Maree, teatri e labirinti..

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Una nuova mostra è visibile al Museo di Ca’ Pesaro di Venezia, si intitola “GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito”. E’ stata inaugurata il 26 gennaio 2019 e durerà fino  al 22 aprile. La mostra è collocata al secondo piano e conta un numero di 13 opere.

L’artista si chiama Giovanni Soccol , nato a Venezia nel 1938. Inizia a dipingere nei primi anni Cinquanta, cominciando a frequentare l’atelier della pittrice Ilse Bernheimer, poi del pittore veneziano Gennaro Favai. L’influenza delle tecniche, degli insegnamenti, delle conoscenze, di questi artisti, vissuti tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, sarà per il giovane pittore un vero e proprio viaggio per il suo apprendistato, non solo tecnico, ma anche culturale.

Negli anni successivi inizia un lungo rapporto maestro-allievo con Guido Cadorin, che sarà per lui fondamentale per imparare le tecniche del mestiere. Nel 1964 espone nel Padiglione delle Arti Decorative alla XXXII Biennale d’Arte Contemporanea, aggiudicandosi il Premio del Ministero Industria e Commercio. Nel 1967 consegue la laurea con il massimo dei voti.

Durante gli anni Settanta Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni ed alla scenografia, sia per il teatro che per il cinema. Nel 1973 è art director del film Don’t look now per la regia di Nicholas Roeg.

Dalla metà degli anni Ottanta, dopo diverse esperienze nel campo della scenografia che lo vedono impegnato in diversi teatri, tra cui nel 1986 la Royal Opera di Stoccolma,  Soccol decide di concentrarsi unicamente nella pittura, in cui egli riversa la totalità delle esperienze fino allora acquisite.

Le tematiche da lui affrontate nel corso della sua carriera artistica, si possono vedere oggi in questa mostra, 13 opere che trattano i seguenti argomenti:

  • Maree
  • Teatri
  • Labirinti d’invenzione
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Poche opere, ma che mi sono piaciute molto, affascinanti i quadri dei teatri, che ricordano gli anfiteatri della Grecia antica, queste gradinate fatta a forma di semicerchio, vuoto, senza spettatori, senza artisti, ma illuminato dalla luce lunare, che a poco a poco, copre lo stage, e sullo sfondo, un meraviglioso cielo stellato.

Labirinti, costruzioni enigmatiche, che ricordano il famoso labirinto del Minotauro. Dove ci si addentra, non solo alla ricerca dell’uscita, ma anche di se stessi. Lo si percorre, un po alla cieca, ma la visione d’insieme, la soluzione, appare solo se lo si guarda dall’alto.

Maree, la luce esterna, forse la luce lunare, illumina le onde, che si infrangono sul bagnasciuga, e un imponente sfondo alle sue spalle ti colpisce. Al suo centro sembra comparire un pianeta, sembra quasi l’immagine della Terra vista dallo spazio, colpita dai raggi del sole. Un’immagine assolutamente stupenda !

Una mostra semplice, piccola, ma affascinante. Sono dei quadri, che ti soffermi a guardare per lunghi minuti, sembra quasi che li il tempo non esista. La visione di questi quadri ti avvolge, ti invitano a guardare oltre, riempiono i tuoi sensi. Non perdetevi questa mostra, è veramente bellissima !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

Tides, theaters and labyrinths

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A new exhibition is visible at the Museum of Ca ‘Pesaro in Venice, titled “GIOVANNI SOCCOL Metamorphosis of reality in myth”. It was inaugurated on January 26, 2019 and will last until April 22nd. The exhibition is located on the second floor and has a number of 13 works.

The artist is called Giovanni Soccol, born in Venice in 1938. He began painting in the early fifties, beginning to attend the workshop of painter Ilse Bernheimer, then the Venetian painter Gennaro Favai. The influence of the techniques, teachings, knowledge, of these artists, who lived between the end of the nineteenth century and the first half of the twentieth century, will be for the young painter a real journey for his apprenticeship, not only technical, but also cultural.

In the following years he began a long master-student relationship with Guido Cadorin, which will be fundamental for him to learn the techniques of the trade. In 1964 he exhibited in the Pavilion of Decorative Arts at the XXXII Biennial of Contemporary Art, winning the Ministry of Industry and Commerce Award. In 1967 he graduated with honors.

