Eternity, che rappresenta una stella rossa, localizzata all’uscita sul canal grande del museo.
  • Tempo Veneziano, situata più o meno nella parte centrale dell’androne a piano terra.
  • Traliccio Tunisi, disposta quasi al centro della piazzetta prima del giardino.

Volendo vedere le altre opere, il biglietto include anche il giro del bellissimo museo. Le opere dell’artista Favelli, si possono vedere a partire dalla scalinata che porta al salone da ballo. Le due opere posti ai lati della scalinata si intitolano “Cart d’Or” e “Ferragosto Decò”. Una volta entrati nel bellissimo salone da ballo, e prima sala dell’itinerario museale, troviamo “Ghiacciato Venezia”, situato proprio di fronte all’ingresso. Si prosegue nella sala dell’Allegoria per trovare “Silver Plated”.

Nel portego del primo piano, troviamo due opere che mi sono piaciute molto “Military Deco”. Ultime opere del primo piano, sono nella sala della biblioteca: “Diva Kissess”, “Eau de Toilette”, “Serenissima Star” e “Premium Quality. Si sale al secondo piano, per ammirare le ultime opere dell’artista che si trovano nella sala del ridotto “Purple riviera” e nella sala delle lacche verdi “Gold Ghana”.

L’opera al primo piano, nella sala del portego intitolata “Military Decò” trova la spiegazione nelle foto qui sotto:

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Al secondo piano nella sala delle “Lacche Verdi” troviamo l’opera chiamata “Gold Ghana” una specie di obelisco fatto di specchi montati su ogni lato, che però non sono come gli altri, in quanto hanno come una patina dorata, e quindi non riflette l’immagine come noi siamo abituati. Procedendo nella sala del “Parlatorio” troviamo forse l’opera più squisita ! Si intitola “Purple Riviera” e troviamo un obelisco decorato con tutti i cartoni dei gelati e torte Algida ! Un’opera un po particolare, ma che cattura l’attenzione di grandi e piccini, specie quest’ultimi si soffermano per dire qual’è il loro gelato preferito !

Con queste due opere terminano questa mostra alquanto interessante e diversa.. Una mostra cattura le emozioni di molti turisti, tanti trovano che sia magnifica, alcuni alzano il sopra ciglio per tentare di capire che cos’è , ma alla fine rimane un’esposizione che spinge la nostra immaginazione, e la nostra curiosità nel capire di più la nostra realtà !

Dal 9 maggio al 15 settembre 2019
Venezia, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano

Flavio Favelli exhibition at Ca’ Rezzonico Museum !

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There is a new exhibition at Ca ‘Rezzonico, the Venetian eighteenth century museum. The title of this intriguing exhibition is “Il bello inverso” and the artist is called Flavio Favelli.

Flavio Favelli was born in Florence in 1967, in 1993 he obtained a degree in Oriental History from the University of Bologna and later began his artistic career. His works are famous and have been exhibited in many international institutions of great fame, we can mention a few, including: Art Basel Hong Kong Encounters sector curated by Yuko Hasegawa (2013, S); MAXXI, Rome (2012, S; 2010, G); Museo del Novecento, Milan (S, 2012), MACRO, Rome (G, 2012; 2011, S); RISO Museum of Contemporary Art, Palazzo Grassi, Venice (G, 2008). In 2012 he represented our country at the 11th Biennial of La Habana and twice, both in 2003 and then in 2013, the artist took part in the Venice Art Biennale. Currently the artist lives and works in Savigno (Bologna, I). Flavio Favelli creates works using old furniture or everyday objects, such as chandeliers, frames, bottles of Fanta or Coca Cola, knick-knacks that refer to the bourgeois aesthetic of the family environments in which he grew up, or to the oriental culture deepened during his studies university. His works are collages, sculptures or installations in which these salvaged materials are assembled, giving rise to overlaps of meaning that isolate the object from mere material reality, elevating it to the artistic dimension. This passage does not take place through a distortion of the object itself, but rather through an amplification of its functional characteristics, of its value as an object of use, as an object of decoration, as an icon of a past everyday life, unconsciously co-present with the current one. The strong autobiographical component of these works (which also inspires the rare performances of this artist), serves as a common reading filter for the various lines of investigation that Flavio Favelli carries out in all his works and, through his reflection on memory and development of a poetics of the object hinged on the exotic-daily binomial, he re-joins his personal story to the collective history and political reflection.

Flavio Favelli’s works convey a declared sense of Italianness. In his artistic practice he re-proposes and develops the contradictions that have accompanied the rise of conceptual art (and pop-art) at the international level, bringing these same theories down within the forms and results achieved by the Italian conceptual tradition. The result are works with a hybrid soul, which make it difficult to place this artist on the national scene and at the same time underline the strong personalizing power underlying the language articulated within each individual work.

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Fifteen unpublished works form the intervention at Ca ’Rezzonico by Flavio Favelli. The inverse beauty, “that is backward, opposite”, explains the artist, tells of “a beauty thought that is my imagination, something that is not easy to expose in a place and in a city that is the Art par excellence “.

The works are distributed between the ground floor and the upper floors. The works on the ground floor can be viewed for free, while to see those on the first and second floors, you must pay for the ticket. On the ground floor, there are three works:

  • Eternity, which represents a red star, located at the exit of the museum’s grand canal.
  • Venetian weather, located more or less in the central part of the entrance hall on the ground floor.
  • Traliccio Tunisi, located almost in the center of the square before the garden.

