Flaconi a Palazzo Mocenigo !

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JpegC’è una nuova mostra a Palazzo Mocenigo. Si chiama “Flaconi”, è stata inaugurata il 6 ottobre e durerà fino al 17 marzo dell’anno prossimo.

Come dice il nome, la mostra è focalizzata sui flaconi di profumi, per un totale di 225 esemplari che fanno parte della ricca collezione di Monica Magnani che è un’appassionata collezionista di questi oggetti, che presentano diverse particolarità.

Infatti tutte i flaconi di profumo che si possono ammirare all’interno del museo, sono tutte di altezze uguali o inferiori ai 10 centimetri. Il giro della mostra comincia subito all’ingresso del palazzo, a piano terra, dove ci sono all’incirca 16 teche, anche se è consigliato vedere le prime 8 sul lato sinistro, per poi dirigersi nella white room nell’angolo sinistro, e una volta usciti, vedere le restanti 8 e salire al primo piano per vedere le ultime due.

La mostra tra i due piani, è divisa per tematiche: Cronologia – Toys – Souvenir – Tecniche – Natura – Pegni d’amore – Contenitori – Chatelaine, è una mostra molto ben curata che ci fa percepire, non solo la bellezza di questi flaconi, ma anche uno stato d’animo o un sentimento che ognuno di essi rappresenta.

Sono tutti dei veri capolavori, anche se alcuni mi hanno colpito più degli altri: A piano terra, nella vetrina dedicata alla cronologia, ci sono dei magnifici flaconi come il Flacone Wedgwood , il flacone meissein “onion pattern”, il flacone crown top con margherite. il nome Meissen mi ricorda le antiche porcellane, dette anche “le porcellane di Dresda”, che ho potuto ammirare in una mostra tempo fa a Cà Rezzonico insieme a tante altre (e dove tutt’ora ci sono dei bellissimi capolavori al secondo piano nella sala del clavicembalo)

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Quelli di cui mi sono proprio innamorato erano nella sezione Souvenir, e sono tutti bellissimi, il flacone berlino, il flacone wiesbaden, il flacone oberammergau, il flacone colonia. Sono tutte delle fiaschette in porcellana smaltata con foglia d’argento, che riproducono i monumenti e palazzi noti delle località tedesche. E che dire di quei capolavori nella bacheca precedente ? Il flacone piramide Maya è assolutamente stupendo, così come il flacone New York a spilla, o il Chatelaine con miniatura di Venezia. E nella bacheca successiva, la numero 7, il flacone Hotel Mercury è semplicemente bellissimo ! Si decisamente la parte dedicata ai souvenir è la mia preferita, mi sono detto, soffermandomi ad ammirare il flacone Chatelaine Lady Hamilton ! Il nome Chatelaine sta a indicare, una fibbia, una spilla decorative di una cintura o di un anello, indossato con varie catene di sospensione, da cui pende l’oggetto dalle variate forme, con dediche, o messaggi per persone care.

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Una mostra da non perdere !

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E soffermatevi anche nella bacheca 12 Tecniche e smalti, il flacone in smalto nero e il flacone astratto meritano veramente ! La tecnica a smalto, è una combinazione di caldo tra paste vitree e supporti di metallo, e ci sono vari modi per farlo: la tecnica Chatelaine francese di Carlo X  è fatta  a Champlevè, una tecnica che scava il metallo per riempire gli spazi con i colori rosso e nero .

Posso capire che questa mia descrizione e le immagini non siano sufficienti, a farvi capire le ragioni del mio entusiasmo per questa mostra, tuttavia, credetemi sulla parola, nel dirvi che questa mostra è veramente eccezionale, e merita di vederla ! Inoltre, già che ci siete potete ammirare uno splendido palazzo, con dei grandi capolavori al suo interno, e sopratutto, potete approfondire ancor di più l’arte del profumo nelle sale al primo piano, dove, oltre alle rimanenti due bacheche della mostra, ci sono dei supporti multimediali, che spiegano molto di più ! Raccomando poi di visionare il documentario in 3 lingue (Italiano, Inglese e Francese) sulla storia del profumo.

COLLEZIONE MAGNANI. I flaconi banner

 

A new scent experience at Mocenigo’s Palace

 

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There is a new exhibition at Palazzo Mocenigo. It’s called “Flaconi”, it was inaugurated on October 6th and will last until March 17th next year.

As the name implies, the exhibition is focused on perfume bottles, for a total of 225 specimens that are part of the rich collection of Monica Magnani who is a passionate collector of these objects, which have different characteristics.

In fact all the perfume bottles that can be admired inside the museum, are all of heights equal or less than 10 centimeters. The tour of the exhibition immediately begins at the entrance of the building, on the ground floor, where there are about 16 display cases, although it is recommended to see the first 8 on the left side, then head to the white room in the left corner, and a once out, see the remaining 8 and go up to the first floor to see the last two.

The exhibition between the two floors, is divided by themes: Chronology – Toys – Souvenirs – Techniques – Nature – Love signs – Containers – Chatelaine; is a very well-curated exhibition that makes us perceive, not only the beauty of these bottles, but also a state of mind or a feeling that each of them represents.

They are all true masterpieces, although some have impressed me more than the others: On the ground floor, in the case dedicated to the chronology, there are some magnificent flacons like the Wedgwood flacon, the “onion pattern” meissin bottle, the crown top bottle with daisies . the name Meissen reminds me of the ancient porcelains, also called “the porcelains of Dresden”, which I could admire in an exhibition long ago in Cà Rezzonico along with many others (and where still there are beautiful masterpieces on the second floor in the hall of the harpsichord)

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An exhibition not to be missed!

