Intervista con Seema Rao

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Il lavoro di un operatore museale comporta molto stress, perché è sempre a contatto con il pubblico. Non molto tempo fa, un titolo di un libro mi colpì e ho voluto comprarlo per saperne di più. Il libro in questione si intitola “Obejetive Lesson – Self Care for Museum workers di Seema Rao. E’ un libro molto interessante perché offre delle tecniche adatte a tutti, e guida verso un’autoanalisi di se stessi.

seemaSeema Rao è la presidente e CEO di Brilliant Idea Studio (BIS), un’azienda che aiuta musei, organizzazioni non profit e biblioteche a realizzare le loro migliori idee.  Con quasi 20 anni di esperienza museale, la Dott.ssa Rao  ha guidato lo sviluppo dei contenuti per molti progetti digitali tra cui l’innovativa Galleria One, Studio Play e Asian Odyssey. Insieme a questo progetto digitale, è stata determinante nello sviluppo di spazi museali “mobile” e fuori dal sito, come ad esempio Studio Go, degno di nota. Ha lavorato assiduamente per includere nuovi tipi di pubblico come specialista dell’accesso al museo, sviluppando programmi di coinvolgimento della comunità e creando programmi per adolescenti

La Dott.ssa Rao ha conseguito un Master in Storia dell’Arte presso la Case Western Reserve University di Cleveland e un Master in Information Science e User Experience Design. 

Dopo un po di tempo ho voluto riprendere in mano il suo libro, e ho pensato di fare un’intervista su di lei. Dopo varie email, ecco qui l’intervista.

Me: Potrebbe raccontare alcuni dei musei con cui hai lavorato, per favore?

Seema Rao: Come staff, sono stata al Cleveland Museum of Art per quasi 20 anni. Poi, ho lavorato con il Cincinnati Museum of Art, il Toledo Museum of Art, l’Akron Art Museum, la Percussive Arts Society e l’Asia Society Texas Center.

Io: come ha avuto l’idea di scrivere un libro?

Seema Rao: Il libro è iniziato come una serie di esercizi che ho fatto mentre passavo da un lavoro a tempo pieno in museo a consulente. Il mio precedente lavoro era stato l’unico lavoro che avessi mai avuto, l’ho avuto per 17 anni. Ero cresciuta prendendo lezioni in quel museo e ci sono andata come studentessa laureata. Lasciare quel ruolo era più che lasciare un lavoro. Era come essere a casa. Quindi avevo bisogno di trovare un nuovo punto di riferimento. Ho un po “giocato” con questi esercizi. Quando ho detto alla gente di quello che stavo facendo, sembravano interessati. Allora ho detto che l’avrei trasformato in un libro. Il fatto di dire a qualcuno che stai facendo qualcosa è che devi farlo. A volte quando qualcosa mi spaventa, lo dico agli altri,  è come un modo per assicurarmi di affrontare questa sfida. Rendere il libro mi ha sfidato in maniera positiva, e speravo che condividere le mie tecniche per aiutato gli altri.

Io: Qual è la causa più comune dello stress che ha visto finora?

Seema Rao: Il tempo è uno dei più comuni. O troppo poco tempo per fare qualcosa o troppa attesa per ciò che deve essere fatto in quel momento. L’eccesso di lavoro  fondamentalmente significa che si sta trascorrendo troppo tempo sul lavoro, forse a causa di cattiva gestione o necessità finanziarie. Poiché la maggior parte del lavoro si connette con altre persone, finiamo per affrontare i sensi di conflitto di persone diverse. A livello più pratico, lo stress maggiore per il personale è la sicurezza, in particolare finanziaria. Il tempo si interseca con la sicurezza finanziaria molto comunemente nel nostro settore con il personale che deve decidere se possono permettersi di lavorare in un museo e avere ancora il tempo di cercare un altro lavoro.

Me: Ha partecipato ad alcune conferenze forse con il Museo Next? Se è così può dirmi qualcosa a riguardo?

Seema Rao: Ho frequentato MuseumNext e fatto presentazioni numerose volte.

 

Seema Rao Lecture
https://www.museumnext.com/insight/leading-museum-inclusion/

 

Io: Il suo libro cerca di offrire alcune lezioni e soluzioni oggettive, ma ha una buona ricetta che può funzionare per qualcuno?