If you want to see the other works, the ticket also includes a tour of the beautiful museum. The works of the artist Favelli, can be seen starting from the stairway leading to the ballroom. The two works on the sides of the staircase are called “Cart d’Or” and “Ferragosto Decò”. Once we enter the beautiful ballroom, and the first room of the museum itinerary, we find “Ghiacciato Venezia”, located right in front of the entrance. Continue into the Allegory room to find “Silver Plated”.

In the portego of the first floor, we find two works that I liked very much “Military Deco”. The last works on the first floor are in the library room: “Diva Kissess”, “Eau de Toilette”, “Serenissima Star” and “Premium Quality. Go up to the second floor to admire the artist’s latest works in the “Purple riviera” small room and in the “Gold Ghana” green lacquer room.

The work on the first floor, in the Portego room entitled “Military Decò”, is explained in the photos below: you can see the same pattern which was drawn on the warship’s hulls.

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On the second floor in the “Lacche Verdi” room we find the work called “Gold Ghana”, a sort of obelisk made of mirrors mounted on each side, but which are not like the others, as they have a golden patina, and therefore do not reflects the image as we are used to. Proceeding into the “Parlatorio” room we find perhaps the most exquisite work! It’s called “Purple Riviera” and we find an obelisk decorated with all the Algida ice cream and cake cartons! A rather particular work, but one that catches the attention of adults and children, especially the latter, pausing to say which is their favorite ice cream!

With these two works they end this rather interesting and different exhibition .. An exhibition captures the emotions of many tourists, many find it to be magnificent, some raise their heads to try to understand what it is, but in the end it remains an exhibition that pushes our imagination, and our curiosity in understanding our reality more!

From 9 May to 15 September 2019
Venice, Ca ’Rezzonico – Museum of the Venetian eighteenth century

 

 

Canaletto approda a Palazzo Ducale !

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A Palazzo Ducale è stata inaugurata la mostra “Canaletto e Venezia”, che durerà fino al 09 giugno 2019. E’ la mostra dell’anno, un evento che si aspettava ormai da tempo. Ecco che dopo la grande mostra dedicata a Tintoretto, si è riusciti a proporre un’altra mostra di grande livello.

Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come il Canaletto (Venezia, 17 o 18 ottobre 1697 – Venezia, 19 aprile 1768), è stato un pittore e incisore italiano, noto soprattutto come vedutista, i cui quadri sono famosi, e sopratutto sparsi in tutto il mondo, specie in Inghilterra, alla National Gallery di Londra, questo grazie al consiglio del console Britannico Joseph Smith, che fu un intermediario tra l’artista e i principali collezionisti inglesi.

La mostra da poco inaugurata, rende possibile poter vedere i suoi magnifici capolavori, specie quelli provenienti dai musei stranieri, e oltre a lui, sono presenti anche opere di Luca Carlevarijs, Rosalba Carriera, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Francesco Guardi, e Giandomenico Tiepolo, questo per poter offrire al pubblico una visione completa del panorama del 700 a Venezia.

E’ una mostra spettacolare, che invito tutti ad andare a vedere, ma se volete avere una visione più allargata dell’artista e del suo tempo, dopo Palazzo Ducale, dovete anche visitare il bellissimo Museo di Ca’ Rezzonico, museo del 700 veneziano, dove uno dei due quadri di Canaletto, è stato prestato per la mostra. Quindi, se dopo Palazzo Ducale decideste di recarvi a Ca’ Rezzonico, potrete vedere l’altro capolavoro, e tutti gli altri tesori artistici di quell’epoca.

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Canaletto at The Doge’s palace in Venice !

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The “Canaletto e Venezia” exhibition was inaugurated at Palazzo Ducale and will last until 09 June 2019. It is the exhibition of the year, an event that has long been expected. Here, after the great exhibition dedicated to Tintoretto, they managed to propose another major exhibition.

Giovanni Antonio Canal, better known as the Canaletto (Venice, 17 or 18 October 1697 – Venice, 19 April 1768), was an Italian painter and engraver, known above all as a vedutist, whose paintings are famous, and above all scattered throughout the world, especially in England, at the National Gallery in London, thanks to the advice of the British consul Joseph Smith, who was an intermediary between the artist and the main English collectors.

The recently inaugurated exhibition makes it possible to see his magnificent masterpieces, especially those from foreign museums, and in addition to him, there are also works by Luca Carlevarijs, Rosalba Carriera, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi, Francesco Guardi, and Giandomenico Tiepolo , this in order to offer the public a complete vision of the 700 panorama in Venice.

It ‘a spectacular show, which I invite everyone to go see, but if you want to have a broader view of the artist and his time, after the Doge’s Palace, you must also visit the beautiful Museum of Ca’ Rezzonico, museum of the Venetian 700, where one of the two paintings by Canaletto, was lent for the exhibition. So, if after the Doge’s Palace you decide to go to Ca ‘Rezzonico, you can see the other masterpiece, and all the other artistic treasures of that time.

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Maree, teatri e labirinti..

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Una nuova mostra è visibile al Museo di Ca’ Pesaro di Venezia, si intitola “GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito”. E’ stata inaugurata il 26 gennaio 2019 e durerà fino  al 22 aprile. La mostra è collocata al secondo piano e conta un numero di 13 opere.

