Tra selfie e sicurezza: riflessioni sulla tutela delle opere d’arte

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Proteggere l’arte: una sfida che riguarda tutti noi

Negli ultimi giorni, due episodi che hanno coinvolto opere d’arte in Italia ci hanno fatto riflettere sul delicatissimo equilibrio tra la voglia di avvicinarci all’arte e la necessità di proteggerla. A Firenze, un turista è inciampato danneggiando un quadro del Settecento agli Uffizi, mentre a Torino una scultura contemporanea, la “Sedia di Van Gogh” di Nicola Bolla, è stata irrimediabilmente rovinata da un visitatore poco attento. Questi fatti non sono solo incidenti isolati: sono un campanello d’allarme per tutti noi, amanti dell’arte, operatori culturali e semplici visitatori.

L’arte, soprattutto quella fragile e preziosa, va trattata con rispetto e cura. Ma come possiamo garantire che le nostre passioni non finiscano per trasformarsi in danni irreparabili? È fondamentale adottare un approccio che unisca sicurezza, tecnologia e soprattutto educazione. Prima di tutto, serve una presenza più visibile e competente di personale dedicato alla sicurezza delle opere. Parlo di quei guardasala capaci di dialogare con il pubblico, spiegando perché non si possono fare certe cose come scattare selfie troppo ravvicinati o toccare le opere.

In secondo luogo, bisognerebbe limitare l’uso degli smartphone nei pressi delle opere più fragili. Capisco l’impulso di voler immortalare un momento, ma a che prezzo? I musei possono e devono mettere regole più rigorose, accompagnate da una comunicazione chiara e immediata, per evitare che la ricerca del like metta a rischio un patrimonio inestimabile.

Non meno importante è l’aspetto fisico della protezione: barriere trasparenti e vetri protettivi possono sembrare una barriera all’esperienza, ma sono un compromesso necessario per tutelare capolavori che non possiamo permetterci di perdere. Infine, e forse più importante, dobbiamo lavorare sulla sensibilizzazione del pubblico. L’arte non è solo da vedere, è da vivere con rispetto. Piccole campagne informative, video, spiegazioni semplici e coinvolgenti possono fare la differenza nel creare una comunità di visitatori consapevoli e attenti.

L’uso di tecnologie avanzate, come sensori di movimento e telecamere intelligenti, può aiutare a prevenire incidenti prima che accadano, ma nulla potrà mai sostituire la responsabilità individuale e collettiva. Come appassionato d’arte, credo fermamente che ogni visita a un museo sia un’occasione preziosa per entrare in contatto con la bellezza e la storia. Ma è anche un momento in cui dobbiamo ricordarci che quel tesoro non ci appartiene, lo custodiamo solo temporaneamente, per le generazioni future. Proteggere l’arte è quindi una sfida che riguarda tutti noi: visitatori, curatori, istituzioni. Solo così potremo continuare a vivere l’emozione di fronte a un capolavoro senza doverci preoccupare di perderlo per sempre.


Protecting Art: A Challenge That Concerns All of Us

In recent days, two incidents involving artworks in Italy have made us reflect on the delicate balance between our desire to get close to art and the need to protect it. In Florence, a tourist stumbled and damaged an 18th-century painting at the Uffizi Gallery, while in Turin a contemporary sculpture, Nicola Bolla’s “Van Gogh’s Chair,” was irreparably damaged by an inattentive visitor. These events are not isolated accidents—they are a wake-up call for all of us: art lovers, cultural workers, and casual visitors alike.

Art, especially fragile and precious works, must be treated with respect and care. But how can we ensure that our passion doesn’t end up causing irreversible damage? It is essential to adopt an approach that combines security, technology, and above all, education.

First of all, a more visible and skilled presence of staff dedicated to the protection of artworks is needed. I’m not just talking about guards, attendants musuems who can engage with the public, explaining why certain behaviors—like taking selfies too close or touching the art—are not allowed. Secondly, the use of smartphones near the most fragile pieces should be limited. I understand the impulse to capture a moment, but at what cost? Museums must set stricter rules, accompanied by clear and immediate communication, to prevent the pursuit of likes from endangering priceless heritage.

Equally important is the physical protection: transparent barriers and protective glass may seem like obstacles to the experience, but they are a necessary compromise to safeguard masterpieces we cannot afford to lose. Finally, and perhaps most importantly, we must work on raising public awareness. Art is not just to be seen; it is to be experienced with respect. Small informative campaigns, videos, and simple yet engaging explanations can make the difference in creating a community of mindful and attentive visitors.

The use of advanced technologies—such as motion sensors and smart cameras—can help prevent accidents before they happen, but nothing will ever replace individual and collective responsibility. As an art enthusiast, I firmly believe that every visit to a museum is a precious opportunity to connect with beauty and history. But it is also a moment when we must remember that this treasure does not belong to us—we are only its temporary caretakers, for future generations. Protecting art is therefore a challenge that concerns all of us: visitors, curators, and institutions alike. Only in this way can we continue to feel the thrill of standing before a masterpiece without fearing to lose it forever.


L’oro della laguna

✨: la magia di Antonello Viola a Ca’ Pesaro

Antonello Viola: “L’oro della laguna” – Un dialogo poetico tra arte e Venezia

La luce di Venezia nei quadri di Antonello Viola: una mostra da vedere a Ca’ Pesaro

Dal 20 giugno al 28 settembre 2025, Ca’ Pesaro accoglie una mostra che parla sottovoce ma lascia il segno: L’oro della laguna, personale di Antonello Viola. Nelle eleganti sale Dom Pérignon della Galleria Internazionale d’Arte Moderna, l’artista romano presenta una serie di opere inedite realizzate negli ultimi quattro anni, tra vetri dipinti e carte giapponesi. A curare il progetto è Elisabetta Barisoni, direttrice del museo. Questa mostra è molto più di una raccolta di quadri: è un dialogo silenzioso e profondo tra l’artista e Venezia, città che da sempre riflette, cambia, assorbe. Proprio come i lavori di Viola.

Un artista in ascolto del mondo

Nato a Roma nel 1966, Antonello Viola ha una formazione solida: si è diplomato all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Enzo Brunori e ha conseguito un dottorato in Spagna, all’Università de La Laguna. Nel tempo ha sviluppato una pittura che unisce tecnica, riflessione e spiritualità. Il suo segno è sottile, le sue opere sono fatte di velature, cancellature, superfici che sembrano respirare. Nulla è lasciato al caso, ma nulla è rigido. Viola lavora per stratificazioni: applica il colore, poi lo rimuove, lo raschia, lo modifica. È un processo lento e meditativo, quasi rituale. E i materiali scelti — vetro, carta, oro — parlano di fragilità, luce e trascendenza.

Venezia come specchio interiore

Nella mostra, ogni opera sembra contenere un frammento della laguna. I titoli evocano isole vere e immaginate — Elba, Poveglia, Murano, Giudecca — ma non c’è geografia. C’è piuttosto una mappa emotiva, personale. Le superfici dipinte diventano paesaggi dell’anima, dove la luce cambia tutto e il tempo si ferma. Il vetro è il protagonista: lastre dipinte su entrambi i lati creano giochi di profondità e riflessi, come acque tranquille che nascondono correnti interiori. Le opere su carta giapponese, invece, sono più essenziali, verticali, quasi spirituali. L’oro, usato con misura e intelligenza, non è decorazione: è luce pura.

Un dialogo che attraversa i secoli

Un elemento interessante della mostra è il confronto silenzioso con Giulio Aristide Sartorio, pittore simbolista romano che un secolo fa realizzò per la Biennale il gigantesco ciclo Il poema della vita umana, esposto nelle sale adiacenti. Come Viola, anche Sartorio cercava l’essenza dell’esistenza attraverso strati di materia e luce.

Un invito al silenzio

In un’epoca veloce e rumorosa, le opere di Viola ci costringono a rallentare. A fermarci. A osservare. Il suo lavoro non urla, non cerca di colpire: piuttosto, accoglie. Ogni quadro è un piccolo universo che invita alla contemplazione. E alla fine, questa mostra non è solo un’esperienza visiva, ma anche un momento di pausa, di ascolto, di connessione con qualcosa di più profondo.

Informazioni utili

La mostra è visitabile con il normale biglietto di ingresso di Ca’ Pesaro, dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 18:00. È realizzata in collaborazione con la Galleria Alessandro Casciaro di Bolzano-Venezia.

✨: The Magic of Antonello Viola at Ca’ Pesaro

Venice Reflected in Gold: Antonello Viola at Ca’ Pesaro

From June 20 to September 28, 2025, Ca’ Pesaro hosts a quiet yet powerful exhibition: The Gold of the Lagoon, a solo show by Roman artist Antonello Viola. Set in the elegant Dom Pérignon rooms of the Galleria Internazionale d’Arte Moderna, the exhibition presents a selection of works created over the past four years—glass paintings and Japanese paper pieces—many of which are on public display for the first time. Curated by the museum’s director, Elisabetta Barisoni, the show offers a poetic dialogue between the artist and the soul of Venice.