Seema Rao: Non c’è una ricetta, ma essa funziona, quando ognuno trova il proprio particolare “mix di attività”. Penso che sia  una sfida, in quanto le persone vogliono avere una soluzione, la provano ma poi si rendono conto che non funziona per loro. La parte Sé è essenziale, il concetto, l’idea di aver cura di sé. Quanto ti preoccupi di te stesso, come  essere individuale, sei l’unico a decidere cosa funziona. Essere in sintonia con te stesso è essenziale per trovare la tua migliore “ricetta”.

Io: L’episodio più bello che le è successo lavorando in un museo?

Seema Rao: Domanda veramente difficile. Mi piace trovare la bellezza in tutto e trovare qualcosa di buono in tutti i momenti. Direi che ricordo che mi piaceva tutti quei momenti in cui mi trovavo con un gruppo di colleghi di lavoro e ci siamo tutti sincronizzati. Eravamo in quel momento a dare un senso, tutti insieme, a quel progetto della collezione. La gioia effimera dell’insegnamento è un momento transitorio, ma è una cosa che mi illumina e che mi anima davvero.

Io: Il peggior episodio che le è successo e come ha reagito?

Seema Rao: I miei momenti peggiori (non tutti per fortuna) sono avvenuti con lo staff. La cosa difficile del lavoro nei musei è che molte persone si preoccupano molto. Il nostro lavoro ci mette in opposizione tra di noi. Solo con una buona cultura del lavoro, c’è un modo per lavorare e risolvere i problemi. Nei brutti momenti, hai sussurri dietro le spalle, offerte negatge, e intense esplosioni di negatività. Io non sono una santa. A volte sono stata un cattiva collega. Ho anche sofferto per quello. Certe situazioni sono estenuanti, ma  per fortuna, non abbastanza orribili da farmi lasciare il campo. E alla fine, ho quasi sempre rispettato lo staff in seguito. Ognuno di noi stava facendo il nostro lavoro e faceva del nostro meglio.

Io: Quali sono i suoi consigli per tutti i colleghi?

Seema Rao: Cercare di trovare la positività nella giornata lavorativa. Ma anche, di permettere alla tua giornata di lavoro di rimanere li e di non portarla a casa. Inoltre, sii gentile con te stesso come potresti essere per gli altri. Spesso ci mettiamo per ultimi, ma questo in realtà non ti rende migliore al lavoro. Può solo renderti infelice.

Io: Pensi che qualcosa come lo yoga o il tai chi possa aiutare contro lo stress? 

Seema Rao: Il Tai Chi è fantastico, ma non sono brava con le attività ricreative di gruppo, come lo yoga o il tai chi, non fa per me. Per me, camminare è meglio. Ma penso che si  torni sempre all’idea che si ha bisogno di trovare i migliori rilasci di stress per svolgere al meglio le proprie attività lavorative.

Io: Wow, sono impressionato, complimenti, sia per il suo libro, che per il suo futuro lavorativo, grazie per aver acconsentito a questa intervista, sono sicuro, sarà di interesse per molte persone.

Self care for Museums workers

The work of an attendant museum involves a lot of stress, because it is always in contact with the public. Not long ago, a book title struck me and I wanted to buy it to learn more. The book in question is titled “Objective Lesson – Self Care for Museum workers by Seema Rao. It is a very interesting book because it offers techniques suitable for everyone, and a guide to self-analysis of itself.

seemaSeema RaoSeema Rao is the president and CEO of Brilliant Idea Studio (BIS), a company that helps museums, non-profit organizations and libraries to highlight their best ideas. With almost 20 years of museum experience, Ms. Rao has led the development of content for many digital projects including the innovative Gallery One, Studio Play and Asian Odyssey. Along with this digital project, it has been instrumental in developing mobile and off-site museum spaces, such as Studio Go, worthy of note. He has worked diligently to include new segments of the public as a museum access specialist, development of community involvement programs and creation of programs for adolescents.

Ms. Rao holds a Masters degree in Art History from Cleveland’s Case Western Reserve University and a Masters in Information Science and User Experience Design.

After a while I wanted to take it up and read it again, and I thought I’d do an interview about her. After several emails, here is the interview.

Me: Could you tell me some of the museums you worked with, please?

Seema Rao: I worked at the Cleveland Museum of Art for almost 20 years. I left to consult two years ago”, I worked with the Cincinnati Museum of Art, the Toledo Museum of Art, the Akron Art Museum, the Percussive Arts Society and the Asia Society Texas Center.

Me: how did you get the idea of writing a book ?