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The bottles, I really fell in love with were in the Souvenir section, and they’re all beautiful, the Berlin bottle, the wiesbaden bottle, the oberammergau flask, the cologne bottle. They are all porcelain enamel flasks with silver leaf, which reproduce the monuments of famous buildings of the German cities. And what about those masterpieces on the previous showcase? The Mayan pyramid bottle is absolutely gorgeous, just like the New York brooch bottle, or the Chatelaine with Venice miniature. And on the next showcase, the number 7, the Hotel Mercury bottle is simply beautiful! Definitely the part dedicated to souvenirs is my favorite, I said to myself, stopping to admire the Chatelaine Lady Hamilton flacon! The name Chatelaine indicates a buckle, a decorative pin of a belt or a ring, worn with various suspension chains, from which the object hangs, with many forms, with dedications, or messages for loved ones.

I recomend to stop at the showcase numer 12: Techniques and enames: the black enamel bottle and the abstract bottle are really beautiful! The enamel technique, is a combination of warm glass pastes and metal supports, and there are several ways to do it: the French Chatelaine technique of Charles X is made in Champlevé, a technique that digs the metal to fill the spaces with the red and black colors for instance.

I can understand that my description and the images are not enough, to make you comprehend the reasons for my enthusiasm for this exhibition, however, take me on the word, if I say that this exhibition is truly exceptional, and deserves to see it! Moreover, while you are there you can admire a beautiful building, with great masterpieces inside, and above all, you can deepen even more the art of perfume in the rooms on the first floor, where, in addition to the remaining two showcases of the exhibition, there are  some multimedia devices, which will explain so much more! And also take my advice  to view the documentary in 3 languages (Italian, English and French) on the tv mount on the wall   about the history of perfume. .

COLLEZIONE MAGNANI. I flaconi banner

Madre Gaia approda a Venezia !

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Gaia
Gaia Dea della Terra

C’è una mostra che si estende tra tre musei: Palazzo Mocenigo, Casa di Carlo Goldoni e il Museo del vetro di Murano. Non sono stato in quest’ultimo, ma vi parlerò di quanto ho visto nei primi due. La mostra si intitola “Bifore Trifore Dorifore” realizzata dall’artista Resi Girardello.

Girardello è un’artista che lavora e ha studiato tra Venezia e Londra, i suoi lavori sono focalizzati su tematiche scientifiche, molto interessanti quali “la teoria di Gaia” concepita dalla scienziato brittanico James Lovelock, un chimico di tutto rispetto che ha ottenuto la laurea in una prestigiosa scuola di medicina di Londra e ha condotto numerose ricerche nell’Università di Yale, nel collegio di medicina di Baylor e poi ad Harward, negli Stati Uniti. Quindi il lavoro dell’artista proviene da teorie studiate da uno scienziato di tutto rispetto.

In un primo momento la teoria di Gaia, che altro non è che il nome del pianeta Terra, inteso come essere vivente (nome derivato da quello della divinità femminile greca, nota anche col nome di Gea), si basa sull’ipotesi che gli oceani, i mari, l’atmosfera, la crosta terrestre ect ect restano in condizioni ottimali alla presenza della vita, proprio grazie al comportamento e all’azione di tutti gli organismi viventi, sia vegetali e animali.

Gaia è pertanto un organismo vivente, dotato di un proprio metabolismo, che rischia di ammalarsi, come ogni essere vivente, a causa dei troppi danni causati dall’uomo, quali il surriscaldamento globale, il buco dello strato dell’ozono, l’inquinamento dell’aria, la deforestazione ect.

L’artista esplora questa tematica con le sue creazioni, con sculture in acciaio e filo di rame tessuto all’uncinetto, che sono distribuite nei tre musei (sopra menzionati) della Fondazione Civici di Venezia. La tecnica usata, è qualcosa che non ho mai visto prima, e mi ha colpito molto !! Le sue opere sono veramente dei capolavori, e meritano di esser visti !!

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Naturalmente, l’opera più spettacolare è senz’altro e quella raffigurante Gaia, al Portego del primo piano di Palazzo Mocenigo. Un’opera stupefacente !! Se ci si avvicina, si può osservare i contorni dei continenti ! Un’opera sensazionale !! Un’altra, invece è a piano terra del Museo di Casa di Carlo Goldoni, intitolata “Tigre contro Tigre”. L’opera riguardante la zanzara tigre, ci fa riflettere, sul fatto che, sebbene sia un insetto così piccolo, e insignificante, è considerato una minaccia di possibili future pandemie, ed è  portatore di malattie.

Una delle più belle mostre che io abbia mai visto, non vi dico altro, e invito tutti, ad andare a vederla, in tutte le sue sedi:

Palazzo Mocenigo
Santa Croce 1992, 30135 Venezia
Tel +39 041 721798
Casa di Carlo Goldoni
San Polo 2794, 30125 Venezia
T +39 041 2759325
Museo del Vetro
Fondamenta Giustinian 8, 30141 Murano
Tel +39 041 2434914

Mother Gaia arrives in Venice

Gaia

There is an exhibition that extends between three museums: Palazzo Mocenigo, Casa di Carlo Goldoni and the Museum of Glass of Murano. I have not been in the latter, but I will talk about what I saw in the first two. The exhibition is titled “Bifore Trifore Dorifore” created by the artist Resi Girardello.

Girardello is an artist who works and studied between Venice and London, her works are focused on scientific issues, very interesting such as “the theory of Gaia” conceived by the British scientist James Lovelock, a respected chemist who obtained his degree in a prestigious medical school in London and has conducted extensive research at the University of Yale, in the Baylor medical school and then in Harward, in the United States. So the artist’s work comes from theories studied by a well respected scientist.

At first the theory of Gaia, which is none other than the name of the planet Earth, understood as a living being (name derived from that of the Greek female deity, also known as the Gea), is based on the hypothesis that the oceans , the seas, the atmosphere, the terrestrial crust ect ect remain in optimal conditions in the presence of life, thanks to the behavior and action of all living organisms, both plant and animal.