L’artista si chiama Giovanni Soccol , nato a Venezia nel 1938. Inizia a dipingere nei primi anni Cinquanta, cominciando a frequentare l’atelier della pittrice Ilse Bernheimer, poi del pittore veneziano Gennaro Favai. L’influenza delle tecniche, degli insegnamenti, delle conoscenze, di questi artisti, vissuti tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, sarà per il giovane pittore un vero e proprio viaggio per il suo apprendistato, non solo tecnico, ma anche culturale.

Negli anni successivi inizia un lungo rapporto maestro-allievo con Guido Cadorin, che sarà per lui fondamentale per imparare le tecniche del mestiere. Nel 1964 espone nel Padiglione delle Arti Decorative alla XXXII Biennale d’Arte Contemporanea, aggiudicandosi il Premio del Ministero Industria e Commercio. Nel 1967 consegue la laurea con il massimo dei voti.

Durante gli anni Settanta Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni ed alla scenografia, sia per il teatro che per il cinema. Nel 1973 è art director del film Don’t look now per la regia di Nicholas Roeg.

Dalla metà degli anni Ottanta, dopo diverse esperienze nel campo della scenografia che lo vedono impegnato in diversi teatri, tra cui nel 1986 la Royal Opera di Stoccolma,  Soccol decide di concentrarsi unicamente nella pittura, in cui egli riversa la totalità delle esperienze fino allora acquisite.

Le tematiche da lui affrontate nel corso della sua carriera artistica, si possono vedere oggi in questa mostra, 13 opere che trattano i seguenti argomenti:

  • Maree
  • Teatri
  • Labirinti d’invenzione
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Poche opere, ma che mi sono piaciute molto, affascinanti i quadri dei teatri, che ricordano gli anfiteatri della Grecia antica, queste gradinate fatta a forma di semicerchio, vuoto, senza spettatori, senza artisti, ma illuminato dalla luce lunare, che a poco a poco, copre lo stage, e sullo sfondo, un meraviglioso cielo stellato.

Labirinti, costruzioni enigmatiche, che ricordano il famoso labirinto del Minotauro. Dove ci si addentra, non solo alla ricerca dell’uscita, ma anche di se stessi. Lo si percorre, un po alla cieca, ma la visione d’insieme, la soluzione, appare solo se lo si guarda dall’alto.

Maree, la luce esterna, forse la luce lunare, illumina le onde, che si infrangono sul bagnasciuga, e un imponente sfondo alle sue spalle ti colpisce. Al suo centro sembra comparire un pianeta, sembra quasi l’immagine della Terra vista dallo spazio, colpita dai raggi del sole. Un’immagine assolutamente stupenda !

Una mostra semplice, piccola, ma affascinante. Sono dei quadri, che ti soffermi a guardare per lunghi minuti, sembra quasi che li il tempo non esista. La visione di questi quadri ti avvolge, ti invitano a guardare oltre, riempiono i tuoi sensi. Non perdetevi questa mostra, è veramente bellissima !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

Tides, theaters and labyrinths

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A new exhibition is visible at the Museum of Ca ‘Pesaro in Venice, titled “GIOVANNI SOCCOL Metamorphosis of reality in myth”. It was inaugurated on January 26, 2019 and will last until April 22nd. The exhibition is located on the second floor and has a number of 13 works.

The artist is called Giovanni Soccol, born in Venice in 1938. He began painting in the early fifties, beginning to attend the workshop of painter Ilse Bernheimer, then the Venetian painter Gennaro Favai. The influence of the techniques, teachings, knowledge, of these artists, who lived between the end of the nineteenth century and the first half of the twentieth century, will be for the young painter a real journey for his apprenticeship, not only technical, but also cultural.

In the following years he began a long master-student relationship with Guido Cadorin, which will be fundamental for him to learn the techniques of the trade. In 1964 he exhibited in the Pavilion of Decorative Arts at the XXXII Biennial of Contemporary Art, winning the Ministry of Industry and Commerce Award. In 1967 he graduated with honors.

During the seventies Soccol is dedicated not only to painting, but also to interior design and set design, both for theater and cinema. In 1973 he was art director of the film Do not look now directed by Nicholas Roeg.

Since the mid-eighties, after several experiences in the field of scenography that sees him engaged in several theaters, including in 1986 the Royal Opera in Stockholm, Soccol decides to focus solely on painting, in which he pours the totality of the experiences acquired since then .

The themes he dealt with during his artistic career can be seen today in this exhibition, 13 works that deal with the following topics:

  • tides
  • Theaters
  • Invention labyrinths
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A few works, but I liked them very much, fascinating the paintings of the theaters, which recall the amphitheater of ancient Greece, these staircases made in the form of a semicircle, empty, without spectators, without artists, but illuminated by the moonlight, that step by step, covers the stage, and in the background, a wonderful starry sky.

Labyrinths, enigmatic buildings, reminiscent of the famous labyrinth of the Minotaur. Where one enters, not only looking for the exit, but also for oneself. You follow it, a little blindly, but the overall vision, the solution, appears only if you look at it from above.

Tides, the external light, perhaps the moonlight, illuminates the waves, which break on the water’s edge, and an impressive background behind  that really impress you. At its center seems to appear a planet, it seems almost the image of the Earth seen from space, hit by the sun’s rays. An absolutely beautiful image!