During the seventies Soccol is dedicated not only to painting, but also to interior design and set design, both for theater and cinema. In 1973 he was art director of the film Do not look now directed by Nicholas Roeg.

Since the mid-eighties, after several experiences in the field of scenography that sees him engaged in several theaters, including in 1986 the Royal Opera in Stockholm, Soccol decides to focus solely on painting, in which he pours the totality of the experiences acquired since then .

The themes he dealt with during his artistic career can be seen today in this exhibition, 13 works that deal with the following topics:

  • tides
  • Theaters
  • Invention labyrinths
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A few works, but I liked them very much, fascinating the paintings of the theaters, which recall the amphitheater of ancient Greece, these staircases made in the form of a semicircle, empty, without spectators, without artists, but illuminated by the moonlight, that step by step, covers the stage, and in the background, a wonderful starry sky.

Labyrinths, enigmatic buildings, reminiscent of the famous labyrinth of the Minotaur. Where one enters, not only looking for the exit, but also for oneself. You follow it, a little blindly, but the overall vision, the solution, appears only if you look at it from above.

Tides, the external light, perhaps the moonlight, illuminates the waves, which break on the water’s edge, and an impressive background behind  that really impress you. At its center seems to appear a planet, it seems almost the image of the Earth seen from space, hit by the sun’s rays. An absolutely beautiful image!

A simple, small, but fascinating exhibition. They are paintings, that you stop to look for long minutes, it almost seems that time does not exist. The vision of these paintings envelops you, invite you to look beyond, fill your senses. Do not miss this exhibition, it’s really beautiful !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

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4444 Acqua e Fuoco

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A Ca’ Rezzonico, museo del settecento veneziano, approda una nuova mostra, dal titolo “4444 Acqua e Fuoco”. Una mostra realizzata in collaborazione tra il Consiglio Regionale del Veneto e la Fondazione Musei Civici di Venezia.

Le opere dei due scultori Marco Martalar e Toni Venzo, sono distribuite non solo nella sala del Portego al primo piano di Ca’ Rezzonico e nel l’androne del piano terra, ma anche a Palazzo Ferro Fini. Io vi parlerò delle opere presenti a Ca Rezzonico.

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Le opere sono disposte a coppie nel salone del portego al primo piano, da una parte ci sono le opere in legno chiaro che rappresentano l’acqua, mentre quelle sull’altro lato, in legno scuro rappresentano il fuoco. A piano terra, invece vengono rappresentate le zattere, che percorso la via d’acqua, arrivano a Venezia, proprio come una volta accadeva con il legno.

Questa mostra al suo interno, coglie diversi messaggi su diversi livelli. In primis, questa mostra è un omaggio alla natura, a quei boschi vittime del disastro naturale di fine ottobre e novembre scorso, più di 100 mila ettari di bosco che sono stati spazzati via dal maltempo. Un messaggio che ci ricorda la nostra fragilità, e di quanto sia importante il legame che unisce l’uomo al suo ambiente.

Le sculture in legno chiaro, presentano delle linee che ricordano le onde del mare, ognuna diversa dall’altra, e ci mostra, come una volta il legno veniva trasportato a valle. In questo caso un viaggio dall’altopiano dei sette comuni e il territorio della valle del brenta, due territori legati fin dai tempi antichi dai 4444 scalini della Calà del Sasso, la gradinata più lunga d’Italia, (che da il nome a questa mostra), un opera architettonica straordinaria, fu’ costruita alla fine del XIVº secolo per poter condurre il legname da Asiago a Valstagna in modo alternativo e non da Gallio e Foza, paesi che pretendevano delle tasse pesanti.

Quando si attraversa la sala del portego, in mezzo alle coppie di opere, si ha l’impressione di camminare in un viale alberato, che fanno pensare ai due elementi opposti: Ying e Yang

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Luce e oscurità, bianco e nero, acqua e fuoco. anche se a dirla tutta, sono presenti tutti gli elementi della natura in queste opere: legno, acqua, fuoco, aria. E’ una mostra molto suggestiva, io sono rimasto particolarmente impressionato dalla bravura che lo scultore ha usato nel scolpire le opere col legno bruciato. E’ una tecnica non facile, e che non avevo mai visto prima.

Ca’ Rezzonico non smette mai di stupirti, quando pensi di aver visto tutto, ecco che ti propone qualcosa di nuovo ! Invito tutti a venire a vedere questa mostra, vi offrirà una visione, e una prospettiva un po diversa ! Vi aspettiamo !!