Gaia is therefore a living organism, endowed with its own metabolism, which risks becoming ill, like any living being, due to the excessive damage caused by man, such as global warming, the hole in the ozone layer, the pollution of the ‘air, deforestation ect.

The artist explores this theme with his creations, with steel sculptures and crochet copper wire, which are distributed in the three museums (mentioned above) of the Civic Foundation of Venice. The technique used is something I’ve never seen before, and it really impressed me !! His works are truly masterpieces, and deserve to be seen !!

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Naturally, the most spectacular work is undoubtedly the one depicting Gaia, at the Portego on the first floor of Palazzo Mocenigo. An amazing work !! If you approach it, you can observe the contours of the continents! A sensational work !! Another one, instead, is on the ground floor of the House of Carlo Goldoni, entitled “Tiger vs Tiger”. The work concerning the tiger mosquito, makes us reflect on the fact that, although it is such a small insect, and insignificant, it is considered a threat to possible future pandemics, and is a carrier of diseases.
One of the most beautiful exhibitions I have ever seen, I will not say anything more, and I invite everyone to go and see it, in all its locations:

Palazzo Mocenigo
Santa Croce 1992, 30135 Venezia
Tel +39 041 721798
Casa di Carlo Goldoni
San Polo 2794, 30125 Venezia
T +39 041 2759325
Museo del Vetro
Fondamenta Giustinian 8, 30141 Murano
Tel +39 041 2434914

 

Tantissime mostre a Palazzo Mocenigo !!

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Non si era mai visto così tante mostre nello stesso periodo a Palazzo Mocenigo ! Di recente sono andato in quel bellissimo museo per turni di lavoro, e ho potuto constatare, che al suo interno, non c’è una sola mostra ma tre !!

Cercherò quindi di fare, in questo unico blog, la recensione di ognuna, e spero di non dilungarmi troppo, c’è così tanto da scrivere su ognuna di esse !

Il Museo di Palazzo Mocenigo, è uno dei mie musei preferiti: Oltre ad esser stato la residenza di una delle famiglia più importanti di Venezia, ora è un museo che ospita la sezione del tessuto e del profumo. La mostre attualmente visibili sono:

  • VENEZIA E L’ORIENTE. La collezione della Fondazione di Venezia
  • LA VITA IN ROSSO E BIANCO. Opere di Brigitte Bouquin-Sellès
  • Wheels on Waves di Andrea Stella

Al primo piano c’è la mostra Venezia e l’oriente: In un paio di stanze, sono stati collocati degli abiti di fattura orientale, sui manichini, a fianco di altri con i consueti costumi veneziani. Solo poco tempo fa, a piano terra c’era la mostra sui tessuti giapponesi “Katagami e Katazome (ormai finita) Adesso si può contemplare questi stupendi abiti e vedere come era diverso il modo di vestire nei paesi asiatici.

Sono un appassionato del paese del Sol Levante e della Cina, sopratutto per il periodo storico feudale, e sono contento che ci sia questa opportunità di vedere questi costumi da vicino. E’ veramente molto interessante ! La mostra, cominciata il 20 gennaio, terminerà il 26 agosto, e offre così un ampio margine di tempo per tutti quanti i turisti e non, che vorranno venire a vederla.

A piano terra, in angolo a sinistra, dove prima era collocata la mostra “Katagami e Katazome”, ora c’è la mostra di Brigitte bouguin Sellès “La vita in bianco e rosso “. Brigitte Bouquin Sellès è un’artista Francese nata nel sud della Francia, nella terra degli angioni, famosa per i suoi arazzi medievali e le fabbriche di tessuti.

L’artista annoda e tesse su grandi telai fatti in legno, A Trelazé, dove possiede uno studio, ella con stoffe e tessuti, reinventa, o concepisce in maniera nuova disegni e composizioni astratte, o di forme geometriche nuove e/o dimenticate.

In un’intervista l’artista francese ha dichiarato che il suo lavoro è mirato  a raccontare una o più storie, non importa quali siano le tecniche di lavoro che usa, è fondamentale che ci sia un collegamento diretto ed emotivo tra il pubblico e il suo lavoro. Con le sue opere, ella cerca di unire in un solo abbraccio il mondo intero, per liberarlo dalle sofferenze e dalle guerre che ancora lo affliggono.

Ecco qui sotto un video sull’artista francese dove si possono vedere alcune delle opere installate anche nella mostra presso Palazzo Mocenigo:

Sempre a piano terra subito all’ingresso del museo c’è la mostra “Wheels on Waves” di Andrea Stella. Una mostra realizzata per sensibilizzare la gente sull’importanza delle barriere architettoniche, e sui diritti delle persone con disabilità.

Andrea Stella era una persona come tante, nell’agosto del 2000 a 24 anni, neolaureato alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, intraprende un viaggio  negli Stati Uniti. Una sera, mentre si trovava a Fort Lauderdale, in Florida, resta coinvolto in una sparatoria. Rimane ferito, e la sua vita non sarà più la stessa.  Dopo più di un mese di coma, la diagnosi è terribile: paraplegia agli arti inferiori. La vita di Andrea viene totalmente sconvolta. Torna in Italia, dove lo aspetta la sua quotidianità: la sua famiglia, gli amici e il suo grande amore per il mare. Sarà proprio questo amore per il mare che gli darà un forte impulso per rinascere.  Velista e grande appassionato della nautica, sogna di tornare a navigare.  Grazie al sostegno della sua famiglia, egli comincia  prima a costruire un catamarano accessibile a tutti, e poi, nel 2003, a fondare “Lo Spirito di Stella”, un’Onlus impegnata nella sensibilizzazione delle persone che hanno il suo stesso handicap e  dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

Lo spirito di Stella è un catamarano multiscafo, progettato esplicitamente per ospitare persone in carrozzina. Con esso Andrea Stella ha effettuato un viaggio da Miami a Roma, passando per New York, per incontrare il Santo Padre, per dargli la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Lo scopo di quest’imbarcazione , è diffondere in tutto il mondo, dagli stati uniti all’europa, un messaggio di pace e di rispetto per le persone con disabilità e i loro diritti. Ma il suo viaggio non si ferma mai…

Per qualsiasi informazione sulle mostre attualmente allestite, visitate il sito ufficiale :

http://mocenigo.visitmuve.it

Museo di Palazzo Mocenigo Centro Studi di Storia del Tessuto

Santa Croce 1992,

30135 Venezia

Tel +39 041 721798

mocenigo@fmcvenezia.it

So many interesting exibitions at Mocenigo Palace !!