An Artist Who Listens to the World

Born in Rome in 1966, Antonello Viola studied at the Accademia di Belle Arti under Enzo Brunori and later earned a PhD from the University of La Laguna in Spain. Over the years, he has developed a deeply thoughtful and spiritual painting practice. His work is delicate yet dense, created through a slow process of layering, erasing, and reapplying. Each surface feels alive—something between a memory and a presence. Viola doesn’t paint with urgency, but with intention. He uses materials like gold leaf, glass, and fine paper not for their beauty alone, but for what they evoke: fragility, light, silence, transcendence.

Venice as an Inner Landscape

In this exhibition, each work seems to hold a fragment of the lagoon. Titles reference real and imagined islands—Elba, Poveglia, Murano, Giudecca—but these are not maps. They are emotional coordinates. The painted surfaces open up to inner landscapes, where light transforms everything and time seems to stretch. Glass plays a central role: painted on both sides, arranged in layers, it creates depth and transparency—like water capturing reflections. The works on Japanese paper are more minimal and vertical, almost meditative. Gold, used sparingly and purposefully, becomes a symbol of light rather than mere ornament.

A Silent Conversation Across Centuries

One of the more intriguing aspects of the show is its silent dialogue with Giulio Aristide Sartorio, another Roman artist who found inspiration in Venice over a century ago. His monumental cycle The Poem of Human Life, painted for the Venice Biennale in 1906–07, is displayed in the adjacent gallery. Like Viola, Sartorio explored layering, translucency, and spiritual themes through his technique.

The Power of Silence

In a time defined by speed and noise, Viola’s works invite us to slow down. To stop. To really look. His paintings don’t shout; they welcome. Each one is a quiet universe, offering space for contemplation and calm. This exhibition isn’t just visual—it’s emotional. It’s a moment of reflection in a world that rarely pauses.

Visitor Information

The Gold of the Lagoon is open from Tuesday to Sunday, 10:00 AM to 6:00 PM, with standard museum admission. The exhibition is presented in collaboration with Galleria Alessandro Casciaro (Bolzano–Venice).

UN Italiano a Pest

GIACOMO MARASTONI E LA PRIMA ACCADEMIA UNGHERESE DI PITTURA – UN TESORO VENEZIANO A BUDAPEST

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Un Viaggio nel Tempo tra Venezia e Budapest

Se vi trovate a Budapest in vacanza, oppure ci vivete da expat o studenti, c’è un’occasione culturale che non dovreste assolutamente lasciarvi sfuggire: la mostra “Un Italiano a Pest”, dedicata al pittore veneziano Giacomo Marastoni, aperta presso l’Istituto Italiano di Cultura della capitale ungherese. Non è solo un evento artistico: è un vero e proprio ponte tra l’Italia e l’Ungheria, che celebra una figura ingiustamente dimenticata, ma fondamentale per l’evoluzione dell’arte ungherese del XIX secolo.

Questa esposizione rappresenta un’occasione unica per scoprire la figura affascinante di un nostro connazionale, un veneziano che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte ungherese. Nato a Venezia nel 1804, Giacomo – conosciuto in Ungheria come Jakab – Marastoni ha attraversato l’Europa per poi stabilirsi a Pest nel 1836. In un’epoca di fermento culturale e politico, divenne uno dei più importanti ritrattisti della scena ungherese, contribuendo alla nascita dell’identità artistica moderna del Paese. Ma il suo lascito più grande fu la fondazione, nel 1846, della prima scuola di pittura accademica in Ungheria, ispirata ai modelli italiani.

Un Artista Veneziano che Conquistò l’Ungheria

Dopo gli studi a Venezia e un periodo a Roma, Marastoni intraprese un viaggio attraverso l’Europa centrale che lo portò prima a Vienna, poi a Pozsony (l’attuale Bratislava) e infine a Pest, dove si stabilì definitivamente nel 1836. Qui divenne rapidamente uno dei ritrattisti più ricercati, lavorando per famiglie nobili e borghesi, immortalando con il suo talento i volti dell’alta società ungherese dell’epoca. Ma il suo contributo più significativo alla cultura ungherese fu la fondazione, nel 1846, della Prima Accademia Ungherese di Pittura (Első Magyar Festészeti Akadémiát), un’istituzione che ha gettato le basi per lo sviluppo dell’arte moderna in Ungheria Pensate: Marastoni investì tutta la sua fortuna in questo progetto, acquistando dall’Italia le necessarie riproduzioni, sculture in gesso e incisioni per equipaggiare la scuola, creando così un ponte culturale tra la tradizione artistica italiana e quella ungherese.

Una Mostra Straordinaria, Frutto di Sei Anni di Lavoro

La mostra che vi invito caldamente a visitare è il risultato di sei anni di meticoloso lavoro preparatorio, curata dal Dr. Péter Farbaky e da Eszter Molnárné Aczél. Un’esposizione che riunisce ben 240 opere d’arte provenienti da 28 collezioni pubbliche ed ecclesiastiche di quattro paesi, oltre a prestiti da collezionisti privati. Un vero e proprio tesoro artistico che ci permette di immergerci nella vita e nell’opera di questo straordinario artista veneziano. Tra le opere esposte, molte sono presentate a Budapest per la prima volta, come il grande ritratto di famiglia Scherz, preso in prestito dalla Galleria Civica di Bratislava, e circa 60 disegni di studio dalla collezione del Museo Kiscell – Galleria Municipale, mai esposti prima. Un’occasione irripetibile per ammirare questi capolavori e scoprire il talento di Marastoni come ritrattista, un artista capace di catturare l’essenza dei suoi soggetti con straordinaria sensibilità.

Il Contributo del MUVE – Fondazione Musei Civici di Venezia

Un aspetto che mi riempie di orgoglio come italiano e veneziano è la partecipazione attiva della Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) a questa straordinaria esposizione. Il MUVE, che gestisce undici musei nella nostra città lagunare, tra cui Palazzo Ducale, il Museo Correr e Ca’ Rezzonico, ha contribuito in modo significativo alla realizzazione di questa mostra, prestando opere preziose dalle proprie collezioni.

La Fondazione, sotto la guida della Presidente Mariacristina Gribaudi, la Dott.sa Squarcina, la Dott.ssa Barisoni, ha dimostrato ancora una volta il suo impegno nella promozione della cultura italiana all’estero e nella valorizzazione degli artisti veneziani che hanno lasciato il segno nella storia dell’arte europea. Questo prestito si inserisce perfettamente nella missione del MUVE di tutelare, conservare e promuovere il patrimonio culturale veneziano, facendolo conoscere anche oltre i confini nazionali. La collaborazione tra il Museo Storico di Budapest e la Fondazione Musei Civici di Venezia rappresenta un esempio virtuoso di cooperazione culturale internazionale, che rafforza i legami storici tra l’Italia e l’Ungheria e testimonia l’importanza del dialogo interculturale nel panorama artistico europeo.

Un Invito Caloroso a Tutti gli Italiani a Budapest

Cari connazionali che vivete a Budapest o che vi trovate qui in vacanza, non perdete l’occasione di visitare questa mostra straordinaria. È un’opportunità unica per riscoprire un pezzo della nostra storia e del nostro patrimonio culturale, per sentirci orgogliosi di come l’arte italiana abbia saputo influenzare e arricchire la cultura di altri paesi europei.

La mostra “Un Italiano a Pest” si svolge nella splendida sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest, un edificio storico situato in via Bródy Sándor 8, nel cuore di Pest, proprio di fronte al Museo Nazionale Ungherese . Progettato nel 1865 dall’architetto Miklós Ybl e un tempo usato come Parlamento ungherese (1865–1902), oggi ospita spazi espositivi eleganti e funzionali, tra cui un’ampia sala per mostre, un teatro, una sala cinema, aula-convegni e una ricca biblioteca . La location, oltre a offrire un contesto architettonico di grande prestigio, è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ed è immersa in una zona ricca di attrazioni culturali: vicinissima alla Dohány Street Synagogue e alla vivace area del Palotanegyed, stupisce per la sua centralità e per il fascino di un edificio che racconta la storia stessa di Budapest. Un luogo ideale per accogliere un ponte culturale tra Italia e Ungheria, dove visitare questa mostra diventa un’esperienza immersiva anche dal punto di vista spaziale e architettonico.

Un Ponte Culturale tra Italia e Ungheria

Questa mostra non è solo un’occasione per ammirare opere d’arte di straordinaria bellezza, ma anche per riflettere sui legami culturali che uniscono l’Italia e l’Ungheria, due paesi con una ricca tradizione artistica e culturale. Giacomo Marastoni rappresenta perfettamente questo ponte tra le due culture: un artista italiano che ha saputo integrarsi nella società ungherese, portando con sé il bagaglio culturale della sua formazione veneziana e arricchendolo con nuove influenze e ispirazioni. La sua storia ci ricorda quanto sia importante il dialogo interculturale e come l’arte possa superare confini e barriere linguistiche, creando connessioni profonde tra popoli diversi. In un’epoca in cui l’Europa è sempre più unita, riscoprire figure come Marastoni ci aiuta a comprendere le radici comuni della nostra identità culturale europea.

