Sotto il segno della rosa: viaggio nell’anima nascosta di Mouna Rebeiz

Tra Cinema, Alchimia e Petali di Rosa: Il Fascino Segreto di “Profumo di Donna” nell’Arte di Mouna Rebeiz

Chi di noi non ha stampato nel cuore almeno una scena di Profumo di donna? Che si tratti del capolavoro indimenticabile di Dino Risi con un Vittorio Gassman magistrale nella sua fragorosa e tragica vitalità, o del famosissimo remake hollywoodiano in cui Al Pacino ci regala interpretazioni da brivido urlando il suo leggendario “Hoo-ah!”, (che a me piace moltissimo!) questo titolo evoca immediatamente un misto di eleganza, perdizione, sensualità e mistero. Ma cosa succede se questo titolo e le sue suggestioni sbarcano su una tela d’autore, fondendosi con la storia di Venezia, i segreti alchemici e una rosa leggendaria? È quello che accade nella Sala 7 del Museo di Palazzo Mocenigo, dove le opere dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz sembrano sospendere il tempo. Tra queste, un dipinto in particolare cattura lo sguardo e l’immaginazione: Profumo di donna.

Un ponte tra i generi: la figura androgina e il cinema

All’interno del ciclo di opere dell’artista, Profumo di donna è l’unico dipinto in cui fa la sua comparsa una figura androgina. Mouna Rebeiz – che proviene da una famiglia di poeti e musicisti e che spesso usa il pentagramma e le note musicali come studio preparatorio per le sue tele – guarda a Dino Risi per omaggiare il concetto di complementarità. Non c’è una netta separazione tra maschile e femminile: la figura al centro indossa un tarbouche (il tipico copricapo maschile) ma stringe nella mano una rosa, simbolo eterno della femminilità. È il perfetto incontro dello Yin e dello Yang, un’unica entità in cui gli opposti si fondono. Del resto, come ci ricorda spesso l’arte contemporanea più raffinata quando incontra la psiche, i confini della nostra identità sono fluidi, fatti di ombre e luci che dialogano continuamente dentro di noi.

La Rosa Moceniga: Dalla Cina alla Laguna

Il viaggio di questo quadro non si ferma però al cinema o alla tela. La rosa che stringe la figura dipinta crea un legame fortissimo con il luogo che la ospita, Palazzo Mocenigo, culla della storia del profumo veneziano, (infatti l’emblema dei Mocenigo sono due rose di colore diverso su sfondo opposto). La protagonista silenziosa di questa connessione è la Rosa Moceniga, una varietà rarissima originaria della Cina. La storia di questo fiore ha dell’incredibile: come racconta Andrea di Robilant nel suo saggio Sulle tracce di una rosa perduta, la pianta arrivò nell’Ottocento nei giardini parigini di Giuseppina Bonaparte. Da lì fu donata a Lucietta (o Lucina) Mocenigo, nobildonna e grande appassionata di giardinaggio, che la portò a Venezia e la coltivò con cura nella sua tenuta di Alvisopoli. Proprio da questa preziosa varietà, The Merchant of Venice ha creato l’omonimo e celeberrimo profumo “Rosa Moceniga”: una fragranza che unisce l’essenza di questa rosa a sfumature di ribes nero, magnolia e vaniglia. Un vero e proprio viaggio sensoriale che trasuda storia veneziana ad ogni spruzzo.

La Rosa: Oltre il Fiore, tra Alchimia e Potere

Ma la rosa, si sa, non è mai solo un fiore. Nella simbologia universale e nell’alchimia, la rosa riveste un ruolo di primissimo piano. Per gli alchimisti, la rosa (soprattutto quella rossa) rappresenta il culmine dell’Opera, il completamento della trasformazione spirituale, il segreto svelato (sub rosa significava proprio “sotto il sigillo del segreto”). È l’unione dei contrari, la perfetta armonia tra la materia e lo spirito. E come non pensare al fascino del potere storico? Nel corso dei secoli, la rosa è stata vessillo di dinastie leggendarie – basti pensare alla celebre Guerra delle Due Rose tra i Lancaster e gli Tudor in Inghilterra, dove la rosa bianca e quella rossa divennero l’emblema di un intero regno. Senza dimenticare un’altra tradizione potentissima: la Rosa d’Oro, un prezioso soprammobile in oro massiccio che i Papi solevano (e sollevano) donare a personalità particolarmente meritevoli, sovrani o santuari, come simbolo di benedizione e virtù cristiana.

