Nuova mostra a Forte Marghera !

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E’ stata inaugurata ieri la mostra “Gruppo Di Famiglia a Forte Marghera, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Sindaco Luigi Brugnaro, un’iniziativa già collaudata,  che comprende anche, le mostre passate e presenti del Centro Culturale Candiani, che hanno come scopo la volontà di avvicinare il pubblico alle opere d’arte portandole a Mestre. Un’iniziativa che mi trova favorevole, perché permette a quelle persone che non riescono ad andare a Venezia di ammirare queste stupende opere; e anche per il prezzo molto accessibile, se le mostre del Candiani hanno un biglietto di 5 euro (prezzo intero) nella mostra a Forte Marghera, l’ingresso è gratuito. La mostra durerà fino al 5 novembre 2017 e sarà aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì dalle 15 alle 22 di sera. Ecco che le persone che andranno a divertirsi nei locali presso il forte, avranno l’occasione di visitare questa bella mostra.

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Il titolo “Gruppo Di Famiglia” è stato scelto proprio in base alla volontà di dare un’opportunità ai cittadini di vedere le opere, che sono visti quasi come una grande famiglia. Trovo anche le opere presenti tocchino tutti i momenti della vita quotidiana e dei momenti più importanti della nostra storia. La mostra conta una serie di 36 sculture del XIX e XX secolo, provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro di Venezia, e illustra i momenti quotidiani come il lavoro, la figura della donna, la rappresentazione della figura umana dopo la bomba atomica e gli orrori dei campi di concentramento.

Questa mostra mi ha regalato intense emozioni, tra le tante statue, c’è una in particolare che mi sono soffermato a guardare per parecchi minuti, non credendo ai miei occhi. L’opera in questione è “Scaricatore” di Constantin Meunier. Incredibile per me, per il fatto che questa statua l’avevo già vista, parecchie volte nei miei viaggi ad Anversa in Belgio, e infatti essa si trova a lato del municipio tra la Suikerrui e Grote Markt

La statua intitolata Arbeid Vrijheid ad Anversa, è localizzata vicino al municipio come ho detto sopra e nei pressi del porto, e quindi ecco il perché ci è conosciuta come “scaricatore”,  nella loro cultura essa è vista come un simbolo della realizzazione della classe operaia. Tante volte sono andato ad Anversa, città natale del collezionista Axel Veervordt, che in questo periodo ospita una sua mostra “Intuition” nel bellissimo Palazzo Fortuny, mai mi sarei aspettato di vederla qui, facendomi ricordare tanti bei momenti passati in quella città.

Un’altra opera che mi è piaciuta molto è quella intitolata “Ciccaiuolo” di Domenico Trentacoste; il ciccaiuolo era colui che raccattava le cicche di sigaretta per poi rivenderle.

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In un primo momento, mi aveva colpito molto la lanterna, essa, mi ricordava non so per quale motivo , Diogene, che di giorno andava in giro con la lanterna, e quando gli chiesero cosa stesse facendo, lui rispose, “cerco l’uomo onesto”, di certo una risposta profonda ed interessante. Se nessuno ha mai visto un quadro che lo raffiguri, può sempre venire a Cà Rezzonico, dove al terzo piano, nella pinacoteca di Egidio Martini, c’è un dipinto di Diogene con Alessandro Magno. Ma torniamo alla scultura: l’autore è Domenico Trentacoste, un personaggio alquanto interessante, se si pensa che le prime esperienze sulla tecnica scultorea le acquisì a Palermo all’età di sette anni nel Laboratorio di Benedetto Delisi, e a dodici anni cominciò a lavorare nello studio di Domenico Costantino. Per la sua bravura, fu chiamato nelle grandi capitali europee come Londra, Parigi, Vienna, ha esposto anche alla biennale di Venezia più volte.

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Dal lato opposto, si può ammirare l’imponente scultura di Giacomo Manzù “Cardinale”, una figura massiccia, che sembra quasi sovrastare a tutti, c’è uno strano gioco di prospsettiva, che lo fa sembrare più grande, eppure ha uno sguardo assorto o addirittura assente, forse perso nei suoi pensieri. Di particolare ha di visibile solo la testa e i piedi, tutto il resto è nascosto dalla vista dell’osservatore, dall’abito che indossa. Di certo, una figura diversa da quella del cardinale Rezzonico, che successivamente divenne papa; una tela che lo raffigura è presente nella sala dell’allegoria al primo piano del Museo del 700 Veneziano di Cà Rezzonico.

Un’opera ancor più interessante è quella di Alberto Viani “La grande madre”. Viani ha vissuto per lungo tempo a Mestre, ha studiato e insegnato all’Accademia delle belle arti di Venezia, un artista molto bravo che ricevette molti premi: la sua arte cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo verso la fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia, e fu assegnato nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre partecipò alla Biennale di Middelheim di Anversa tra il 1949 e il 1973, e anche alla Quadriennale Internazionale di Roma per quattro volte: nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento. Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Da notare che egli fu un grande amico di Emilio Vedova, un grande nome nel campo dell’arte.

Il titolo della scultura “Terra Mater” mi ricorda vagamente le teorie che sono state scritte riguardo alla Dea Madre, Dea della Terra secondo la mitologia Romana, essa era protettrice del matrimonio e della fertilità, spesso anche chiamata come la Dea Gaia. La Grande Madre era una divinità femminile primordiale, che è stata concepita in forme molto diverse, e in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree geografiche del mondo nei tempi antichi, coinvolgendo quindi le civiltà che si sostentavano con la caccia e l’agricoltura e l’allevamento animale. In quanto tale, la Grande Madre si incarna non solo nelle  figure di dee concrete, nelle varie mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti. Essa esprime dunque il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rinascita, che caratterizzano sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici. Il femminile risulta quindi essere un elemento che sta fra il mondo umano e quello divino.

