Nuove concezioni di Architettura a Cà Pesaro !

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C’è una nuova mostra a Cà Pesaro, molto interessante, ad opera dell’architetto spagnolo Navarro Baldeweg, che si intitola “Anelli di uno Zodiaco”.

Artista e architetto spagnolo, ha studiato presso l’Accademia di Madrid, di San Fernando e alla Escuela técnica superior de arquitectura (1969) Tra le sue opere si ricordano: Casa della pioggia a Lierganes, Santander (197882); riconversione dei mulini di Murcia in museo e centro culturale (198488); uffici della giunta di Estremadura, Mérida (1991); Centro Espositivo e Palazzo dei congressi di Salamanca(198592); Centro civico e biblioteca Puerta de Toledo, Madrid (198592); cupola per il Palazzo dei congressi di Salamanca (198596); Centro Cultural a Villanueva de la Cañada a Madrid (199297); alcuni edifici universitari nel campus di Las Palmas (1991-1999); il Museo de las Cuevas de Altamira (1995-2000). Tra i suoi scritti si ricordano: La habitación vacante (1999). Nel 2000 è stato eletto accademico della Reale accademia di belle arti di san Fernando di Madrid.

Juan Navarro Baldeweg sviluppa una ricerca molto personale, libera, tesa a stabilire una relazione diretta con gli elementi primi dello spazio costruito e aperto: l’orizzonte, la luce, la gravità, la materia. L’idea dell’ “anello”, attorno alla quale ruota la mostra  promossa dalla Fondazione Musei Civici di Venezia – è stata suggerita dal dipinto Lunas, che l’artista ha realizzato nel 1980. In questa tela, vengono rappresentate, su un fondo rosso, le posizioni relative della luna intorno a un sole invisibile nella notte e presente unicamente grazie al suo riflesso.

Girando per la mostra, mi sono ritrovato in mezzo a molti modellini di palazzi da lui concepiti e/o realizzati. Essendo sempre stato un appassionato di plastici, la mostra mi è piaciuta molto. Tuttavia, guardando questi modellini e le spiegazioni scritte, non posso far a meno di ricordare una vecchia mostra tenuta a Palazzo Fortuny, chiamata TRA di Axel Verrvordt, in cui si parlava dell’equazione aurea, e di come si possa applicare nelle diverse discipline artistiche, inclusa l’architettura. Infatti c’è stato chi ha provato a realizzare un palazzo seguendo certe regole matematiche.

E’ una mostra affascinante, intrigante, oserei dire. Lo stile dell’architetto Spagnolo ri elabora le 4 forze fisiche della natura in una nuova concezione, dando alla luce degli autentici capolavori.

Dal 26 Maggio al 7 Ottobre 2018 Venezia.

Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Santa Croce 2076, 30135 Venezia Tel. +39 041 721127

 

New concepts of Architecture in Cà Pesaro!

 

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There is a new exhibition at Cà Pesaro, very interesting, by the Spanish architect Navarro Baldeweg, which is called “Rings of a Zodiac”.

Spanish artist and architect, he studied at the Academy of Madrid, San Fernando and the Escuela técnica superior de arquitectura (1969). Among his works we mention: Rain House in Lierganes, Santander (1978-82); reconversion of the Murcia mills in a museum and cultural center (1984-88); offices of the junta of Extremadura, Mérida (1991); Exhibition Center and Palace of Congresses of Salamanca (1985-92); Puerta de Toledo Civic Center and Library, Madrid (1985-92); dome for the Palace of Congresses of Salamanca (1985-96); Cultural Center at Villanueva de la Cañada in Madrid (1992-97); some university buildings on the Las Palmas campus (1991-1999); the Museo de las Cuevas de Altamira (1995-2000). His writings include: La habitación vacante (1999). In 2000 he was elected academic of the Royal Academy of Fine Arts of San Fernando in Madrid.

Juan Navarro Baldeweg develops a very personal, free research, aimed at establishing a direct relationship with the first elements of the built and open space: the horizon, the light, the gravity, the matter. The idea of ​​the “ring”, around which the exhibition promoted by the Venice Civic Museums Foundation revolves – has been suggested by the Lunas painting, which the artist created in 1980. In this canvas, they are represented on a red background , the relative positions of the moon around an invisible sun in the night and present only thanks to its reflection.

