Attorno al vetro al Candiani di Mestre

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La quarta e ultima mostra della serie Corto Circuito ci svela il parallelismo tra la pittura e il vetro nel corso dei secoli. Scopriamo insieme come queste arti possono coesistere insieme.

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Pochi giorni fa, sono andato a vedere al Centro Culturale Candiani di Mestre la mostre “Attorno al vetro: e il suo riflesso nella pittura“. E’ una mostra bellissima, con oltre 230 capolavori dell’arte vetraria di Murano, insieme a circa 30 dipinti provenienti dalla Galleria Internazionale Moderna di Cà Pesaro, dalla Pinacoteca di Barletta, dal MAXXI di Roma, dai Musei Civici di Pesaro, della Fondazione CRTrieste, e da collezioni pubbliche e private.

In verità questa non è una sola mostra ma due ! Si ha la possibilità di ammirare due generi diversi di capolavori d’arte, che dialogano tra di loro. Fin dal cinquecento in poi il vetro ha cominciato a prendere il suo posto come forma d’arte e di espressione, con un suo proprio linguaggio.

L’oggetto in vetro con la sua trasparenza ci permette di vedere lontano, al di là di esso, e tuttavia essa riflette, cattura la realtà che giace attorno. La pittura con i suoi colori, esalta la bellezza del vetro che arricchisce le scene di natura morta. Gli specchi riflettono la nostra immagine, la nostra persona, con tutte le nostre imperfezioni. I bicchieri, i vasi, le bottiglie, di ogni forma e di ogni colore, si trasformano per contenere i liquidi.

“Sii senza limiti, senza forma, come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza. Se la metti in una teiera, diventa la teiera. Sii acqua, amico mio.” Bruce Lee

Le opere d’arte vetraria cominciano ad essere riprodotte nella tela, e possiamo ammirare come i vivaci colori li rappresentano nei quadri di Archimede Bresciano Da Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada Da Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, per citarne alcuni.

Tra i tanti quadri, sono rimasto molto colpito dalla “Donna allo specchio” di Archimede Bresciani, egli riesce a rappresentare in maniera sublime un semplice gesto quotidiano della donna che si fa bella dinanzi ad uno specchio, il quale mi ricorda molto quelli appesi nelle sale al primo e secondo piano del Museo di Cà Rezzonico.

L’immagine presa per pubblicizzare questa mostra è quella di Oscar Sogaro “Trasparenze” dove il tema della natura morta è circondata da diversi capolavori del vetro di diverso colore. Un’altro quadro molto bello ed interessante è quello di Bruno Croatto “Natura morta con vasi di Murano” dove il colore predominante è il rosso, ed è strabiliante come viene rappresentato il riflesso della realtà circostante nelle sfere di vetro.

La “natura morta” di Ugo Celada da Virgilio, è sorprendente. Il giallo su sfondo blu è stupefacentemente brillante e l’opera vetraria in rosso, trasparente, inquadra il riflesso della luce esterna.

Ma accanto a questi magnifici dipinti, troviamo altrettanti capolavori dei sapienti maestri di Murano, alcuni di questi pezzi sono ad opera di Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini e molti altri ancora.

Questo dialogo tra due generi diversi di arte, è alquanto interessante. Soffermandoci a guardare queste opere si acquisisce una percezione della realtà tridimensionale unica. La nostra mente si apre a nuovi concetti e a nuove riflessioni, i nostri occhi cominciano a guardare oltre a quello che ci appare, ma allo stesso tempo allargano il suo campo visivo, il senso dell’estetica presente nelle opere pittoriche e del vetro regalano intense emozioni.

Lascio la mostra con nuovi pensieri, e cerco con questo mio scritto di trasmettere a voi le emozioni ancora impresse nella mia mente, così possiate voi rievocarle quando andrete a visitare la mostra.

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English translation

The fourth and last exhibition of the Corto Circuito series reveals the parallelism between painting and glass over the centuries. Let’s find out how these arts can coexist together.

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A few days ago, I went to see the exhibition “Around the glass: and its reflection in painting” at the Candiani Cultural Center in Mestre. It is a beautiful exhibition, with over 230 masterpieces of Murano glass art, together with about 30 paintings from the Cà Pesaro International Modern Gallery, the Barletta Art Gallery, the MAXXI in Rome, the Pesaro Civic Museums, the Fondazione CRTrieste , and from public and private collections.

In truth this is not just one exhibition but two! You have the opportunity to admire two different kinds of masterpieces of art, which interact with each other. From the sixteenth century on, the glass began to take its place as a form of art and expression, with its own language.

The glass object with its transparency allows us to see far, beyond it, and yet it reflects, captures the reality that lies around. Painting with its colors enhances the beauty of glass that enriches still life scenes. The mirrors reflect our image, our person, with all our imperfections. Glasses, vases and bottles of all shapes and colors are transformed to contain liquids.

“Be without limits, without form, like water. If you put the water in a cup, she becomes a cup. If you put it in a teapot, it becomes a teapot. Be water, my friend” Bruce Lee

The glass works of art, begin to be reproduced in the canvas, and we can admire how the bright colors represent them in the paintings of Archimedes Bresciano. From Gazoldo, Bruno Croatto, Ugo Celada From Virgilio, Benvenuto Barolier, Beniamino Tommasi, Giorgio Morandi, Andrea Pagnacco, to name a few.

Among the many paintings, I was very impressed by the “Woman in the mirror” by Archimede Bresciani, he manages to represent in a sublime way a simple daily gesture of the woman who becomes beautiful in front of the mirror, which reminds me a lot those mirrors hanging in the rooms on the first and second floor of the Museo di Cà Rezzonico.

The image taken to publicize this exhibition is one by Oscar Sogaro “Trasparenze” where the theme of still life is surrounded by different masterpieces of different colored glass. Another very beautiful and interesting picture is one by Bruno Croatto “Still life with Murano vases” where the predominant color is red, and it is amazing how the reflection of the surrounding reality is represented in those glass spheres.

The “Still life” of Ugo Celada from Virgilio is surprising. The yellow on a blue background is amazingly bright and the glass work in red, transparent, frames the reflection of the external light.

But next to these magnificent paintings, we find many masterpieces of the wise masters of Murano, some of these pieces are by Ongaro & Fuga, Lorenzo Radi, Emilio Santini and many others.

This dialogue between two different kinds of art is quite interesting. By dwelling on these works, we acquire a perception of the unique three-dimensional reality. Our mind opens up to new concepts and new reflections, our eyes begin to look beyond what appears to us, but at the same time widen its field of vision, the sense of aesthetics present in paintings and glass give intense emotions .

I leave the show with new thoughts, and I try with this writing, to transmit to you the emotions still imprinted in my mind, so you can recall them when you go to visit the exhibition.

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La Pop Art al Centro Candiani di Mestre!

Jpeg

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E dopo la mostra “Attorno a Tiziano” ecco una nuova al Centro Culturale Candiani di Mestre. Sono molto favorevole nei confronti di queste mostre organizzate in questo centro culturale, per il semplice fatto, che la cultura ora è a disposizione anche per quelle persone che non possono recarsi a Venezia.

La mostra che è stata inaugurata pochi giorni fa, si chiama “Pop art nella Sonnabend collection” e vi assicuro che è una mostra che veramente vale la pena di vedere ! Il fenomeno della Pop art è stato qualcosa che ha cambiato il corso della storia dell’arte, qualcosa di così importante, che anche quelli che non fanno parte di questo mondo, ne hanno sentito parlare !

Essa è stata una corrente artistica del XX secolo, per la precisione nella seconda meta, il nome starebbe a significare “arte popolare” e ha come obiettivo, la rappresentazione della realtà attraverso nuovi canali di comunicazione. Opposto all’espressionismo, la pop art si focalizza sugli oggetti, miti e nuove forme di linguaggio che all’epoca la società ha prodotto. La pubblicità, le notizie, i fumetti erano diventati il nuovo canale di comunicazione per la rappresentazione del forte atteggiamento del consumismo che negli anni sessanta andava diffondendosi. Il movimento della pop art è nato verso la fine degli anni cinquanta in Inghilterra, ma raggiunge il suo apice negli anni sessanta negli Stati uniti, dove ha trovato i suoi migliori   rappresentanti: Roy Lichtensein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg e naturalmente Andy Warhol.