Seema Rao: The book started out as a series of exercises I did as I was transitioning from a full-time job at a museum to a consultant. My previous job had been the only job I had ever had. I had it for 17 years. I had grown up taking classes at that museum and went there as a graduate student. Leaving that role felt more than leaving a job. It was like moving house. So I needed to find a new center. I played around with these exercises. As I told people about what I was doing, they seemed interested. Then I said I would making it into a book. The thing about telling someone you are doing something is that you have to do it. Sometimes when something scares me, I tell others as a way to ensure I face that challenge. Making the book challenged me in a good way, and I hoped sharing my techniques would help others.

Me: What is the most common reason of stress that you have seen so far ?

Seema Rao: Time is one of the most common. Either too little time to do something or too much expectation of what needs to get done in that time. Overwork is basically spending too much time on work, maybe due to bad management or financial need. As most work is connecting with other people, we end up dealing with different people’s conflicting senses of time. On a more practical level, the greatest stress for staff is security, financial particularly. Time intersects with financial security very commonly in our sector with staff having to decide if they can afford to work a museum job and still have the time to work another job.

Ms Seema Rao's book

Me: Did you attended to some lectures maybe with Musem Next ? If so can you tell me something about it ?

Seema Rao: I have attended MuseumNext and presented numerous times.

 

Seema Rao Lecture
https://www.museumnext.com/insight/leading-museum-inclusion/

 

Me: Your book try to offer some objective lesson and solutions, but do you have a good recipe that may work for anybody ?

Seema Rao: There is no one recipe. What does work is that everyone finds their particular mix of activities. I think a challenge is that people want to have a solution, and then they try the solution and it doesn’t work for them. The Self part is essential in the idea of self care. How you care for yourself is individual and you are the only one to decide what works.  Being in tune with yourself is essential to finding your best recipe.

Me: The most beautiful episode that happened to you working in a museum ?

Seema Rao: Such a hard question. I like to find beauty in everything, and find good in all moments. I will say I remember loving every moment I stood with a group of people and we all synched. We were in that moment making meaning together about that collection object. The ephemeral joy of teaching is a transitory, but glowing moment that truly enlivens me.

Me: The worst episode that happened and how you reacted to it ?

Seema Rao: My worst moments came with staff (tho many of my best were also with staff). The hard thing about work in museums is that most people care A LOT. Our work puts us in oppositions. I’m good work cultures, there is an way to work through issues. In bad ones, you have whispers, closed door deals, and the odd explosion. I’m no saint. I have sometimes been a bad colleague. I have also suffered bad ones. The situations weee exhausting. But not awful enough to make me leave the field. And in the end, I almost always still respected the staff afterward. We were each doing our job and doing our best.

Me: What are your advice for your colleagues ?

Seema Rao: Try to find joy in your working day. But also, allow your working day to stay at work. Also, be kind to yourself as you might be to others. We often put ourselves last, but this doesn’t actually make you better at work. It can just make you miserable.

Me: Do you think that something like yoga or tai chi may help against stress ? 

Seema Rao: Tai Chi is awesome. I’m not great with organized systems, like yoga or tai chi, and I know that about myself. For me, walking is better. But, I think it goes back to the idea that you need to find your best stress releases, and then do those activities.

Me: Wow, I’m impressed, congratulations, both for your book, and for your future work, thanks for agreeing to this interview, I’m sure, it will be of interest to many people.

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Maree, teatri e labirinti..

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Una nuova mostra è visibile al Museo di Ca’ Pesaro di Venezia, si intitola “GIOVANNI SOCCOL Metamorfosi della realtà in mito”. E’ stata inaugurata il 26 gennaio 2019 e durerà fino  al 22 aprile. La mostra è collocata al secondo piano e conta un numero di 13 opere.

L’artista si chiama Giovanni Soccol , nato a Venezia nel 1938. Inizia a dipingere nei primi anni Cinquanta, cominciando a frequentare l’atelier della pittrice Ilse Bernheimer, poi del pittore veneziano Gennaro Favai. L’influenza delle tecniche, degli insegnamenti, delle conoscenze, di questi artisti, vissuti tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, sarà per il giovane pittore un vero e proprio viaggio per il suo apprendistato, non solo tecnico, ma anche culturale.