Conclusione: Un’Esperienza da Non Perdere

Questa mostra non è solo per studiosi o appassionati d’arte ottocentesca. È un’occasione per conoscere un pezzo di storia comune che parla italiano, per sentirsi a casa in terra straniera e riscoprire il contributo silenzioso ma potente di tanti nostri connazionali che hanno costruito ponti culturali in Europa. È anche un invito a riflettere sul potere dell’arte come mezzo di integrazione, scambio e crescita reciproca. Fate un salto in questa piccola ma intensa mostra. Vi sorprenderà !

GIACOMO MARASTONI AND THE FIRST HUNGARIAN ACADEMY OF PAINTING – A VENETIAN TREASURE IN BUDAPEST

A Journey Through Time between Venice and Budapest

If you are in Budapest on holiday, or live there as an expat or student, there is a cultural opportunity that you absolutely should not miss: the exhibition “An Italian in Pest”, dedicated to the Venetian painter Giacomo Marastoni, open at the Italian Cultural Institute of the Hungarian capital. It is not just an artistic event: it is a real bridge between Italy and Hungary, which celebrates a figure unjustly forgotten, but fundamental to the evolution of 19th-century Hungarian art.

This exhibition represents a unique opportunity to discover the fascinating figure of one of our compatriots, a Venetian who left an indelible mark on the history of Hungarian art. Born in Venice in 1804, Giacomo – known in Hungary as Jakab – Marastoni travelled across Europe before settling in Pest in 1836. In an era of cultural and political ferment, he became one of the most important portraitists on the Hungarian scene, contributing to the birth of the country’s modern artistic identity. But his greatest legacy was the foundation, in 1846, of the first academic painting school in Hungary, inspired by Italian models.

A Venetian Artist Who Conquered Hungary

After studying in Venice and a period in Rome, Marastoni undertook a journey through central Europe which It took him first to Vienna, then to Pozsony (now Bratislava) and finally to Pest, where he settled permanently in 1836. Here he quickly became one of the most sought-after portrait painters, working for noble and bourgeois families, immortalising with his talent the faces of the Hungarian high society of the time. But his most significant contribution to Hungarian culture was the foundation, in 1846, of the First Hungarian Academy of Painting (Első Magyar Festészeti Akadémiát), an institution that laid the foundation for the development of modern art in Hungary. Just think: Marastoni invested his entire fortune in this project, purchasing from Italy the necessary reproductions, plaster sculptures and engravings to equip the school, thus creating a cultural bridge between the Italian and Hungarian artistic traditions.

An Extraordinary Exhibition, Fruit of Six Years of Work

The exhibition that I warmly invite you to visit is the result of six years of meticulous preparatory work, curated by Dr. Péter Farbaky and Eszter Molnárné Aczél. An exhibition that brings together 240 works of art from 28 public and ecclesiastical collections in four countries, as well as loans from private collectors. A true artistic treasure that allows us to immerse ourselves in the life and work of this extraordinary Venetian artist. Among the works on display, many are presented in Budapest for the first time, such as the large Scherz family portrait, loaned by theBratislava City Gallery, and about 60 study drawings from the collection of the Kiscell Museum – Municipal Gallery, never exhibited before. An unrepeatable opportunity to admire these masterpieces and discover Marastoni’s talent as a portraitist, an artist capable of capturing the essence of his subjects with extraordinary sensitivity.

The Contribution of MUVE – Fondazione Musei Civici di Venezia

One ​​aspect that fills me with pride as an Italian and Venetian is the active participation of the Fondazione Musei Civici di Venezia (MUVE) in this extraordinary exhibition. MUVE, which manages eleven museums in our lagoon city, including Palazzo Ducale, Museo Correr and Ca’ Rezzonico, has contributed significantly to the realization of this exhibition, lending precious works from its collections.

The Foundation, under the guidance of President Mariacristina Gribaudi, Dr. Barisoni, has once again demonstrated its commitment to promoting Italian culture abroad and to enhancing Venetian artists who have left their mark on the history of European art. This loan fits perfectly with MUVE’s mission to protect, conserve and promote Venetian cultural heritage, making it known beyond national borders. The collaboration between the Budapest Historical Museum and the Fondazione Musei Civici di Venezia represents a virtuous example of international cultural cooperation, which strengthens the historical ties between Italy and Hungary and testifies to the importance of intercultural dialogue in the European artistic panorama.

A Warm Invitation to All Italians in Budapest

Dear compatriots who live in Budapest or are here on holiday, do not miss the opportunity to visit this extraordinary exhibition. It is a unique opportunity to rediscover a piece of our history and cultural heritage, to feel proud of how Italian art has been able to influence and enrich the culture of other European countries.

The exhibition “An Italian in Pest” takes place in the splendid venue of the Italian Cultural Institute of Budapest, a historic building located in Bródy Sándor Street 8, in the heart of Pest, right in front of the Hungarian National Museum. Designed in 1865 by architect Miklós Ybl and once used as the Hungarian Parliament (1865–1902), today it houses elegant and functional exhibition spaces, including a large exhibition hall, a theatre, a cinema hall, a conference room and a well-stocked library. The location, in addition to offering a highly prestigious architectural context, is easily accessible by public transport, and is immersed in an area rich in cultural attractions: very close to the Dohány Street Synagogue and the lively Palotanegyed area, it amazes with its centrality and the charm of a building that tells the story of Budapest itself. An ideal place to host a cultural bridge between Italy and Hungary, where visiting this exhibition becomes an immersive experience also from a spatial and architectural point of view.

A Cultural Bridge between Italy and Hungary

This exhibition is not only an opportunity to admire works of art of extraordinary beauty, but also to reflect on the cultural ties that unite Italy and Hungary, two countries with a rich artistic and cultural tradition. Giacomo Marastoni perfectly represents this bridge between the two cultures: an Italian artist who has been able to integrate into Hungarian society, bringing with him the cultural baggage of his Venetian education and enriching it with new influences and inspirations. His story reminds us of the importance of intercultural dialogue and how art can overcome borders and language barriers, creating deep connections between different peoples. In an era in which Europe is increasingly united, rediscovering figures such as Marastoni helps us understand the common roots of our European cultural identity.

Casanova in Time: Il Simposio organizzato a Venezia

Casanova in Time: Il Simposio del 6 Giugno 2025 a Venezia

Questa mattina ho avuto il privilegio di partecipare alla giornata del 6 giugno 2025 del simposio internazionale “Casanova in Time 1725–2025”, un evento straordinario che celebra i 300 anni dalla nascita di Giacomo Casanova, organizzato dall’Università Ca’ Foscari e dalla Fondazione Giorgio Cini. La cornice dell’Aula Magna di Ca’ Dolfin a Venezia ha offerto un’atmosfera solenne e stimolante per approfondire la figura complessa e affascinante di Casanova, ben oltre il mito del libertino, restituendolo come testimone e protagonista del Settecento europeo e della Repubblica di Venezia in declino.

Da tempo sapevo di questo simposio, per cui in anticipo mi sono preso dei giorni di ferie per parteciparvi. Incantato dalla possibilità di incontrare studiosi da tutto il mondo, non potevo resistere, ma soprattutto, non vedevo l’ora di rivedere la mia amica Kathleen Ann Gonzalez, autrice di molti libri su Giacomo Casanova e non solo. Molto tempo fa andavo alla ricerca di alcune informazioni su una protagonista Veneziana del 1700, e fu molto gentile a fornirmi tutti i dettagli. Da allora, ho comprato tutti i suoi libri e ho imparato moltissimo. Questa è stata la mia prima volta come ospite ad una conferenza, di solito partecipo in veste lavorativa, e mi è piaciuto molto !

📅 Programma della Giornata

L’evento a cui ho partecipato ha rappresentato il secondo momento del simposio, dopo le prime giornate sull’Isola di San Giorgio Maggiore, e si è svolto nell’elegante Aula Magna di Ca’ Dolfin, cuore accademico di Ca’ Foscari. La mattinata è stata dedicata a una serie di interventi di studiosi di fama internazionale che hanno presentato ricerche innovative sulla vita, le opere e il contesto storico di Casanova, con un focus particolare sul suo ruolo di uomo di cultura, diplomatico e scrittore. Ogni intervento è durato circa 20 minuti, con un attento rispetto dei tempi da parte dei presidenti di sessione.

Relatori internazionali

Tra gli oltre quaranta relatori provenienti da università e centri di ricerca europei e americani, alcuni si sono concentrati sull’analisi letteraria delle “Memorie” di Casanova, discutendo l’autenticità del testo e le sue molteplici interpretazioni nel corso dei secoli. Altri hanno esaminato il ruolo di Casanova come testimone del tramonto della Repubblica di Venezia, mettendo in rilievo il suo sguardo critico e la sua capacità di raccontare un mondo in trasformazione. Purtroppo non era disponibile la traduzione simultanea dei vari relatori, per cui non ho potuto godere delle opinioni di tutti quanti, concentrandomi sull’inglese e italiano. Il mio francese è scolastico, per cui, ho un po’ faticato, tuttavia è stata una bellissima esperienza.