4444  Water and fire at Ca’ Rezzonico Museum !

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At Ca ‘Rezzonico, a museum of the eighteenth century in Venice, a new exhibition has arrived, entitled “4444 Water and Fire”. An exhibition created in collaboration between the Veneto Regional Council and the Venice Civic Museums Foundation.

The works of the two sculptors Marco Martalar and Toni Venzo are distributed not only in the Portego room on the first floor of Ca ‘Rezzonico and in the entrance hall on the ground floor, but also in Palazzo Ferro Fini. I will speak to you about the works in Ca Rezzonico.

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The works are arranged in pairs in the salon of the portego on the first floor, on one side there are the light wood works which represent the water, while those on the other side, in dark wood represent the fire. On the ground floor, instead, are represented the rafts, which along the waterway, arrive in Venice, just as once happened with wood.

This exhibition inside, captures different messages on different levels. First of all, this exhibition is a tribute to nature, to those woods, fallen victims of the natural disaster of late October and November, more than 100 thousand hectares of forest that have been swept away by the bad weather. A message that reminds us of our fragility, and how important is the bond that unites man with the environment.

The sculptures in light wood, have lines that recall the waves of the sea, each one different from the other, and shows us, as once the wood was transported downstream. In this case, a trip from the plateau of the seven municipalities and the territory of the Brenta valley, two territories linked since ancient times by the 4444 steps of the Calà del Sasso, the longest steps in Italy, (which gives the name to this exhibition ), an extraordinary architectural work, which was built at the end of the 14th century to bring down the trees from Asiago to Valstagna in an alternative way, and not from Gallio and Foza,  because those countries demanded heavy taxes at that time.

When you cross the portego hall, between the pairs of works, you have the feeling of walking in a tree-lined avenue, which suggests the two opposite elements: Ying and Yang

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Light and darkness, black and white, water and fire. even if to me, there are all the elements of nature in these works: wood, water, fire, air. It ‘a very incredible exhibition, I was particularly impressed by the skill that the artist used in sculpting the works with burnt wood. It is not an easy technique, and I had never seen it before.

Ca ‘Rezzonico never ceases to amaze you, when you think you have seen everything, here it offers you something new! I invite everyone to come and see this exhibition, it will offer you a vision, and a somewhat different perspective! We are waiting for you !!

Anton Maria Zanetti: Mercante e collezionista a Cà rezzonico !

JpegA partire dal 29 settembre fino al 7 gennaio dell’anno prossimo, nel bellissimo museo di Cà Rezzonico, ci sarà una nuova ed emozionante mostra dedicata ad una figura che non tutti conoscono, ma che ha avuto un grosso ruolo nel 700 veneziano: Anton Maria Zanetti. Egli fù un appassionato collezionista, mercante, ma anche disegnatore ed abile incisore.

Dopo la morte del padre, si prese cura del resto della famiglia, lavorando come Assicuratore marittimo, riuscendo seppur a fatica a perseguire i suoi  hobby.

A lui dedicato, sono state allestite all’interno di Cà Rezzonico, le sale dei pastelli, la sala degli arazzi, la sala del trono  e il portego del primo piano. Dove si possono trovare degli album di disegni, caricature, incisioni, e volumi dedicati alle gemme che lui collezionava.

E’ importante sottolineare che Anton Maria Zanetti, era di estrazione borghese, ma tuttavia riuscì a stringere amicizie con personaggi nobili e non, tutti accomunati dalla passione del collezionismo. Tutto questo fu reso possibile, grazie all’illuminismo francese, in Europa si poteva viaggiare liberamente, viveva uno spirito di comunicazione di idee, e pertanto Zanetti entrò in contatto con personaggi importanti, tra i quali : Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D’Orleans, Rosalba Carriera, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, il principe Venceslao di Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, la regina di Svezia, e molti altri.

Ci sono testimonianze di un suo viaggio a Parigi in compagnia di Rosalba Carriera intorno al 1720, e mentre quest’ultima nel marzo del 1721 decide di tornare in Italia, Zanetti invece partì per andare a Londra, per poi dirigersi verso l’Olanda. Nel 1736 andrà a Vienna, chiamato dal principe del Liechetenstein !

Zanetti, durante quegli incontri, scopre che molti nobili si lamentavano della mancanza dell’uso della tecnica del chiaroscuro, o meglio che tale tecnica è caduta in disuso e non è stata mai ripresa. Da allora il collezionista sente l’impeto di riportarla in auge, provando lui stesso.