Negli anni successivi inizia un lungo rapporto maestro-allievo con Guido Cadorin, che sarà per lui fondamentale per imparare le tecniche del mestiere. Nel 1964 espone nel Padiglione delle Arti Decorative alla XXXII Biennale d’Arte Contemporanea, aggiudicandosi il Premio del Ministero Industria e Commercio. Nel 1967 consegue la laurea con il massimo dei voti.

Durante gli anni Settanta Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni ed alla scenografia, sia per il teatro che per il cinema. Nel 1973 è art director del film Don’t look now per la regia di Nicholas Roeg.

Dalla metà degli anni Ottanta, dopo diverse esperienze nel campo della scenografia che lo vedono impegnato in diversi teatri, tra cui nel 1986 la Royal Opera di Stoccolma,  Soccol decide di concentrarsi unicamente nella pittura, in cui egli riversa la totalità delle esperienze fino allora acquisite.

Le tematiche da lui affrontate nel corso della sua carriera artistica, si possono vedere oggi in questa mostra, 13 opere che trattano i seguenti argomenti:

  • Maree
  • Teatri
  • Labirinti d’invenzione
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Poche opere, ma che mi sono piaciute molto, affascinanti i quadri dei teatri, che ricordano gli anfiteatri della Grecia antica, queste gradinate fatta a forma di semicerchio, vuoto, senza spettatori, senza artisti, ma illuminato dalla luce lunare, che a poco a poco, copre lo stage, e sullo sfondo, un meraviglioso cielo stellato.

Labirinti, costruzioni enigmatiche, che ricordano il famoso labirinto del Minotauro. Dove ci si addentra, non solo alla ricerca dell’uscita, ma anche di se stessi. Lo si percorre, un po alla cieca, ma la visione d’insieme, la soluzione, appare solo se lo si guarda dall’alto.

Maree, la luce esterna, forse la luce lunare, illumina le onde, che si infrangono sul bagnasciuga, e un imponente sfondo alle sue spalle ti colpisce. Al suo centro sembra comparire un pianeta, sembra quasi l’immagine della Terra vista dallo spazio, colpita dai raggi del sole. Un’immagine assolutamente stupenda !

Una mostra semplice, piccola, ma affascinante. Sono dei quadri, che ti soffermi a guardare per lunghi minuti, sembra quasi che li il tempo non esista. La visione di questi quadri ti avvolge, ti invitano a guardare oltre, riempiono i tuoi sensi. Non perdetevi questa mostra, è veramente bellissima !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

Tides, theaters and labyrinths

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A new exhibition is visible at the Museum of Ca ‘Pesaro in Venice, titled “GIOVANNI SOCCOL Metamorphosis of reality in myth”. It was inaugurated on January 26, 2019 and will last until April 22nd. The exhibition is located on the second floor and has a number of 13 works.

The artist is called Giovanni Soccol, born in Venice in 1938. He began painting in the early fifties, beginning to attend the workshop of painter Ilse Bernheimer, then the Venetian painter Gennaro Favai. The influence of the techniques, teachings, knowledge, of these artists, who lived between the end of the nineteenth century and the first half of the twentieth century, will be for the young painter a real journey for his apprenticeship, not only technical, but also cultural.

In the following years he began a long master-student relationship with Guido Cadorin, which will be fundamental for him to learn the techniques of the trade. In 1964 he exhibited in the Pavilion of Decorative Arts at the XXXII Biennial of Contemporary Art, winning the Ministry of Industry and Commerce Award. In 1967 he graduated with honors.

During the seventies Soccol is dedicated not only to painting, but also to interior design and set design, both for theater and cinema. In 1973 he was art director of the film Do not look now directed by Nicholas Roeg.

Since the mid-eighties, after several experiences in the field of scenography that sees him engaged in several theaters, including in 1986 the Royal Opera in Stockholm, Soccol decides to focus solely on painting, in which he pours the totality of the experiences acquired since then .

The themes he dealt with during his artistic career can be seen today in this exhibition, 13 works that deal with the following topics:

  • tides
  • Theaters
  • Invention labyrinths
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A few works, but I liked them very much, fascinating the paintings of the theaters, which recall the amphitheater of ancient Greece, these staircases made in the form of a semicircle, empty, without spectators, without artists, but illuminated by the moonlight, that step by step, covers the stage, and in the background, a wonderful starry sky.

Labyrinths, enigmatic buildings, reminiscent of the famous labyrinth of the Minotaur. Where one enters, not only looking for the exit, but also for oneself. You follow it, a little blindly, but the overall vision, the solution, appears only if you look at it from above.