🖼️ Conclusione

Questo simposio ha rappresentato un momento di approfondimento e riflessione sulla figura di Giacomo Casanova, offrendo nuove prospettive e stimolando il dibattito su un personaggio che continua a suscitare interesse e curiosità. Il simposio ha dimostrato come, a distanza di tre secoli, la sua vita e le sue opere siano ancora capaci di ispirare e provocare discussioni in ambito accademico e culturale e non solo.

 



Casanova in Time: The Symposium of 6 June 2025 in Venice

This morning I had the privilege of participating in the international symposium “Casanova in Time 1725–2025” on June 6, 2025, an extraordinary event celebrating the 300th anniversary of the birth of Giacomo Casanova, organized by Ca’ Foscari University and the Giorgio Cini Foundation. The setting of the Aula Magna of Ca’ Dolfin in Venice offered a solemn and stimulating atmosphere to delve into the complex and fascinating figure of Casanova, well beyond the myth of the libertine, restoring him as a witness and protagonist of eighteenth-century Europe and the declining Republic of Venice.

I had known about this symposium for a while, so I took some time off work in advance to attend. I couldn’t resist the chance to meet scholars from all over the world, but most of all, I couldn’t wait to see my friend Kathleen Ann Gonzalez, author of many books on Giacomo Casanova and more. A long time ago I was looking for some information on a Venetian protagonist from the 1700s, and she was very kind to provide me with all the details. Since then, I have bought all her books and have learned a lot. This was my first time as a guest at a conference, usually I attend in a professional capacity, and I really enjoyed it!

📅 Program of the Day

The event I attended was the second part of the symposium, after the first days on the Island of San Giorgio Maggiore, and took place in the elegant Aula Magna of Ca’ Dolfin, the academic heart of Ca’ Foscari. The morning was dedicated to a series of interventions by internationally renowned scholars who presented innovative research on the life, works and historical context of Casanova, with a particular focus on his role as a man of culture, diplomat and writer. Each intervention lasted about 20 minutes, with careful respect for the timing by the session presidents.

International speakers

Among the more than forty speakers from European and American universities and research centers, some focused on the literary analysis of Casanova’s “Memoirs”, discussing the authenticity of the text and its multiple interpretations over the centuries. Others have examined Casanova’s role as a witness to the decline of the Venetian Republic, highlighting his critical gaze and his ability to narrate a world in transformation. Unfortunately, there was no simultaneous translation of the various speakers, so I was unable to enjoy the opinions of all of them, focusing on English and Italian. My French is scholastic, so I struggled a bit, but it was a wonderful experience.

🖼️ Conclusion

This symposium represented a moment of study and reflection on the figure of Giacomo Casanova, offering new perspectives and stimulating debate on a character who continues to arouse interest and curiosity. The symposium demonstrated how, after three centuries, his life and his works are still capable of inspiring and provoking discussions in the academic and cultural fields and beyond.

Il Paradosso del Museo: Perché Guardiamo l’Arte Solo per 8 Secondi?



Quando entriamo in un museo, ci aspettiamo di immergerci in un mondo di bellezza e riflessione. Eppure, studi recenti rivelano una realtà sorprendente: molti visitatori trascorrono in media solo 8 secondi davanti a ciascun quadro. Forse 8 secondi sono un esagerazione, ma non tanto. Sembra strano lo so, ma ho avuto modo di osservare una moltitudine di persone, e molte di esse sembrano navigare il museo, con la testa che guarda da un lato all’altro, ogni tanto facendo una foto o un selfie, ma non registrando quello che vede. Poche sono le persone che veramente si soffermano e sembrano interessate, ancora meno quelle che rimangono in museo per ore a cui offro sempre i miei complimenti.


⏱️ La Velocità della Visione

Secondo una ricerca condotta al Getty Museum, gli adulti spendono meno di 30 secondi per oggetto. Altri studi indicano che i visitatori guardano un dipinto per meno di due secondi, leggono la didascalia per circa 10 secondi, poi tornano brevemente al dipinto per verificare qualcosa nel testo, e infine si spostano al prossimo. Anche il Louvre ha registrato che i visitatori guardano la *Gioconda* per una media di 15 secondi, il che solleva interrogativi su quanto tempo vengano osservate le altre 35.000 opere della collezione. Questi dati suggeriscono che, in generale, l’attenzione dei visitatori è limitata e che spesso si limitano a dare uno sguardo rapido alle opere, piuttosto che impegnarsi in un’osservazione approfondita.

🧘‍♀️ Slow Art: Un Invito alla Riflessione

In risposta a questa frenesia visiva, è nato il movimento “Slow Art”. Fondato nel 2009 da Phil Terry, questo movimento incoraggia i visitatori a dedicare almeno 10 minuti a ciascuna opera d’arte, per osservare dettagli, emozioni e significati nascosti. Ogni anno, in aprile, si celebra il “Slow Art Day”, con eventi in musei di tutto il mondo che promuovono un’esperienza più profonda e consapevole dell’arte. Studi hanno dimostrato che un’osservazione più lenta può aumentare la comprensione e l’apprezzamento delle opere. Ad esempio, il Museum of the Mind ad Haarlem, nei Paesi Bassi, offre esperienze di mindfulness basate sull’arte, aiutando i visitatori a concentrarsi su un’unica opera per esplorare emozioni e significati. Allo stesso modo, la Victoria Gallery & Museum a Liverpool propone un “sentiero di consapevolezza” che guida i visitatori a osservare con curiosità e attenzione.


🖼️ Un Invito alla Consapevolezza

In un’epoca in cui la velocità e la multitasking dominano le nostre vite, l’arte può diventare un rifugio di calma e riflessione. La prossima volta che visiterai un museo, prova a fermarti davanti a un’opera per 10 minuti: osserva, respira, ascolta le tue emozioni. Potresti scoprire un mondo nascosto che ti arricchirà più di mille selfie.

The Museum Paradox: Why Do We Only Look at Art for 8 Seconds?



When we enter a museum, we expect to be immersed in a world of beauty and reflection. Yet recent studies reveal a surprising reality: many visitors spend an average of just 8 seconds in front of each painting. Maybe 8 seconds is an exaggeration, but not that much. It seems strange, but I have had the opportunity to observe a multitude of people, and many of them seem to be navigating the museum, with their heads darting from one side to the other, occasionally taking a photo or selfie, but not registering what they see. Few people actually linger and seem interested, even fewer who stay in a museum for hours, to whom I always offer my compliments.


⏱️ The Speed ​​of Vision

According to research conducted at the Getty Museum, adults spend less than 30 seconds per object. Other studies indicate that visitors look at a painting for less than two seconds, read the caption for about 10 seconds, then return briefly to the painting to check something in the text, and then move on to the next. The Louvre also recorded that visitors look at the *Mona Lisa* for an average of 15 seconds, which raises questions about how long people look at the other 35,000 works in the collection. This data suggests that, in general, visitors have limited attention spans and that they often just glance at works rather than engage in in-depth observation.

🧘‍♀️ Slow Art: An Invitation to Reflection

In response to this visual frenzy, the “Slow Art” movement was born. Founded in 2009 by Phil Terry, this movement encourages visitors to spend at least 10 minutes in front of each artwork, observing details, emotions and hidden meanings. Every April, Slow Art Day is celebrated, with events in museums around the world that promote a deeper and more mindful experience of art. Studies have shown that looking at art more slowly can increase understanding and appreciation of works. For example, the Museum of the Mind in Haarlem, the Netherlands, offers art-based mindfulness experiences, helping visitors to focus on a single work to explore emotions and meanings. Similarly, the Victoria Gallery & Museum in Liverpool offers a “mindfulness trail” that guides visitors to look with curiosity and attention.


🖼️ An Invitation to Awareness

In an age where speed and multitasking dominate our lives, art can become a refuge of calm and reflection. Next time you visit a museum, try stopping in front of a work for 10 minutes: observe, breathe, listen to your emotions. You may discover a hidden world that will enrich you more than a thousand selfies.

Venezia e l’Impero Ottomano: una storia di rivalità e scambi culturali

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Dal 31 maggio al 1º settembre 2025, il Frist Art Museum di Nashville ospita la mostra Venice and the Ottoman Empire, un’esplorazione approfondita del rapporto tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano tra il XV e il XVIII secolo. Curata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e The Museum Box, l’esposizione presenta oltre 150 opere provenienti dalle collezioni dei principali musei civici veneziani, offrendo una panoramica unica su quattro secoli di interazioni tra queste due potenze mediterranee .