Senza ombra di dubbio, Andy Warhol è stato la figura predominante della Pop Art,un artista che ha influenzato molto la corrente artistica dell’epoca. All’interno della mostra, ci sono parecchie delle sue opere, inclusa quella della lattina della zuppa Campbell. Warhol studiò a scuola arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburg, fu proprio grazie a questi suoi studi, che realizzò quest’opera confermando che il linguaggio della pubblicità si poteva definire una forma d’arte.

Grande celebre serigrafia realizzata nel 1973 da Warhol, e qui esposta, è quello di Ileana Sonnabend  che fu una figura importantissima, se non determinante per la diffusione e sponsorizzazione della Pop Art. Era una gallerista e mercante d’arte, rumena, naturalizzata  negli stati uniti. Si dice che intorno agli anni 70 Andy voleva ritrarre persone a lui vicine utilizzando fotografie polaroid. Tra queste opere ci fu quella di Ileana Sonnabend, opera in cui ella è ritratta, si contraddistingueva per l’uso del tratto del pennello un po forte, rendendo le immagini più espressive.

Un’altro artista presente nella mostra, che mi piace molto è Roy Lichtenstein, forse perché ha utilizzato come forma di linguaggio della rappresentazione della realtà, il fumetto. Nei suoi lavori, compaiono elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e utilizzava il puntinato Ben-Day, che sarebbe diventatauna sua cifra stilistica inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni, per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. In questa mostra si può ammirare “Wall Explosion II” che raffigura in maniera tridimensionale gli scoppi, tratte dai fumetti di guerra. E’ bellissima, mi sono soffermato per parecchi minuti ad osservarla. La forma, i colori, è semplicemente perfetto, rende bene l’idea di quello che vuole trasmettere.

Non appena si entra nella mostra, c’è un opera che ho subito riconosciuto: “Infinity of Type writers” dell’artista Arman. L’ho riconosciuta, perché lo vista nel museo di Cà Pesaro di Venezia. E’ un opera molto.. originale, non so perché ma mi è piaciuta fin da subito. L’opera di Arman raffigura circa venti macchine da scrivere, che rappresentano la creatività; il titolo che per intero è “Infinity of type writers –  Infinity of monkeys – Infinity of time = Amlet” sembra quasi una formula matematica che stipula, che, dato un’infinità di macchine da scrivere, con un’infinità di scimmie che battono sui tasti, in un infinità di tempo, c’è la remota possibilità che una di queste scimmie possa produrre l’Amleto.

Sempre nella stessa stanza, è possibile ammirare un’opera di Mario Schifano. Questo nome, ho imparato a conoscerlo, quando anni fa, mi guardavo nelle ore serali le aste d’arte sul canale di Telemarket, condotte da Alessandro Orlando, il quale ne parlava sempre con grandi elogi. L’opera si intitola “Tempo moderno”, realizzata coprendo alcuni fogli di carta da pacco, con vernice a smalto. Il soggetto dell’opera, non è altro che una cornice a bordo arrotondato, che ricorda una finestra, o anche una porta, che apre su una scena a cui l’osservatore non può accedere. Quest’opera, non può che farmi venire alla mente, la mostra di alcuni anni fa, a Palazzo Fortuny di Axel Vervoordt intitolata “TRA” in cui c’erano esposte porte e finestre. In quel contesto, TRA stava a significare il punto di mezzo della soglia tra una parte e l’altra della finestra / porta, che l’osservatore poteva oltrepassare. Qui invece, nell’opera di Mario Schifano non può farlo.

La mostra ha al suo interno altre opere, di grandi artisti, come Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert  Rauschenberg, Jim Dine, a me sono piaciuti molto le opere di Andy Warhol e di Roy Lichtenstein, credetemi, questa mostra è bellissima !!!

Pop Art in Mestre at “Centro Culturale Candiani”

Jpeg

And after the exhibition “Around Tiziano” there is a new one at the Candiani Cultural Center in Mestre. I am very pleased with these exhibitions organized in this place, for the simple fact, that culture is now available to those people who can not go to Venice.

The exhibition, which was inaugurated a few days ago, is called “Pop art in the Sonnabend collection” and I assure you it is really worth seeing! Pop art phenomenon has been so important, that has changed the course of art history, something so big, that even those who are not part of this world have heard of it!

It was an art movement of the twentieth century, for precision in the second half; the name would mean “folk art” and its goal is to represent reality through new channels of communication. Opposite to expressionism, pop art focuses on the objects, myths and new forms of language that society produced at that time. Advertising, news, and comics became the new channel of communication for the representation of the strong consumerism attitude that in the 1960s was spreading. The pop art movement was born in the late 1950s in England, but reached its peak in the United States in the 1960s, where he found his best representatives: Roy Lichtenstein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg and of course Andy Warhol.

Without a doubt, Andy Warhol was the predominant figure of Pop Art, an artist who influenced the art movement of all time. Within the exhibition, there are several of his works, including the Campbell soup can. Warhol studied advertising at the Carnegie Institute of Technology in Pittsburg, thanks to his studies, he realized this work confirming that the language of advertising could be defined as an art form.

A great screenprint made in 1973 by Warhol and exposed here, is that of Ileana Sonnabend who was a very important figure, if not crucial to the popularity and sponsorship of Pop Art. She was a galleryist and artisan of art, romanian but naturalized in the united states . It is said that around the seventies Andy wanted to portray people close to him using polaroid photographs. Among these works was Ileana Sonnabend’s work, in which she was portrayed; what distinguished this masterpiece by the other works, was the use of the brush stroke, a bit loud, which made the images more expressive.

Another artist in this show, who I really like, is Roy Lichtenstein, perhaps because he has used as a form of speech to represent the reality, the comic. His works include elements of the advertising and comic strips, and he used Ben-Day tecnique, which would become an unmistakable stylist figure. Unlike dotinism, where dots were used to make the image seen from a distance, Lichtenstein exasperated a typographic technique using large screens to give an idea of ​​a reality, mediated by the amount of images that Contemporary reality is printed and transmitted. In this exhibition you can admire “Wall Explosion II”, which depicts three-dimensional explosions of war-comics. It’s beautiful, I stopped there for several minutes to observe it. The shape, the colors, is just perfect, makes the idea of ​​what it wants to convey very well.

As soon as you enter the exhibition, there is an artwork that I immediately recognized: “Infinity of Type Writers” by Arman. I recognized it because I have seen it in the museum of Ca Pesaro of Venice. It’s a very original work .. I do not know why but I liked it right from the start. Arman’s work depicts about twenty types of writing machines, which represent creativity; The title that in its entirety is “Infinity of Type Writers – Infinity of Monkeys – Infinity of Time = Amlet” seems to be almost a mathematical formula that means, given an infinity of typewriters, with a multitude of apes typing on the keyboards, in an infinity amount of time, there is the remote possibility that one of them can produce Hamlet.

Always in the same room, you can admire a work by Mario Schifano. This name, I learned to know it, years ago, when I watched art galleries on the Telemarket TV Chanel in the evening, conducted by Alessandro Orlando, who always spoke about him with great praise. The work is titled “Modern Time”, realized by covering some sheets of paper parcel, with enamel paint. The subject of the work is nothing but a rounded frame, which remembers a window, or even a door, that opens on a scene that the observer can not access. This work remind me about a show I have seen, few years ago, by Axel Vervoordt at the Fortuny Palace, titled “TRA” in which there were exposed doors and windows. In that context, TRA meant the threshold between one side and the other of the window / door that the observer could pass. Here instead, in the work of Mario Schifano he can not do it.

The exhibition has other works by great artists, such as Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert Rauschenberg, Jim Dine,  but I confess, my favorite were the works by Andy Warhol and Roy Lichtenstein, believe me, this show is great !!!