Tides, the external light, perhaps the moonlight, illuminates the waves, which break on the water’s edge, and an impressive background behind  that really impress you. At its center seems to appear a planet, it seems almost the image of the Earth seen from space, hit by the sun’s rays. An absolutely beautiful image!

A simple, small, but fascinating exhibition. They are paintings, that you stop to look for long minutes, it almost seems that time does not exist. The vision of these paintings envelops you, invite you to look beyond, fill your senses. Do not miss this exhibition, it’s really beautiful !!

Copia di GIOVANNI SOCCOL Linkedin

4444 Acqua e Fuoco

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A Ca’ Rezzonico, museo del settecento veneziano, approda una nuova mostra, dal titolo “4444 Acqua e Fuoco”. Una mostra realizzata in collaborazione tra il Consiglio Regionale del Veneto e la Fondazione Musei Civici di Venezia.

Le opere dei due scultori Marco Martalar e Toni Venzo, sono distribuite non solo nella sala del Portego al primo piano di Ca’ Rezzonico e nel l’androne del piano terra, ma anche a Palazzo Ferro Fini. Io vi parlerò delle opere presenti a Ca Rezzonico.

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Le opere sono disposte a coppie nel salone del portego al primo piano, da una parte ci sono le opere in legno chiaro che rappresentano l’acqua, mentre quelle sull’altro lato, in legno scuro rappresentano il fuoco. A piano terra, invece vengono rappresentate le zattere, che percorso la via d’acqua, arrivano a Venezia, proprio come una volta accadeva con il legno.

Questa mostra al suo interno, coglie diversi messaggi su diversi livelli. In primis, questa mostra è un omaggio alla natura, a quei boschi vittime del disastro naturale di fine ottobre e novembre scorso, più di 100 mila ettari di bosco che sono stati spazzati via dal maltempo. Un messaggio che ci ricorda la nostra fragilità, e di quanto sia importante il legame che unisce l’uomo al suo ambiente.

Le sculture in legno chiaro, presentano delle linee che ricordano le onde del mare, ognuna diversa dall’altra, e ci mostra, come una volta il legno veniva trasportato a valle. In questo caso un viaggio dall’altopiano dei sette comuni e il territorio della valle del brenta, due territori legati fin dai tempi antichi dai 4444 scalini della Calà del Sasso, la gradinata più lunga d’Italia, (che da il nome a questa mostra), un opera architettonica straordinaria, fu’ costruita alla fine del XIVº secolo per poter condurre il legname da Asiago a Valstagna in modo alternativo e non da Gallio e Foza, paesi che pretendevano delle tasse pesanti.

Quando si attraversa la sala del portego, in mezzo alle coppie di opere, si ha l’impressione di camminare in un viale alberato, che fanno pensare ai due elementi opposti: Ying e Yang

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Luce e oscurità, bianco e nero, acqua e fuoco. anche se a dirla tutta, sono presenti tutti gli elementi della natura in queste opere: legno, acqua, fuoco, aria. E’ una mostra molto suggestiva, io sono rimasto particolarmente impressionato dalla bravura che lo scultore ha usato nel scolpire le opere col legno bruciato. E’ una tecnica non facile, e che non avevo mai visto prima.

Ca’ Rezzonico non smette mai di stupirti, quando pensi di aver visto tutto, ecco che ti propone qualcosa di nuovo ! Invito tutti a venire a vedere questa mostra, vi offrirà una visione, e una prospettiva un po diversa ! Vi aspettiamo !!

4444  Water and fire at Ca’ Rezzonico Museum !

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At Ca ‘Rezzonico, a museum of the eighteenth century in Venice, a new exhibition has arrived, entitled “4444 Water and Fire”. An exhibition created in collaboration between the Veneto Regional Council and the Venice Civic Museums Foundation.

The works of the two sculptors Marco Martalar and Toni Venzo are distributed not only in the Portego room on the first floor of Ca ‘Rezzonico and in the entrance hall on the ground floor, but also in Palazzo Ferro Fini. I will speak to you about the works in Ca Rezzonico.

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The works are arranged in pairs in the salon of the portego on the first floor, on one side there are the light wood works which represent the water, while those on the other side, in dark wood represent the fire. On the ground floor, instead, are represented the rafts, which along the waterway, arrive in Venice, just as once happened with wood.

