La bellezza segreta del Giappone, tra kimono e sculture

Venezia, il Giappone e l’arte dell’incontro

Ci sono città che non si limitano a ospitare mostre, ma le fanno dialogare tra loro. Venezia è una di queste. Camminando tra le calli, basta poco per passare da un palazzo nobiliare intriso di storia a una galleria contemporanea, e ritrovarsi – quasi senza accorgersene – in un viaggio che attraversa continenti e secoli.

È proprio quello che accade mettendo in relazione la mostra sui kimono maschili giapponesi a Palazzo Mocenigo e alcune sculture ispirate all’Oriente esposte alla Galleria Bartoux. Due luoghi diversi, due linguaggi artistici differenti, ma un unico filo rosso: il fascino profondo e senza tempo del Giappone.

Il kimono che racconta una vita

Entrare a Palazzo Mocenigo durante la mostra dedicata al kimono maschile significa cambiare ritmo. Qui il tempo rallenta. I tessuti parlano piano, ma raccontano moltissimo. Non si tratta semplicemente di abiti: ogni kimono custodisce storie, simboli, desideri, battaglie interiori.

La cosa più sorprendente? Molti dei decori più ricchi non sono immediatamente visibili. Sono nascosti all’interno, nelle fodere. È una scelta tipicamente giapponese: la bellezza non deve per forza essere ostentata, può essere intima, personale, quasi segreta. Draghi, paesaggi, onde, riferimenti mitologici e scene di vita quotidiana emergono come frammenti di un racconto privato, destinato più a chi indossa il kimono che a chi lo guarda.

Passeggiando tra le sale, si ha la sensazione di entrare nella mente e nell’immaginario degli uomini che li hanno indossati, in un Giappone sospeso tra tradizione millenaria e modernità nascente.

Dalle stoffe alla materia: il Giappone scolpito

Usciti dal palazzo, Venezia continua a sorprendere. Pochi passi e l’atmosfera cambia, ma il dialogo prosegue. Alla Galleria Bartoux, le opere di Paul Beckrich offrono un’altra interpretazione dello stesso mondo.

Qui il Giappone prende forma nella materia: ceramica, bronzo, superfici segnate, vissute. Le sue statuette sembrano arrivate da lontano, cariche di viaggio e memoria. Figure che ricordano samurai, guerrieri, personaggi orientali colti in un attimo di silenzio o di movimento. Non sono rappresentazioni rigide, ma corpi vivi, imperfetti, profondamente umani.

Beckrich utilizza anche il raku, una tecnica di origine giapponese, e questo dettaglio rende il legame ancora più forte. È come se la filosofia orientale non fosse solo un riferimento estetico, ma un vero e proprio metodo di lavoro, un modo di entrare in relazione con l’opera.

Un dialogo inatteso (e riuscitissimo)

Mettere in relazione i kimono di Palazzo Mocenigo con le sculture della Galleria Bartoux è un esercizio affascinante. Da una parte la moda come racconto silenzioso, dall’altra la scultura come interpretazione contemporanea. In mezzo, Venezia, che da secoli assorbe influenze, le rielabora e le restituisce al mondo.

I kimono parlano di identità, appartenenza, ruoli sociali. Le statuette di Beckrich parlano di viaggio, di contaminazione, di sguardo occidentale innamorato dell’Oriente. Insieme, raccontano come una cultura possa attraversare il tempo e lo spazio, trasformandosi senza perdere la propria anima.

Perché vivere entrambe le esperienze

Visitare entrambe le esposizioni non significa solo vedere due belle mostre. Significa fare un’esperienza completa, lasciarsi guidare dalla curiosità, accettare il gioco dei rimandi. È un invito a guardare oltre la superficie: nei tessuti nascosti dei kimono e nelle crepe volutamente imperfette delle sculture.

Venezia, ancora una volta, si conferma il luogo ideale per questo tipo di incontri. Una città che non smette mai di raccontare storie, soprattutto quando mette in comunicazione mondi lontani. E forse è proprio questo il suo segreto: farci sentire viaggiatori anche senza lasciare la laguna.


The Hidden Beauty of Japan, Between Kimonos and Sculptures

Venice, Japan and the Art of Encounter

There are cities that don’t simply host exhibitions — they make them speak to one another. Venice is one of those places. As you wander through its narrow streets, it takes only a few steps to move from a historic noble palace to a contemporary gallery, and suddenly find yourself on a journey that crosses continents and centuries.

This is exactly what happens when you connect the exhibition on Japanese men’s kimonos at Palazzo Mocenigo with the Japan-inspired sculptures on view at Galerie Bartoux. Two different venues, two distinct artistic languages, yet one shared thread: the deep, timeless fascination with Japan.

The Kimono as a Life Story

Stepping into Palazzo Mocenigo during the exhibition dedicated to the men’s kimono feels like entering a slower rhythm. Time softens. The fabrics speak quietly, but they have so much to say. These are not simply garments: each kimono holds stories, symbols, desires, and inner worlds.

What surprises many visitors most is that the richest decorations are often hidden. They appear on the inside linings, not on the exterior. This choice reflects a profoundly Japanese idea of beauty — one that does not need to be displayed openly, but can remain intimate, personal, almost secret. Dragons, landscapes, waves, mythological references and scenes from everyday life emerge as fragments of private narratives, meant more for the wearer than for the observer.

Moving through the rooms, you feel as though you are stepping into the imagination and inner lives of the men who once wore these garments, in a Japan suspended between ancient tradition and the rise of modernity.

From Fabric to Form: Japan Shaped in Matter

Once outside the palace, Venice continues to surprise. Just a short walk away, the atmosphere shifts — yet the conversation continues. At Galerie Bartoux, the works of Paul Beckrich offer another interpretation of the same cultural universe.

Here, Japan takes shape through material: ceramic, bronze, textured surfaces marked by time and touch. The sculptures seem to have travelled far, carrying with them memory and experience. Figures reminiscent of samurai, warriors, and oriental characters are captured in moments of stillness or motion. They are not rigid representations, but living bodies — imperfect, expressive, deeply human.

Beckrich’s use of raku, a firing technique of Japanese origin, strengthens this connection even further. Japanese philosophy is not merely a visual reference here; it becomes part of the creative process itself, a way of engaging with the artwork.

An Unexpected (and Beautiful) Dialogue

Bringing together the kimonos of Palazzo Mocenigo and the sculptures at Galerie Bartoux creates a compelling dialogue. On one side, fashion as a silent form of storytelling; on the other, sculpture as a contemporary reinterpretation. And in between, Venice — a city that has absorbed influences for centuries, reworked them, and offered them back to the world.

The kimonos speak of identity, social roles, and belonging. Beckrich’s sculptures speak of travel, cultural exchange, and a Western gaze deeply fascinated by the East. Together, they show how a culture can cross time and geography, evolving without losing its soul.

Why Experiencing Both Matters

Visiting both exhibitions is not just about seeing beautiful works of art. It’s about having a layered experience, allowing curiosity to guide you and embracing the subtle connections between places and ideas. It’s an invitation to look beyond surfaces — into the hidden linings of kimonos and the deliberately imperfect cracks of sculpted forms.

Once again, Venice proves to be the perfect setting for these encounters. A city that never stops telling stories, especially when it brings distant worlds into conversation. And perhaps that is its greatest gift: making us feel like travellers, even when we never leave the lagoon.

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