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I have never seen so many exhibitions at the same time at Palazzo Mocenigo, all at once! I recently went to that beautiful museum for my work shifts, and I was able to see that, there is not just one show but three!

There is so much to say about each one of these exibitions. I will try to do my best to describe them, without writing too much, I know, sometimes, I like to write for hours no end..

The Museum of Palazzo Mocenigo is one of my favorite: In addition to being the residence of one of the most important family in Venice, it is now a museum that houses the fabric and perfume section. The currently visible exhibits that you can see are:

  • Venice and the Orient. The collection of the Venice fondation
  • The life in red and White. works  by Brigitte Bouquin-Sellès
  • Wheels on Waves by Andrea Stella

On the first floor there is the exhibition “Venice and the East”: In a couple of rooms, clothes  on the oriental manifacture, have been placed on mannequins, alongside others with the usual Venetian costumes. Only recently, on the ground floor there was the exhibition about Japanese fabrics “Katagami and Katazome (now over) Now you can contemplate these beautiful clothes and see how different the way of dressing in Asian countries.

I am fond of the land of the Rising Sun and China, especially for the feudal period, and I am happy that, there is this opportunity to see these customs closely. It is really very interesting! The exhibition, which has began on 20 January, will end on 26 August, and thus offers ample time for all the tourists and non-tourists, who wish to come and see it.

On the ground floor, on the left corner,  where  the exhibition “Katagami and Katazome” was located, there is now an exhibition by Brigitte bouguin Sellès “The life in red and white”. Brigitte Bouquin Sellès is a French artist born in the south of France, in the land of the angioni, famous for its medieval tapestries and fabric factories.

The artist knots and weaves on large frames made of wood, In Trelazé, where she owns a studio, she works with fabrics, reinvents, or conceives new designs and abstract compositions, or new and / or forgotten geometric shapes.

In an interview, the French artist said that her work is aimed at telling one or more stories, no matter what the working techniques she uses, it is essential that there is a direct and emotional connection between the public and her work. With her works, she tries to unite in a single embrace the whole world, to free him from the sufferings and the wars that still afflict him.

Here is a video on the French artist where you can see some of the works installed also in the exhibition at Palazzo Mocenigo:

Also on the ground floor immediately at the entrance of the museum, there is the exhibition “Wheels on Waves” by Andrea Stella. An exhibition designed to sensitize people on the importance of architectural barriers, and on the rights of people with disabilities.

Andrea Stella was a person like many others, in August 2000 at the age of 24, a recent graduate from the Faculty of Law of the University of Trento, he embarked on a trip to the United States. One evening, while in Fort Lauderdale, Florida, he was involved in a shootout. He remains hurt, and his life will never be the same. After more than a month of coma, the diagnosis was terrible: paraplegia in the lower limbs. Andrea’s life is totally upset. He returns to Italy, where his daily life awaits him: his family, friends and his great love for the sea. It will be this love for the sea that will give him a strong impulse to  reborn. A sailor and a great lover of boating, he dreams of returning to sailing. Thanks to the support of his family, he first began to build a catamaran accessible to everyone, and then, in 2003, to found “Lo Spirito di Stella”, an exclusive charity dedicated to raising the awareness of people with the same handicap and breaking down of architectural barriers.

Stella’s spirit is a multi-hull catamaran, explicitly designed to accommodate people in wheelchairs. With it, Andrea Stella has made a trip from Miami to Rome, passing through New York, to meet the Holy Father, to give him the “United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities.” The purpose of this boat is to spread throughout the world, from the United States to Europe, a message of peace and respect for people with disabilities and their rights, but its journey never stops …

 

For any information on the exhibitions currently set up, visit the official website:

http://mocenigo.visitmuve.it/en/home/

Museum of alazzo Mocenigo Study Centre of the History of Fabrics and Costumes

Santa Croce 1992

30135 Venezia

phone +39 041 721798

info@fmcvenezia.it

Katagami & Katazome a Palazzo Mocenigo

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A Palazzo Mocenigo, a San Stae, a Venezia, c’è una bellissima mostra sul Giappone, e precisamente su come realizzavano una volta i tessuti e decorazioni per i kimono. Katagami in lingua giapponese, è il nome degli stampi o matrici realizzati per i disegni nei tessuti.  Katazome invece, è il nome della tecnica usata.

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Le origini di questa tecnica, risale a circa 1000 anni fa (anche se non si è sicuri), nella città di Suzuka, una delle città più importanti a sud di Tokyo. Si sa per certo che la produzione era in aumento nell’epoca Muromachi ( 1336 -1537), questo avvenne in quanto il luogo di origine era parte del castello feudale della famiglia / clan Kishu Tokugawa, parenti dello Shogun. Sotto la loro protezione, i commercianti di Katagami potevano viaggiare senza limiti, cosa inconsueta allora, infatti, in altre aree esistevano delle ferree regole per i spostamenti.