Intuition a Palazzo Fortuny

museo fortuny

 

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Già due anni sono passati dall’ultima mostra di Axel VervoordtProportio” che ha vinto il premio di miglior mostra anno 2016. Questa volta, il noto collezionista Belga è tornato con una nuova mostra, dal titolo “Intuition“, e già il titolo dice molto! E’ infatti difficile spiegare a parole questo fenomeno. Tutti abbiamo un’immagine mentale di cosa esso rappresenta, ma a dirlo, spiegarlo a parole, non è affatto facile, figuriamoci volerlo fare con le opere d’arte. E’ proprio questo che hanno fatto molti artisti interpellati dal noto collezionista. Il Palazzo Fortuny quest’anno ha riempito tutto i piani (4 piani contando il piano terra) con le opere di numerosi artisti.

La parola “intuizione” deriva dal verbo latino tueri, che significa “vedere, guardare”. In associazione con la parola “in” prende il significato di “guardar dentro, contemplare”. E un sentimento rivolto verso l’interno di noi stessi,  che nasce spontaneamente, al di fuori di ogni concetto logico. Studiando l’incredibile quantità di informazioni su questo tema, presente nel catalogo, si cerca di capire, di dare una spiegazione in diversi modi al fenomeno e soprattutto quali parti del cervello agisce quando si verifica. Fisicamente, sembra che coinvolga la parte frontale della corteccia cerebrale.

Penso che si possa dire, che l’intuizione sia una sorta di sesto senso, che si attiva nel cercare di dare una risposta di fronte ad un evento non spiegabile razionalmente, ma ho più volte riscontrato che viene definito come una conoscenza nascosta, pre – esistente, una conoscenza senza conoscenza.

Il concetto è alquanto interessante. Esso starebbe ad indicare che a livello sub conscio esiste una conoscenza a noi preclusa, che si attiva solo di fronte a certi fattori, eventi,esperienze. Come ad esempio quando ci troviamo ad una situazione nuova, e abbiamo quel presentimento, che tutto andrà bene, o quando ad esempio ci troviamo di fronte ad una persona e percepiamo se è una persona simpatica o meno. Noi la chiamiamo “prima impressione”, tuttavia, si presenta una situazione in cui non abbiamo delle informazioni che i nostri comuni sensi possono elaborare e quindi scatta l’intuizione che ci aiuta a trovare una risposta.

Questo concetto della conoscenza pre esistente, mi da, da pensare, e mi chiedo se nella fase del concepimento, il nascituro avrà delle caratteristiche fisiche derivata dai due genitori. Ora, e se non fosse solo le caratteristiche fisiche ma anche una conoscenza dei due adulti che viene tramandata ? Vuol forse dire che noi quando ci troviamo di fronte ad un’evento inaspettato, il nostro intuito scatta in base alle informazioni memorizzate nel livello inconscio di situazioni già sperimentate in precedenza da altri ? Teoria intrigante….

Un altro esempio che mi sovviene, l’ho sperimentato di persona con l’apprendimento di lingue straniere: la madre lingua durante la prima fase della crescita la si impara ascoltandola, mentre con lo studio della lingua inglese, ho dovuto imparare passo dopo passo tutte le regole grammaticali e una discreta conoscenza del dizionario.  Ora prendiamo come esempio due punti A e B, tracciati su un foglio:

 

A ———————————————— B

 

Durante la prima fase dell’apprendimento, se mi si rivolgeva una domanda in inglese, dovevo aspettare che mi fosse formulata completamente, per poi analizzarla e comprendere il suo significato e rispondere correttamente. Quindi da A verso B ho utilizzato tutto il tempo, tutti i passaggi. Però in un secondo momento, quando ho sviluppato una conoscenza più vasta della struttura grammaticale e del dizionario, ho constatato che mentre veniva posta la domanda, prima ancora di giungere alla sua conclusione, avevo in testa chiaramente l’informazione che mi si stava chiedendo ed ero già pronto a rispondere. Quindi, una conoscenza immagazzinata, è stata riconosciuta dall’intuito, che ha effettuato un vero e proprio balzo in avanti, scartando tutti gli altri passaggi ! Una delle cose constatate dell’intuito, è che è automatico e veloce. Veloce quanto la velocità del pensiero ! Quindi l’intuito ci fa fare un salto. Questa teoria mi porta in mente una simile riguardo alle possibilità di viaggio interstellare: disegnando sempre su un foglio due punti A e B, uniti da una ipotetica linea spazio temporale, ad esempio poniamo che A sia la Terra e che B sia Alfa Centauri che dista circa 4,3 anni luce. Anche impiegando la velocità della luce, ci vorrebbero più di 4 anni per raggiungerla, però se si piega il foglio fino a far coincidere il punto A con B, il passaggio diventa quasi istantaneo, proprio perché è lo spazio tempo che viene piegato, teoria pensata per i tunnel spaziali o sub spazio,che consentono di fare un balzo in avanti. Lo stesso balzo che l’intuito esegue, scartando tutti i processi, porta A a B in maniera veloce, quasi immediata!

Un’altra situazione, che ho vissuto indirettamente, mi porta a ipotizzare altri modi in cui l’intuito agisce. Molti anni or sono, sono andato a vedere la manifestazione sportiva chiamata “Pasqua del Budo” dove si potevano vedere atleti di numerose discipline di arti marziali. Mentre ero negli spogliatoi, colsi due giovani studenti,che parlavano amichevolmente, quando all’improvviso, senza sospettare alcunché, uno dei due, attacca l’altro portando un pugno diretto. La scena mi sembrò svolgersi al rallentatore, ma indubbiamente ho visto che il secondo ragazzo, per la paura chiuse gli occhi, ma inspiegabilmente, mentre aveva gli occhi chiusi, aveva eseguito una parata, mettendolo al sicuro.  Ora quello che  chiamiamo gesto automatico o di riflesso, perché venga memorizzato, deve essere fatto almeno 10.000 volte. In quel frangente il secondo ragazzo, per paura aveva chiuso gli occhi, ma l’intuito aveva riconosciuto una situazione di pericolo e aveva preso comando dei muscoli motori, utilizzando una serie di informazioni già memorizzate!

Una delle innumerevoli opere presenti nel museo,una delle tante che mi è piaciuta, e quella di Matteo Nasini “Sparkling Matter”, egli trasforma le onde cerebrali generate durante la fase REM in oggetti scultorei e in composizioni sonore automatiche. I sogni, li facciamo tutti quanti, molto spesso, quando ci svegliamo non ce li ricordiamo più. Tuttavia, qualche volta invece abbiamo dei ricordi sfuggenti, oppure ce li ricordiamo molto bene. Che cosa sono i sogni ? E’ forse l’intuito che basandoci su informazioni già presenti nella nostra memoria, cerca di darci informazioni su problemi che ci assillano ?

A quanto sembra, l’intuito, ha accesso a quasi tutte le zone del nostro cervello, ma noi, invece non abbiamo l’accesso a lui !

Un’altra opera che mi ha ispirato molto è stata quella di Marina AbramovichStanding Structure for Human Use” situata nel mezzanino, ovvero tra piano terra e il primo piano. E’ una struttura di legno, con ai lati dei cristalli di quarzo. La forma di quest’opera, mi ricorda molto un’attrezzo chiamato “uomo di legno” che viene usato dai discepoli del WuShu, essenzialmente è una struttura molto simile ma solo in legno, e viene usata come allenamento per i fondamentali di difesa e attacco. E’ stata proprio quest’opera che mi ha ispirato nel concetto che la ripetizione di innumerevoli volte di un’azione, viene memorizzata in quella parte del cervello di cui l’intuito ha accesso e lo usa in maniera automatica, del tutto inconsciamente. In questo caso l’artista al posto delle braccia di legno, ha posto dei cristalli di quarzo, i quali hanno molte qualità spirituali quali ad esempio : il risveglio dei Chakra, guida per i sogni premonitori, espansione dell’anima e percezioni ultra-sensoriali. La struttura è indirizzata all’uso delle persone, in quanto il significato non risiede nella opera stessa, ma nell’uso fatta dalle persone, che attraverso questi cristalli, aprono la mente e cercano di entrare in contatto con quella parte di noi stessi, dove risiede l’intuito. Mi ricordo di aver visto una foto di quest’opera dove alcune persone si mettevano ai lati della struttura, con delle cuffie, dove ascoltavano della musica o dei rumori di sottofondo, per cercare di raggiungere uno stato meditativo simile al trance. Mi domando se l’accesso a questa conoscenza nascosta la si possa ottenere tramite mezzi come l’ipnosi, la meditazione, la concentrazione, e se si, come fare per imbrigliarla, oppure, una volta svegliati dallo stato di trance, come nei sogni, non si riesce più a ricordare ?