A simple, small, but fascinating exhibition. They are paintings, that you stop to look for long minutes, it almost seems that time does not exist. The vision of these paintings envelops you, invite you to look beyond, fill your senses. Do not miss this exhibition, it’s really beautiful !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

Anton Maria Zanetti: Mercante e collezionista a Cà rezzonico !

JpegA partire dal 29 settembre fino al 7 gennaio dell’anno prossimo, nel bellissimo museo di Cà Rezzonico, ci sarà una nuova ed emozionante mostra dedicata ad una figura che non tutti conoscono, ma che ha avuto un grosso ruolo nel 700 veneziano: Anton Maria Zanetti. Egli fù un appassionato collezionista, mercante, ma anche disegnatore ed abile incisore.

Dopo la morte del padre, si prese cura del resto della famiglia, lavorando come Assicuratore marittimo, riuscendo seppur a fatica a perseguire i suoi  hobby.

A lui dedicato, sono state allestite all’interno di Cà Rezzonico, le sale dei pastelli, la sala degli arazzi, la sala del trono  e il portego del primo piano. Dove si possono trovare degli album di disegni, caricature, incisioni, e volumi dedicati alle gemme che lui collezionava.

E’ importante sottolineare che Anton Maria Zanetti, era di estrazione borghese, ma tuttavia riuscì a stringere amicizie con personaggi nobili e non, tutti accomunati dalla passione del collezionismo. Tutto questo fu reso possibile, grazie all’illuminismo francese, in Europa si poteva viaggiare liberamente, viveva uno spirito di comunicazione di idee, e pertanto Zanetti entrò in contatto con personaggi importanti, tra i quali : Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D’Orleans, Rosalba Carriera, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, il principe Venceslao di Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, la regina di Svezia, e molti altri.

Ci sono testimonianze di un suo viaggio a Parigi in compagnia di Rosalba Carriera intorno al 1720, e mentre quest’ultima nel marzo del 1721 decide di tornare in Italia, Zanetti invece partì per andare a Londra, per poi dirigersi verso l’Olanda. Nel 1736 andrà a Vienna, chiamato dal principe del Liechetenstein !

Zanetti, durante quegli incontri, scopre che molti nobili si lamentavano della mancanza dell’uso della tecnica del chiaroscuro, o meglio che tale tecnica è caduta in disuso e non è stata mai ripresa. Da allora il collezionista sente l’impeto di riportarla in auge, provando lui stesso.

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Molto importante furono i volumi che lui pubblico: La Dactylioteca Zanettiana, che racchiude tutta la sua collezione di gemme antiche, e i due volumi Delle antiche statue Greche e Romane; volumi splendidamente rilegati, tutti molto interessanti !

La mostra è piena di interessanti opere, ed offre un nuovo spunto sulla realtà del 700 Veneziano, che prima non si conosceva. Consiglio a tutti di andare a vederla. Non capita tutti i giorni, di scoprire cose nuove sulla nostra bella città lagunare !

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

 

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Anton Maria Zanetti: Merchant and collector in Cà Rezzonico !

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From 29 September to 7 January of the next year, in the beautiful museum of Cà Rezzonico museum, there will be a new and exciting exhibition dedicated to a figure that not everyone knows, but who had a big role in the Venetian 700: Anton Maria Zanetti. He was a passionate collector, merchant, but also draftsman and skilled engraver.

After the death of his father, he took care of the rest of the family, working as a marine insurer, succeeding albeit with difficulty in pursuing his hobbies.

In the rooms of the pastels, the tapestry room, the throne room and the portego on the first floor have been set up inside Cà Rezzonico. the new exhibition, Wherewhere you can find albums of drawings, caricatures, engravings, and volumes dedicated to the gems that he collected.

It is important to underline that Anton Maria Zanetti, was of bourgeois extraction, but nevertheless managed to make friends with noble and non-noble characters, all united by the passion of collecting. All this was made possible thanks to the french enlightenment, as in Europe one could travel freely, lived a spirit of communication of ideas, and therefore Zanetti came into contact with important personalities, among them: Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D ‘ Orleans, Rosalba Career, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, Prince Wenceslas of Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, the Queen of Sweden, and many others.

There are letters that document of his trip to Paris in the company of Rosalba Carriera around 1720, and while the latter, in March 1721 decides to return to Italy, Zanetti instead left to go to London, and then head to Holland. In 1736 he will go to Vienna, called by the prince of the Liechetenstein himself !

Zanetti, during those meetings, discovers that many nobles were complaining about the lack of use of the chiaroscuro technique, or rather that this technique has fallen into disuse and has never been resumed. Since then the collector feels the need to bring it back into fashion, trying it himself.

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Very important were the volumes he published: La Dactylioteca Zanettiana, which contains all his collection of ancient gems, and the two volumes of the ancient Greek and Roman statues; beautifully bound volumes, all very interesting!

The exhibition is full of interesting works, and offers a new insight into the reality of the Venetian 700, which was not known before. I recommend everyone to go see it. It’s not every day to discover new things about our beautiful lagoon city!

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

Biker per sempre !

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Mostra di moto a Forte Marghera
Mostra di moto a Forte Marghera

Sono stato all’inaugurazione della mostra “Motocicletta” a Forte Marghera, dove si possono ammirare 41 pezzi tra moto, scooter, prototipi, e vere leggende del mondo biker ! In fin dei conti, una moto è come un’opera d’arte, e quindi sembra appropriato che la Fondazione Civici Musei di Venezia, abbia voluto aprire questa mostra, in questo luogo, ritrovo di giovani durante le serate estive.