This exhibition inside, captures different messages on different levels. First of all, this exhibition is a tribute to nature, to those woods, fallen victims of the natural disaster of late October and November, more than 100 thousand hectares of forest that have been swept away by the bad weather. A message that reminds us of our fragility, and how important is the bond that unites man with the environment.

The sculptures in light wood, have lines that recall the waves of the sea, each one different from the other, and shows us, as once the wood was transported downstream. In this case, a trip from the plateau of the seven municipalities and the territory of the Brenta valley, two territories linked since ancient times by the 4444 steps of the Calà del Sasso, the longest steps in Italy, (which gives the name to this exhibition ), an extraordinary architectural work, which was built at the end of the 14th century to bring down the trees from Asiago to Valstagna in an alternative way, and not from Gallio and Foza,  because those countries demanded heavy taxes at that time.

When you cross the portego hall, between the pairs of works, you have the feeling of walking in a tree-lined avenue, which suggests the two opposite elements: Ying and Yang

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Light and darkness, black and white, water and fire. even if to me, there are all the elements of nature in these works: wood, water, fire, air. It ‘a very incredible exhibition, I was particularly impressed by the skill that the artist used in sculpting the works with burnt wood. It is not an easy technique, and I had never seen it before.

Ca ‘Rezzonico never ceases to amaze you, when you think you have seen everything, here it offers you something new! I invite everyone to come and see this exhibition, it will offer you a vision, and a somewhat different perspective! We are waiting for you !!

Un invito a ballare a Cà Rezzonico !

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JpegC’è una novità a Cà Rezzonico da pochi giorni. Nella sala da ballo al primo piano, hanno montato un pannello dove sono attaccate delle cuffie, con gli attacchi sia per i telefonini android, sia per quelli apple. Di che cosa si tratterà ? E’ un’opera audio dell’artista Ruth Beraha, che offre ai visitatori un nuovo punto di vista. L’opera si intitola “Pensiero stupendo”, è qualcosa di totalmente diverso di quello che ci si può aspettare di trovare all’interno di un museo. Mentre tutti, cercano di stupire i visitatori con gli ologrammi, i filmati in 3d, qui invece, si ha un’opera che conta di raggiungere lo stesso risultato, con un altro senso: l’udito.

Pensiero stupendo, è un file sonoro, un’invito seducente, misterioso da parte di una voce, che appartiene all’artista, di ballare dentro la sala. Naturalmente c’è molto di più, di quello che sembra, o che posso spiegare con questo mio articolo, dovreste veramente venire al museo e ascoltarlo, ve lo dico fin da subito che non ve ne pentirete !

Quest’opera sfrutta la tecnologia binaurale, di che cosa si tratta ? La registrazione binaurale è un metodo di registrazione tridimensionale del suono che ha come scopo, quello di ottimizzare, migliorare la registrazione del suono stesso per essere ascoltato in cuffia, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile le percezioni acustiche di un visitatore situato nella sala del museo, dove è stata fatta la registrazione, mantenendo le caratteristiche direzionali a 360 gradi.

Da quello che ho capito, in sostanza, la registrazione prevede l’utilizzo di due microfoni posti su un sostegno in direzione reciprocamente divergente, a circa 18 cm di distanza l’uno dall’altro. In questa maniera, si cerca di simulare la posizione nello spazio delle orecchie umane di una persona. La registrazione binaurale viene percepita meglio se riprodotta mediante l’ascolto in cuffia, i suoni si avvertono con una chiarezza incredibile, si sentono i rumori dei passi, cambiare direzione, il suono della voce, prima ti sembra di sentirlo da una parte, poi dall’altra.

Pensiero Stupendo ti invita a chiudere gli occhi ed ad ascoltare una fantastica voce, che ti invita a ballare. L’opera in se stessa offre al visitatore un’esperienza unica, in quanto la voce offre un momento individuale, quasi intimo, in uno spazio pubblico, giocando su questo concetto.

La registrazione è stata fatta in Italiano, Inglese e Francese. Io, ho ascoltato la registrazione almeno 5 volte !! E’un esperienza unica, assolutamente incredible. Venite a Cà Rezzonico e soffermatevi per alcuni minuti nella sala da ballo, a vivere in una magica atmosfera !

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An invitation to dance in Cà Rezzonico!

JpegThere is something new in Cà Rezzonico in these days. In the ballroom on the first floor, they mounted a panel where some headphones are hanging, some can be connected with android cell phones and some with phones by apple. What is it about? It is an audio work by the artist Ruth Beraha, which offers to the tourists of the museum a new point of view. The work is titled “Wonderful thought”, it is something totally different than someone can expect to find inside a museum. While everyone tries to impress visitors with holograms, 3D movies, here they are trying to achieve the same result, with another sense: the hearing.