Un bellissimo museo

Il Frist Art Museum, situato nel cuore di Nashville, Tennessee, è un punto di riferimento culturale e architettonico. Ospitato nell’imponente ex edificio della posta centrale, un magnifico esempio di architettura Art Déco risalente al 1933-1934 e inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici, il museo si distingue per essere una “non-collecting institution”. Questo significa che il Frist non possiede una collezione permanente, ma si concentra invece sulla presentazione di un programma dinamico e in costante evoluzione di mostre temporanee. Ogni anno, il museo ospita tra le 12 e le 15 esposizioni, attingendo a collezioni prestigiose da tutto il mondo e curando anche mostre interne pluripremiate. La sua missione è ispirare le persone attraverso l’arte a guardare il proprio mondo in modi nuovi, offrendo programmi educativi e attività di coinvolgimento della comunità che rendono l’arte accessibile a un pubblico diversificato.

 I musei civici di Venezia protagonisti

Le opere in mostra provengono da molti musei e in particolare da sette istituzioni veneziane:

  •  Ca’ Rezzonico: museo del Settecento veneziano
  •  Gallerie dell’Accademia: museo di pittura veneziana
  •  Museo Correr: dedicato all’arte, alla vita e alla cultura veneziana
  •  Museo Fortuny: ex residenza e laboratorio dell’artista Mariano Fortuny
  •  Museo del Vetro: museo del vetro
  •  Museo di Palazzo Mocenigo: centro di studi sulla storia del costume, dei tessuti e dei profumi
  •  Palazzo Ducale; Palazzo del Doge

Queste istituzioni hanno fornito una vasta gamma di oggetti, tra cui armature, vetri, metalli, dipinti, ceramiche, libri stampati, sculture e tessuti di seta, che illustrano le sfere artistiche, culinarie, diplomatiche, economiche e politiche del rapporto tra Venezia e l’Impero Ottomano .

 Una storia di conflitti e alleanze

Il rapporto tra Venezia e l’Impero Ottomano è stato segnato da una serie di conflitti e alleanze. Nel 1463, la guerra turco-veneziana scoppiò a causa delle ambizioni ottomane nei Balcani. Il conflitto si concluse nel 1479 con il trattato di Costantinopoli, che sancì la fine delle ostilità e stabilì condizioni di pace tra le due potenze .

Tuttavia, le tensioni continuarono a crescere. Nel 1571, la battaglia di Lepanto vide una coalizione cristiana, tra cui Venezia, sconfiggere la flotta ottomana, segnando un punto di svolta nella rivalità tra le due potenze. Nonostante ciò, Venezia dovette affrontare ulteriori conflitti, come la guerra di Candia, che portarono alla perdita di territori significativi. Nel corso dei secoli, Venezia e l’Impero Ottomano hanno interagito in modi complessi, passando da conflitti a periodi di cooperazione. Questa mostra offre una visione approfondita di come due civiltà apparentemente opposte abbiano influenzato reciprocamente le loro culture, economie e politiche.

 Un viaggio sensoriale nella storia

La mostra non si limita a esporre oggetti storici; offre anche un’esperienza sensoriale completa. I visitatori possono ascoltare suoni evocativi del Mediterraneo, annusare fragranze storiche, gustare piatti ispirati alle tradizioni culinarie veneziane e ottomane, e toccare tessuti pregiati creati da Mariano Fortuny. Questa immersione sensoriale arricchisce la comprensione del rapporto tra Venezia e l’Impero Ottomano, rendendo la storia viva e tangibile .

 Conclusione

Venice and the Ottoman Empire è più di una semplice mostra; è un’opportunità per esplorare una parte fondamentale della storia mediterranea attraverso l’arte e la cultura. Per chi è interessato alla storia, all’arte e alle interazioni culturali, questa esposizione offre una prospettiva unica e coinvolgente.

Per ulteriori informazioni e per pianificare la visita, si può consultare il sito ufficiale del Frist Art Museum:

Venice and the Ottoman Empire at the Frist Art Museum !

From May 31st to September 1, 2025, The Frist Art Museum in Nashville hosts Venice and the Ottoman Empire, an in-depth exploration of the relationship between the Republic of Venice and the Ottoman Empire between the 15th and 18th centuries. Curated by the Fondazione Musei Civici di Venezia and The Museum Box, the exhibition features over 150 works from the collections of Venice’s major civic museums, providing a unique overview of four centuries of interaction between these two Mediterranean powers.

A beautiful museum

The Frist Art Museum, located in the heart of Nashville, Tennessee, is a cultural and architectural landmark. Housed in the stately former Main Post Office building, a magnificent example of Art Deco architecture dating from 1933-1934 and listed on the National Register of Historic Places, the museum is distinguished by its status as a “non-collecting institution.” This means that the Frist does not have a permanent collection, but instead focuses on presenting a dynamic and constantly evolving program of temporary exhibitions. Each year, the museum hosts between 12 and 15 exhibitions, drawing on prestigious collections from around the world and also curating award-winning in-house exhibitions. Its mission is to inspire people through art to look at their world in new ways, offering educational programs and community engagement activities that make art accessible to a diverse audience.

 Venice’s civic museums protagonists

The works on display come from many museums and in particular from seven Venetian institutions:

  •  Ca’ Rezzonico: museum of the Venetian 18th century
  •  Gallerie dell’Accademia: museum of Venetian painting
  •  Museo Correr: dedicated to Venetian art, life and culture
  •  Museo Fortuny: former residence and laboratory of the artist Mariano Fortuny
  •  Museo del Vetro: museum of glass
  •  Palazzo Mocenigo Museum: a center for studies on the history of costume, fabrics and perfumes
  •  Palazzo Ducale; Doge’s Palace

These institutions provided a wide range of objects, including armor, glass, metal, paintings, ceramics, printed books, sculptures, and silk fabrics, illustrating the artistic, culinary, diplomatic, economic, and political spheres of Venice’s relationship with the Ottoman Empire.

 A history of conflicts and alliances

The relationship between Venice and the Ottoman Empire was marked by a series of conflicts and alliances. In 1463, the Venetian-Turkish War broke out over Ottoman ambitions in the Balkans. The conflict ended in 1479 with the Treaty of Constantinople, which ended hostilities and established peace between the two powers.

However, tensions continued to grow. In 1571, the Battle of Lepanto saw a Christian coalition, including Venice, defeat the Ottoman fleet, marking a turning point in the rivalry between the two powers. Despite this, Venice had to face further conflicts, such as the War of Candia, which led to the loss of significant territory. Over the centuries, Venice and the Ottoman Empire interacted in complex ways, moving from conflict to cooperation. This exhibition offers an in-depth look at how two seemingly opposing civilizations influenced each other’s cultures, economies and politics.

 A sensorial journey through history

The exhibition does more than just display historical objects; it also offers a complete sensory experience. Visitors can listen to evocative sounds of the Mediterranean, smell historic fragrances, taste dishes inspired by Venetian and Ottoman culinary traditions, and touch fine fabrics created by Mariano Fortuny. This sensorial immersion enriches the understanding of the relationship between Venice and the Ottoman Empire, making history alive and tangible.

 Conclusion

Venice and the Ottoman Empire is more than just an exhibition; it is an opportunity to explore a fundamental part of Mediterranean history through art and culture. For those interested in history, art, and cultural interactions, this exhibit offers a unique and engaging perspective.

For more information and to plan your visit, visit the official website of the Frist Art Museum:

Raina Kabaivanska: L’Eterno Splendore di una Diva a Villa dei Leoni

Mira si prepara ad accogliere un evento di risonanza internazionale che celebra la straordinaria carriera di una delle voci più iconiche della lirica mondiale: Raina Kabaivanska. A partire da domenica 8 giugno, la splendida cornice di Villa dei Leoni ospiterà “RAINA. L’ULTIMA DIVA”, una mostra fotografica e un’occasione unica per immergersi nella vita e nell’arte di questa leggendaria soprano.

Un Viaggio Visivo nell’Arte di Raina Kabaivanska

Dal debutto internazionale fino alla sua attuale e fondamentale attività di insegnamento, la mostra offrirà un affascinante viaggio visivo attraverso oltre cinquant’anni di grande lirica. Saranno esposte immagini, ritratti e materiali d’archivio che raccontano le tappe salienti del percorso artistico di Raina Kabaivanska, offrendo un ritratto intimo e coinvolgente di una voce che ha segnato un’epoca.

Raina Kabaivanska, nata a Burgas, in Bulgaria, il 15 dicembre 1934, è una figura eminente nel panorama dell’opera lirica mondiale. Dopo aver studiato a Sofia e aver debuttato all’Opera Nazionale Bulgara nel 1957, si trasferì in Italia l’anno successivo per approfondire i suoi studi musicali. Il suo debutto ufficiale in Italia avvenne nel 1959 a Vercelli nel ruolo di Giorgetta ne “Il tabarro” di Puccini. La sua carriera internazionale prese il volo con il suo debutto alla Scala di Milano nel 1961, e da allora ha calcato i palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo, inclusi il Metropolitan di New York e il Covent Garden di Londra. È universalmente riconosciuta per le sue interpretazioni dei ruoli verdiani e pucciniani, in particolare per il suo iconico ruolo di Madama Butterfly, che ha eseguito oltre 400 volte. Attualmente, Raina Kabaivanska dedica la sua vasta esperienza all’insegnamento, tenendo corsi in Italia e in Bulgaria, e continuando a formare le future generazioni di cantanti lirici.