Molte sono le  aree espositive:

  • Scooter
  • Heritage
  • In Africa
  • Ardite e raffinate
  • Elettrico
  • Le moto fondamentali

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Si possono vedere esemplari come “Harley-Davidson Softail Slim”, la “Vespa 946 red”, la “Moto Guzzi GP 500 8 cilindri” il “Piaggio Ciao”, la “Vespa Venice”, la “BMW R nine T Scambler”, la “Bohmerland” del 1926 e tantissime altre !!

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La motocicletta, spesso anche chiamata moto, è un veicolo avente due ruote in linea, una davanti e una dietro,  provvisto di motore che  sviluppa una grande potenza e di un cambio manuale che, guidato da una persona, detto anche centauro, permette di muoversi autonomamente su strada o su altro terreno da solo o in compagnia di un altro passeggero. La motocicletta quindi si differenzia dagli altri veicoli a motore a due ruote per la presenza di ruote di grande diametro (generalmente 16, 17 o 18 pollici) e per il fatto che il serbatoio per il carburante è  situato tra la sella e il gruppo di sterzo, obbligando così  il motociclista a montare  a cavalcioni del mezzo.

L’invenzione della motocicletta viene fatta risalire all’ingegnere francese Louis-Guillaume Perreaux  nel 1869. Il primo esemplare a due ruote della storia era alimentata da un motore a vapore e successivamente qualche mese più tardi  venne aggiunto un telaio mono trave in acciaio, il suo creatore la chiamò: Vélocipede à Grande Vitesse”.

 La moto ha sempre rappresentato un mito specie a partire dagli anni 50, lo possiamo notare nel film “Il selvaggio” con Marlon Brando, nella serie televisiva “Happy days” e, molti altri…

Rappresenta la libertà, il sentirsi liberi, di andare in giro senza costrizioni, scadenze, solo la moto e la strada.  Questo stile di vita è nato quando si sono create le prime comunità bikers. Nate negli Stati Uniti d’America poco dopo il termine della seconda guerra mondiale e formate da persone che utilizzavano principalmente le Harley-Davidson o altri chopper,  vivevano una vita on-the-road, seguendo una filosofia basata sulla fratellanza, l’onore, il rispetto, lo spirito di corpo che unisce i membri dello stesso club motociclistico, e l’orgoglio di indossare i colori (o Back Patch) di un club (detto MC).

Il tempo passa , e il fenomeno della motocicletta contagia tutti, anche le donne ! Infatti troviamo numerose club di bikers al femminile:

Anche nel campo della musica, si è spesso dedicato delle canzoni alle moto, ma c’è chi si è spinto anche oltre come la batterista Roxy Petrucci della band musicale Vixen degli anni 90, si fece fare la postazione alla batteria, utilizzando una moto!

Exif_JPEG_PICTUREInvito tutti ad andare a vedere questa bellissima mostra. L’ingresso è gratuito. C’è la possibilità per chi vuole, di acquistare la shopper bag MUVE al prezzo simbolico di 3 euro, che si potrà poi riempire gratuitamente di tutti i libri e cataloghi sui Musei civici di Venezia che riuscirà a contenere !

Motocicletta – L’architettura della velocità

Forte Marghera – via Forte Marghera 30

30173 Venezia Mestre

Mar – Dom : 15.00 22.00 (chiuso il lunedì)

Ingresso libero : http://www.visitmuve.it/motocicletta

Bikers forever !

Mostra di moto a Forte Marghera

I was at the opening of the “Motocicletta” exhibition in Forte Marghera, where you can admire 41 pieces between motorcycles , scooters, prototypes, and true legends of the biker world! After all, a motorcycle is like a work of art, and therefore it seems appropriate that the Fondazione Civici Musei di Venezia wanted to open this exhibition, in this place, a meeting place for young people during the summer evenings.

There are many exhibit areas:

  • Scooter
  • Heritage
  • In Africa
  • Ardite and refined
  • Electric
  • Basic motorcycles

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You can see specimens like “Harley-Davidson Softail Slim”, the “Vespa 946 red”, the “Moto Guzzi GP 500 8 cylinder” the “Piaggio Ciao “, the” Vespa Venice “, the” BMW R nine T Scambler “, the” Bohmerland “of 1926 and many others !!

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The motorcycle, is a vehicle with two wheels in line, one in front and one in the rear, equipped with a motor that develops a great power and a manual transmission that, guided by a person, also called centaur, allows he / she to move independently on the road or on other terrain alone or in the company of another passenger. The motorcycle therefore differs from other two-wheeled motor vehicles due to the presence of large diameter wheels (generally 16, 17 or 18 inches) and due to the fact that the fuel tank is located between the saddle and the steering assembly , thus forcing the rider to ride astride the vehicle.

The invention of the motorcycle is traced back to the French engineer Louis-Guillaume Perreaux in 1869. The first two-wheeled model in history was powered by a steam engine and a few months later a single steel girder frame was added, his creator called her: “Vélocipede à Grande Vitesse”.
The bike has always been a myth especially since the 50s, we can see them in the movies “The Wild” with Marlon Brando, in the television series “Happy Days” and many others …

The bike represents freedom, feeling free, going around without constraints, deadlines, just you, the bike and the road. This lifestyle was born when the first community bikers were created. Born in the United States of America shortly after the end of the Second World War and formed by people who mainly used the Harley-Davidson or other choppers, they lived an on-the-road life, following a philosophy based on brotherhood, honor, respect, the spirit of body that unites the members of the same motorcycle club, and the pride of wearing the colors (or Back Patch) of a club (called MC).