Going around the exhibition, I found myself among many models of buildings designed and / or built by him. Having always been a model enthusiast, I liked the show very much. However, looking at these models and the written explanations, I can not help but remember an old exhibition held at Palazzo Fortuny, called TRA by Axel Verrvordt, which spoke of the golden equation, and how it can be applied in the various artistic disciplines. , including architecture. In fact, there were those who tried to build a building following certain mathematical rules.

 

It’s a fascinating, intriguing show, I dare say. The Spanish architect’s style reworks the 4 physical forces of nature in a new conception, giving birth to authentic masterpieces.

From 26 May to 7 October 2018 Venice.

Ca ‘Pesaro – International Gallery of Modern Art
Santa Croce 2076, 30135 Venice Tel. +39 041 721127

 

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Arte in Fabbrica – la chiave, la serratura

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visuale-alta-facciata-aziendaC’è una mostra che mi sento di raccomandare a tutti quanti di andare a vedere: “L’arte in fabbrica”, è una mostra insolita, sia per il tema che per il luogo che la ospita. Infatti la mostra la si può ammirare, non all’interno di un museo, ma all’interno della ditta Keyline di Conegliano. La Keyline è una ditta leader nel settore delle duplicazioni di chiavi, che deve il suo successo, non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per la creazione di un nuovo modello di fabbrica, incentrato su attività alternative da inglobare nella  ormai già collaudata realtà aziendale.

JpegLa Dott.ssa Maria Cristina Gribaudi, imprenditrice al comando dell’azienda, ormai da due anni circa, occupa la carica di Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, e lavora costantemente su numerosi progetti, tra cui il dialogo tra due mondi completamente diversi: la fabbrica e i musei.

L’arte in fabbrica si propone proprio questo: è una mostra con 41 opere, quadri incentrati sulla tematica proposta dall’azienda, ovvero la chiave, realizzata su tela, con diverse sfumature e significati. Hanno collaborato a questa impresa, grandi artisti come: Gianni De Marchi, Ester Gasparutti, Pedro Luis Lava, Renato Melato, Guido Raimondi, Anna Zaramella D’Este, Aldo Zerbinati, e tanti altri !

In queste magnifiche opere, la chiave assume diverse forme e significati: è la chiave che apre la porta dei sogni, dello spazio e del tempo. Queste nuove interpretazioni, mi portano alla memoria, la mostra di Axel Vervoordt “TRA” che si tenne anni fa a Palazzo Fortuny. In quella mostra, erano esposte porte e finestre, che erano interpretate come portali. Lo stesso accade qui, in questa mostra. La chiave apre un portale per ognuno di noi, diverso per ognuno di noi. Permettetemi di condividere con voi, alcune emozioni che mi hanno regalato.

dscn0097.jpgL’opera s’intitola “La chiave del tempo” di Renato Melato. In quest’immagine, vediamo una donna che si incammina in un percorso che la porta verso una serratura. Dietro di lei ci sono delle chiavi sparse sul terreno. La serratura è il portale del tempo, e le chiavi sparse a terra, accedono ad un tempo, ad una dimensione diversa, per tipologia di chiave, o del personaggio che la impugna. La tematica del viaggio nel tempo, è stata immaginata diverse volte: da H.G. Wells, oppure rappresentata dal portale di Stargate, dal Tardis del Doctor Who, dalla DeLorean di Ritorno al Futuro, ma mai prima d’ora era stata realizzata, concepita una a forma di serratura ! Guardando e riguardando questo quadro, non ho potuto fare a meno di notare, che il percorso dove la donna  in ombra si appresta a percorrere, è fatta di mattoni gialli, proprio come quella vista nel celebre film “Il Mago di OZ” ! Come Dorothy Gale percorre quella strada alla ricerca di una via per tornare a casa, così potrebbe essere vista questa immagine: una strada dorata che porta alla meta, circondata da una nebbia di vari colori.

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L’opera di Guido Raimondi si intitola “Soluzione”, essa rappresenta una serratura alla rovescia che  apre su un’umanità divisa in due aree di diverso colore, e la serratura potrebbe essere la soluzione per riportare al mondo una visione corretta.