Altre due opere situate nella seconda sezione del padiglione che sono alquanto interessanti sono “Uomo Atomizzato” di Agenore Fabbri, e “Filo spinato” di Pino Castagna. Sulla vocazione di Agenore Fabbri per la scultura ha avuto un’influenza determinate l’attività del padre, artigiano del metallo, nel fabbricare armature e altri oggetti di metallo. Ultimo di quattordici figli, si iscrive all’istituto d’Arte di Pistoia, ma si esercita da solo nella scultura. Nel 1940 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Gian Ferrari di Milano e poi, nel 1943, alla Quadriennale di Roma. Durante la seconda guerra mondiale combatte in territorio jugoslavo, e poi nella Resistenza. La violenza assurda, la crudeltà della guerra, il dolore umano, diventano i temi principali delle sue opere. E’ invitato alla Biennale di Venezia del 1952 con una esposizione personale. Dalla metà degli anni ‘50 si trasferisce a Milano e lascia la terracotta per il bronzo e il ferro: al dolore umano si aggiunge il tema della sofferenza degli animali (Rissa di cani; Insetto atomizzato) e il nuovo terrore delle armi atomiche che incombono sul genere umano (Uomo di Hiroshima). Filo spinato è un opera del compianto artista Pino Castagna, nata con l’intento di ricordare le vittime della Shoah e delle deportazioni naziste nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci sarebbero tante altre sculture di cui vorrei parlarvi, tutte bellissime “La Famiglia” di Giacinto Fantin, “Nudo di Donna” di Giuseppe Graziosi, “Susanna” di Marcello Mascherini, “Madonna con bambino” di Libero Andreotti, “Civiltà della macchina” di Bruno De Toffoli. Sono tutte quante belle, interessanti, e non c’è da stupirsi, visto che vengono tutte dal bellissimo Museo di Cà Pesaro di Venezia. Invito tutti quanti, ad andare a vedere questa mostra, non capita spesso un’opportunità come questa !!

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Gruppo di Famiglia

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New Exhibition at Forte Marghera

 

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The exhibition “Family group at Forte Marghera” was inaugurated yesterday, by the Civic Museum Foundation in Venice and by the Mayor Luigi Brugnaro, an already proven initiative, which also includes past and present exhibitions of the Candiani Cultural Center, which has the purpose of bringing to the public the works of art, by bringing them to Mestre. An initiative that finds me favorable because it allows those people who can not go to Venice to admire these wonderful works, and also for the very affordable price , if the Candiani exhibitions have the ticket of 5 euros (full price) at the exhibition at Forte Marghera, the entrance is free. The exhibition will last until November 5, 2017 and will be open every day except Monday, from 3pm to 6pm. In the evening, people who are going to have fun in the restaurants / bar of the fort , will have the opportunity to visit this beautiful show.

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The title “Family Group” has been chosen on the basis of the will to give citizens an opportunity to see the works, citizen which are almost seen as a great family. I also find the works, shows all the moments of daily life and the most important moments of our history. The exhibition features a series of 36 sculptures from the 19th and 20th centuries, coming from the International Gallery of Modern Art in Ca Pesaro of Venice, illustrating the daily moments such: the figure of the woman, the representation of the human figure after the bomb Atomic and the horrors of the concentration camps and so on.

This exhibition has given me intense emotions, among the many statues, there is one in particular that I have been watching for several minutes, not believing my own eyes. The work in question is Constantin Meunier’s “Unloader”. Incredible to me, for the fact that I had seen this statue several times on my trips to Antwerp in Belgium and in fact it is on the side of the town hall between Suikerrui and Grote Markt

The statue named Arbeid Vrijheid in Antwerp is located near the city hall as I said above, and near the harbor, so here is why it is known as a “unloader”; in their culture it is seen as a symbol of the realization of the working class . Many times I went to Antwerp, the hometown of the collector Axel Veervordt, who at this time hosts his “Intuition” exhibition at the beautiful Fortuny Palace of Venice, I would never have expected to see it here, making me remember so many beautiful times I have spent in that city.

Another work I liked was the one called “Ciccaiuolo” by Domenico Trentacoste; The ciccaiuolo was the one who collected the cigarette strips and then sold them.

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At first, I was very impressed by the lantern, it reminded me, I don’t knowing why, the character of Diogene, who was out walking around with the lantern, and when asked what he was doing, he replied, “I’m looking for the Honest man “, certainly a profound and interesting answer. If no one has ever seen a picture that depicts him, he can always come to Cà Rezzonico, where on the third floor, in the gallery of Egidio Martini, there is a painting of Diogene with Alexander the Great. But let’s go back to the sculpture: the author is Domenico Trentacoste, a very interesting character, if we thinks that the first experiences of sculptural technique, he has acquired them at Palermo at the age of seven at Benedetto Delisi’s Laboratory, and at twelve years, he began to work in the Study of Domenico Costantino. For his excellence, he was invited to major European capitals such as London, Paris, Vienna, and  healso exhibited at the Venice Biennale several times.

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On the other side, you can admire the imposing sculpture of Giacomo Manzù “Cardinal”, a massive figure, which seems almost overlooked to everyone, there is a strange play of prospettive, which makes it look bigger, yet has a sour look or even absent, perhaps lost in his thoughts. A very interesting particular is that, it’s only visible the head and the feet, everything else is hidden from the observer’s view, from the gown he wears. Certainly, a different figure than  the  Rezzonico Cardinal, who subsequently became Pope; A canvas depicting him is present in the hall of allegory on the first floor of the Museum of the 700 Veneziano of Cà Rezzonico.

An even more interesting work is that one by Alberto Viani “The Great Mother”. Viani has lived for a long time in Mestre, he studied and taught at the Academy of Fine Arts in Venice, a very good artist who received many awards: his art began to be appreciated nationally and internationally only towards the end of the ‘ 40. He participated on several occasions at the Venice Biennale, and was awarded in 1952 of the City Prize and in 1966 of the International Sculpture Prize. He also participated in the Middelheim Biennial of Antwerp between 1949 and 1973, and also at the Fourth International Year of Rome for four times: in 1955, 1972, 1986 and 1965, when he won the Parliament Prize. His works were purchased from major world museums, from New York to Rome, from Turin to Venice. Note that he was a great friend of Emilio Vedova, a great name in the field of art.