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Successivamente, fu durante il periodo Edo e Meiji che  si sviluppano come forma d’arte. Durante il periodo Edo, solo chi apparteneva a classi privilegiate, come i samurai, potevano indossare abiti ricamati in seta, mentre le altre, potevano usare solo capi in cotone e in fibre. Dopo il periodo Edo, venne il periodo Meiji, quando sale al potere imperiale il quindicenne Mutsuhito che diede inizio a vari riforme socio economiche, egli guidò l’impero in un contesto di grandi cambiamenti, vedendolo mutare da uno stato feudale a una potenza mondiale capitalista e imperialista attraverso la rivoluzione industriale giapponese.

Le tecniche usate per la tessitura prima del Katagami erano :

  • Tsutsugaki, un disegno realizzato a mano con la stesura della pasta di riserva.
  • Shibon, in cui il tessuto si stringe con ago e filo per impedire la tintura.
  • Itajime dove il tessuto si tinge più volte e poi ripiegato tramite due blocchi scolpiti.

Solo successivamente la tecnica Katagami consente la ripetibilità del disegno. La parola Katagami viene tradotta come kata cioè forma e kami = carta. Con essa si identificano le maschere di carta ritagliate a mano, per tingere i tessuti con la tecnica detta di riserva. La produzione delle carte si realizza sovrapponendo tra loro dei sottili fogli washi di carta prodotta con polpa di legno di albero di gelso, e si incollando tra di loro in tre o quattro strati usando il succo di kaki acerbi. Una volta essiccati, i fogli si tingono di colore marrone, vengono affumicati per un periodo di dieci giorni circa, diventando così impermeabili, poi rimangono a riposo per un anno, prima del suo impiego.

I soggetti usati per i disegni nei kimoni, erano vari, i più utilizzati, era la fioritura di ciliegi sakura che avviene durante i mesi di marzo e aprile un periodo in cui i giapponesi si riuniscono in parchi e giardini per l’hanami, una tradizione (poetica e suggestiva come molte cose in Giappone) dedicata all’osservazione dei fiori, in particolare dei ciliegi.

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Oppure un altro disegno molto usato è il crisantemo kiku, il fiore imperiale, esso simboleggia lo spirito del sole; conosciuto anche come Giorno dei crisantemi Kiku no sekku è una delle cinque festività maggiori del Giappone, celebrata il nono giorno del nono mese coincideva con l’inizio della stagione fredda e concludeva il periodo attivo e creativo dell’annata. La corolla stilizzata di un crisantemo a sedici petali è l’emblema della Casa imperiale giapponese, che secondo la tradizione deriva la propria legittimità dall’investitura ricevuta dalla dea del sole Amaterasu. La Paulownia kiri, un altro soggetto di stile imperiale, uno dei temi grafici più utilizzati sia sugli abiti sia sulle armature e/o come simbolo araldico di famiglie samurai.

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La mostra è principalmente esposta nella white room a piano terra dove si possono trovare molti esemplari di tessuti, kimoni, e spiegazioni complete ed esaurienti. Al primo piano, troviamo in alcune sale dei manichini che indossano altri esempi di kimono. La mostra è interessantissima senza ombra di dubbio ! Sono un appassionato dell’epoca feudale giapponese, e la mostra mi è piaciuta tantissimo ! Invito tutti quanti a venire a vederla, ne vale veramente la pena ! Se poi volete completare la vostra visione su mondo orientale, potete anche visitare il Museo di Cà Pesaro, dove al terzo piano, c’è il Museo orientale, dove potrete vedere tanti interessantissimi oggetti, quali katane, armature, e tanto altro ancora !

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dal 20 Gennaio al 22 Aprile 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

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Katagami & Katazome at Mocenigo Palace

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At Palazzo Mocenigo at San Stae, in Venice, there is a beautiful exhibition of Japanese culture, about how they once made the kimono: fabrics and decorations. Katagami in Japanese language, is the name of the molds or matrices made for drawing the tissues. Katazome instead, is the name of the technique used.

The origins of this technique dates back to about 1000 years ago (even if we are not sure), in the city of Suzuka, one of the most important city south of Tokyo. It is well established that the production was increasing in the Muromachi era (1336 -1537), this happened because the place was originally part of the feudal castle of the Kishu Tokugawa family / clan, relatives of the Shogun. Under their protection, the Katagami traders could travel without limits, at the time, something unusual, in fact, in other areas there were strict rules for movements.

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Subsequently, it was during the Edo period and Meiji that they develop them as an art form. During the Edo period, only those who belonged to the privileged classes, such the samurai could wear dresses embroidered in silk, while the others, they could use only cotton garments and fibers. After the Edo period, came the Meiji period, when it went to imperial power Mutsuhito, the fifteen boy that started various socio-economic reforms; he led the empire in a context of great change; seeing it change from astate feudal to a capitalist world power and imperialism with industrial Japanese revolution.

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The techniques used for weaving before Katagami were:

  • Tsutsugaki, a hand-drawing made with the drafting of the reserve paste.
  • Shibon, wherein the fabric is tightened with a needle and thread to prevent the dye.
  • Itajime where the fabric is dyed several times and then folded by means of two carved blocks.

Only afterwards the Katagami technique allows the repeatability of the drawing. The word is translated as Katagami: kata ie shape, and kami = paper. With it,  we identify the paper masks cut by hand, to dye fabrics with the reserve technique. The production of the cards is accomplished by overlapping between their thin sheets: washi of paper produced with mulberry tree wood pulp, and pasting between them in three or four layers using the khaki juice unripe. Once dried, the leaves are tinged with brown, are smoked for a period of ten days or so, making it waterproof, then remain at rest for a year, before to be used.

The subjects used for designs in kimonos were many, the most used, was blooming  cherry trees sakura that occurs during the months of March and April, a time when the Japanese gather in parks and gardens for the hanami, a tradition (poetic and evocative like many things in Japan) dedicated to the observation of flowers, especially cherry.