L’Inaugurazione: Un Concerto e l’Incontro con la Maestra

L’appuntamento da non perdere è l’inaugurazione, fissata per domenica 8 giugno alle ore 17.00. La serata si aprirà con un concerto lirico gratuito e aperto al pubblico, che vedrà protagonisti tre giovani e talentuosi interpreti direttamente legati al percorso di perfezionamento con la Maestra Kabaivanska: il soprano Iolanda Massimo, il tenore Giuseppe Infantino e il pianista Paolo Andreoli.

Ma la vera emozione sarà la presenza della stessa Raina Kabaivanska! Sarà un’occasione imperdibile per il pubblico di incontrarla di persona e ascoltare dalla sua voce ricordi e aneddoti di cinquant’anni trascorsi sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. Al termine dell’evento, è previsto un rinfresco per tutti i partecipanti, per concludere in bellezza questa serata speciale.

Informazioni Utili per la Visita

La mostra, ideata e organizzata da Socioculturale S.C.S. in collaborazione con il Comune di Mira, New Bulgarian University e Fantastico Group, sarà visitabile a Villa dei Leoni fino al 13 luglio 2025. Dopo la giornata inaugurale, l’esposizione sarà accessibile durante il normale percorso di visita di Villa dei Leoni e il suo costo sarà incluso nel prezzo del biglietto d’ingresso alla villa.

Un’opportunità eccezionale per gli amanti della lirica e per chiunque desideri scoprire la storia di una delle artiste più grandi del nostro tempo. Non mancate a questo appuntamento con l’arte e la storia a Mira!

Dettagli dell’Evento:

  • Evento: “RAINA. L’ULTIMA DIVA” – Mostra fotografica e concerto inaugurale
  • Artista: Raina Kabaivanska
  • Luogo: Villa dei Leoni, Riviera Silvio Trentin, 5 – Mira (VE)
  • Inaugurazione: Domenica 8 giugno 2025, ore 17:00 (ingresso gratuito fino a esaurimento posti)
  • Durata Mostra: Dall’8 giugno al 13 luglio 2025

Vi aspettiamo !!!

Viaggio nella Storia del profumo a Palazzo Mocenigo

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Un Viaggio Olfattivo Senza Tempo: La Mostra “Viaggio nella Storia del Profumo” al Museo di Palazzo Mocenigo. Dal 21 maggio al 30 novembre 2025, il Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia apre le porte a un’esperienza sensoriale straordinaria: la mostra “Viaggio nella Storia del Profumo”, realizzata grazie alla collaborazione con la Collezione Storp. Un’occasione unica per immergersi in oltre 6.000 anni di storia olfattiva, esplorando l’evoluzione del profumo attraverso reperti antichi e moderni.

🏛️ Un Palazzo, una Storia

Palazzo Mocenigo, situato nel cuore pulsante di Venezia, è da sempre un punto di riferimento per la storia del tessuto e del costume. Con l’inaugurazione di questa mostra, il museo arricchisce il suo percorso con un capitolo dedicato all’arte della profumeria, grazie alla preziosa Collezione Storp.

🧴 La Collezione Storp: Un Tesoro Olfattivo

La Collezione Storp, fondata nel 1921 da Dora Storp, è una delle più importanti al mondo, con oltre 2.500 pezzi che spaziano dal 2000 a.C. al XXI secolo. Questa straordinaria raccolta comprende flaconi e contenitori per profumi provenienti da diverse epoche e culture, offrendo una panoramica unica sull’evoluzione del profumo nel corso dei secoli.

👃 Un Percorso Sensoriale Unico

La mostra è organizzata in un percorso espositivo che guida il visitatore attraverso le diverse fasi della storia del profumo. Ogni sezione è arricchita da installazioni olfattive che permettono di immergersi completamente nell’esperienza sensoriale, accompagnando la vista con l’olfatto e l’immaginazione.

🧪 Collaborazioni d’Eccellenza

La realizzazione della mostra è stata possibile grazie alla collaborazione con Mavive e Drom Fragrances. Mavive, azienda leader nel settore della profumeria, ha contribuito con il suo expertise nella realizzazione delle installazioni olfattive, mentre Drom Fragrances ha messo a disposizione la sua preziosa Collezione Storp per arricchire il percorso espositivo.

Ma le meraviglie non finiscono qui! Preparatevi a un’esperienza davvero sensoriale e futuristica nella White Room al piano terra. Qui, la magia del profumo incontra l’innovazione grazie a un’installazione immersiva curata da Zignago Vetro, partner d’eccellenza di Mavive. Vi troverete avvolti in un ambiente unico, dove la luce, il suono e le suggestioni visive vi trasporteranno nel cuore dell’arte profumiera, esplorando la delicata e affascinante relazione tra la fragranza e i suoi preziosi contenitori in vetro. Sarà un’occasione imperdibile per vivere il profumo non solo con l’olfatto, ma con tutti i sensi!

🎟️ Dettagli della Mostra

  • Periodo: 21 maggio – 30 novembre 2025
  • Luogo: Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia
  • Orari di apertura: Consultare il sito ufficiale per informazioni aggiornate
  • Biglietti: Disponibili sul sito del museo

🌟 Un’Esperienza da Non Perdere

“Viaggio nella Storia del Profumo” è un’opportunità imperdibile per tutti gli appassionati di storia, arte e profumeria. Un’occasione unica per scoprire l’evoluzione del profumo attraverso i secoli, immergersi in un mondo di fragranze e bellezza, e vivere un’esperienza sensoriale senza precedenti. Non perdere l’opportunità di vivere questa straordinaria esperienza al Museo di Palazzo Mocenigo. Vieni ad ammirare questa mostra e preparati a un viaggio nel tempo e nei sensi!


A Timeless Scented Journey: The Exhibition “A Journey Through the History of Perfume” at Palazzo Mocenigo

From May 21 to November 30, 2025, the Museo di Palazzo Mocenigo in Venice opens its doors to a truly extraordinary sensory experience: the exhibition “A Journey Through the History of Perfume”, created in collaboration with the Storp Collection. This is a unique opportunity to immerse yourself in over 6,000 years of olfactory history, exploring the evolution of perfume through ancient artifacts and modern masterpieces.

🏛️ A Palace Steeped in History

Palazzo Mocenigo, located in the beating heart of Venice, has long been a cultural landmark dedicated to the history of textiles and costume. With the opening of this new exhibition, the museum enriches its offerings with a dazzling chapter on the art of perfumery, thanks to the prestigious Storp Collection.

🧴 The Storp Collection: An Olfactory Treasure

Founded in 1921 by Dora Storp, the Storp Collection is one of the world’s most important archives of perfumery, featuring more than 2,500 pieces ranging from 2000 B.C. to the 21st century. This extraordinary collection includes perfume flacons and containers from various eras and cultures, offering an unparalleled overview of how perfume has evolved across civilizations.

👃 A Unique Sensory Journey

The exhibition is designed as a narrative pathway that guides visitors through different stages in the history of perfume. Each section is enriched with olfactory installations that engage all the senses—blending visual beauty with evocative scents and imagination.

🧪 Excellence in Collaboration

This remarkable exhibition was made possible through the collaboration with Mavive and Drom Fragrances.
Mavive, a leader in the fragrance industry, contributed its expertise to the creation of the sensory installations, while Drom Fragrances provided access to the invaluable Storp Collection to enhance the exhibition experience.

But the wonders don’t end there! Prepare for a truly sensory and futuristic experience in the White Room on the ground floor. Here, the magic of perfume meets innovation thanks to an immersive installation curated by Zignago Vetro, an excellent partner of Mavive. You’ll find yourself enveloped in a unique environment, where light, sound, and visual suggestions will transport you to the heart of perfumery art, exploring the delicate and fascinating relationship between fragrance and its precious glass containers. It will be an unmissable opportunity to experience perfume not only with your sense of smell but with all your senses!

🎟️ Exhibition Details

  • Dates: May 21 – November 30, 2025
  • Location: Museo di Palazzo Mocenigo, Venice
  • Opening Hours: Check the museum’s official website for current info
  • Tickets: Available on the museum’s website

🌟 An Experience Not to Be Missed

“A Journey Through the History of Perfume” is a must-see for lovers of history, art, and fragrance.
It’s a rare chance to explore the timeline of perfume, immerse yourself in a world of scent and beauty, and enjoy a truly unique multi-sensory experience. Don’t miss this extraordinary exhibition at Palazzo Mocenigo. Come to see this wonderful exibition and get ready for a journey through time—and through your senses!

Giulio Aristide Sartorio a Ca’ Pesaro !

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Jpeg

Giulio Aristide Sartorio e il suo “Poema della vita umana”: Un capolavoro simbolista ritrovato a Venezia

Amici appassionati d’arte (e anche voi che magari vi affacciate ora a questo mondo fantastico!), oggi vi portiamo alla scoperta di un artista italiano forse meno conosciuto al grande pubblico di quanto meriterebbe: Giulio Aristide Sartorio. Pittore, scultore, scrittore e persino regista cinematografico, Sartorio fu una figura eclettica e di successo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.

