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Venezia oltre la Biennale: la stagione dell’arte che porta lontano da San Marco
Ogni primavera Venezia cambia ritmo. Le calli si riempiono di curatori, artisti, collezionisti, studenti e viaggiatori arrivati da ogni parte del mondo. È il segnale che la stagione dell’arte è ufficialmente iniziata. La città lagunare torna ancora una volta al centro della scena internazionale grazie alla 61ª edizione della Biennale di Venezia, che quest’anno trasforma Venezia in un enorme laboratorio creativo diffuso tra padiglioni nazionali, installazioni, eventi collaterali e mostre indipendenti.
Ma limitarsi ai Giardini e all’Arsenale sarebbe un errore. La vera magia veneziana, soprattutto durante la Biennale, si nasconde spesso lontano dai luoghi più fotografati della città.
Tra gli appuntamenti più attesi di questa stagione c’è sicuramente la mostra “Transforming Energy” di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia. Ed è tutto vero: l’artista serba è diventata la prima donna vivente a essere celebrata con una grande mostra personale all’interno delle Gallerie. L’esposizione, inaugurata in occasione della Biennale 2026, mette in dialogo la sua arte performativa con i capolavori rinascimentali veneziani, creando un contrasto potente tra passato e contemporaneità.
L’effetto complessivo è quello di una Venezia che, per alcuni mesi all’anno, smette di essere solo una cartolina e torna a essere un centro culturale vivo, sperimentale e sorprendente. Ed è proprio qui che il visitatore dovrebbe fare qualcosa di insolito: allontanarsi dal percorso più ovvio.
Perché Venezia non è soltanto Piazza San Marco, il Ponte di Rialto o le code davanti al Palazzo Ducale. La Biennale offre la scusa perfetta per esplorare una città più silenziosa, fatta di palazzi nascosti, musei poco conosciuti e quartieri dove il turismo di massa sembra improvvisamente dissolversi.
Uno degli esempi migliori è il Museo di Palazzo Mocenigo, nel sestiere di Santa Croce. Molti turisti non sanno nemmeno che esista, eppure è uno dei luoghi più affascinanti della città. Antica dimora nobiliare veneziana, il palazzo racconta la vita aristocratica della Serenissima attraverso abiti storici, tessuti, arredi e soprattutto il mondo del profumo, arte in cui Venezia fu protagonista assoluta grazie ai commerci con l’Oriente. Entrare a Palazzo Mocenigo significa vedere una Venezia diversa: non quella monumentale e affollata, ma quella intima, elegante, quasi sospesa nel tempo. Le sale hanno ancora il sapore delle case vissute, e il silenzio che si respira è distante anni luce dal caos attorno a San Marco.
Ed è proprio questo il punto: la Biennale dovrebbe essere vissuta come una porta d’accesso alla Venezia meno evidente. Molti degli eventi collaterali più interessanti si trovano infatti dentro chiese sconsacrate, fondazioni private, ex magazzini o palazzi normalmente chiusi al pubblico. Spesso basta attraversare un ponte in più o perdersi volutamente in una calle laterale per imbattersi in una mostra sorprendente. È una dinamica che molti visitatori della Biennale raccontano come la parte più bella dell’esperienza veneziana: scoprire luoghi che altrimenti non avrebbero mai visto.
Chi arriva a Venezia per l’arte contemporanea dovrebbe quindi approfittarne per costruire un itinerario più lento e curioso. Non solo le grandi istituzioni, ma anche musei meno celebrati come il Museo Fortuny, con la sua atmosfera teatrale e decadente, oppure il Ca’ Pesaro, che custodisce collezioni moderne spesso ignorate dai flussi turistici principali. In fondo, Venezia funziona così: più ci si allontana dai percorsi obbligati, più la città si rivela autentica.
E forse oggi, in piena stagione della Biennale, il vero lusso non è vedere “tutto”, ma riuscire ancora a sorprendersi entrando in un palazzo quasi vuoto, affacciato su un canale silenzioso, dove l’arte e Venezia tornano improvvisamente a parlare la stessa lingua.
Venice Beyond the Biennale: The Art Season That Leads Away from St. Mark’s Square
Every spring, Venice changes rhythm. Its narrow streets and canals fill with curators, artists, collectors, students, and travelers arriving from all over the world. It is the unmistakable sign that the city’s art season has officially begun. Once again, Venice becomes the center of the international cultural scene thanks to the 61st edition of the Venice Biennale, transforming the city into a vast creative laboratory spread across national pavilions, installations, collateral events, and independent exhibitions.
But limiting a visit to the Giardini and the Arsenale would be a mistake. The real magic of Venice — especially during the Biennale months — is often hidden far from the city’s most photographed landmarks.
Among the most anticipated events of this season is undoubtedly Marina Abramović’s exhibition Transforming Energy at the Gallerie dell’Accademia. And yes, it is true: the Serbian artist has become the first living female artist to be honored with a major solo exhibition at the museum. Organized alongside the 2026 Biennale, the exhibition creates a powerful dialogue between Abramović’s performance art and Venice’s Renaissance masterpieces, producing a striking contrast between past and present.
The overall effect is a Venice that, for a few months each year, stops being merely a postcard destination and returns to being a vibrant, experimental, and deeply alive cultural capital. And this is exactly where visitors should do something unexpected: move away from the obvious route.
Because Venice is not only St. Mark’s Square, the Rialto Bridge, or the crowds gathered outside the Doge’s Palace. The Biennale offers the perfect excuse to explore a quieter side of the city — one made of hidden palaces, lesser-known museums, and neighborhoods where mass tourism suddenly seems to disappear.
One of the best examples is the Museum of Palazzo Mocenigo, located in the Santa Croce district. Many tourists do not even know it exists, yet it is one of the most fascinating places in Venice. Once an aristocratic Venetian residence, the palace tells the story of life during the Serenissima through historical garments, textiles, furnishings, and above all the world of perfume — an art in which Venice once played a leading role thanks to its trade connections with the East. Walking into Palazzo Mocenigo means discovering a different Venice: not the monumental and crowded one, but an intimate, elegant city seemingly suspended in time. The rooms still feel lived in, and the silence inside is worlds away from the chaos surrounding St. Mark’s Square.
And that is precisely the point: the Biennale should be experienced as a gateway to Venice’s less obvious side. Many of the most interesting collateral events are housed inside deconsecrated churches, private foundations, former warehouses, or palaces that are usually closed to the public. Often, all it takes is crossing one more bridge or intentionally getting lost down a narrow alley to stumble upon an extraordinary exhibition. For many Biennale visitors, this becomes the most memorable part of the Venetian experience: discovering places they would otherwise never have seen.
Those traveling to Venice for contemporary art should therefore use the opportunity to build a slower, more curious itinerary. Not only the major institutions, but also lesser-known museums such as Museo Fortuny, with its theatrical and decadent atmosphere, or Ca’ Pesaro, home to modern art collections often overlooked by mainstream tourism. Because Venice works exactly this way: the farther you move from the mandatory tourist routes, the more authentic the city becomes.
And perhaps today, during the height of the Biennale season, the real luxury is not trying to see everything, but still being able to feel surprised while stepping into an almost empty palace overlooking a quiet canal — a place where art and Venice suddenly begin speaking the same language again.

