Tra le tante opere, c’è una dell’artista Vincenzo Agnetti “Assioma”, che mi ha incuriosito. E’ un  di bakelite nera con angolo spezzato incisa e dipinta con vernice nitro bianca. La sua forma mi ricorda una schedina SD di quelle usate come memoria esterna per tutti i dispositivi tecnologici quali tablet, marth phone, fotocamere ect ect. Il pannello è completamente nero ad eccezione di una frase scritta in bianco in basso che dice :

Intuition is conscious reality bumped into the dark

Grossolanamente, vorrebbe dire ” L’intuizione è la conscia realtà sbattuta nell’oscurità. La frase, e l’opera nell’insieme vogliono significare, che le idee, la creatività, l’intuito scaturiscono dal nostro inconscio, nella parte nascosta di noi stessi e che viene portata alla luce, quando entra in gioco l’intuito. La frase scritta in bianco su uno sfondo nero, rappresenta una scintilla nel buio, e che per qualche motivo mi ricorda il big bang. Un’esplosione da cui si è formata la materia, e quindi, fonte improvvisa di ispirazione. Le idee, giacciono già presenti dentro di noi, in attesa di uno stimolo che le porti alla luce.

In questa recensione non posso non parlare dell’opera di Anish Kapoor, “White Dark VIII” in quanto è la sua immagine è stata usata come cover per il catalogo di questa mostra. L’opera si può descrivere come un paio di cerchi su uno sfondo bianco. Avvicinandoci verso di essa, si sperimenta un’attrazione, come un invito ad addentrarci dentro di essa, quasi fosse un portale che ci porta verso l’ignoto, o forse verso quella parte dentro di noi, dove vengono evocate le idee. Quindi ecco spiegato il titolo White Dark, cioè questa specie di portale che ci offre un passaggio verso l’oscurità dove nasce tutto. Il bianco poi è la somma di tutti di colori dello spettro, e il bianco è quel colore che regala un senso di tranquillità, pace interiore, vuoto.

Così tante sono le opere, che questa recensione non finirebbe più ! Mi sono piaciute molto le opere di Mariano Sardón e Mariano Sigman  “Two Hundred Gazes Looking at Them“, quella di Michel Mouffe “La camera degli sposi II, di Michaël Borremans “The Bread“, di Markus Schinwald “Cieli” e tante altre ancora ! Sono circa quattro piani pieni di magnifiche opere, e mi dispiace non poterle descrivere tutte quante. A ogni modo, mi sento di consigliarvi di andare a vedere questa mostra, e spero questa mia recensione vi possa aiutare a capirla sotto un diverso punto di vista. La mostra non è di facile comprensione, bisogna tenere a mente la tematica principale in mente, e cercare di capire cosa voglia esprimere ogni singolo artista.  E’ una mostra da non perdere, rappresenta per voi un’opportunità unica ! Vi invito di andare per tempo, perché come ho detto, le opere sono tantissime e occorre un bel po di tempo per apprezzarla pienamente !

INTUITION Palazzo Fortuny – Venezia

13 Maggio – 26 Novembre 2017

 

Intuition in Venice

 

museo fortuny

Two years have passed since the last exhibition of Axel VervoordtProportio“, which won the best 2016 prize. This time, the well-known Belgian collector  has come back with a new exhibition titled “Intuition“, and just the title says a lot! It is difficult to explain this phenomenon in words. We all have a mental image of what it represents, but to say it, to explain it with words, it is not easy at all, let alone trying to do it with works of art. That’s exactly what many artists has been asked to do by the well-known collector. Fortuny Palace has filled all the floors (4 floors counting the ground floor) with the works of many artists.

The word “intuition” comes from the Latin word “tueri“, which means “seeing, watching”. In association with the word “in” it takes the meaning of “looking inside at ourself, to contemplate”. Intuition it’s a feeling within ourselves that is born spontaneously, outside of any logical concept. By studying the incredible amount of information on this subject in the catalog, I have learnt how they tried to understand it, to give an explanation in different ways to this phenomenon, and above all; what parts of the brain act when it occurs. Physically, it seems to involve the frontal part of the cerebral cortex.

I think it can be said that intuition is a sort of sixth sense that activates  trying to give an answer to an event that can not be explained rationally, but I have often found, that it is defined as a hidden knowledge, a pre-existing knowleadge, a knowledge without knowledge.

The concept is quite interesting. It would seems that there is unconscious knowledge at the sub-conscious level, which is activated only in the face of certain factors, such as events, or experiences. For instance, when we are in a new situation, and we have that hunch that everything  it will be all right, or when, for example, we are faced with a  new person and we perceive whether he is a nice person or not. We call it “first impression”, however, there is a situation where, we do not have the informations that our common senses can process, and then snaps the intuition that helps us find an answer.

This concept of pre-existing knowledge is intriguing, I wonder… in the phase of conception, of making love, the future child, will have physical characteristics derived from the two parents. Now, and if it was not just the physical characteristics but also the knowledge of the two adults being handed down? Does it mean that when we are faced with an unexpected event, does our intuition take on the information stored in the unconscious level of situations already experienced by others? Intriguing Theory indeed..

Another example I have in mind, is the one I experienced it personally while learning foreign languages: with our mother tongue language, during the first stage of growth is learned by listening to it by our parents and other people around us, while with the study of the English, I had to learn step by step all Grammatical rules and a discreet knowledge of the dictionary. Let’s take as an example , and drawn on a sheet two points A and B:

 

A ———————————————- B

 

During the first phase of learning, if I was been asked a question in English, I had to wait until it was completely said, then analyze it, understand its meaning and, answer it correctly. So from A to B, I used all the time, all the steps. But later, when I developed a wider knowledge of the grammatical structure and the dictionary, I found that while, in that short frame of time the question was been asked, before reaching its conclusion, I had clearly the information in my mind, and I was already ready to answer. So with a knowledge stored, it was recognized by the intuition, which made a real leap forward, discarding all the other passages! One of the things you notice, is that the intuition it’s automatic and  very fast. Fast as the speed of thought! So intuition allow to make a  jump. This theory reminds me of a similar kind about interstellar travel possibilities: always drawing on a sheet two-point A and B, combined by a hypothetical time-space line;  let A be the Earth and B  Alpha Centauri which far from us at least 4.3 light years. Even using the speed of light, it would take more than 4 years to reach it, but if you fold the sheet to match A point with B, the passage becomes almost instantaneous, just because, it is the time space that is folded, that’s a theory which was thougth for space tunnels/wormholes or sub space, allowing you to make a leap forward. The same leap that intuition performs, discarding all the processes, bringing A to B fast, almost instantaneous!

Another situation, which I lived indirectly, leads me to hypothesize other ways in which intuition acts. Many years ago, I went to see the sport event called “Easter of Budo” where you could see athletes of many martial arts disciplines. While I was in the locker room, I caught two young students talking friendly, when suddenly, without suspecting anything, one of them attacked the other with a direct fist. The scene seemed to me to play in slow motion, but no doubt I saw that the second boy, for the fear, to closed his eyes, but inexplicably, as he closed his eyes, he had made a block, deflecting the blow. Now what we call automatic, or reflexive action, something which, to be memorized it must be done at least 10,000 times. At that moment, the second boy, for fear, had closed his eyes, but intuition had recognized a dangerous situation and had taken command of the motor muscles, using a series of information already stored!