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Molto importante furono i volumi che lui pubblico: La Dactylioteca Zanettiana, che racchiude tutta la sua collezione di gemme antiche, e i due volumi Delle antiche statue Greche e Romane; volumi splendidamente rilegati, tutti molto interessanti !

La mostra è piena di interessanti opere, ed offre un nuovo spunto sulla realtà del 700 Veneziano, che prima non si conosceva. Consiglio a tutti di andare a vederla. Non capita tutti i giorni, di scoprire cose nuove sulla nostra bella città lagunare !

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

 

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Anton Maria Zanetti: Merchant and collector in Cà Rezzonico !

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From 29 September to 7 January of the next year, in the beautiful museum of Cà Rezzonico museum, there will be a new and exciting exhibition dedicated to a figure that not everyone knows, but who had a big role in the Venetian 700: Anton Maria Zanetti. He was a passionate collector, merchant, but also draftsman and skilled engraver.

After the death of his father, he took care of the rest of the family, working as a marine insurer, succeeding albeit with difficulty in pursuing his hobbies.

In the rooms of the pastels, the tapestry room, the throne room and the portego on the first floor have been set up inside Cà Rezzonico. the new exhibition, Wherewhere you can find albums of drawings, caricatures, engravings, and volumes dedicated to the gems that he collected.

It is important to underline that Anton Maria Zanetti, was of bourgeois extraction, but nevertheless managed to make friends with noble and non-noble characters, all united by the passion of collecting. All this was made possible thanks to the french enlightenment, as in Europe one could travel freely, lived a spirit of communication of ideas, and therefore Zanetti came into contact with important personalities, among them: Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D ‘ Orleans, Rosalba Career, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, Prince Wenceslas of Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, the Queen of Sweden, and many others.

There are letters that document of his trip to Paris in the company of Rosalba Carriera around 1720, and while the latter, in March 1721 decides to return to Italy, Zanetti instead left to go to London, and then head to Holland. In 1736 he will go to Vienna, called by the prince of the Liechetenstein himself !

Zanetti, during those meetings, discovers that many nobles were complaining about the lack of use of the chiaroscuro technique, or rather that this technique has fallen into disuse and has never been resumed. Since then the collector feels the need to bring it back into fashion, trying it himself.

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Very important were the volumes he published: La Dactylioteca Zanettiana, which contains all his collection of ancient gems, and the two volumes of the ancient Greek and Roman statues; beautifully bound volumes, all very interesting!

The exhibition is full of interesting works, and offers a new insight into the reality of the Venetian 700, which was not known before. I recommend everyone to go see it. It’s not every day to discover new things about our beautiful lagoon city!

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

Ampliare la percezione del Museo

Questo video dell’American Alliance Museum (https://www.youtube.com/watch?v=ZVflfF-Pb7I) mi ha fatto riflettere: siamo ancora dell’idea che il Museo, in se stesso, rappresenta solo un diversivo, una giornata diversa da trascorrere, qualcosa da vedere, mentre si è in vacanza, o un rifugio dal cattivo tempo.

Un Museo dovrebbe rappresentare molto più di questo. Prima di tutto è una sorgente di informazioni, di cultura; rappresenta il nostro passato, la nostra storia, è uno strumento educativo, per la crescita e lo sviluppo dell’individuo.

Una cosa che vedo ripetutamente, e che mi rattrista, è vedere i bambini, i ragazzini, che entrano in un Museo, e la prima cosa che fanno, è guardare dove c’è un posto dove sedersi, tirare fuori il cellulare, passare il tempo con quello.

Bisogna ampliare la concezione del museo

Guardando il video non si può che rimanere meravigliati, da questi bambini, questi ragazzini, che affollano i Musei, appassionati, affascinati, intenti a perseguire i vari programmi educativi, programmi di collaborazione con studenti di altri paesi, programmi dai numerosi aspetti positivi, quali come l’amicizia, la conoscenza di persone di altri luoghi, di altre culture, l’apertura mentale che essa comporta, per l’appunto con l’avvicinamento di culture diverse..

Un Museo diventa anche strumento terapeutico: guardando il video si vede un bambino che abbraccia un’operatore museale  del Museo per bambini di Indianapolis, che indossa un costume da dinosauro. Il piccolo Spencer affetto da mutismo, chiuso in se stesso, ha trovato un ambiente che lo ha incoraggiato ad aprirsi.. tutte queste cose sono stupende… I Musei sono anche questo.