A wonderful thought, it is a sound file, where a seductive, mysterious  voice, that belongs to the artist, invite the listener to dance inside the hall. Of course there is much more, than that, or that I can explain with my article, you should really come to the museum and listen to it, I tell you right away that you will not regret!

This work uses binaural technology, what is it? Binaural recording is a three-dimensional recording method of sound that aims to optimize, improve the recording of the sound itself to be listened with the headphones, trying to reproduce as faithfully as possible the acoustic perceptions of a visitor located in the hall of the museum , where the recording was made, maintaining the directional features at 360 degrees.

From what I understand, in essence, the recording involves the use of two microphones placed on a support in mutually divergent direction, about 18 cm apart from each other. In this way, they try to simulate the position in space of a person’s human ears. The binaural recording is better perceived if reproduced by listening through headphones, the sounds are heard with incredible clarity, you hear the sounds of the steps, change direction, the sound of the voice; first you seem to hear it on one side, then the other.

Wonderful thought invites you to close your eyes and listen to a fantastic voice, which invites you to dance. The work itself offers the visitor a unique experience, as the voice offers a moment, almost intimate, in a public space.

The recording was done in Italian, English and French. Me, I listened to the recording at least 5 times !! It is a unique experience, absolutely incredible. Come to Cà Rezzonico and stop for a few minutes in the ballroom, to live a magical moment!

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Anton Maria Zanetti: Mercante e collezionista a Cà rezzonico !

JpegA partire dal 29 settembre fino al 7 gennaio dell’anno prossimo, nel bellissimo museo di Cà Rezzonico, ci sarà una nuova ed emozionante mostra dedicata ad una figura che non tutti conoscono, ma che ha avuto un grosso ruolo nel 700 veneziano: Anton Maria Zanetti. Egli fù un appassionato collezionista, mercante, ma anche disegnatore ed abile incisore.

Dopo la morte del padre, si prese cura del resto della famiglia, lavorando come Assicuratore marittimo, riuscendo seppur a fatica a perseguire i suoi  hobby.

A lui dedicato, sono state allestite all’interno di Cà Rezzonico, le sale dei pastelli, la sala degli arazzi, la sala del trono  e il portego del primo piano. Dove si possono trovare degli album di disegni, caricature, incisioni, e volumi dedicati alle gemme che lui collezionava.

E’ importante sottolineare che Anton Maria Zanetti, era di estrazione borghese, ma tuttavia riuscì a stringere amicizie con personaggi nobili e non, tutti accomunati dalla passione del collezionismo. Tutto questo fu reso possibile, grazie all’illuminismo francese, in Europa si poteva viaggiare liberamente, viveva uno spirito di comunicazione di idee, e pertanto Zanetti entrò in contatto con personaggi importanti, tra i quali : Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D’Orleans, Rosalba Carriera, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, il principe Venceslao di Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, la regina di Svezia, e molti altri.

Ci sono testimonianze di un suo viaggio a Parigi in compagnia di Rosalba Carriera intorno al 1720, e mentre quest’ultima nel marzo del 1721 decide di tornare in Italia, Zanetti invece partì per andare a Londra, per poi dirigersi verso l’Olanda. Nel 1736 andrà a Vienna, chiamato dal principe del Liechetenstein !

Zanetti, durante quegli incontri, scopre che molti nobili si lamentavano della mancanza dell’uso della tecnica del chiaroscuro, o meglio che tale tecnica è caduta in disuso e non è stata mai ripresa. Da allora il collezionista sente l’impeto di riportarla in auge, provando lui stesso.

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Molto importante furono i volumi che lui pubblico: La Dactylioteca Zanettiana, che racchiude tutta la sua collezione di gemme antiche, e i due volumi Delle antiche statue Greche e Romane; volumi splendidamente rilegati, tutti molto interessanti !

La mostra è piena di interessanti opere, ed offre un nuovo spunto sulla realtà del 700 Veneziano, che prima non si conosceva. Consiglio a tutti di andare a vederla. Non capita tutti i giorni, di scoprire cose nuove sulla nostra bella città lagunare !

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

 

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Anton Maria Zanetti: Merchant and collector in Cà Rezzonico !