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Or another widely used design is the chrysanthemum, kiku the imperial flower, it symbolizes the spirit of the sun; also known as Day of chrysanthemums Kiku no sekku is one of five major festivals of Japan, celebrated on the ninth day of the ninth month coincided with the beginning of the cold season and concluded the active and creative period vintage. The stylized corolla of a chrysanthemum with sixteen petals is the emblem of the Japanese Imperial House, which according to tradition derives its legitimacy investiture received from god of the sun Amaterasu. The Paulownia kiri,another subject of imperial style, one of the most widely used graphic themes is on clothing or on the armours and / or as a heraldic symbol of samurai families.

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The exhibition is mainly exposed in the white room on the ground floor where you can find many examples of fabrics, kimonos, and complete and thorough explanations. On the first floor, we find in some rooms some mannequins wearing some other examples of kimono. The exhibition is interesting without a doubt! I am an fan of Japanese feudal era, and I really loved this exibition!!! I invite everyone to come and see it, it’s really worth it! If you wish to complete your vision of the Eastern world, you can also visit the Museum of Cà Pesaro, where the on third floor, there is the Oriental Museum, where you can see so many interesting objects, such as katanas, armor, ect!

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from 20 of January until 22 of April 2018

Museo di Palazzo Mocenigo

White Room

Musica Liquida a Palazzo Mocenigo !

For the english translation, please scroll down the page, thank you.

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Di recente, ho lavorato a Palazzo Mocenigo per una sostituzione, e mi sono accorto di una nuova mostra che ha preso il posto della precedente “Trasformations”. La mostra attuale si intitola “Musica Liquida” realizzata dall’artista Rosa Vetrano e si trova a piano terra di Palazzo Mocenigo. La mostra è stata inaugurata il 24 novembre scorso e sarà visibile al pubblico fino al 31 dicembre 2017.

Nelle sale dedicate alla mostra, dal soffitto pendono delle creature marine, rassomiglianti a delle meduse, che simboleggiano la necessità, l’urgenza di difendere l’ambiente marino quotidianamente inquinato dall’enorme quantità di plastica che viene riversata in esso.

Palazzo Mocenigo, ancora una volta si erge a diffondere la cultura della difesa dell’ambiente naturale. Anche la precedente mostra sopra citata, ad opera di artisti Novergesi, esprimeva il concetto che niente va sprecato, che tutto deve essere riciclato. Anche questa volta, si vuole lanciare un messaggio per farci riflettere su quello che ci succede intorno, e di fare qualcosa, di rimediare, prima che sia troppo tardi.

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English Translation

Recently I was back to Mocenigo Palace to take the place of a colleague who has called in sick, and I found out the new exibition which now is located on the first floor of the Museum, right in the same rooms where there was the “Transformations” exibition created by the 6 Norvegian artists until few time ago.

This new exibition is called “Liquid Music” by the artist Rosa Vetrano. it’s has been inaugurated on the 24 of november and it will last until the end of December 2017.

In those rooms, we can find some sea creatures hanging from the ceiling which looks like the jellyfish, these creatures means the imperative, the urgency to defend the sea enviroment form the daily pollution of plastic that fill the sea.

Mocenigo Palace, once again come to the rescue of the natural enviroment. It happened before with the exibition “Transformations” by the 6 Norvegian artists, where the concept was that nothing must be wasted, and everything should be recycled. Again, there is a message to spread, something has been created by the Italian artist to make us think about what is happening around us, to do something to fix it, before it’s too late.

 

 

Transformations a Palazzo Mocenigo

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A palazzo Mocenigo c’è una nuova mostra, situata a piano terra nell’angolo in fondo a sinistra, e si chiama Transformations. Palazzo Mocenigo ogni volta ti stupisce, se poco tempo fa, avevo scritto un blog sulla bellissima mostra della collezione Storp ” Cabinet of curiosity”, adesso mi trovo a scriverne un altro su questa bellissima mostra. 

Transformations è una mostra di sei artisti svedesi che ci mostrano i loro capolavori nell’arte della gioielleria. Questa però non è una mostra come le altre, in quanto questi sei artisti hanno tutti scelto un modo originale per creare i loro capolavori. I sei artisti sono:

  • Agnes Larsoon
  • Catarina Hallzon
  • Hanna Hedman
  • Marta Mattsson
  • Sara Borgerard Alga
  • Tobias alm

Questi artisti hanno scelto dei materiali alquanto insoliti per le loro creazioni, per dare un messaggio. Tutti i gioielli, che si ammirano nei negozi, sono belli perché esteticamente lo sono, vengono creati con quell’intenzione, e si usano materiali in conseguenza. Invece i sei artisti svedesi, hanno scelto dei materiali non belli, proprio per esprimere qualcosa, e per condividere con noi il fatto che le cose non belle, hanno tanto da comunicare, e posseggono quindi una bellezza tutta nascosta che sta a noi scoprire. I temi su cui sono incentrati le loro opere stanno alla base della conservazione e riciclo delle cose. Viviamo in una società consumistica che getta via tutto. Ecco che queste opere ci danno l’opportunità di capire, che si rendono necessari altre soluzioni al nostro modo di vivere.

Agnes Larsoon: I diamanti, il simbolo principale del gioiello tradizionale, sono stati formati dal carbonio, che per milioni di anni sono stati sottoposti a pressioni estreme e alte temperature. E’ proprio il carbone il materiale scelto da Agnes  per una serie di opere sotto la voce “carbo”. Un nome non scelto a caso: Carbo – Carbone – Carbonio. Il carbonio è presente in tutte le cose viventi che ci circondano, tuttavia ci da l’impressione di qualcosa di morto, qualcosa di carbonizzato e consumato dal fuoco. Agnes, altre a quello, alle sue opere aggiunge anche dei peli di cavallo, un materiale naturale che rappresentano un qualcosa che lega, un legame sia tra i corpi e le nostre vite. In un’altra collezione di opere, ella combina l’alluminio con le pelli animali e peli di cavallo bianco. Nella creazione del metallo stesso, essa fissa la polvere di alluminio, che acquista una struttura morbida simile alla pelle, molto diversa da quella di alluminio che siamo abituati a vedere.  Nelle opere di Agnes, la morte è un argomento che lei tratta, è presente e si fa sentire: la nostra stessa morte, ma anche il decadimento, l’invecchiamento che si svolge dentro noi e tutto intorno a noi nella natura. Avvertiamo come un vuoto, una sensazione di peso e tristezza, un pensiero che tutto svanisce, diventa trasparente, pietrificante; eppure dobbiamo tenere conto che non è l’unica cosa che ci vuole comunicare, ella gioca sulla dualità delle cose Ying e Yang, vivi e morti, oscurità e luce, fragilità e forza della superficie e della profondità, perché è la nostra realtà, la nostra vita.