Allievo del padre e del nonno, entrambi artisti, Sartorio sviluppò presto un talento indipendente, formandosi in gran parte da autodidatta e studiando le grandi opere nelle chiese e nei musei romani. Nonostante le sue radici classiche, fu attratto da nuove tendenze artistiche, come il Preraffaellismo e, in particolare, il Simbolismo.

Ma cos’è il Simbolismo? In parole semplici, è un movimento artistico (e culturale, che coinvolse anche letteratura e musica) nato alla fine dell’Ottocento. A differenza dell’Impressionismo che cercava di catturare l'”impressione” visiva della realtà, il Simbolismo andava oltre. Gli artisti simbolisti volevano esprimere idee profonde, sentimenti ed emozioni interiori, e le realtà misteriose e nascoste dietro l’apparenza visibile. Usavano quindi simboli, figure evocative e un linguaggio (visivo, nel caso della pittura) che suggerisse significati più complessi, puntando all’intuizione e alla spiritualità. Sartorio si inserisce perfettamente in questo contesto, entrando in contatto anche con i simbolisti tedeschi. Le sue opere “La Gorgone e gli Eroi” e “Sirena o Abisso verde” sono splendidi esempi del suo stile simbolista, cariche di mistero e drammaticità.

Il “Poema della vita umana”: Un’opera monumentale

Una delle opere più importanti e affascinanti di Sartorio è un ciclo pittorico monumentale intitolato “Il poema della vita umana“. Quest’opera fu commissionata a Sartorio nel 1906 da Antonio Fradeletto, il segretario generale della Biennale di Venezia, per decorare il Salone centrale dell’Esposizione Internazionale del 1907. Il tema, basato sulla mitologia antica, intendeva illustrare la vita umana. Il ciclo è composto da quattro scene principali: La Luce, Le Tenebre, L’Amore, e La Morte, alternate a dieci pannelli verticali raffiguranti la Grazia, l’Arte e l’energia virile. Sartorio offrì una visione intensamente drammatica dell’esistenza, dalla nascita (simboleggiata dalla Luce, insidiata da forze avverse) fino alla morte. Tra questi estremi, troviamo le allegorie delle Tenebre e il contrasto tra l’amore buono (Eros) e quello cattivo (Himeros).

L’iconografia è complessa e fu persino approvata da Gabriele d’Annunzio. Visivamente, l’opera è priva di elementi architettonici e presenta una sostanziale monocromia, ma ciò che colpisce è l’eccezionale dispiegamento di figure in movimento, che in alcune scene arrivano ad assumere una forma rotante, sottolineando l’intento simbolico generale.

Pensate che Sartorio realizzò questo imponente ciclo, esteso per circa 240 metri quadrati, in soli nove mesi! Utilizzò una tecnica pittorica particolare, un mix di cera, acquaragia e olio di papavero, che gli permise di lavorare rapidamente.

Da Venezia a Ca’ Pesaro: La storia del ciclo

Dopo l’Esposizione del 1907, il ciclo rimase esposto anche per l’edizione successiva della Biennale. Nel 1909, il re Vittorio Emanuele III donò l’opera alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, che ha sede a Ca’ Pesaro.

Le vicende e il tempo hanno lasciato il segno su questo grande lavoro. Le fonti ci dicono che la superficie dipinta presentava estese crepe, lacune di colore (alcune riparate in modo approssimativo in passato) e macchie scure dovute a degrado biologico. Fortunatamente, tra il 2018 e il 2019 è stato possibile realizzare un importante restauro. Questo intervento ha permesso di consolidare le aree danneggiate, rimuovere vecchie integrazioni non adeguate, pulire le superfici e ritoccare le cadute di colore. Si è anche prevista la sostituzione dei telai originali con altri più rigidi e leggeri, dotati di un sistema per regolare la tensione della tela, fondamentale per la conservazione di un’opera così grande. Attualmente, il ciclo è conservato in un deposito a Mestre, in attesa di essere nuovamente esposto. La buona notizia è che presto potremo ammirare nuovamente questo capolavoro!

Un’occasione da non perdere: La mostra a Ca’ Pesaro nel 2025

Il ciclo pittorico “Il poema della vita umana” di Giulio Aristide Sartorio sarà al centro di una mostra a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna a Venezia. La mostra si terrà nelle sale espositive del secondo piano e sarà visitabile dal 16 maggio al 28 settembre 2025. Sarà un’occasione unica per vedere da vicino quest’opera restaurata e per comprendere meglio l’arte di Sartorio e il contesto del Simbolismo italiano all’inizio del XX secolo.

Saranno esposti l’intero ciclo e una ricca documentazione sul restauro, oltre a documenti d’archivio e opere di altri artisti esposte alle Biennali di quegli anni, per ricostruire il contesto storico-artistico. Se siete a Venezia in quel periodo, o state pensando a una gita, segnatevi questa data! Visitare Ca’ Pesaro è già di per sé un’esperienza splendida (il palazzo ospita una collezione permanente di arte moderna con opere di artisti come Munch, Ensor, Klimt, Kandinsky e Klee, oltre a mostre temporanee interessanti e un bellissimo Museo d’Arte Orientale), e avere l’opportunità di vedere questo monumentale ciclo di Sartorio renderà la visita ancora più speciale.

Ca’ Pesaro si trova nel sestiere Santa Croce e gli orari di apertura sono generalmente dal martedì alla domenica, ma per la mostra è sempre bene verificare sul sito ufficiale. Giulio Aristide Sartorio è un artista affascinante, capace di unire stili diversi e di esplorare temi profondi con grande forza espressiva. Il “Poema della vita umana” è una testimonianza straordinaria della sua visione e del Simbolismo in Italia. Non perdete l’occasione di scoprirlo o riscoprirlo nel 2025!

Giulio Aristide Sartorio and his “Poem of Human Life”: A Symbolist Masterpiece Rediscovered in Venice

Jpeg

Hello art lovers (and even those of you who are just starting to explore this fantastic world!), today we’re taking you to discover an Italian artist perhaps less known to the general public than he deserves: Giulio Aristide Sartorio. Painter, sculptor, writer, and even film director, Sartorio was an eclectic and successful figure spanning the late 19th and early 20th centuries.

A student of his father and grandfather, both artists, Sartorio quickly developed an independent talent, largely self-taught, studying the great works in Roman churches and museums. Despite his classical roots, he was drawn to new artistic trends, such as Pre-Raphaelitism and, particularly, Symbolism.

But what exactly is Symbolism? In simple terms, it’s an artistic movement (and cultural movement, also involving literature and music) that emerged at the end of the 19th century. Unlike Impressionism, which sought to capture the visual “impression” of reality, Symbolism went further. Symbolist artists wanted to express profound ideas, inner feelings and emotions, and the mysterious and hidden realities behind visible appearance. They therefore used symbols, evocative figures, and a language (visual, in the case of painting) that suggested more complex meanings, aiming for intuition and spirituality. Sartorio fits perfectly into this context, also coming into contact with German Symbolists. His works “La Gorgone e gli Eroi” (The Gorgon and the Heroes) and “Sirena o Abisso verde” (Siren or Green Abyss) are splendid examples of his Symbolist style, full of mystery and drama.

The “Poem of Human Life”: A Monumental Work

One of Sartorio’s most important and fascinating works is a monumental pictorial cycle titled “Il poema della vita umana” (The Poem of Human Life). This work was commissioned to Sartorio in 1906 by Antonio Fradeletto, the secretary general of the Venice Biennale, to decorate the Central Hall of the 1907 International Exhibition.

The theme, based on ancient mythology, aimed to illustrate human life. The cycle is composed of four main scenes: La Luce (The Light), Le Tenebre (The Darkness), L’Amore (Love), and La Morte (Death), alternated with ten vertical panels depicting Grazia (Grace), Arte (Art), and virile energy. Sartorio offered an intensely dramatic vision of existence, from birth (symbolized by The Light, threatened by adverse forces) to death (to which the final male figure, a self-portrait, poses a serene question, seemingly challenging the Sphinx). Between these extremes, we find the allegories of Darkness and the contrast between good love (Eros) and bad love (Himeros).

The iconography is complex and was even approved by Gabriele d’Annunzio. It appears as a synthesis between the Mediterranean world and Nordic culture, with clear references to Nietzsche’s concept of eternal return. Visually, the work is devoid of architectural elements and presents a substantial monochrome, but what is striking is the exceptional deployment of figures in motion, which in some scenes, like Le Tenebre and La Morte, take on a rotating form, emphasizing the overall symbolic intent. Consider that Sartorio created this imposing cycle, spanning approximately 240 square meters (or about 230 square meters), in just nine months! He used a particular painting technique, a mix of wax, turpentine, and poppy seed oil, which allowed him to work quickly. This composition was confirmed by recent analyses.