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From 29 September to 7 January of the next year, in the beautiful museum of Cà Rezzonico museum, there will be a new and exciting exhibition dedicated to a figure that not everyone knows, but who had a big role in the Venetian 700: Anton Maria Zanetti. He was a passionate collector, merchant, but also draftsman and skilled engraver.

After the death of his father, he took care of the rest of the family, working as a marine insurer, succeeding albeit with difficulty in pursuing his hobbies.

In the rooms of the pastels, the tapestry room, the throne room and the portego on the first floor have been set up inside Cà Rezzonico. the new exhibition, Wherewhere you can find albums of drawings, caricatures, engravings, and volumes dedicated to the gems that he collected.

It is important to underline that Anton Maria Zanetti, was of bourgeois extraction, but nevertheless managed to make friends with noble and non-noble characters, all united by the passion of collecting. All this was made possible thanks to the french enlightenment, as in Europe one could travel freely, lived a spirit of communication of ideas, and therefore Zanetti came into contact with important personalities, among them: Pierre Crozat, Pierre Jean Mariette, Antoine Watteau, Filippo D ‘ Orleans, Rosalba Career, Lord Arundel, Jan Pietersez Zomer, Prince Wenceslas of Liechtein, Daniele Antonio Bertoli, Marco Ricci, the Queen of Sweden, and many others.

There are letters that document of his trip to Paris in the company of Rosalba Carriera around 1720, and while the latter, in March 1721 decides to return to Italy, Zanetti instead left to go to London, and then head to Holland. In 1736 he will go to Vienna, called by the prince of the Liechetenstein himself !

Zanetti, during those meetings, discovers that many nobles were complaining about the lack of use of the chiaroscuro technique, or rather that this technique has fallen into disuse and has never been resumed. Since then the collector feels the need to bring it back into fashion, trying it himself.

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Very important were the volumes he published: La Dactylioteca Zanettiana, which contains all his collection of ancient gems, and the two volumes of the ancient Greek and Roman statues; beautifully bound volumes, all very interesting!

The exhibition is full of interesting works, and offers a new insight into the reality of the Venetian 700, which was not known before. I recommend everyone to go see it. It’s not every day to discover new things about our beautiful lagoon city!

Anton Maria Zanetti e le sue collezioni banner

Musica Liquida a Palazzo Mocenigo !

For the english translation, please scroll down the page, thank you.

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Di recente, ho lavorato a Palazzo Mocenigo per una sostituzione, e mi sono accorto di una nuova mostra che ha preso il posto della precedente “Trasformations”. La mostra attuale si intitola “Musica Liquida” realizzata dall’artista Rosa Vetrano e si trova a piano terra di Palazzo Mocenigo. La mostra è stata inaugurata il 24 novembre scorso e sarà visibile al pubblico fino al 31 dicembre 2017.

Nelle sale dedicate alla mostra, dal soffitto pendono delle creature marine, rassomiglianti a delle meduse, che simboleggiano la necessità, l’urgenza di difendere l’ambiente marino quotidianamente inquinato dall’enorme quantità di plastica che viene riversata in esso.

Palazzo Mocenigo, ancora una volta si erge a diffondere la cultura della difesa dell’ambiente naturale. Anche la precedente mostra sopra citata, ad opera di artisti Novergesi, esprimeva il concetto che niente va sprecato, che tutto deve essere riciclato. Anche questa volta, si vuole lanciare un messaggio per farci riflettere su quello che ci succede intorno, e di fare qualcosa, di rimediare, prima che sia troppo tardi.

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English Translation

Recently I was back to Mocenigo Palace to take the place of a colleague who has called in sick, and I found out the new exibition which now is located on the first floor of the Museum, right in the same rooms where there was the “Transformations” exibition created by the 6 Norvegian artists until few time ago.

This new exibition is called “Liquid Music” by the artist Rosa Vetrano. it’s has been inaugurated on the 24 of november and it will last until the end of December 2017.

In those rooms, we can find some sea creatures hanging from the ceiling which looks like the jellyfish, these creatures means the imperative, the urgency to defend the sea enviroment form the daily pollution of plastic that fill the sea.

Mocenigo Palace, once again come to the rescue of the natural enviroment. It happened before with the exibition “Transformations” by the 6 Norvegian artists, where the concept was that nothing must be wasted, and everything should be recycled. Again, there is a message to spread, something has been created by the Italian artist to make us think about what is happening around us, to do something to fix it, before it’s too late.