The title of the “Terra Mater” sculpture vaguely reminds me of the theories that were written about the Mother Goddess, Goddess of the Earth according to Roman mythology, she was the protector of marriage and fertility, often called the Gaia Goddess. The Great Mother was a primordial female deity, conceived in very different forms, and in a wide range of cultures, civilizations and populations of various geographic areas of the world in ancient times, involving civilizations that lived on hunting and Agriculture and animal breeding. As such, the Great Mother is embodied not only in the figures of goddesses, in various mythologies, but also in a wide range of symbols that involve both the animal world and the objects. It therefore expresses the cycle of birth-development-maturity-decline-death-rebirth, which characterizes both human and natural cycles and cosmic cycles. The female is thus an element between the human and the divine world.

Two other works in the second section of the pavilion, that are quite interesting are: “Atomized Man” by Agenore Fabbri, and “Barbed Wire” by Pino Castagna. The vocation of Agenore Fabbri for sculpture has had a certain influence  the activities of his father, metal craftsman, in manufacturing armor and other metal objects. Last of fourteen children, he enrolled at the Art Institute of Pistoia, but practiced alone about sculpture. In 1940 he held his first solo exhibition at Galleria Gian Ferrari in Milan and then in 1943 at the Quadriennale of Rome. During the Second World War he fought in Yugoslav territory, and then in the Resistance. Absolute violence, the cruelty of war, human pain, become the main themes of his works. He has been invited to the Venice Biennale in 1952 with a personal show. Since the mid-1950s, he moved to Milan and left the terracotta for bronze and iron: human pain added to the theme of animal suffering (Dog Breeds, atomized insects) and the new terror of the atomic weapons that threat the Human kind (Hiroshima man). Barbed wire is a work by the late Pino Castagna artist, born with the intent of remembering the victims of the Shoah and Nazi deportations during World War II.

There are so many other sculptures I would like to talk to you about, all  wonderful: “The Family” of Giacinto Fantin, Giuseppe Graziosi’s “Naked Woman”, Marcello Mascherini’s “Susanna”, Libero Andreotti’s “Madonna with Child”, “Civilization of the Machine” By Bruno De Toffoli. They are all beautiful, interesting, and no wonder, as they all come from the beautiful Ca ‘Pesaro Museum of Venice. I invite everyone to go to see this show, often not an opportunity like this !!

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La Pop Art al Centro Candiani di Mestre!

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E dopo la mostra “Attorno a Tiziano” ecco una nuova al Centro Culturale Candiani di Mestre. Sono molto favorevole nei confronti di queste mostre organizzate in questo centro culturale, per il semplice fatto, che la cultura ora è a disposizione anche per quelle persone che non possono recarsi a Venezia.

La mostra che è stata inaugurata pochi giorni fa, si chiama “Pop art nella Sonnabend collection” e vi assicuro che è una mostra che veramente vale la pena di vedere ! Il fenomeno della Pop art è stato qualcosa che ha cambiato il corso della storia dell’arte, qualcosa di così importante, che anche quelli che non fanno parte di questo mondo, ne hanno sentito parlare !

Essa è stata una corrente artistica del XX secolo, per la precisione nella seconda meta, il nome starebbe a significare “arte popolare” e ha come obiettivo, la rappresentazione della realtà attraverso nuovi canali di comunicazione. Opposto all’espressionismo, la pop art si focalizza sugli oggetti, miti e nuove forme di linguaggio che all’epoca la società ha prodotto. La pubblicità, le notizie, i fumetti erano diventati il nuovo canale di comunicazione per la rappresentazione del forte atteggiamento del consumismo che negli anni sessanta andava diffondendosi. Il movimento della pop art è nato verso la fine degli anni cinquanta in Inghilterra, ma raggiunge il suo apice negli anni sessanta negli Stati uniti, dove ha trovato i suoi migliori   rappresentanti: Roy Lichtensein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg e naturalmente Andy Warhol.

Senza ombra di dubbio, Andy Warhol è stato la figura predominante della Pop Art,un artista che ha influenzato molto la corrente artistica dell’epoca. All’interno della mostra, ci sono parecchie delle sue opere, inclusa quella della lattina della zuppa Campbell. Warhol studiò a scuola arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburg, fu proprio grazie a questi suoi studi, che realizzò quest’opera confermando che il linguaggio della pubblicità si poteva definire una forma d’arte.

Grande celebre serigrafia realizzata nel 1973 da Warhol, e qui esposta, è quello di Ileana Sonnabend  che fu una figura importantissima, se non determinante per la diffusione e sponsorizzazione della Pop Art. Era una gallerista e mercante d’arte, rumena, naturalizzata  negli stati uniti. Si dice che intorno agli anni 70 Andy voleva ritrarre persone a lui vicine utilizzando fotografie polaroid. Tra queste opere ci fu quella di Ileana Sonnabend, opera in cui ella è ritratta, si contraddistingueva per l’uso del tratto del pennello un po forte, rendendo le immagini più espressive.

Un’altro artista presente nella mostra, che mi piace molto è Roy Lichtenstein, forse perché ha utilizzato come forma di linguaggio della rappresentazione della realtà, il fumetto. Nei suoi lavori, compaiono elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e utilizzava il puntinato Ben-Day, che sarebbe diventatauna sua cifra stilistica inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni, per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. In questa mostra si può ammirare “Wall Explosion II” che raffigura in maniera tridimensionale gli scoppi, tratte dai fumetti di guerra. E’ bellissima, mi sono soffermato per parecchi minuti ad osservarla. La forma, i colori, è semplicemente perfetto, rende bene l’idea di quello che vuole trasmettere.