Come si va a scuola per imparare a leggere, scrivere e far di conto, si dovrebbe, sin dalla tenera età, frequentare i musei.
(Anonimo)

Mi piacerebbe che si potessero organizzare programmi educativi tra diversi paesi dell’Unione Europea e non, e perché no ? Anche con la Gran Bretagna, adesso che affronta il dopo Brexit. Creare programmi appositi per tutti i i tipi di Musei. E’ chiaro che i bambini sono più interessati dai Musei di Storia Naturale, per loro rappresenta puro divertimento, mentre i Musei di quadri e statue sono visti come noia.. Anche per questi tipi di Musei, bisogna creare un approccio diverso, ampliare gli orizzonti, cominciare a vederlo e a capirlo con gli occhi di un bambino, e farlo diventare attraente per loro.

Il Museo così cambia identità: non è più oggetto di divertimento, ma un aiuto per lo sviluppo e la crescita dell’individuo, uno strumento che assieme alla famiglia, alla scuola, diventa strumento di formazione per le persone di un domani.

La bellezza floreale a Palazzo Mocenigo

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(la foto qui esposta non è quella reale, non ho potuto esporla per motivi di copyright)

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Una domenica di poche settimane fa, ho fatto un giro a Venezia, per andare a vedere il Museo di Cà Pesaro e il Museo dell’arte Orientale, entrambi, fanno parte dello stesso Palazzo. Parlerò di loro, più avanti, ma in questa sede, voglio parlavi ancora del bellissimo Museo di Palazzo Mocenigo !

Palazzo Mocenigo, non è affatto distante dai due musei sopra menzionati, per cui, tornando indietro, mi è venuta voglia di rivederlo, sotto un’altra ottica: vale a dire non quella dell’operatore museale, ma come turista.

Palazzo Mocenigo, oltre ad essere il Museo del costume, è anche museo del profumo, infatti le ultime stanze, sono proprio dedicate a questo tema. Ebbene, devo proprio dire, che ogni volta che lo vedo, questo Museo, mi stupisce sempre di più ! Palazzo Mocenigo, ha sempre avuto mostre stupende, per cui pensavo che ormai non ci fosse altro,che potesse stupirmi. Mi sbagliavo !

Come sono entrato nel Portego, sono rimasto affascinato, incantato, ipnotizzato dalla bellezza del stupendo arco di rose, posto giusto al centro della fiancata destra della sala. Tale stupenda visione lo si deve a “The Merchant of Venice” che incarna, rappresenta, l’arte del profumo a Venezia.

Essi hanno voluto far conoscere a tutto il mondo, la Rosa Moceniga l’ultimo loro prodotto della collezione Murano, profumo creato, ispirato da questa rosa che proviene dalle pianure della Cina centrale. Di certo, essi hanno trovato il luogo adatto !! Meglio del Palazzo Mocenigo, non potevano trovare !

La bellezza di questo arco di rose, lascia veramente senza fiato, consiglio a tutti quanti di andare a vederlo; per chi c’è già stato, vedrà qualcosa di nuovo, per chi, invece non ha mai visitato questo bellissimo Palazzo, avrà qualcos’altro in più di cui  rimanere estasiato.

The beautiful Rose’s Arch at Mocenigo Palace

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(The picture shown here is not the real one, I could not expose it for copyright reasons)

One Sunday a few weeks ago, I made a trip to Venice, to go see the Cà Pesaro Museum and the Oriental Art Museum, both part of the same building. I’ll talk about them another time, but here, I would like to talk again about the beautiful Museum of Palazzo Mocenigo!

Palazzo Mocenigo, is not far distant from the two museums mentioned above, so, coming back, I wanted to have another look at it but in a different perspective: that is, not the operator’s museum, but as a tourist.

Palazzo Mocenigo, besides being the Costume Museum, is also the perfume museum, in fact, the last rooms are dedicated precisely to this theme. Well, I must say that every time I see it, this Museum, it always amazes me again and again! Palazzo Mocenigo, has always had wonderful exhibitions, so I thought that by now there was nothing that could impress me. I was wrong !

As I entered the Portego, I was charmed, enchanted, mesmerized by the beauty of the magnificent arch of roses, located at right at the center of the right side of the hall. For this wonderful vision we  must thank the “The Merchant of Venice” that embodies,  the art of perfume in Venice.