One of the countless works in the museum, one of the many that I liked, is the one by Matteo Nasini, called “Sparkling Matter”, he transforms the brain waves generated during the REM stage in sculptural objects and in automatic sound compositions through a machine. Dreams, we all make them, very often, when we wake up we do not remember them anymore. However, sometimes we have some elusive memories, or we remember them very well. What are dreams? Is it perhaps the intuition that, based on information already in our memory, does it seek, to give us information about problems that are affecting us?

Apparently, intuition has access to almost all areas of our brain, but we do not have access to it!

Another work that inspired me was by Marina AbramovichStanding Structure for Human Use” located in the mezzanine, ie between ground floor and first floor. It is a wooden structure, with at it’s sides some quartz crystals. The form of this work reminds me a lot about a tool called “wood man” that is used by WuShu disciples; essentially a very similar structure but only in wood, and it’s used as a training for defense and attack basics actions . It was precisely this work that inspired me in the notion that the repetition of innumerable times of an action is stored in that part of the brain where intuition has access and uses them automatically, completely unconsciously. In this case, the artist instead of the wooden arms, she placed some quartz crystals, which have many spiritual qualities such as: awakening of the Chakra, guide for premonition dreams, soul expansion and ultra-sensorial perceptions . The structure is directed at the use of people, it’s meaning does not reside in the work itself, but in the use made by people who through these crystals open their minds and try to get in touch with that part of ourselves, where lies the intuition. I remember seeing a picture of this work where some people came to the sides of the structure, wearing headphones, listening to some music or to some  background noise, trying to reach a trance-like meditation state. I wonder if access to this hidden knowledge can be achieved through means such as hypnosis, meditation, concentration, and if it’s possible, how to do it, or, once awakened by the state of trance, as in dreams, can we remember the experience or not?

Among the many works, there is one, by the artist Vincenzo AgnettiAssioma“, which intrigued me. It is a black bakelite panel with engraved corner painted with white nitro paint. Its shape reminds me of an SD card of those used as external memory for all technology devices such as tablets, marth phones, ect ect cameras. The panel is completely black except for a blank written down sentence that says:

 

Intuition is conscious reality bumped into the dark

 

Grossly speaking, it would mean “Intuition is the conscious reality that is shaken in the darkness.” The phrase and the work as a whole tries to explain that ideas, creativity, intuition comes from our unconscious in the hidden part of us ourselves, and that is brought to light when the intuition kick in. The phrase written in white on a black background is a spark in the dark, and for some reason it reminds me of the big bang explosion. An explosion from which matter is formed, and therefore a sudden source of inspiration. Ideas, already existing within us, await a stimulus that brings them to light.

In this review I can not, but to mention the work of Anish Kapoor, “White Dark VIII” as its image was used as a cover for the catalog of this exhibition. The work can be described as a couple of circles on a white background. Approaching it, we experience an attraction, as an invitation to enter into it, as if it were a portal that leads us to the unknown, or perhaps to that part within us, where ideas are evoked. So here the explanation about the “White Dark” title; that is, a kind of portal that offers us a passage to the dark where everything is born. The white color then, is the sum of all of the colors in the spectrum, and it’s the color that gives a sense of tranquility, inner peace, and of the void itself.

There are so many works, that this review would never end! I liked the works of Mariano Sardón and Mariano SigmanTwo Hundred Gazes Looking At Them“, Michel Mouffe’sThe Wedding Room II“, Michaël BorremansThe Bread“, Markus SchinwaldHeaven” and many more ! There are about four floors full of magnificent works, and I’m sorry I can not describe them all. Anyway, I feel to recommend you, to go and see this show, and I hope my review can help you understand it from a different point of view. The exhibition is not easy to understand, you have to keep in mind the main subject and try to figure out what each artist wants to express. It’s a show not to be missed, it is for you a unique opportunity! I invite you to go there with planty of time, because as I said, the works are so many and it takes a while to fully appreciate it!

INTUITION Palazzo Fortuny – Venice

13 May – 26 November 2017

William Merritt Chase

Jpeg

For the English translation, please scroll down the page, thank you !

Alcuni giorni fa, sono andato a Cà Pesaro per visitare la nuova mostra su “William Merritt Chase, un pittore tra New York e Venezia”. William Merrit Chase è un pittore Americano vissuto tra il 1849 e il 1916, ed è considerato dagli storici dell’arte come un grande artista dell’impressionismo Americano.

La mostra si trova al secondo piano ed è suddivisa in 9 tematiche:

  • Il prodotto delle acque
  • Firenze e Venezia
  • La natura morta
  • Shinnecock Hills
  • Città e paesaggi Americani
  • L’intimità familiare
  • Ritratti femminili
  • Lo studio della 10 strada
  • Il giapponismo

Le opere presenti sono tante, e provengono da molte città americane quali : New York – National Accademy Museum, Boston – Museum of fine Arts, Chicago – Terra Foundation for American art, Pittsburgh –  carnegie Museum of art, Filadelfia – Pennsylvania Accademy of fine art, Providence – Rhode Island School of Design Museum of art, Richmond – Art Museum, e da altre parti del mondo come dagli Uffizi di Firenze, dal Museum of art di Toledo, dal Philbrook Museum of art di Tulsa ect.

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 Figlio di un commerciante che nel 1861 si trasferì con la famiglia a Indianapolis, egli dimostra subito un precoce interesse per l’arte e impara a disegnare per conto suo. Dopo un breve periodo svolto in Marina, gli insegnanti di Chase, i pittori B.F. Hays e Jacob Cox, gli suggeriscono di trasferirsi a New York per migliorare il suo percorso didatticco artistico. A New York nel 1869, per un periodo studia con Joseph Oriel Eaton e poi si iscrive al National Academy of Design dove diventa allievo dell’ artista francese Jean-Léon Gérôme.

Nel 1870, a causa di sfortunati eventi finanziari, la famiglia Chase è costretta a lasciare New York per St. Louis nel Missouri e William, ormai ventunenne, per aiutare a sostenere la famiglia pubblica i suoi primi dipinti.  Il talento di William Chase attrae l’interesse di ricchi collezionisti della città, che gli propongono un viaggio in Europa di due anni in modo tale che il giovane pittore li aiuti nell’acquisto di quadri di pittori europei per le loro collezioni.

In Europa Chase frequenta l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, che in quel periodo era meta preferita dagli artisti americani, dove studia  i suoi pittori preferiti Diego Velázquez e Frans Hals. Sempre a Monaco egli studia presso Alexander Von Wagner e  Karl von Piloty, mentre stringe amicizia con Walter Shirlaw, Frank Duveneck, Joseph Frank Currier e assieme a loro dipinge opere figurative.

Nel mese di gennaio 1876 presenta presso la Boston Art Club un ritratto dal titolo “Keying Up” – il Buffone di Corte e sempre in quel periodo vince una medaglia alla Philadelphia Centennial Exposition. Nel 1886, Chase sposa Alice Gerson e ha ben otto figli;

figli chase

comincia un periodo di grande produzione artistica, periodo in cui le due sue figlie maggiori faranno da modelle per lui. Tornato in America, William Chase è ormai un artista completo che usa con grande maestria i colori ad olio, l’acquarello, il pastello e l’incisione dipingendo tranquillamente figure umane, paesaggi, nature morte e soprattutto ritratti per cui diventa famoso.

Personaggio intrigante, Chase, si fa notare, oltre che per il suo talento, per la scelta di indumenti che ostenta nel vestire, per i suoi modi raffinati e per il suo studio stupendamente  decorato. Chase abbellisce lo studio con mobili raffinati, oggetti decorativi, uccelli impagliati, tappeti orientali, strumenti musicali ed esotici, facendolo diventare un punto d’incontro per la sofisticata gente del mondo dell’arte di New York City. Chase continua a ricevere riconoscimenti e premi sia in patria e all’estero, egli è diventato membro della National Academy of Design di New York e, per dieci anni, è Presidente della Society of American Artists.