Time passes, and the phenomenon of motorcycles infects everyone, even women! In fact, we find many female bikers clubs:

Also in the field of music, songs have often been dedicated to motorcycles, but there are those who have gone even further as the drummer Roxy Petrucci of the 90s Vixen music band,  that had re designed her  battery station adding to it, a real motorcycle!

 

Exif_JPEG_PICTUREI invite everyone to go and see this beautiful exhibition. Admission is free. There is the possibility for those who want, to buy the MUVE shopper bag at the symbolic price of 3 euros, which can then be filled free of all the books and catalogs on the Civic Museums of Venice that will be able to contain!

 

 

Motocicletta – Speed ​​architecture

Forte Marghera – via Forte Marghera 30

30173 Venezia Mestre

Mar – Sun: 3 pm 10 pm (closed on Mondays)

Free admission: http://www.visitmuve.it/motocicletta

 

Katagami & Katazome a Palazzo Mocenigo

For the English Translation, please scroll down the page, thank you .

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A Palazzo Mocenigo, a San Stae, a Venezia, c’è una bellissima mostra sul Giappone, e precisamente su come realizzavano una volta i tessuti e decorazioni per i kimono. Katagami in lingua giapponese, è il nome degli stampi o matrici realizzati per i disegni nei tessuti.  Katazome invece, è il nome della tecnica usata.

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Le origini di questa tecnica, risale a circa 1000 anni fa (anche se non si è sicuri), nella città di Suzuka, una delle città più importanti a sud di Tokyo. Si sa per certo che la produzione era in aumento nell’epoca Muromachi ( 1336 -1537), questo avvenne in quanto il luogo di origine era parte del castello feudale della famiglia / clan Kishu Tokugawa, parenti dello Shogun. Sotto la loro protezione, i commercianti di Katagami potevano viaggiare senza limiti, cosa inconsueta allora, infatti, in altre aree esistevano delle ferree regole per i spostamenti.

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Successivamente, fu durante il periodo Edo e Meiji che  si sviluppano come forma d’arte. Durante il periodo Edo, solo chi apparteneva a classi privilegiate, come i samurai, potevano indossare abiti ricamati in seta, mentre le altre, potevano usare solo capi in cotone e in fibre. Dopo il periodo Edo, venne il periodo Meiji, quando sale al potere imperiale il quindicenne Mutsuhito che diede inizio a vari riforme socio economiche, egli guidò l’impero in un contesto di grandi cambiamenti, vedendolo mutare da uno stato feudale a una potenza mondiale capitalista e imperialista attraverso la rivoluzione industriale giapponese.

Le tecniche usate per la tessitura prima del Katagami erano :

  • Tsutsugaki, un disegno realizzato a mano con la stesura della pasta di riserva.
  • Shibon, in cui il tessuto si stringe con ago e filo per impedire la tintura.
  • Itajime dove il tessuto si tinge più volte e poi ripiegato tramite due blocchi scolpiti.

Solo successivamente la tecnica Katagami consente la ripetibilità del disegno. La parola Katagami viene tradotta come kata cioè forma e kami = carta. Con essa si identificano le maschere di carta ritagliate a mano, per tingere i tessuti con la tecnica detta di riserva. La produzione delle carte si realizza sovrapponendo tra loro dei sottili fogli washi di carta prodotta con polpa di legno di albero di gelso, e si incollando tra di loro in tre o quattro strati usando il succo di kaki acerbi. Una volta essiccati, i fogli si tingono di colore marrone, vengono affumicati per un periodo di dieci giorni circa, diventando così impermeabili, poi rimangono a riposo per un anno, prima del suo impiego.

I soggetti usati per i disegni nei kimoni, erano vari, i più utilizzati, era la fioritura di ciliegi sakura che avviene durante i mesi di marzo e aprile un periodo in cui i giapponesi si riuniscono in parchi e giardini per l’hanami, una tradizione (poetica e suggestiva come molte cose in Giappone) dedicata all’osservazione dei fiori, in particolare dei ciliegi.

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Oppure un altro disegno molto usato è il crisantemo kiku, il fiore imperiale, esso simboleggia lo spirito del sole; conosciuto anche come Giorno dei crisantemi Kiku no sekku è una delle cinque festività maggiori del Giappone, celebrata il nono giorno del nono mese coincideva con l’inizio della stagione fredda e concludeva il periodo attivo e creativo dell’annata. La corolla stilizzata di un crisantemo a sedici petali è l’emblema della Casa imperiale giapponese, che secondo la tradizione deriva la propria legittimità dall’investitura ricevuta dalla dea del sole Amaterasu. La Paulownia kiri, un altro soggetto di stile imperiale, uno dei temi grafici più utilizzati sia sugli abiti sia sulle armature e/o come simbolo araldico di famiglie samurai.