They wanted to make known to the whole world, the Rose Moceniga their last product of Murano collection, this fragrance was , created, inspired by this rose that comes from the plains of central China. Certainly, they have found the right place !! Best of Mocenigo Palace, could not find!

The beauty of this arch of roses, truly is breathtaking, I advise everyone to go see it; for those who have already been there, they will see something new, for whom, however has never visited this beautiful Palace, they will have  more to fall in love.

Musei rivolti verso il paesaggio o verso le persone ?

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Quali sono le nuove strategie che i Musei hanno in previsione di adottare ? E’una domanda che mi sono posto dopo aver letto un’articolo, una recensione della 24 “convention” della Museum Association che si è tenuta di recente a Milano.

Due sono state le tematiche che hanno fatto la parte del protagonista durante questo evento. La prima si intitola “Museums change lives”, letteralmente tradotto: I musei cambiano le nostre vite. Questo succede quando il visitatore, il turista, di qualunque nazione, e fascia di età, visitando una mostra, un museo,un palazzo, un evento culturale, subisce una trasformazione che cambia il suo modo di vedere l’arte. Un cambiamento così profondo, avviene quando egli /ella si sente fortemente soddisfatto del tempo passato al suo interno, che lo segna, in maniera fortemente positiva.

La seconda tematica, strettamente legata a quella precedente menzionata, sono stati gli studi, le indagini che portano i moderni musei ad aprirsi al paesaggio, perché secondo loro, esiste un forte legame tra museo e ambiente circostante.  Da una parte concordo su questo punto, Venezia è una città del tutto particolare, diversa dalle altre. Tuttavia, quando leggo un passaggio, in cui si annuncia la volontà di cercare di capire, come vengono visti i musei attraverso gli occhi dei visitatori, e capire cosa c’è che non va, allora mi trovo a pensare, che il museo non si deve tanto aprire al paesaggio, ma verso il turista stesso!

Ma come si fa a capire, come pensa un turista ? Si può tentare di farlo, chiedendo loro stessi, cosa vogliono e cosa vorrebbero che si cambiasse, anche se sono dell’opinione che i stessi questionari che si propongono ai visitatori, possono benissimo essere sottoposti al personale museale. In fin dei conti, è l’operatore museale che vive a stretto contatto con loro, e quindi lo rende la persona più adatta in assoluto, che possiede la conoscenza necessaria.

Se mi ponessero delle domande, io risponderei che al visitatore devono essere dati le informazioni sufficienti su quanto hanno da offrire certi ambienti museali, soprattutto come raggiungerli ! Impostare una serie di offerte di entrata mirata a tutte le categorie di turisti: dal singolo, alla famiglia, al gruppo. A volte il turista singolo,sebbene gli si presenti l’opportunità di visitare più ambienti ad un prezzo fisso, non è interessato, in quanto preferisce spendere meno e visitare un solo palazzo. Senza contare il fatto, che molte volte il turista non è consapevole di cosa sta visitando, o di cosa potrebbe visitare. In questo caso urge una campagna di marketing abbastanza ripetitiva, su tutto quello che si può offrire.

Pertanto non condivido una strategia basata sul territorio. Sono dell’opinione che un Museo sia un’entità vivente, un luogo fatto di persone, che lavorano per le persone. Volete cambiare strategia ? Volete aprire il Museo verso nuovi orizzonti ? I mezzi ci sono, basta saper ascoltare il vostro personale interno, la sorgente più affidabile e realistica, sui vari cambiamenti del turismo..

Museums: should they open to the territory or to the people ?

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What are the new strategies that museums have in in mind for the near future? It is a question that I asked myself after reading an article, a review of 24 “convention” of the Museum Association which was held recently in Milan.

There were two main issues  during this event. The first is titled “Museums change lives”. This happens when the visitor, the tourist, of any nation, and age, visiting an exhibition, a museum, a palace, a cultural event, undergoes a transformation that changed his way of looking at art. Such a profound change takes place when he / she feels strongly satisfied with the time spent in it, that  marks him/her, in a strong positive way.

The second theme, closely linked to the one mentioned earlier, were the studies, investigations leading modern museums to open up to the landscape, because according to them, there is a strong link between the museum and the surrounding environment. On the one hand I agree on this point, Venice is a very special city, different from the others. However, when I read a passage, in which they announced a willingness to try to understand, as the museums are seen through the eyes of visitors, and figure out what’s wrong, then I find myself thinking, that the museum should not be open to the landscape, but to the tourists themselves!