Artista sofisticat0, stimato insegnante e rispettato padre di famiglia, fu costretto a chiudere lo studio-salotto di New York e venderlo all’asta, per far fronte alle troppe spese. Con l’aiuto di un mecenate, Chase fonda la Shinnecock Hills Summer School nel 1891 dove insegnerà fino al 1902. Con i suoi alunni Chase introduce il metodo di pittura all’aria aperta, come gli impressionisti francesi, e apre la Chase School of Art nel 1896, che diventa, due anni dopo, la New York School of Art dove egli rimane  come insegnante fino al 1907.

Appassionato dell’insegnamento Chase è stato professore presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts 1896-1909; l’Art Students League 1878-1896 e di nuovo 1907-1911, e il Brooklyn Art Association nel 1887 e 1891-1896. Insieme con Robert Henri, suo concorrente in pittura, Chase è stato l’insegnante più importante degli artisti americani verso la fine del XX secolo, influenzando lo stile di una generazione. I numerosi dipinti dove ha ritratto sua moglie Alice e dei loro figli, sono i più famosi, a volte in ritratti individuali e altre volte in scene domestiche: la colazione in giardino, il relax nella casa estiva di Long Island, i bambini che giocano sul pavimento o tra le dune di sabbia di Shinnecock, i paesaggi di Prospect Park, Brooklyn e Central Park a New York. Le persone sono sempre in primo piano, i suoi paesaggi, le pose piacevoli, rilassate su una panchina del parco, stese in spiaggia o sdraiati nell’erba in estate a Shinnecock.

Shinnecock Hills

Opere che gli storici d’arte indicano come chiaro esempio di Impressionismo americano. . Chase è morto il 25 ottobre 1916 nella sua residenza di New York, ha dipinto ed insegnato fino a quasi alla sua morte in California. Oggi le sue opere sono esposte nei Musei più importanti negli Stati Uniti e oggi abbiamo l’opportunità di ammirarle nel bellissimo Museo di Ca Pesaro. Consiglio a tutti quanti di andare a vederla !! La mostra è stupenda, e avete anche gli altri piani da vedere che sono magnifici, il museo di Ca Pesaro è pieno di meraviglie da scoprire.

Clicca per vedere la linea temporale di William Meritt Chase


English Translation

Jpeg

Some days ago, I went to Cà Pesaro to visit the new exhibition “William Merritt Chase, a painter from New York and Venice.” William Merrit Chase was an American painter who lived between 1849 and 1916, and is considered by art historians as a great artist of Impressionism American.

The exhibition is located on the second floor and is divided into nine themes:

  • The Yeld of the waters
  • Florence and Venice
  • The still life
  • Shinnecock Hills
  • Cities and American landscape
  • Familiar intimacy
  • Female portraits
  • The tenth street studio
  • The Japonisme

The works are many, and they come from many American cities such as New York – National Academy Museum, Boston – Museum of Fine Arts, Chicago – Terra Foundation for American Art, Pittsburgh – Carnegie Museum of Art, Philadelphia – Pennsylvania Academy of fine art , Providence – Rhode Island School of Design Museum of Art, Richmond – Art Museum, and other parts of the world such as the Uffizi Gallery in Florence, the Museum of Art in Toledo, from Philbrook Museum of Art Tulsa ect.

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The son of a merchant who in 1861 moved with his family to Indianapolis, he immediately showed an early interest in art and learn to draw on his own. After a brief period held in the navy, teachers Chase, the B.F. painters Hays and Jacob Cox, suggest to him to move to New York to improve her artistic path. In New York in 1869, a period he studied with Joseph Oriel Eaton and then enrolled at the National Academy of Design, where he became a student of ‘French artist Jean-Léon Gérôme.

In 1870, due to unfortunate financial events, the Chase family is forced to leave New York for St. Louis in Missouri and William, now twenty-one, to help support the family publishes his first paintings. The William Chase talent attracts the interest of wealthy collectors of the city, which offer a trip to Europe for two years so that the young painter to help them in the purchase of European painters paintings for their collections.

In Europe Chase attended the Academy of Fine Arts in Monaco of Bavaria, which at the time was the preferred destination for American artists, where he studied his favorite painters Diego Velázquez and Frans Hals. Also in Monaco, he studied at Alexander von Wagner and Karl von Piloty, and befriended Walter Shirlaw, Frank Duveneck, Joseph Frank Currier and with them he painted figurative works.

In the month of January 1876 at the Boston Art Club presents a portrait titled “Keying Up” – The Court Jester, and in that same period he won a medal at the Philadelphia Centennial Exposition. In 1886, Chase married Alice Gerson and has eight children;

figli chase

It begins a period of great artistic production, a period when his two elder daughters will serve as models for him. Back in America, William Chase is now a complete artist who uses with great skill the colors to oil, watercolor, pastel and engraving depicting calmly human figures, landscapes, still lifes and portraits especially for wich he becomes famous.

Intriguing character, Chase, stands out not only for his talent, but also, for the choice of garments that he wore, for his refined manners and for its beautifully decorated studio. Chase beautifies the study with fine furniture, decorative objects, stuffed birds, oriental carpets, and exotic musical instruments, making it a meeting point for the sophisticated people of the art world of New York City. Chase continues to receive accolades and awards both at home and abroad, he became a member of the National Academy of Design in New York and, for ten years, he is President of the Society of American Artists.

Sophisticated artist, respected teacher and respected family man, he had to close the study-lounge in New York and sell it at auction, to cope with too many expenses. With the help of a patron, Chase founded the Shinnecock Hills Summer School in 1891 where he taught until 1902. With his pupils Chase introduces the method of painting in the open air, like the French impressionists, and opens the Chase School of Art in 1896, which became, two years later, the New York School of Art where he remains as a teacher until 1907.

Teaching was his passion,  Chase has been a professor at the Pennsylvania Academy of Fine Arts 1896-1909; the Art Students League 1878-1896 and again 1907-1911, and the Brooklyn Art Association in 1887 and 1891-1896. Along with Robert Henri, its competitor in painting, Chase was the most important teacher of American artists in the late twentieth century, influencing the style of a generation. The numerous paintings which portrayed his wife Alice and their children, are the most famous, sometimes in individual portraits and other times in the domestic scenes: breakfast in the garden, relax in the summer house on Long Island, children playing on the floor or among the sand dunes of Shinnecock, the landscapes of Prospect Park, Brooklyn and Central Park in New York. People are always in the foreground, its landscapes, the poses pleasant, relaxing on a park bench, stretched out on the beach or lying in the grass in the summer at Shinnecock.

Shinnecock Hills

Works that art historians indicate as a clear example of American Impressionism. . Chase died October 25, 1916 at his residence in New York, she painted and taught until almost his death in California. Today his works are exhibited in major museums in the US and today we have the opportunity to admire the beautiful Museum of Ca Pesaro. I advice anyone to go to see it !! The exibition it’s great, and you also have the other floors to visit. The Ca Pesaro Museum is full of wonders !!

Il mito di Giuditta a Mestre

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C’è una nuova mostra, che farà molto parlare di se, ed è una mostra, credetemi, che richiamerà tanti visitatori della terraferma, e che li invoglierà ad andare, più avanti nel tempo a vedere tutte le meraviglie dei Civici Musei di Venezia.

La mostra in questione si intitola : “ATTORNO A KLIMT. Giuditta, eroismo e seduzione” è cominciata il 14 dicembre e durerà fino al 5 marzo 2017, ed è ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre. Una mostra fortemente voluta dal Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, o meglio, la prima di un ciclo di una serie di eventi, dal titolo: “Corto circuito – Dialogo tra i secoli.