Non appena si entra nella mostra, c’è un opera che ho subito riconosciuto: “Infinity of Type writers” dell’artista Arman. L’ho riconosciuta, perché lo vista nel museo di Cà Pesaro di Venezia. E’ un opera molto.. originale, non so perché ma mi è piaciuta fin da subito. L’opera di Arman raffigura circa venti macchine da scrivere, che rappresentano la creatività; il titolo che per intero è “Infinity of type writers –  Infinity of monkeys – Infinity of time = Amlet” sembra quasi una formula matematica che stipula, che, dato un’infinità di macchine da scrivere, con un’infinità di scimmie che battono sui tasti, in un infinità di tempo, c’è la remota possibilità che una di queste scimmie possa produrre l’Amleto.

Sempre nella stessa stanza, è possibile ammirare un’opera di Mario Schifano. Questo nome, ho imparato a conoscerlo, quando anni fa, mi guardavo nelle ore serali le aste d’arte sul canale di Telemarket, condotte da Alessandro Orlando, il quale ne parlava sempre con grandi elogi. L’opera si intitola “Tempo moderno”, realizzata coprendo alcuni fogli di carta da pacco, con vernice a smalto. Il soggetto dell’opera, non è altro che una cornice a bordo arrotondato, che ricorda una finestra, o anche una porta, che apre su una scena a cui l’osservatore non può accedere. Quest’opera, non può che farmi venire alla mente, la mostra di alcuni anni fa, a Palazzo Fortuny di Axel Vervoordt intitolata “TRA” in cui c’erano esposte porte e finestre. In quel contesto, TRA stava a significare il punto di mezzo della soglia tra una parte e l’altra della finestra / porta, che l’osservatore poteva oltrepassare. Qui invece, nell’opera di Mario Schifano non può farlo.

La mostra ha al suo interno altre opere, di grandi artisti, come Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert  Rauschenberg, Jim Dine, a me sono piaciuti molto le opere di Andy Warhol e di Roy Lichtenstein, credetemi, questa mostra è bellissima !!!

Pop Art in Mestre at “Centro Culturale Candiani”

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And after the exhibition “Around Tiziano” there is a new one at the Candiani Cultural Center in Mestre. I am very pleased with these exhibitions organized in this place, for the simple fact, that culture is now available to those people who can not go to Venice.

The exhibition, which was inaugurated a few days ago, is called “Pop art in the Sonnabend collection” and I assure you it is really worth seeing! Pop art phenomenon has been so important, that has changed the course of art history, something so big, that even those who are not part of this world have heard of it!

It was an art movement of the twentieth century, for precision in the second half; the name would mean “folk art” and its goal is to represent reality through new channels of communication. Opposite to expressionism, pop art focuses on the objects, myths and new forms of language that society produced at that time. Advertising, news, and comics became the new channel of communication for the representation of the strong consumerism attitude that in the 1960s was spreading. The pop art movement was born in the late 1950s in England, but reached its peak in the United States in the 1960s, where he found his best representatives: Roy Lichtenstein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg and of course Andy Warhol.

Without a doubt, Andy Warhol was the predominant figure of Pop Art, an artist who influenced the art movement of all time. Within the exhibition, there are several of his works, including the Campbell soup can. Warhol studied advertising at the Carnegie Institute of Technology in Pittsburg, thanks to his studies, he realized this work confirming that the language of advertising could be defined as an art form.

A great screenprint made in 1973 by Warhol and exposed here, is that of Ileana Sonnabend who was a very important figure, if not crucial to the popularity and sponsorship of Pop Art. She was a galleryist and artisan of art, romanian but naturalized in the united states . It is said that around the seventies Andy wanted to portray people close to him using polaroid photographs. Among these works was Ileana Sonnabend’s work, in which she was portrayed; what distinguished this masterpiece by the other works, was the use of the brush stroke, a bit loud, which made the images more expressive.

Another artist in this show, who I really like, is Roy Lichtenstein, perhaps because he has used as a form of speech to represent the reality, the comic. His works include elements of the advertising and comic strips, and he used Ben-Day tecnique, which would become an unmistakable stylist figure. Unlike dotinism, where dots were used to make the image seen from a distance, Lichtenstein exasperated a typographic technique using large screens to give an idea of ​​a reality, mediated by the amount of images that Contemporary reality is printed and transmitted. In this exhibition you can admire “Wall Explosion II”, which depicts three-dimensional explosions of war-comics. It’s beautiful, I stopped there for several minutes to observe it. The shape, the colors, is just perfect, makes the idea of ​​what it wants to convey very well.

As soon as you enter the exhibition, there is an artwork that I immediately recognized: “Infinity of Type Writers” by Arman. I recognized it because I have seen it in the museum of Ca Pesaro of Venice. It’s a very original work .. I do not know why but I liked it right from the start. Arman’s work depicts about twenty types of writing machines, which represent creativity; The title that in its entirety is “Infinity of Type Writers – Infinity of Monkeys – Infinity of Time = Amlet” seems to be almost a mathematical formula that means, given an infinity of typewriters, with a multitude of apes typing on the keyboards, in an infinity amount of time, there is the remote possibility that one of them can produce Hamlet.

Always in the same room, you can admire a work by Mario Schifano. This name, I learned to know it, years ago, when I watched art galleries on the Telemarket TV Chanel in the evening, conducted by Alessandro Orlando, who always spoke about him with great praise. The work is titled “Modern Time”, realized by covering some sheets of paper parcel, with enamel paint. The subject of the work is nothing but a rounded frame, which remembers a window, or even a door, that opens on a scene that the observer can not access. This work remind me about a show I have seen, few years ago, by Axel Vervoordt at the Fortuny Palace, titled “TRA” in which there were exposed doors and windows. In that context, TRA meant the threshold between one side and the other of the window / door that the observer could pass. Here instead, in the work of Mario Schifano he can not do it.

The exhibition has other works by great artists, such as Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert Rauschenberg, Jim Dine,  but I confess, my favorite were the works by Andy Warhol and Roy Lichtenstein, believe me, this show is great !!!