Catarina Hallzon ha unito l’artigianato tradizionale dell’argenteria con materiali che, per molte persone, possono risultare offensivi. Ha sperimentato con i prodotti di scarto ed è riuscita a trovare una tecnica che le permette di conservare le mascelle degli animali che vengono normalmente scartate quando, ad esempio, viene tagliato un alce. Lei li ha poi bolliti, ha tirato fuori i denti d’alce e li ha riempiti d’argento. Così li ha trasformati in oggetti di gioielleria. Ha anche “abbronzato” per così dire, e ricamato, la pelle per fare spille,  e ha usato gli interni dei maiali su anelli d’argento che ha collegato in grandi collane. Con questa strategia ha indicato quanto sia veramente fragile e temporanea sia la natura. Il suo gioiello agisce come un commento sulla società. Utilizzando la pelle delle budella è un modo per dire che tutto deve essere conservato e riciclato. Un modo un po forte per diffondere questo suo messaggio, ma che fa pensare..

I gioielli di Hanna Hedman, sono molto complessi e altamente dettagliati. La maggior parte di essi è fatta di rame rivestito in polvere, combinato con argento in lamiera che è stato segato e perforato in un design di pizzo di fori che vengono poi montati in strato su strato. Si avvale della tecnica tradizionale d’argento in lamiera e quindi assemblata in oggetti di scultura.

La natura, con gli animali e le piante, ha una lunga tradizione nell’arte. Molti artisti si ispirano alla natura per ottenere un risultato estetico. L’impiego di forme dalla natura non è niente di nuovo, ma i gioiellieri oggi non vogliono rappresentare solo ciò che è bello ma, anche decadimento illustrato, usano la bellezza per ottenere l’attenzione del protagonista, ma vogliono comunicare di più; la bellezza attira gli osservatori, ma in più, adesso è contrastata dall’inquietudine. È un bell’oggetto,  ma adesso ha anche qualcosa che spaventa.

I gioielli di Marta Mattsson sono fatti utilizzando insetti morti. Marta usa cicale, ragni, e coleotteri, aggiungendo, un sottile strato di rame, o delle otturazioni di zirconi abbaglianti, delle piriti schiacciate o altro ancora. Un altro materiale che utilizza, è costituito da pelli animali tagliate al laser che vengono trasformate in una collana di delicato pizzo. In questo modo, ciò che altrimenti è destinato a decadere, avrà nuova vita. L’attrazione verso ciò che, in un primo momento, sembra offensivo, si è trasformata in una forza artistica – non molto gradevole da guardare, ma che incuriosisce. Lei agisce nel linea di confine tra attrazione e rifiuto. Vedo ciò che è bellissimo in quello che può sembrare repellente, anche disgustoso dice Marta. Gli esseri umani sono attratti da cose che non capiscono all’inizio, e che considerano un po ‘sgradevole. Penso a questo sentimento e lo rendo accessibile agli altri attraverso il mio gioiello. Condivido la mia curiosità e provoco nelle persone di “vedere” la bellezza in ciò che non è per niente bello. Trasformo gli animali morti e gli insetti dando loro una nuova vita e un nuovo scopo.

Sara Borgergard Alga: utilizza materiali poco costosi, nel suo caso ferro, o lamiera metallica realizzata industrialmente. Copre la superficie con la vernice come se fosse uno strato protettivo e decorativo. La vernice sottolinea la superficie, e allo stesso tempo lo copre. I colori chiari pastello danno ai pezzi un’impressione di usato, di  una leggera usura. Durante il nuovo millennio è cresciuto l’interesse verso il riciclaggio e la sostenibilità.  Sara ha un atteggiamento nostalgico verso oggetti e i materiali. I suoi gioielli mostrano la sua preoccupazione per la materialità, e invia un messaggio, dicendo che l’oggetto debba essere curato, in modo da essere preservato per il futuro. Gli oggetti possono essere decorativi ma non sono mai solo decorazioni. Raccontano anche una storia. Quasi tutto nella città, nella vita moderna è costruito e ordinato. Anche gli oggetti e le superfici. Questo vale per i paesaggi e gli edifici che possono essere considerati come gioielli nel paesaggio.

Tobias Alm insiste nel dire che il suo cinturino è un oggetto di gioielleria. Si tratta di un parere che estende la prospettiva dei gioielli e che porta ad una discussione sulle strutture di genere (maschile o femminile) e di stato nella società. I suoi gioielli d’arte sono una specie di fibbia a cintura femminile per la realizzazione di oggetti pratici quali attrezzature per cucire, tabacco da fiuto e sali profumati. Le opere di Tobias a cui si ispira sono chiamate Chatelaines, erano spesso in argento, oro, e furono decorate con gemme e smalto. Tobias ha creato la sua cinghia utilizzando preziosi metalli decorati con gioielli.