La mostra è incentrata sul mito di Giuditta, la storia è un episodio della Bibbia Cristiana Cattolica, e non in quelle ebraica; è pure narrata nel “Libro di Giuditta”, un libro  detto deuterocanonico, cioè quei libri della Bibbia che sono stati accettati dalla Chiesa latina e dalla Chiesa greca, ma che, per l’Antico Testamento, sono stati parzialmente o totalmente respinti dalla Comunione Anglicana e dalle chiese protestanti che non li ritengono validi ,  ed è  considerato apocrifo.

La storia è ambientata durante il regno di Nabucodonosor. Conclusa vittoriosamente la prima campagna di guerra, il “Grande re” affidò al suo generale Oloferne la campagna d’occidente, durante la quale questi incontrò il popolo di Israele. Assediati, ridotti allo stremo per fame e sete, dopo 34 giorni gli israeliti avrebbero voluto arrendersi, a stento, il loro capo Ozia, riusci a convincerli ad aspettare pochi giorni ancora.

Giuditta, alla notizia dell’intenzione di resa, convoca gli anziani, rimprovera loro la scarsa fede, ne ottiene la fiducia, si veste elegantemente, e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire il suo popolo.

Condotta alla presenza del generale viene ben accolta, Oloferne la invita al suo banchetto, credendo di poterla anche possedere. Ma quando viene lasciato solo con la donna egli è completamente ubriaco.

Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra, poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento». E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa.

Il mito di Giuditta è stato ampiamente raffigurato in molte tele, è interessante notare, che l’arma con cui decapita Oloferne, spesso cambia dimensioni, infatti a volte è raffigurata da un coltellaccio, da sciabola corta, da spada fino allo spadone e alla meno realistica spada lunga.

A Giuditta stessa, vengono attribuiti molti significati, essa viene identificata come la giustizia, ecco il perché della spada lunga, essa è spesso usata nelle esecuzioni capitali. Giuditta, è l’eroina che salva il suo popolo, colei che usa come armi, la sua bellezza, la sua sensualità, la sessualità contro l’invasore nemico violento. E’ il simbolo del bene che trionfa contro il male, l’atto della decapitazione della testa, è la definitiva sconfitta del nemico, infatti, quante volte si sente dire, che, non importa quanti tentacoli ha una piovra, bisogna sempre mirare alla testa.

Giuditta rappresenta il rapporto tra la donna e l’uomo, i due opposti, come Eros e Thanatos, l’amore e la morte, quasi a ricordarci il simbolo dello ying e dello yang.

Ma in questa mostra, non c’è solo spazio, per Giuditta, altre come lei sono ospitate in questi locali, come ad esempio la storia di Giaele e Sisara: la storia di una delle terribili eroine dell’Antico Testamento: si tratta di Giaele, la cui storia è narrata nel Libro dei Giudici. Dopo aver attratto nella propria tenda Sisara, il generale Cananeo sconfitto dal popolo d’Israele, lo uccide nel sonno conficcandogli un picchetto della tenda nel cranio.

Inoltre è possibile  vedere altre personaggi simili, quali Leda, Europa, Dione, Danae: tutte figure femminili che Zeus seduce, trasformandosi in varie forme animali, come il cigno, il toro, una nuvola ect. Ricordiamoci che per l’appunto la mostra descrivono atti di eroismo e di seduzione.

La mostra ospita numerose opere incentrata su questi temi, molti dei quali provengono dai Musei Civici Veneziani, quali Cà Rezzonico, Cà Pesaro, Museo Correr, dall’archivio del Museo Fortuny, dal Museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto e da numerose collezioni private. Inoltre è possibile vedere un video in bianco e nero “Giuditta: metamorfosi sullo schermo” fatto da un team di studiosi dell’università di Padova, in cui è montato una serie di spezzoni di vecchie pellicole delle più famose dive che hanno fatto la loro comparsa sul grande schermo fin dai primi vent’anni del secolo passato.

E in più, la ciliegina sulla torta, il celebre quadro “Giuditta 2” di Klimt, presentato a Venezia nel 1909, fu acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna ed è oggi esposto nella sede del Museo Ca’ Pesaro. La cosa che mi ha colpito di più su questo quadro, è che si ha la sensazione  che il quadro si allunghi, non so spiegarmi meglio, ma ho questa impressione, e mi ricordano alcune stampe giapponesi antiche, che vidi molto tempo fa.

In conclusione, una mostra fantastica ! Mi è piaciuta moltissimo, e sono dell’opinione, che piacerà a tante altre persone. Questa è un’occasione unica per portare la gente a conoscere i Musei Civici di Venezia, e le sue opere. Quando ammirate un quadro, guardate anche la targhetta descrittiva, guardate da dove proviene, vi verrà voglia di saperne di più, su molte altre opere di cui abbiamo la fortuna di avere a poca distanza.. Andate a vedere la mostra, non ve ne pentirete !

Cadorin al Museo Fortuny

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For the English translation, please scroll down the page, thank you.

Giorni fa, ho avuto la fortuna di avere un turno nel bellissimo Museo Fortuny, il quale in questo momento, ospita la mostra “LA BOTTEGA CADORIN. Una dinastia di artisti veneziani” che si terrà dal 26 novembre fino al 27 marzo del prossimo anno. La mostra occupa il piano terra, il primo e il secondo piano,  e contiene un gran numero di splendide opere d’arte: dai disegni, fotografie, sculture, tutte ad opera della famiglia Cadorin.

Voglio anche rendervi noto, che al primo piano sono esposti dei ulteriori quadri di Mariano Fortuny, che precedentemente erano stati tolti, per fare spazio alle opere delle varie mostre precedenti. Alcuni dei quali, sono i magnifici quadri a tema Wagneriano, che sono molto affascinanti !

I Cadorin, una famiglia di artisti, provenienti da Pieve di Cadore, hanno rappresentato per Venezia, un capitolo nella storia dell’arte durata quasi tre secoli. Da Vincenzo, fino a Guido, Livia, e poi Paolo e Ida Barbarigo, si possono ammirare questi loro capolavori, all’interno di questo bellissimo museo.

Personalmente, mi sono piaciute molto le foto in tonalità seppia, che sono al secondo piano, di Augusto Tivoli che rappresentano Livia o Maria.. Anche i disegni e i quadri di Guido Cadorin, sono molto belli.

Mi ha fatto piacere rivedere alcuni quadri di Ida Barbarigo.. alcuni erano già presenti in una precedente mostra dedicata a quattro splendide donne: Henriette Fortuny, Ida Barbarigo, Sarah Moon, e Romain Brooks, dell’anno scorso. In più ci sono dei quadri di Zoran Music, il marito di Ida Barbarigo, che sebbene, possano sembrare un po difficili da capire, ci appaiono subito dopo comprensibili, una volta letta la sua biografia, in quanto egli fu scosso dal suo periodo di prigionia durante la seconda guerra mondiale nel campo di concentramento di Dachu.

Invito tutti voi, ad andare a vedere questa bellissima mostra. Avrete l’occasione di vedere nuovi capolavori, di rivedere quelli già presenti: Palazzo Fortuny, non è solo un museo, è un’ambiente magico, affascinante, pieno di atmosfera, pieno di incredibili tesori d’arte; e visto che tale museo, apre solo per mostre, è un peccato perdere questa occasione !

Cadorin at Fortuny Museum

 

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Days ago, I was lucky enough to have a shift of work in the beautiful Fortuny Museum, which at this moment, is hosting the exhibition “LA BOTTEGA CADORIN. A dynasty of Venetian artists” to be held from November 26 until March 27 next year. The exhibition occupies the ground floor, the first and second floors, and contains a large number of beautiful works of art: drawings, photographs, sculptures, all by the Cadorin family.

I also want to let you know that on the first floor are the other paintings by Mariano Fortuny, which had previously been removed, to make room for works of several previous exhibitions. Some of which, are the magnificent paintings themed Wagner, which are very fascinating!

The Cadorin, a family of artists, from Pieve di Cadore, they represent for Venice, a chapter in art history lasted almost three centuries. From Vincenzo, until Guido, Livia, and then Paul and Ida Barbarigo, you can admire these masterpieces , within this beautiful museum.