William Merritt Chase

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Alcuni giorni fa, sono andato a Cà Pesaro per visitare la nuova mostra su “William Merritt Chase, un pittore tra New York e Venezia”. William Merrit Chase è un pittore Americano vissuto tra il 1849 e il 1916, ed è considerato dagli storici dell’arte come un grande artista dell’impressionismo Americano.

La mostra si trova al secondo piano ed è suddivisa in 9 tematiche:

  • Il prodotto delle acque
  • Firenze e Venezia
  • La natura morta
  • Shinnecock Hills
  • Città e paesaggi Americani
  • L’intimità familiare
  • Ritratti femminili
  • Lo studio della 10 strada
  • Il giapponismo

Le opere presenti sono tante, e provengono da molte città americane quali : New York – National Accademy Museum, Boston – Museum of fine Arts, Chicago – Terra Foundation for American art, Pittsburgh –  carnegie Museum of art, Filadelfia – Pennsylvania Accademy of fine art, Providence – Rhode Island School of Design Museum of art, Richmond – Art Museum, e da altre parti del mondo come dagli Uffizi di Firenze, dal Museum of art di Toledo, dal Philbrook Museum of art di Tulsa ect.

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 Figlio di un commerciante che nel 1861 si trasferì con la famiglia a Indianapolis, egli dimostra subito un precoce interesse per l’arte e impara a disegnare per conto suo. Dopo un breve periodo svolto in Marina, gli insegnanti di Chase, i pittori B.F. Hays e Jacob Cox, gli suggeriscono di trasferirsi a New York per migliorare il suo percorso didatticco artistico. A New York nel 1869, per un periodo studia con Joseph Oriel Eaton e poi si iscrive al National Academy of Design dove diventa allievo dell’ artista francese Jean-Léon Gérôme.

Nel 1870, a causa di sfortunati eventi finanziari, la famiglia Chase è costretta a lasciare New York per St. Louis nel Missouri e William, ormai ventunenne, per aiutare a sostenere la famiglia pubblica i suoi primi dipinti.  Il talento di William Chase attrae l’interesse di ricchi collezionisti della città, che gli propongono un viaggio in Europa di due anni in modo tale che il giovane pittore li aiuti nell’acquisto di quadri di pittori europei per le loro collezioni.

In Europa Chase frequenta l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, che in quel periodo era meta preferita dagli artisti americani, dove studia  i suoi pittori preferiti Diego Velázquez e Frans Hals. Sempre a Monaco egli studia presso Alexander Von Wagner e  Karl von Piloty, mentre stringe amicizia con Walter Shirlaw, Frank Duveneck, Joseph Frank Currier e assieme a loro dipinge opere figurative.

Nel mese di gennaio 1876 presenta presso la Boston Art Club un ritratto dal titolo “Keying Up” – il Buffone di Corte e sempre in quel periodo vince una medaglia alla Philadelphia Centennial Exposition. Nel 1886, Chase sposa Alice Gerson e ha ben otto figli;

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comincia un periodo di grande produzione artistica, periodo in cui le due sue figlie maggiori faranno da modelle per lui. Tornato in America, William Chase è ormai un artista completo che usa con grande maestria i colori ad olio, l’acquarello, il pastello e l’incisione dipingendo tranquillamente figure umane, paesaggi, nature morte e soprattutto ritratti per cui diventa famoso.

Personaggio intrigante, Chase, si fa notare, oltre che per il suo talento, per la scelta di indumenti che ostenta nel vestire, per i suoi modi raffinati e per il suo studio stupendamente  decorato. Chase abbellisce lo studio con mobili raffinati, oggetti decorativi, uccelli impagliati, tappeti orientali, strumenti musicali ed esotici, facendolo diventare un punto d’incontro per la sofisticata gente del mondo dell’arte di New York City. Chase continua a ricevere riconoscimenti e premi sia in patria e all’estero, egli è diventato membro della National Academy of Design di New York e, per dieci anni, è Presidente della Society of American Artists.

Artista sofisticat0, stimato insegnante e rispettato padre di famiglia, fu costretto a chiudere lo studio-salotto di New York e venderlo all’asta, per far fronte alle troppe spese. Con l’aiuto di un mecenate, Chase fonda la Shinnecock Hills Summer School nel 1891 dove insegnerà fino al 1902. Con i suoi alunni Chase introduce il metodo di pittura all’aria aperta, come gli impressionisti francesi, e apre la Chase School of Art nel 1896, che diventa, due anni dopo, la New York School of Art dove egli rimane  come insegnante fino al 1907.

Appassionato dell’insegnamento Chase è stato professore presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts 1896-1909; l’Art Students League 1878-1896 e di nuovo 1907-1911, e il Brooklyn Art Association nel 1887 e 1891-1896. Insieme con Robert Henri, suo concorrente in pittura, Chase è stato l’insegnante più importante degli artisti americani verso la fine del XX secolo, influenzando lo stile di una generazione. I numerosi dipinti dove ha ritratto sua moglie Alice e dei loro figli, sono i più famosi, a volte in ritratti individuali e altre volte in scene domestiche: la colazione in giardino, il relax nella casa estiva di Long Island, i bambini che giocano sul pavimento o tra le dune di sabbia di Shinnecock, i paesaggi di Prospect Park, Brooklyn e Central Park a New York. Le persone sono sempre in primo piano, i suoi paesaggi, le pose piacevoli, rilassate su una panchina del parco, stese in spiaggia o sdraiati nell’erba in estate a Shinnecock.

Shinnecock Hills

Opere che gli storici d’arte indicano come chiaro esempio di Impressionismo americano. . Chase è morto il 25 ottobre 1916 nella sua residenza di New York, ha dipinto ed insegnato fino a quasi alla sua morte in California. Oggi le sue opere sono esposte nei Musei più importanti negli Stati Uniti e oggi abbiamo l’opportunità di ammirarle nel bellissimo Museo di Ca Pesaro. Consiglio a tutti quanti di andare a vederla !! La mostra è stupenda, e avete anche gli altri piani da vedere che sono magnifici, il museo di Ca Pesaro è pieno di meraviglie da scoprire.