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La mostra è principalmente esposta nella white room a piano terra dove si possono trovare molti esemplari di tessuti, kimoni, e spiegazioni complete ed esaurienti. Al primo piano, troviamo in alcune sale dei manichini che indossano altri esempi di kimono. La mostra è interessantissima senza ombra di dubbio ! Sono un appassionato dell’epoca feudale giapponese, e la mostra mi è piaciuta tantissimo ! Invito tutti quanti a venire a vederla, ne vale veramente la pena ! Se poi volete completare la vostra visione su mondo orientale, potete anche visitare il Museo di Cà Pesaro, dove al terzo piano, c’è il Museo orientale, dove potrete vedere tanti interessantissimi oggetti, quali katane, armature, e tanto altro ancora !

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dal 20 Gennaio al 22 Aprile 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

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Katagami & Katazome at Mocenigo Palace

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At Palazzo Mocenigo at San Stae, in Venice, there is a beautiful exhibition of Japanese culture, about how they once made the kimono: fabrics and decorations. Katagami in Japanese language, is the name of the molds or matrices made for drawing the tissues. Katazome instead, is the name of the technique used.

The origins of this technique dates back to about 1000 years ago (even if we are not sure), in the city of Suzuka, one of the most important city south of Tokyo. It is well established that the production was increasing in the Muromachi era (1336 -1537), this happened because the place was originally part of the feudal castle of the Kishu Tokugawa family / clan, relatives of the Shogun. Under their protection, the Katagami traders could travel without limits, at the time, something unusual, in fact, in other areas there were strict rules for movements.

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Subsequently, it was during the Edo period and Meiji that they develop them as an art form. During the Edo period, only those who belonged to the privileged classes, such the samurai could wear dresses embroidered in silk, while the others, they could use only cotton garments and fibers. After the Edo period, came the Meiji period, when it went to imperial power Mutsuhito, the fifteen boy that started various socio-economic reforms; he led the empire in a context of great change; seeing it change from astate feudal to a capitalist world power and imperialism with industrial Japanese revolution.

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The techniques used for weaving before Katagami were:

  • Tsutsugaki, a hand-drawing made with the drafting of the reserve paste.
  • Shibon, wherein the fabric is tightened with a needle and thread to prevent the dye.
  • Itajime where the fabric is dyed several times and then folded by means of two carved blocks.

Only afterwards the Katagami technique allows the repeatability of the drawing. The word is translated as Katagami: kata ie shape, and kami = paper. With it,  we identify the paper masks cut by hand, to dye fabrics with the reserve technique. The production of the cards is accomplished by overlapping between their thin sheets: washi of paper produced with mulberry tree wood pulp, and pasting between them in three or four layers using the khaki juice unripe. Once dried, the leaves are tinged with brown, are smoked for a period of ten days or so, making it waterproof, then remain at rest for a year, before to be used.

The subjects used for designs in kimonos were many, the most used, was blooming  cherry trees sakura that occurs during the months of March and April, a time when the Japanese gather in parks and gardens for the hanami, a tradition (poetic and evocative like many things in Japan) dedicated to the observation of flowers, especially cherry.

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Or another widely used design is the chrysanthemum, kiku the imperial flower, it symbolizes the spirit of the sun; also known as Day of chrysanthemums Kiku no sekku is one of five major festivals of Japan, celebrated on the ninth day of the ninth month coincided with the beginning of the cold season and concluded the active and creative period vintage. The stylized corolla of a chrysanthemum with sixteen petals is the emblem of the Japanese Imperial House, which according to tradition derives its legitimacy investiture received from god of the sun Amaterasu. The Paulownia kiri,another subject of imperial style, one of the most widely used graphic themes is on clothing or on the armours and / or as a heraldic symbol of samurai families.

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The exhibition is mainly exposed in the white room on the ground floor where you can find many examples of fabrics, kimonos, and complete and thorough explanations. On the first floor, we find in some rooms some mannequins wearing some other examples of kimono. The exhibition is interesting without a doubt! I am an fan of Japanese feudal era, and I really loved this exibition!!! I invite everyone to come and see it, it’s really worth it! If you wish to complete your vision of the Eastern world, you can also visit the Museum of Cà Pesaro, where the on third floor, there is the Oriental Museum, where you can see so many interesting objects, such as katanas, armor, ect!

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from 20 of January until 22 of April 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

Attorno al vetro al Candiani di Mestre

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La quarta e ultima mostra della serie Corto Circuito ci svela il parallelismo tra la pittura e il vetro nel corso dei secoli. Scopriamo insieme come queste arti possono coesistere insieme.

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Pochi giorni fa, sono andato a vedere al Centro Culturale Candiani di Mestre la mostre “Attorno al vetro: e il suo riflesso nella pittura“. E’ una mostra bellissima, con oltre 230 capolavori dell’arte vetraria di Murano, insieme a circa 30 dipinti provenienti dalla Galleria Internazionale Moderna di Cà Pesaro, dalla Pinacoteca di Barletta, dal MAXXI di Roma, dai Musei Civici di Pesaro, della Fondazione CRTrieste, e da collezioni pubbliche e private.

In verità questa non è una sola mostra ma due ! Si ha la possibilità di ammirare due generi diversi di capolavori d’arte, che dialogano tra di loro. Fin dal cinquecento in poi il vetro ha cominciato a prendere il suo posto come forma d’arte e di espressione, con un suo proprio linguaggio.