Un’esperienza che resta sulla pelle

Guardare il quadro Profumo di donna di Mouna Rebeiz a Palazzo Mocenigo non significa semplicemente osservare dei colori stesi su una tela. È un’esperienza che unisce i tessuti sontuosi di Rubelli, la memoria di un film che amiamo, il profumo antico di una rosa e i misteri alchimistici di un simbolo immortale. È un invito a chiudere gli occhi, a respirare profondamente e a lasciarsi guidare, proprio come farebbe il personaggio di Al Pacino, non dalla vista ma dall’essenza invisibile e travolgente delle cose.

Ultime chiamate per Venezia: la mostra chiude l’8 novembre!

Se tutto questo ti ha fatto venire i brividi e la voglia irrefrenabile di perderti tra le calli veneziane, attenzione al calendario: la straordinaria mostra di Mouna Rebeiz a Palazzo Mocenigo volge al termine e chiuderà i battenti l’8 novembre. Mancano davvero pochissimi giorni per poter ammirare dal vivo queste tele magnetiche, i giochi di riflessi sui vetri e l’atmosfera sospesa creata in dialogo con i tessuti Rubelli. Se ti trovi a Venezia o stai pianificando un fuga romantica dell’ultimo minuto, non lasciarti scappare l’occasione di viverla di persona prima che sia troppo tardi!

Non solo Venezia: scopri “L’indovino” a Roma

E se non riesci ad arrivare in laguna, o se semplicemente il mondo di Mouna Rebeiz ti ha stregato al punto da volerne ancora, c’è una fantastica notizia ad attenderti nella Capitale. L’artista ha inaugurato un nuovo, affascinante capitolo espositivo a Roma, ospitato nella cornice d’eccezione del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La mostra, dal titolo evocativo “L’indovino” (aperta al pubblico fino al 29 novembre), ti catapulterà in un universo ancora più profondo e misterioso, dove l’arte contemporanea dialoga con l’archeologia e il mito. Al centro di questo percorso troverai un set performativo e simbolico potentissimo: un maestoso corpus di 22 Arcani Maggiori rivisitati dei Tarocchi di Marsiglia, affiancato da un coloratissimo puzzle di frammenti e da una monumentale scultura totemica astratta. È un invito a interrogarsi sul destino, sul futuro e sulle pieghe più nascoste della nostra coscienza guidati dal talento visionario della Rebeiz. Un motivo in più per rimettersi in viaggio, lasciarsi ispirare e continuare a seguire il filo invisibile dell’arte!


Between Cinema, Alchemy, and Rose Petals: The Secret Charm of “Profumo di Donna” in Mouna Rebeiz’s Art

Who among us doesn’t have at least one scene from Profumo di donna etched in their heart? Whether it is Dino Risi’s unforgettable masterpiece featuring a masterful Vittorio Gassman in all his roaring and tragic vitality, or the wildly famous Hollywood remake where Al Pacino delivers breathtaking performances shouting his legendary “Hoo-ah!”, (I love so much this movie!!) this title immediately evokes a mix of elegance, abandon, sensuality, and mystery. But what happens when this title and its suggestions land on an artist’s canvas, fusing with the history of Venice, alchemical secrets, and a legendary rose? This is what happens in Room 7 of the Palazzo Mocenigo Museum, where the works of Lebanese-Canadian artist Mouna Rebeiz seem to suspend time. Among them, one painting in particular captures the gaze and the imagination: Profumo di donna.

A Bridge Between Genders: The Androgynous Figure and Cinema

Within the artist’s cycle of works, Profumo di donna is the only painting featuring an androgynous figure. Mouna Rebeiz—who comes from a family of poets and musicians and often uses the musical staff and notes as preparatory studies for her canvases—looks to Dino Risi to pay homage to the concept of complementarity between man and woman. There is no sharp separation between masculine and feminine: the central figure wears a tarbouche (the traditional men’s hat) while clutching a rose in her right hand, the eternal symbol of femininity. It is the perfect encounter of Yin and Yang, a single entity where opposites merge. After all, as the most refined contemporary art reminds us when it meets the psyche, the boundaries of our identity are fluid, made of shadows and lights that continually dialogue within us.