E’ una mostra particolare, intrigante senza ombra di dubbio, fra le tante opere che ho visto, mi è piaciuta più di tutte quella di Marta Mattsson, “Wings”. Mi da come l’impressione di una fusione tra una farfalla e un uomo, e mi ricorda la figura misteriosa dell’uomo falena. Un’altra opera che mi è piaciuta è quella di Hanna Hedman “Enough tears to cry for two” che tradotto grossolanamente vorrebbe dire “abbastanza lacrime per piangere per tutte e due“. Non è esposta ma la si può vedere nella sua scheda di spiegazione. C’è una collana che è tanto lunga che scende sul pavimento, simboleggiante un lungo periodo di lutto. Hanna ha sviluppato con la sua opera un grande dolore personale. Queste opere contengono anche vari simboli convenzionali per il dolore come lacrime, il cuore e le radici che sono state estratte. Rappresenta una tragedia personale che ella ha realizzato aggressivamente, utilizzando un paio di forbici da cucina per realizzare un’estetica speciale. Un’espressione maniaca del dolore. Voleva usare il suo gioiello per dare visibilità al dolore, lei è riuscita ad  illustrare il processo di lutto in se stesso.

Consiglio che vi do, quando andate a vedere questa mostra, è di tenere a mente i messaggi che questi sei artisti svedesi hanno voluto comunicarci. Trovo ammirevole quello che hanno fatto, utilizzare nuovi materiali, nuove idee, nuovi concetti. Affermare che i gioielli oggi, non sono mero oggetto di ornamento, ma un’estensione della persona che li indossa. Indossandoli essi si tramutano in mezzi di comunicazione, e recano un messaggio a chi li guarda. Mi piace il loro concetto che il gioiello è bello, non per la scelta di materiali nobili, ma per l’ingegno dell’artista ! E trovo assolutamente ammirevole i loro messaggi sul riciclo e sulla conservazione delle cose, da troppo tempo viviamo ormai nello stereotipo che se si rompe una cosa, la si butta via e se ne compra una nuova. Ormai le cose non si riparano più, le cose non durano più una vita come una volta !

Per chi volesse approfondire, eccovi dei link:

http://www.agneslarsson.com/

http://catarinahallzon.se/

http://www.hannahedman.com/

http://www.martamattsson.com/

http://www.saraborgegard.se/

http://www.tobiasalm.com/

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La bellezza floreale a Palazzo Mocenigo

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(la foto qui esposta non è quella reale, non ho potuto esporla per motivi di copyright)

For the English translation, please scroll down the page thank you.

Una domenica di poche settimane fa, ho fatto un giro a Venezia, per andare a vedere il Museo di Cà Pesaro e il Museo dell’arte Orientale, entrambi, fanno parte dello stesso Palazzo. Parlerò di loro, più avanti, ma in questa sede, voglio parlavi ancora del bellissimo Museo di Palazzo Mocenigo !

Palazzo Mocenigo, non è affatto distante dai due musei sopra menzionati, per cui, tornando indietro, mi è venuta voglia di rivederlo, sotto un’altra ottica: vale a dire non quella dell’operatore museale, ma come turista.

Palazzo Mocenigo, oltre ad essere il Museo del costume, è anche museo del profumo, infatti le ultime stanze, sono proprio dedicate a questo tema. Ebbene, devo proprio dire, che ogni volta che lo vedo, questo Museo, mi stupisce sempre di più ! Palazzo Mocenigo, ha sempre avuto mostre stupende, per cui pensavo che ormai non ci fosse altro,che potesse stupirmi. Mi sbagliavo !

Come sono entrato nel Portego, sono rimasto affascinato, incantato, ipnotizzato dalla bellezza del stupendo arco di rose, posto giusto al centro della fiancata destra della sala. Tale stupenda visione lo si deve a “The Merchant of Venice” che incarna, rappresenta, l’arte del profumo a Venezia.

Essi hanno voluto far conoscere a tutto il mondo, la Rosa Moceniga l’ultimo loro prodotto della collezione Murano, profumo creato, ispirato da questa rosa che proviene dalle pianure della Cina centrale. Di certo, essi hanno trovato il luogo adatto !! Meglio del Palazzo Mocenigo, non potevano trovare !

La bellezza di questo arco di rose, lascia veramente senza fiato, consiglio a tutti quanti di andare a vederlo; per chi c’è già stato, vedrà qualcosa di nuovo, per chi, invece non ha mai visitato questo bellissimo Palazzo, avrà qualcos’altro in più di cui  rimanere estasiato.

The beautiful Rose’s Arch at Mocenigo Palace

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(The picture shown here is not the real one, I could not expose it for copyright reasons)

One Sunday a few weeks ago, I made a trip to Venice, to go see the Cà Pesaro Museum and the Oriental Art Museum, both part of the same building. I’ll talk about them another time, but here, I would like to talk again about the beautiful Museum of Palazzo Mocenigo!

Palazzo Mocenigo, is not far distant from the two museums mentioned above, so, coming back, I wanted to have another look at it but in a different perspective: that is, not the operator’s museum, but as a tourist.

Palazzo Mocenigo, besides being the Costume Museum, is also the perfume museum, in fact, the last rooms are dedicated precisely to this theme. Well, I must say that every time I see it, this Museum, it always amazes me again and again! Palazzo Mocenigo, has always had wonderful exhibitions, so I thought that by now there was nothing that could impress me. I was wrong !

As I entered the Portego, I was charmed, enchanted, mesmerized by the beauty of the magnificent arch of roses, located at right at the center of the right side of the hall. For this wonderful vision we  must thank the “The Merchant of Venice” that embodies,  the art of perfume in Venice.

They wanted to make known to the whole world, the Rose Moceniga their last product of Murano collection, this fragrance was , created, inspired by this rose that comes from the plains of central China. Certainly, they have found the right place !! Best of Mocenigo Palace, could not find!

The beauty of this arch of roses, truly is breathtaking, I advise everyone to go see it; for those who have already been there, they will see something new, for whom, however has never visited this beautiful Palace, they will have  more to fall in love.