L’oggetto in vetro con la sua trasparenza ci permette di vedere lontano, al di là di esso, e tuttavia essa riflette, cattura la realtà che giace attorno. La pittura con i suoi colori, esalta la bellezza del vetro che arricchisce le scene di natura morta. Gli specchi riflettono la nostra immagine, la nostra persona, con tutte le nostre imperfezioni. I bicchieri, i vasi, le bottiglie, di ogni forma e di ogni colore, si trasformano per contenere i liquidi.

“Sii senza limiti, senza forma, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza. Se la metti in una teiera, diventa la teiera. Sii acqua, amico mio.” Bruce Lee

Le opere d’arte vetraria cominciano ad essere riprodotte nella tela, e possiamo ammirare come i vivaci colori li rappresentano nei quadri di Archimede Bresciano Da Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada Da Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, per citarne alcuni.

Tra i tanti quadri, sono rimasto molto colpito dalla “Donna allo specchio” di Archimede Bresciani, egli riesce a rappresentare in maniera sublime un semplice gesto quotidiano della donna che si fa bella dinanzi ad uno specchio, il quale mi ricorda molto quelli appesi nelle sale al primo e secondo piano del Museo di Cà Rezzonico.

L’immagine presa per pubblicizzare questa mostra è quella di Oscar Sogaro “Trasparenze” dove il tema della natura morta è circondata da diversi capolavori del vetro di diverso colore. Un’altro quadro molto bello ed interessante è quello di Bruno Croatto “Natura morta con vasi di Murano” dove il colore predominante è il rosso, ed è strabiliante come viene rappresentato il riflesso della realtà circostante nelle sfere di vetro.

La “natura morta” di Ugo Celada da Virgilio, è sorprendente. Il giallo su sfondo blu è stupefacentemente brillante e l’opera vetraria in rosso, trasparente, inquadra il riflesso della luce esterna.

Ma accanto a questi magnifici dipinti, troviamo altrettanti capolavori dei sapienti maestri di Murano, alcuni di questi pezzi sono ad opera di Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini e molti altri ancora.

Questo dialogo tra due generi diversi di arte, è alquanto interessante. Soffermandoci a guardare queste opere si acquisisce una percezione della realtà tridimensionale unica. La nostra mente si apre a nuovi concetti e a nuove riflessioni, i nostri occhi cominciano a guardare oltre a quello che ci appare, ma allo stesso tempo allargano il suo campo visivo, il senso dell’estetica presente nelle opere pittoriche e del vetro regalano intense emozioni.

Lascio la mostra con nuovi pensieri, e cerco con questo mio scritto di trasmettere a voi le emozioni ancora impresse nella mia mente, così possiate voi rievocarle quando andrete a visitare la mostra.

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English translation

The fourth and last exhibition of the Corto Circuito series reveals the parallelism between painting and glass over the centuries. Let’s find out how these arts can coexist together.

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A few days ago, I went to see the exhibition “Around the glass: and its reflection in painting” at the Candiani Cultural Center in Mestre. It is a beautiful exhibition, with over 230 masterpieces of Murano glass art, together with about 30 paintings from the Cà Pesaro International Modern Gallery, the Barletta Art Gallery, the MAXXI in Rome, the Pesaro Civic Museums, the Fondazione CRTrieste , and from public and private collections.

In truth this is not just one exhibition but two! You have the opportunity to admire two different kinds of masterpieces of art, which interact with each other. From the sixteenth century on, the glass began to take its place as a form of art and expression, with its own language.

The glass object with its transparency allows us to see far, beyond it, and yet it reflects, captures the reality that lies around. Painting with its colors enhances the beauty of glass that enriches still life scenes. The mirrors reflect our image, our person, with all our imperfections. Glasses, vases and bottles of all shapes and colors are transformed to contain liquids.

“Be without limits, without form, like water. If you put the water in a cup, she becomes a cup. If you put it in a teapot, it becomes a teapot. Be water, my friend” Bruce Lee

The glass works of art, begin to be reproduced in the canvas, and we can admire how the bright colors represent them in the paintings of Archimedes Bresciano. From Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada From Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, to name a few.

Among the many paintings, I was very impressed by the “Woman in the mirror” by Archimede Bresciani, he manages to represent in a sublime way a simple daily gesture of the woman who becomes beautiful in front of the mirror, which reminds me a lot those mirrors hanging in the rooms on the first and second floor of the Museo di Cà Rezzonico.

The image taken to publicize this exhibition is one by Oscar Sogaro “Trasparenze” where the theme of still life is surrounded by different masterpieces of different colored glass. Another very beautiful and interesting picture is one by Bruno Croatto “Still life with Murano vases” where the predominant color is red, and it is amazing how the reflection of the surrounding reality is represented in those glass spheres.

The “Still life” of Ugo Celada from Virgilio is surprising. The yellow on a blue background is amazingly bright and the glass work in red, transparent, frames the reflection of the external light.

But next to these magnificent paintings, we find many masterpieces of the wise masters of Murano, some of these pieces are by Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini and many others.

This dialogue between two different kinds of art is quite interesting. By dwelling on these works, we acquire a perception of the unique three-dimensional reality. Our mind opens up to new concepts and new reflections, our eyes begin to look beyond what appears to us, but at the same time widen its field of vision, the sense of aesthetics present in paintings and glass give intense emotions .

I leave the show with new thoughts, and I try with this writing, to transmit to you the emotions still imprinted in my mind, so you can recall them when you go to visit the exhibition.

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