Clicca per vedere la linea temporale di William Meritt Chase


English Translation

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Some days ago, I went to Cà Pesaro to visit the new exhibition “William Merritt Chase, a painter from New York and Venice.” William Merrit Chase was an American painter who lived between 1849 and 1916, and is considered by art historians as a great artist of Impressionism American.

The exhibition is located on the second floor and is divided into nine themes:

  • The Yeld of the waters
  • Florence and Venice
  • The still life
  • Shinnecock Hills
  • Cities and American landscape
  • Familiar intimacy
  • Female portraits
  • The tenth street studio
  • The Japonisme

The works are many, and they come from many American cities such as New York – National Academy Museum, Boston – Museum of Fine Arts, Chicago – Terra Foundation for American Art, Pittsburgh – Carnegie Museum of Art, Philadelphia – Pennsylvania Academy of fine art , Providence – Rhode Island School of Design Museum of Art, Richmond – Art Museum, and other parts of the world such as the Uffizi Gallery in Florence, the Museum of Art in Toledo, from Philbrook Museum of Art Tulsa ect.

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The son of a merchant who in 1861 moved with his family to Indianapolis, he immediately showed an early interest in art and learn to draw on his own. After a brief period held in the navy, teachers Chase, the B.F. painters Hays and Jacob Cox, suggest to him to move to New York to improve her artistic path. In New York in 1869, a period he studied with Joseph Oriel Eaton and then enrolled at the National Academy of Design, where he became a student of ‘French artist Jean-Léon Gérôme.

In 1870, due to unfortunate financial events, the Chase family is forced to leave New York for St. Louis in Missouri and William, now twenty-one, to help support the family publishes his first paintings. The William Chase talent attracts the interest of wealthy collectors of the city, which offer a trip to Europe for two years so that the young painter to help them in the purchase of European painters paintings for their collections.

In Europe Chase attended the Academy of Fine Arts in Monaco of Bavaria, which at the time was the preferred destination for American artists, where he studied his favorite painters Diego Velázquez and Frans Hals. Also in Monaco, he studied at Alexander von Wagner and Karl von Piloty, and befriended Walter Shirlaw, Frank Duveneck, Joseph Frank Currier and with them he painted figurative works.

In the month of January 1876 at the Boston Art Club presents a portrait titled “Keying Up” – The Court Jester, and in that same period he won a medal at the Philadelphia Centennial Exposition. In 1886, Chase married Alice Gerson and has eight children;

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It begins a period of great artistic production, a period when his two elder daughters will serve as models for him. Back in America, William Chase is now a complete artist who uses with great skill the colors to oil, watercolor, pastel and engraving depicting calmly human figures, landscapes, still lifes and portraits especially for wich he becomes famous.

Intriguing character, Chase, stands out not only for his talent, but also, for the choice of garments that he wore, for his refined manners and for its beautifully decorated studio. Chase beautifies the study with fine furniture, decorative objects, stuffed birds, oriental carpets, and exotic musical instruments, making it a meeting point for the sophisticated people of the art world of New York City. Chase continues to receive accolades and awards both at home and abroad, he became a member of the National Academy of Design in New York and, for ten years, he is President of the Society of American Artists.

Sophisticated artist, respected teacher and respected family man, he had to close the study-lounge in New York and sell it at auction, to cope with too many expenses. With the help of a patron, Chase founded the Shinnecock Hills Summer School in 1891 where he taught until 1902. With his pupils Chase introduces the method of painting in the open air, like the French impressionists, and opens the Chase School of Art in 1896, which became, two years later, the New York School of Art where he remains as a teacher until 1907.

Teaching was his passion,  Chase has been a professor at the Pennsylvania Academy of Fine Arts 1896-1909; the Art Students League 1878-1896 and again 1907-1911, and the Brooklyn Art Association in 1887 and 1891-1896. Along with Robert Henri, its competitor in painting, Chase was the most important teacher of American artists in the late twentieth century, influencing the style of a generation. The numerous paintings which portrayed his wife Alice and their children, are the most famous, sometimes in individual portraits and other times in the domestic scenes: breakfast in the garden, relax in the summer house on Long Island, children playing on the floor or among the sand dunes of Shinnecock, the landscapes of Prospect Park, Brooklyn and Central Park in New York. People are always in the foreground, its landscapes, the poses pleasant, relaxing on a park bench, stretched out on the beach or lying in the grass in the summer at Shinnecock.

Shinnecock Hills

Works that art historians indicate as a clear example of American Impressionism. . Chase died October 25, 1916 at his residence in New York, she painted and taught until almost his death in California. Today his works are exhibited in major museums in the US and today we have the opportunity to admire the beautiful Museum of Ca Pesaro. I advice anyone to go to see it !! The exibition it’s great, and you also have the other floors to visit. The Ca Pesaro Museum is full of wonders !!

Il mito di Giuditta a Mestre

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C’è una nuova mostra, che farà molto parlare di se, ed è una mostra, credetemi, che richiamerà tanti visitatori della terraferma, e che li invoglierà ad andare, più avanti nel tempo a vedere tutte le meraviglie dei Civici Musei di Venezia.

La mostra in questione si intitola : “ATTORNO A KLIMT. Giuditta, eroismo e seduzione” è cominciata il 14 dicembre e durerà fino al 5 marzo 2017, ed è ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre. Una mostra fortemente voluta dal Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, o meglio, la prima di un ciclo di una serie di eventi, dal titolo: “Corto circuito – Dialogo tra i secoli.