But how do you figure out the way of thinking of a  tourist? You can do so, asking themselves, what they want and what they would like to change, even if I am of the opinion that the same questionnaires intended for the visitors, may well be subjected to the museum staff. After all, it is the museum employee who lives in close contact with them, and then makes the best person ever, the one who has the necessary knowledge.

If you would lay me questions, I would answer that the visitor must be given enough information about what some museums has to offer, and most of all, how to reach them! Set a number of entry offers aimed at all categories of tourists: from single, family, group. Sometimes the individual tourist, although they present the opportunity to visit more than one place at a fixed price, is not affected, as he prefers to spend less and to visit one palace only. Not to mention the fact that many times the visitor is not aware of what is seeing, or what  he may visit. In this case it needs a fairly repetitive marketing campaign, about everything that you can offer.

Therefore I do not share a territory-based strategy. I am of the opinion that a museum is a living entity, a place made up of people who work for people. Do you want to change strategy? Do you want to open the museum to new horizons? The means are there, you just know how to listen to your internal staff, the most reliable and realistic source, about the various changes of tourism’s world ..

Pokemon go nei musei

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“The Guardian” non è il solo che annuncia questa iniziativa museale; già da un po di giorni, avevo sentito di questa mania che sta impazzando per il mondo che si chiama Pokemon go. Pokemon go, non è altro che un video gioco simile a Ingress, che usa la stessa tecnologia: Grazie alla geo localizzazione, e la realtà virtuale, si possono vedere attraverso cellulari Smarthphone o tablet , cose che non esistono nella realtà vera, ma che appaiono come reali nello schermo dei sopra menzionati sistemi di comunicazione. Già da tempo esiste il gioco strategico Ingress, che appassiona utenti di tutto il mondo. Adesso è il turno di Pokemon go, e sembra che alcuni musei tra cui il Philadelphia Museum of Art, o il Museum of modern art, sta usando questa app per introdurre i musei alle giovani generazioni. A dire il vero, sin da quando ho provato a giocare ad Ingress, ragionavo se una tecnologia basata sulla geo locazione e la realtà virtuale possa avere successo come sistema di comunicazione con i visitatori nella sale museali, e sono dell’idea che potrebbe essere anche un’idea valida.

Tuttavia sono invece del parere negativo di utilizzare l’app Pokemon go, perché anche se presente nelle sale museali, esso si, potrebbe avere il merito di far accorrere un gran numero di giovani, ma per loro conta solo il video gioco, e non la bellezza, l’istruzione che un museo può offrire. Si vedrebbero solo una marea di ragazzini che corrono da una sala all’altra con il cellulare,senza che si rendano conto di quello che veramente vedono. Le nuove generazioni, che amano così tanto le tecnologie, devono si essere invogliati a venire nei musei, ma bisogna insegnare, incoraggiare loro a coltivare la passione per questi bellissimi ambienti.

Pokemon go in the museums

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“The Guardian” was not the only one, to announce this initiative for the museums; I already have heard about this game app few days ago,  which is very popular all over  the world; the name: Pokemon go. Pokemon go, it is nothing more than a video game like Ingress, which uses the same technology: Thanks to the geo location, and virtual reality, you can see through Smarthphone mobile or tablet, things that do not exist in true reality, but appear as in the actual screen of the above-mentioned communication systems. For some time, the strategic play Ingress, has fascinates people around the world. Now is the turn for Pokemon go , and it seems that some museums including the Philadelphia Museum of Art, or the Museum of Modern Art, is using this app to introduce the younger generations to the museums. Actually, ever since I tried to play at Ingress, I reasoned if a technology based on geo location and virtual reality can be successful as a system of communication with visitors in the museum rooms, and my idea is that it could also be an idea valid.

However I have a negative opinion about using the app Pokemon go for the museums, because, even if it’s present in the museum rooms, yes it could have the merit to increase the number of young people; but for them it only counts the video game, and not the Beauty, the education that a museum can offer. we would see just a bunch of kids running from room to room with the phone, without realizing what there is before them. The new generations, who like so much technology; they should be encouraged to come to museums of course, but you have to teach them, to encourage them to cultivate a passion for these beautiful environments.