The Mocenigo Rose: From China to the Lagoon

The journey of this painting does not stop at cinema or canvas. The rose held by the painted figure creates an intensely strong bond with the place that hosts it, Palazzo Mocenigo, the cradle of Venetian perfume history (in fact, the Mocenigo emblem consists of two roses of different colors on a background of the opposite color). The silent protagonist of this connection is the Mocenigo Rose, an extremely rare variety native to China. The story of this flower is incredible: as Andrea di Robilant recounts in his essay Sulle tracce di una rosa perduta (On the Trail of a Lost Rose), the plant arrived in Paris in the 19th century in the gardens of Josephine Bonaparte. From there, it was given to Lucietta (or Lucina) Mocenigo, a noblewoman and passionate gardener who brought it to Venice and cultivated it with care on her estate in Alvisopoli. From this precious variety, The Merchant of Venice created the homonymous and celebrated “Rosa Moceniga” perfume: a fragrance combining the essence of this rose with undertones of blackcurrant, magnolia, and vanilla. A true sensory journey exuding Venetian history with every spray.

The Rose: Beyond the Flower, Between Alchemy and Power

Yet the rose, as we know, is never just a flower. In universal symbolism and alchemy, the rose plays a paramount role. For alchemists, the rose (especially the red one) represents the culmination of the Great Work, the completion of spiritual transformation, and the revealed secret (sub rosa meant precisely “under the seal of secrecy”). It is the union of opposites, the perfect harmony between matter and spirit. And how can we not think of the allure of historical power? Over the centuries, the rose has been the banner of legendary dynasties—suffering the famous Wars of the Roses between the Lancasters and the Tudors in England, where the white and red roses became the emblem of an entire kingdom. Not to mention another immensely powerful tradition: the Golden Rose, a precious solid gold ornament that Popes used (and still use) to bestow upon particularly deserving personalities, sovereigns, or sanctuaries as a symbol of Christian blessing and virtue.

An Experience That Lingers on the Skin

Looking at Mouna Rebeiz’s painting Profumo di donna at Palazzo Mocenigo is not simply a matter of observing colors spread across a canvas. It is an experience that unites Rubelli’s lavish fabrics, the memory of a beloved film, the ancient scent of a rose, and the alchemical mysteries of an immortal symbol. It is an invitation to close your eyes, breathe deeply, and let yourself be guided—much like Al Pacino’s character—not by sight, but by the invisible and overwhelming essence of things.

Final Call for Venice: The Exhibition Closes on November 8!

If all of this has given you chills and an irrepressible desire to get lost among the Venetian alleys, watch the calendar: Mouna Rebeiz’s extraordinary exhibition at Palazzo Mocenigo is coming to an end and will close its doors on November 8. There are very few days left to admire these magnetic canvases, the plays of glass reflections, and the suspended atmosphere created in dialogue with Rubelli’s fabrics live. If you happen to be in Venice or are planning a last-minute romantic getaway, don’t miss the chance to experience it in person before it’s too late!

Beyond Venice: Discover “The Diviner” in Rome

And if you cannot make it to the lagoon, or if Mouna Rebeiz’s world has simply bewitched you to the point of wanting more, fantastic news awaits you in the Capital. The artist has inaugurated a new, fascinating exhibition chapter in Rome, hosted in the exceptional setting of the National Etruscan Museum of Villa Giulia. The exhibition, evocatively titled “L’indovino” (The Diviner)—open to the public until November 29—will catapult you into an even deeper and more mysterious universe, where contemporary art dialogues with archeology and myth. At the center of this journey you will find a powerful performative and symbolic set: a majestic corpus of 22 revisited Major Arcana of the Marseille Tarot, flanked by a colorful puzzle of fragments and a monumental abstract totem sculpture. It is an invitation to question destiny, the future, and the hidden folds of our consciousness guided by Rebeiz’s visionary talent. One more reason to hit the road again, let yourself be inspired, and continue following the invisible thread of art!

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