La mostra è incentrata sul mito di Giuditta, la storia è un episodio della Bibbia Cristiana Cattolica, e non in quelle ebraica; è pure narrata nel “Libro di Giuditta”, un libro  detto deuterocanonico, cioè quei libri della Bibbia che sono stati accettati dalla Chiesa latina e dalla Chiesa greca, ma che, per l’Antico Testamento, sono stati parzialmente o totalmente respinti dalla Comunione Anglicana e dalle chiese protestanti che non li ritengono validi ,  ed è  considerato apocrifo.

La storia è ambientata durante il regno di Nabucodonosor. Conclusa vittoriosamente la prima campagna di guerra, il “Grande re” affidò al suo generale Oloferne la campagna d’occidente, durante la quale questi incontrò il popolo di Israele. Assediati, ridotti allo stremo per fame e sete, dopo 34 giorni gli israeliti avrebbero voluto arrendersi, a stento, il loro capo Ozia, riusci a convincerli ad aspettare pochi giorni ancora.

Giuditta, alla notizia dell’intenzione di resa, convoca gli anziani, rimprovera loro la scarsa fede, ne ottiene la fiducia, si veste elegantemente, e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire il suo popolo.

Condotta alla presenza del generale viene ben accolta, Oloferne la invita al suo banchetto, credendo di poterla anche possedere. Ma quando viene lasciato solo con la donna egli è completamente ubriaco.

Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra, poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento». E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa.

Il mito di Giuditta è stato ampiamente raffigurato in molte tele, è interessante notare, che l’arma con cui decapita Oloferne, spesso cambia dimensioni, infatti a volte è raffigurata da un coltellaccio, da sciabola corta, da spada fino allo spadone e alla meno realistica spada lunga.

A Giuditta stessa, vengono attribuiti molti significati, essa viene identificata come la giustizia, ecco il perché della spada lunga, essa è spesso usata nelle esecuzioni capitali. Giuditta, è l’eroina che salva il suo popolo, colei che usa come armi, la sua bellezza, la sua sensualità, la sessualità contro l’invasore nemico violento. E’ il simbolo del bene che trionfa contro il male, l’atto della decapitazione della testa, è la definitiva sconfitta del nemico, infatti, quante volte si sente dire, che, non importa quanti tentacoli ha una piovra, bisogna sempre mirare alla testa.

Giuditta rappresenta il rapporto tra la donna e l’uomo, i due opposti, come Eros e Thanatos, l’amore e la morte, quasi a ricordarci il simbolo dello ying e dello yang.

Ma in questa mostra, non c’è solo spazio, per Giuditta, altre come lei sono ospitate in questi locali, come ad esempio la storia di Giaele e Sisara: la storia di una delle terribili eroine dell’Antico Testamento: si tratta di Giaele, la cui storia è narrata nel Libro dei Giudici. Dopo aver attratto nella propria tenda Sisara, il generale Cananeo sconfitto dal popolo d’Israele, lo uccide nel sonno conficcandogli un picchetto della tenda nel cranio.

Inoltre è possibile  vedere altre personaggi simili, quali Leda, Europa, Dione, Danae: tutte figure femminili che Zeus seduce, trasformandosi in varie forme animali, come il cigno, il toro, una nuvola ect. Ricordiamoci che per l’appunto la mostra descrivono atti di eroismo e di seduzione.

La mostra ospita numerose opere incentrata su questi temi, molti dei quali provengono dai Musei Civici Veneziani, quali Cà Rezzonico, Cà Pesaro, Museo Correr, dall’archivio del Museo Fortuny, dal Museo di arte contemporanea di Trento e Rovereto e da numerose collezioni private. Inoltre è possibile vedere un video in bianco e nero “Giuditta: metamorfosi sullo schermo” fatto da un team di studiosi dell’università di Padova, in cui è montato una serie di spezzoni di vecchie pellicole delle più famose dive che hanno fatto la loro comparsa sul grande schermo fin dai primi vent’anni del secolo passato.

E in più, la ciliegina sulla torta, il celebre quadro “Giuditta 2” di Klimt, presentato a Venezia nel 1909, fu acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna ed è oggi esposto nella sede del Museo Ca’ Pesaro. La cosa che mi ha colpito di più su questo quadro, è che si ha la sensazione  che il quadro si allunghi, non so spiegarmi meglio, ma ho questa impressione, e mi ricordano alcune stampe giapponesi antiche, che vidi molto tempo fa.

In conclusione, una mostra fantastica ! Mi è piaciuta moltissimo, e sono dell’opinione, che piacerà a tante altre persone. Questa è un’occasione unica per portare la gente a conoscere i Musei Civici di Venezia, e le sue opere. Quando ammirate un quadro, guardate anche la targhetta descrittiva, guardate da dove proviene, vi verrà voglia di saperne di più, su molte altre opere di cui abbiamo la fortuna di avere a poca distanza.. Andate a vedere la mostra, non ve ne pentirete !

I libri di Coco Chanel

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For the English translation, plese scroll down the page, thank you.

Finalmente posso scrivere la recensione sulla bellissima mostra di Coco Chanel di Palazzo Cà Pesarò a Venezia, intitolata per l’appunto “La donna che legge”. Numerosi impegni, mi hanno dato poco spazio da dedicare a questo blog, ma soprattutto, dopo poco tempo ho constatato che la mole di dati su di lei è così grande, che ci vuole molto tempo per assimilarli tutti, e ce ne così tanto per fare anche più di un blog. Sono infatti propenso a scrivere altri 3: uno dedicato alla mostra, uno dedicato alle sue capacità di business woman, che l’hanno portata a diverse sfide nel campo degli affari, e un’altro su di lei e altre donne che hanno vissuto nella stessa epoca e che hanno segnato la nostra storia.

Coco Chanel nasce il 19 agosto del 1883, e ha vissuto in un epoca piena di avvenimenti: Il movimento delle suffragette, la prima guerra mondiale, l’influenza spagnola, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, e così via. Per non parlare della seconda rivoluzione industriale, del futurismo; un periodo pieno di eventi storici / culturali di grande importanza per l’umanità.