Personally, I loved the photos in sepia colours, which are on the second floor,  by Augusto Tivoli representing Livia and Mary .. Even the drawings and paintings by Guido Cadorin, are very beautiful.

I was pleased to see some pictures of Ida Barbarigo .. some were already present in a previous exhibition dedicated to four beautiful women: Henriette Fortuny, Ida Barbarigo, Sarah Moon, and Romain Brooks,  last year. In addition there are the paintings of Zoran Music, the husband of Ida Barbarigo, that although, they may seem a bit difficult to understand, they appear soon after understandable once you read his biography, because he was shaken from his period of captivity during World war II in the concentration camp of Dachu.

I invite all of you to go and see this beautiful exhibition. You will have the opportunity to see new masterpieces, to revise existing ones: Palazzo Fortuny, is not just a museum, it is a magical environment, charming, full of atmosphere, full of amazing art treasures; and given that this museum, is open only for exhibitions, it is a shame to miss this opportunity!

I libri di Coco Chanel

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Finalmente posso scrivere la recensione sulla bellissima mostra di Coco Chanel di Palazzo Cà Pesarò a Venezia, intitolata per l’appunto “La donna che legge”. Numerosi impegni, mi hanno dato poco spazio da dedicare a questo blog, ma soprattutto, dopo poco tempo ho constatato che la mole di dati su di lei è così grande, che ci vuole molto tempo per assimilarli tutti, e ce ne così tanto per fare anche più di un blog. Sono infatti propenso a scrivere altri 3: uno dedicato alla mostra, uno dedicato alle sue capacità di business woman, che l’hanno portata a diverse sfide nel campo degli affari, e un’altro su di lei e altre donne che hanno vissuto nella stessa epoca e che hanno segnato la nostra storia.

Coco Chanel nasce il 19 agosto del 1883, e ha vissuto in un epoca piena di avvenimenti: Il movimento delle suffragette, la prima guerra mondiale, l’influenza spagnola, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, e così via. Per non parlare della seconda rivoluzione industriale, del futurismo; un periodo pieno di eventi storici / culturali di grande importanza per l’umanità.

La mostra di Cà Pesaro a lei dedicata è alquanto interessante, per il semplice fatto che è centrata sulle sue letture. All’interno della mostra, ci sono pochi vestiti, profumi, gioielli, che uno potrebbe aspettarsi, mentre invece è piena di libri da lei letti, comprati, alcuni di grande valore, in quanto racchiusi in bacheche, in un ambiente semi buio, proprio per conservarli meglio.

I libri sono stati per Coco Chanel, sia uno strumento di cultura, che un rifugio per la sua mente. In quel periodo, le donne non avevano accesso ad una istruzione come l’immaginiamo noi, alcune di loro se benestanti, o accolte nei monasteri potevano sperare in qualcosa, ma sappiamo che la strada per i diritti delle donne è stata lunga, difficile e non ha ancora raggiunto la fine. Inoltre Coco Chanel ha avuto una vita costellata da tristi episodi che l’hanno segnata duramente, anche se lei non lo faceva vedere.

E che libreria aveva ! E’ impressionante non solo la quantità di libri che aveva, ma anche gli autori che lei seguiva, molti gli autori francesi quali: Molierè, Jean de la fontaine, Moupassant, Émile Zola, Marcel Proust. Ma pure autori italiani e stranieri: Jacobus de Voragine, Lord Byron, H. G. Wells, Sir Thomas More, E. Bulwer- Lytton, Shakespeare e anche tanti classici e testi religiosi: Dante, la bibbia, Omero, Platone ect.

Devo dire che sono rimasto molto impressionato da tutti questi nomi, e mentre li guardavo, mi chiedevo come ha acquisito tale libreria e tale sapere. Alcuni libri, autori, le sono stati consigliati ? Altri li ha incontrati di persona ? Non c’è che dire che tutti questi libri rappresentano il sapere umano, e che hanno influenzato positivamente Coco Chanel. La sua intelligenza precoce, con questi libri è aumentata esponenzialmente.

Per questo suo lato di assetata di libri, di sapere, l’ammiro molto. Ho pure io una libreria alta dal pavimento fino al soffitto, talmente piena che non so più dove metterli, e  pure continuo a comprarli. La mia biblioteca non si può certo paragonare alla sua, sono abbastanza monotematico, mi soffermo su pochi autori, che conosco bene e vado sul sicuro.

I libri sono l’unica cura contro tutte le forme più oscure che le nostra epoche hanno vissuto: paure, fobie, intolleranze, incomprensioni.. La lettura dovrebbe essere incoraggiata. Mi accorgo però che i giovani leggono poco, ho la netta sensazione che in qualche modo la scuola rovina il piacere di leggere.. Come tutte le cose, la lettura trova il massimo accesso quando è preso con passione, con grande interesse..

Non posso che incoraggiare a visitare questa mostra, in un unico stupefacente palazzo potrete visitare la Mostra su Coco Chanel, ammirare il museo di Cà Pesaro, e vedere il museo di arte orientale ! Meglio di così !!

English translation:

The books of Coco Chanel

coco

Finally I can write a review on the beautiful exhibition of Coco Chanel in Palazzo Ca ‘Pesaro in Venice, entitled precisely “The woman who reads.” I am sorry I didn’t write this blog about the exibition sooner, but I had an intense work schedule, but above all, after a while I found that the amount of data about her is so great, that it takes a long time to assimilate them all, so much is written about her for a single blog, in fact, I am inclined to write another 3: one dedicated to the exhibition, one dedicated to her business woman skills, which led to several challenges in the field of business, and another on her and other women who have lived in the same era and that have marked our history.

Coco Chanel was born in August 19, 1883, and lived in an eventful era: The movement of the suffragettes, the first World War, the Spanish flu, the Second World War, the Cold War, and so on. Not to mention the second industrial revolution, the Futurism; a period full of historical / arts events  of great importance for humanity.

The exhibition of Cà Pesaro dedicated to her is very interesting, for the simple fact that it is centered on hers readings. In the exhibition, there are a few clothes, perfumes, jewelry, which one might expect, but instead is full of books she read, purchased, some of great value, as they are contained in showcases, in a semi-dark environment, just to preserve them better.

The books were for Coco Chanel, both an instrument of culture, and a shelter for her mind. At that time, women had no access to an education as we imagine, some of them if wealthy, or received in the monasteries could hope for something, but we know that the road to women’s rights has been a long, difficult and has not yet reached the end. Also Coco Chanel had a life punctuated by sad episodes that marked her hard, even though she did not show it.

And that library she had! Most impressive is not only the amount of books she had, but also the authors that she was following, many French authors such as Molière, Jean de la Fontaine, Moupassant, Émile Zola, Marcel Proust. But also Italian and foreign authors: Jacobus de Voragine, Lord Byron, H. G. Wells, Sir Thomas More, E. Bulwer- Lytton, Shakespeare and also many classical and religious texts: Dante, the Bible, Homer, Plato ect.

I must say I was very impressed by all these names, and as I watched them, I wondered how she acquired this library and this knowledge. Some books, authors, have been recommended? Or did  she meet some of them in person? We must say that all of these books represent the human knowledge, and they have positively influenced Coco Chanel. Her already precocious intelligence, with these books has increased exponentially.

For her hungry side for books, for knowleadge, you know, I admire her a lot. I also have a library, high from floor to ceiling, so full that I do not know where to put them, and yet I still buy them. My library, I certainly can not compare to hers, I’m pretty monothematic, I dwell on a few authors, whom I know well and I go on the safe side.

Books are the only cure against all the  darkest feelings our times has ever know: fears, phobias, intolerance, misunderstanding .. The reading should be encouraged. But I find that young people read little, I have the distinct sensation that somehow the school ruin the pleasure of reading .. Like all things, the reading has maximum access when it is taken with passion, with great interest ..

I can only encourage you to visit this exhibition, in one amazing building you can visit the exhibition on Coco Chanel, admire the museum of Cà Pesaro, and see the oriental art museum!  Better than that !!