From Venice to Ca’ Pesaro: The History of the Cycle

After the 1907 Exhibition, the cycle remained on display for the subsequent edition of the Biennale in 1909. In 1909, King Vittorio Emanuele III donated the work to the Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia (International Gallery of Modern Art in Venice), which is housed in Ca’ Pesaro. The events and passage of time left their mark on this large work. Sources tell us that the painted surface showed extensive cracking, particularly in dark areas, paint lacunae (some repaired in an approximate manner in the past, covering more area than necessary), and dark stains due to biological degradation.

Fortunately, a significant restoration was carried out between 2018 and 2019. This intervention allowed for the consolidation of damaged areas, the removal of old and inadequate integrations, the cleaning of surfaces to remove dirt and incoherent materials, and the retouching of paint losses with filling and pictorial retouching to restore depth and surface continuity. The restoration also included the replacement of the original wooden frames, which had insufficient mechanical quality, with others having greater rigidity and lightness, equipped with elements for continuous tension adjustment of the canvas. A precise mapping of the cycle’s conservation status was also planned to monitor any changes. The restoration had an expected cost of €100,000.00, and funding was received from Chanel srl, among others. Currently, the cycle is stored in an external deposit located at the VEGA Science and Technology Park in Mestre, Edificio Cygnus, awaiting re-exhibition. This deposit is not open to the public. The good news is that soon we will be able to admire this masterpiece again!

An Opportunity Not to Be Missed: The Exhibition at Ca’ Pesaro in 2025

The pictorial cycle “Il poema della vita umana” by Giulio Aristide Sartorio will be the focus of an exhibition at Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna in Venice. The exhibition will be held in the exhibition rooms on the second floor and will be open from May 16 to September 28, 2025. It will be a unique opportunity to see this restored work up close and to better understand Sartorio’s art and the context of Italian Symbolism at the beginning of the 20th century.

The entire cycle will be exhibited, along with extensive documentation about the restoration, as well as archival documents and works by other artists exhibited at the Biennales in those years, to reconstruct the historical-artistic context. If you are in Venice during that period, or are planning a trip, mark this date! Visiting Ca’ Pesaro is already a splendid experience in itself (the palace houses a permanent collection of modern art with works by artists such as Klimt, Medardo Rosso, Rodin, Kandinsky, and Klee, in addition to interesting temporary exhibitions and a beautiful Oriental Art Museum with one of the most important collections of Japanese Edo Period art in Italy), and having the opportunity to see this monumental cycle by Sartorio will make the visit even more special.

Ca’ Pesaro is located in the Santa Croce sestiere, and opening hours are generally Tuesday to Sunday, from 10:00 AM to 6:00 PM (summer) and 10:00 AM to 5:00 PM (winter), with the ticket office closing one hour prior. However, for the exhibition, it is always best to check the official website. Guided tours are available, including in English. Giulio Aristide Sartorio is a fascinating artist, capable of combining different styles and exploring profound themes with great expressive power. The “Poem of Human Life” is an extraordinary testimony to his vision and to Symbolism in Italy. Don’t miss the chance to discover or rediscover it in 2025!


Roberto Bolle incanta Venezia

“Viva la Danza” illumina il Palazzo Ducale su Rai Uno

Una serata-evento per la Giornata Internazionale della Danza

Il 29 aprile 2025, in occasione della Giornata Internazionale della Danza, Roberto Bolle ha portato la magia della danza in prima serata su Rai Uno con la seconda edizione di “Viva la Danza”. L’evento, sostenuto dal Ministero della Cultura e prodotto da Rai in collaborazione con Ballandi e Artedanza srl, ha unito arte, emozione e spettacolo in una cornice unica: Venezia, con le sue calli, i suoi ponti, Piazza San Marco, il Teatro La Fenice, Ca’ d’Oro e soprattutto il magnifico Palazzo Ducale.

Danza e arte: un ponte tra Caravaggio e Venezia

Lo show ha visto Bolle esibirsi non solo tra gli scorci più iconici della Serenissima, ma anche tra le opere di Caravaggio nella mostra allestita a Palazzo Barberini a Roma. Ballare tra i capolavori del grande pittore, racconta Bolle, è stato “straordinario”, un’esperienza vissuta di notte, tra l’una e le tre del mattino, circondato dall’energia e dalla potenza delle tele di Caravaggio. “È stato qualcosa di indimenticabile”, ha dichiarato l’étoile internazionale, sottolineando come la danza possa dialogare con l’arte visiva e amplificarne le emozioni.

Una squadra di ospiti d’eccezione

La serata, condotta da Serena Rossi, ha visto la partecipazione di numerosi ospiti: Claudio Santamaria, Gianna Nannini come ospite musicale, Jacopo Veneziani e Geppi Cucciari, che hanno arricchito lo spettacolo con momenti di ironia e approfondimento culturale. Un vero e proprio viaggio tra le arti, pensato per avvicinare la danza al grande pubblico e superare i pregiudizi che spesso la relegano a un’arte d’élite.

Il messaggio di Bolle: la danza è di tutti

Roberto Bolle ha ribadito l’importanza di portare la danza fuori dai teatri e dalle accademie, rendendola accessibile a tutti. “Negli ultimi anni abbiamo fatto un bellissimo lavoro per cercare di avvicinarla al grande pubblico”, ha spiegato, sottolineando come eventi televisivi come “Viva la Danza” siano fondamentali per diffondere la passione e l’amore per questa disciplina. Bolle ha anche lanciato un appello per creare più opportunità di lavoro per i ballerini in Italia, in un momento storico in cui i corpi di ballo sono in diminuzione nonostante la grande diffusione delle scuole di danza.

Un sogno iniziato da bambino

Nell’intervista, Bolle ha ricordato i suoi primi passi nella danza, iniziati per curiosità a soli 6-7 anni, grazie a una compagna di scuola. Da lì, un percorso fatto di dedizione, studio e passione, che lo ha portato alla Scuola della Scala di Milano e poi a calcare i più grandi palcoscenici del mondo. “Aver avuto la possibilità di studiare alla Scala mi ha dato le basi per tutta la carriera”, ha raccontato con orgoglio.

Conclusione

La serata-evento a Palazzo Ducale non è stata solo uno spettacolo televisivo, ma un vero e proprio omaggio alla forza espressiva della danza e alla sua capacità di dialogare con la storia, l’arte e la bellezza di Venezia. Roberto Bolle, ancora una volta, ha dimostrato come la danza possa emozionare, coinvolgere e unire il pubblico di tutte le età, celebrando il suo ruolo universale di linguaggio senza confini.


Roberto Bolle Enchants Venice: “Viva la Danza” Lights Up the Doge’s Palace on Rai Uno

A Special Evening for International Dance Day

On April 29, 2025, to celebrate International Dance Day, Roberto Bolle brought the magic of dance to prime time on Rai Uno with the second edition of “Viva la Danza.” The event, supported by the Ministry of Culture and produced by Rai in collaboration with Ballandi and Artedanza srl, blended art, emotion, and spectacle in a unique setting: Venice, with its winding alleys, bridges, St. Mark’s Square, the Teatro La Fenice, Ca’ d’Oro, and above all, the magnificent Doge’s Palace.

Dance and Art: A Bridge Between Caravaggio and Venice

The show saw Bolle perform not only among the most iconic views of Venice, but also amidst Caravaggio’s masterpieces at the exhibition held at Palazzo Barberini in Rome. Dancing among the great painter’s works, Bolle described as “extraordinary”-an experience lived at night, between one and three in the morning, surrounded by the energy and power of Caravaggio’s canvases. “It was something unforgettable,” the international étoile declared, highlighting how dance can interact with visual art and amplify its emotions.

A Lineup of Exceptional Guests

The evening, hosted by Serena Rossi, featured numerous guests: Claudio Santamaria, musical guest Gianna Nannini, Jacopo Veneziani, and Geppi Cucciari, who enriched the show with moments of humor and cultural insight. It was a true journey through the arts, designed to bring dance closer to the general public and overcome the prejudices that often confine it to an elite art form.

Bolle’s Message: Dance Belongs to Everyone

Roberto Bolle reiterated the importance of taking dance outside theaters and academies, making it accessible to all. “In recent years, we have done wonderful work to try to bring dance closer to the general public,” he explained, emphasizing how television events like “Viva la Danza” are essential for spreading passion and love for this discipline. Bolle also called for the creation of more job opportunities for dancers in Italy, at a time when ballet companies are dwindling despite the widespread popularity of dance schools.

A Dream That Began in Childhood

In the interview, Bolle recalled his first steps in dance, which he began out of curiosity at just six or seven years old, thanks to a schoolmate. From there, a journey of dedication, study, and passion led him to the School of La Scala in Milan and then to the world’s greatest stages. “Having the opportunity to study at La Scala gave me the foundation for my entire career,” he recounted with pride.

Conclusion

The special evening at the Doge’s Palace was not just a television show but a true tribute to the expressive power of dance and its ability to engage with the history, art, and beauty of Venice. Once again, Roberto Bolle demonstrated how dance can move, involve, and unite audiences of all ages, celebrating its universal role as a language without boundaries.