La mostra di Cà Pesaro a lei dedicata è alquanto interessante, per il semplice fatto che è centrata sulle sue letture. All’interno della mostra, ci sono pochi vestiti, profumi, gioielli, che uno potrebbe aspettarsi, mentre invece è piena di libri da lei letti, comprati, alcuni di grande valore, in quanto racchiusi in bacheche, in un ambiente semi buio, proprio per conservarli meglio.

I libri sono stati per Coco Chanel, sia uno strumento di cultura, che un rifugio per la sua mente. In quel periodo, le donne non avevano accesso ad una istruzione come l’immaginiamo noi, alcune di loro se benestanti, o accolte nei monasteri potevano sperare in qualcosa, ma sappiamo che la strada per i diritti delle donne è stata lunga, difficile e non ha ancora raggiunto la fine. Inoltre Coco Chanel ha avuto una vita costellata da tristi episodi che l’hanno segnata duramente, anche se lei non lo faceva vedere.

E che libreria aveva ! E’ impressionante non solo la quantità di libri che aveva, ma anche gli autori che lei seguiva, molti gli autori francesi quali: Molierè, Jean de la fontaine, Moupassant, Émile Zola, Marcel Proust. Ma pure autori italiani e stranieri: Jacobus de Voragine, Lord Byron, H. G. Wells, Sir Thomas More, E. Bulwer- Lytton, Shakespeare e anche tanti classici e testi religiosi: Dante, la bibbia, Omero, Platone ect.

Devo dire che sono rimasto molto impressionato da tutti questi nomi, e mentre li guardavo, mi chiedevo come ha acquisito tale libreria e tale sapere. Alcuni libri, autori, le sono stati consigliati ? Altri li ha incontrati di persona ? Non c’è che dire che tutti questi libri rappresentano il sapere umano, e che hanno influenzato positivamente Coco Chanel. La sua intelligenza precoce, con questi libri è aumentata esponenzialmente.

Per questo suo lato di assetata di libri, di sapere, l’ammiro molto. Ho pure io una libreria alta dal pavimento fino al soffitto, talmente piena che non so più dove metterli, e  pure continuo a comprarli. La mia biblioteca non si può certo paragonare alla sua, sono abbastanza monotematico, mi soffermo su pochi autori, che conosco bene e vado sul sicuro.

I libri sono l’unica cura contro tutte le forme più oscure che le nostra epoche hanno vissuto: paure, fobie, intolleranze, incomprensioni.. La lettura dovrebbe essere incoraggiata. Mi accorgo però che i giovani leggono poco, ho la netta sensazione che in qualche modo la scuola rovina il piacere di leggere.. Come tutte le cose, la lettura trova il massimo accesso quando è preso con passione, con grande interesse..

Non posso che incoraggiare a visitare questa mostra, in un unico stupefacente palazzo potrete visitare la Mostra su Coco Chanel, ammirare il museo di Cà Pesaro, e vedere il museo di arte orientale ! Meglio di così !!

English translation:

The books of Coco Chanel

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Finally I can write a review on the beautiful exhibition of Coco Chanel in Palazzo Ca ‘Pesaro in Venice, entitled precisely “The woman who reads.” I am sorry I didn’t write this blog about the exibition sooner, but I had an intense work schedule, but above all, after a while I found that the amount of data about her is so great, that it takes a long time to assimilate them all, so much is written about her for a single blog, in fact, I am inclined to write another 3: one dedicated to the exhibition, one dedicated to her business woman skills, which led to several challenges in the field of business, and another on her and other women who have lived in the same era and that have marked our history.

Coco Chanel was born in August 19, 1883, and lived in an eventful era: The movement of the suffragettes, the first World War, the Spanish flu, the Second World War, the Cold War, and so on. Not to mention the second industrial revolution, the Futurism; a period full of historical / arts events  of great importance for humanity.

The exhibition of Cà Pesaro dedicated to her is very interesting, for the simple fact that it is centered on hers readings. In the exhibition, there are a few clothes, perfumes, jewelry, which one might expect, but instead is full of books she read, purchased, some of great value, as they are contained in showcases, in a semi-dark environment, just to preserve them better.

The books were for Coco Chanel, both an instrument of culture, and a shelter for her mind. At that time, women had no access to an education as we imagine, some of them if wealthy, or received in the monasteries could hope for something, but we know that the road to women’s rights has been a long, difficult and has not yet reached the end. Also Coco Chanel had a life punctuated by sad episodes that marked her hard, even though she did not show it.

And that library she had! Most impressive is not only the amount of books she had, but also the authors that she was following, many French authors such as Molière, Jean de la Fontaine, Moupassant, Émile Zola, Marcel Proust. But also Italian and foreign authors: Jacobus de Voragine, Lord Byron, H. G. Wells, Sir Thomas More, E. Bulwer- Lytton, Shakespeare and also many classical and religious texts: Dante, the Bible, Homer, Plato ect.

I must say I was very impressed by all these names, and as I watched them, I wondered how she acquired this library and this knowledge. Some books, authors, have been recommended? Or did  she meet some of them in person? We must say that all of these books represent the human knowledge, and they have positively influenced Coco Chanel. Her already precocious intelligence, with these books has increased exponentially.

For her hungry side for books, for knowleadge, you know, I admire her a lot. I also have a library, high from floor to ceiling, so full that I do not know where to put them, and yet I still buy them. My library, I certainly can not compare to hers, I’m pretty monothematic, I dwell on a few authors, whom I know well and I go on the safe side.

Books are the only cure against all the  darkest feelings our times has ever know: fears, phobias, intolerance, misunderstanding .. The reading should be encouraged. But I find that young people read little, I have the distinct sensation that somehow the school ruin the pleasure of reading .. Like all things, the reading has maximum access when it is taken with passion, with great interest ..

I can only encourage you to visit this exhibition, in one amazing building you can visit the exhibition on Coco Chanel, admire the museum of Cà Pesaro, and see the oriental art museum!  Better than that !!