Immagino non sia diversa dalla filosofia del surfista, ovvero, che a volte, per raggiungere un determinato obiettivo, si deve andare controcorrente. Molto bella l’immagine delle persone divise in due aree di colore. Confesso che quando ho ammirato il quadro, sono rimasto diversi minuti a fissarlo, e poi a provare a ruotare la testa, per godere di un diverso punto di vista. La soluzione arriva dopo che si esamina il problema da diverse prospettive. Anello, serratura, e chiave, sono realizzati con grande cura e  dettaglio, soprattutto la forma della chiave. Questo quadro è stupendo, all’inaugurazione mi avrà fatto male il collo per girare e rigirare la testa, solo adesso che la guardo dal catalogo, posso ammirare pienamente la ricchezza dei dettagli, è stupefacente!

dscn0081-e1526761658241.jpgIl titolo di quest’opera è “Lc 12,34,” di Aldo Zerbinati, un frate francescano che disegna e dipinge nel suo tempo libero. Guardando questo dipinto, quello che balza all’occhio sono le tante chiavi legati ai libri, e mi è partito subito il pensiero su questo concetto : chiavi legati ai libri = chiavi legate alla cultura ! E’ questa l’emozione che mi ha dato di primo impatto ! Come questa mostra vuole unire il mondo delle chiavi all’arte, così si lega al mondo della lettura. E’ tramite essa che l’essere umano cresce, impara, sogna , immagina e crea !

dscn0078.jpgUn’altra splendida opera che mi ha colpito molto è quella realizzata d Ester Gasparutti, intitolata “La chiave dei sogni”. Mi sembra quasi di vedere nella chiave, specialmente nel suo anello, una specie di prisma o specchio che si sdoppia più volte per riflettere varie immagini di luoghi diversi, ma ambientati sempre nella città di Venezia,  le forme dei cavalli bianchi che rappresentano la volontà di correre liberi..

I sogni ci spronano ad andare avanti, sono le idee, le ambizioni, la volontà di creare qualcosa di nuovo, di rivoluzionario, di impossibile, ma che se ci credi veramente, si è capaci di tramutare in realtà !

Ci sarebbero altre decine di quadri da commentare, perché sono tutti molto belli ! Io, non posso far altro che raccomandare calorosamente di andare a vederla, ne vale veramente la pena !

Orari della mostra: dal 20 maggio – 1 giugno 2018

giovedì e venerdì 15:00 – 17:00 – sabato e domenica 10:00 – 12:00; 15:00 – 19:00.

Ingresso libero. Per maggiori informazioni: 0438 202511 – info@keyline.it

 

Art in the factory: the key, the lock

 

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There is an exhibition that I would recommend to everyone to go and see: “Art in the factory”, this is an unusual exhibition, both for the theme and for the place that hosts it. In fact, the exhibition can be admired, not inside a museum, but inside the Keyline company in Conegliano. Keyline is a leading company in the field of key duplication, which owes its success, not only for the quality of its products, but also for the creation of a new factory model, focused on alternative activities to be incorporated into the already tested business reality.

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Dr. Maria Cristina Gribaudi, an entrepreneur in charge of the company, now for about two years, holds the position of President of the Venice Civic Museums Foundation, and works constantly on numerous projects, including the dialogue between two completely different worlds: the factory and the museums.

The art at the factory is just this: it is an exhibition with 41 works, paintings focused on the theme proposed by the company, that is, the key, made on canvas, with different shades and meanings. Great artists like Gianni De Marchi, Ester Gasparutti, Pedro Luis Lava, Renato Melato, Guido Raimondi, Anna Zaramella D’Este, Aldo Zerbinati, and many others have collaborated on this project!

In these magnificent works, the key takes on different forms and meanings: it is the key that opens the door to dreams, space and time. These new interpretations bring to mind the exhibition of Axel Vervoordt “TRA” that was held years ago at Palazzo Fortuny. In that exhibition, doors and windows were exposed, which were interpreted as portals. The same happens here in this exhibition. The key opens a portal for each of us, different for each of us. Allow me to share with you, some emotions that have given me.

 

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The work is called “The Key of the Time” by Renato Melato. In this image, we see a woman who sets off on a path that leads her to a lock. Behind her are keys scattered on the ground. The lock is the portal of time, and the keys scattered on the ground, they access to a time, to a different dimension, by type of key, or the character that holds it. The theme of time travel has been imagined several times: by H.G. Wells, or represented by the portal of Stargate, from the Tardis of Doctor Who, from the DeLorean of Back to the Future, but never before had been realized, conceived a lock-shaped! Looking at this picture, I could not help but notice, that the path where the woman in the shade is about to walk, is made of yellow bricks, just like the one seen in the famous movie “The Wizard of OZ”! As Dorothy Gale travels that road looking for a way home, this image could be seen: a golden road that leads to the destination, surrounded by a fog of various colors.

 

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Guido Raimondi’s work is called “Solution”, it represents an upside-down lock that opens onto a humanity divided into two areas of different colors, and the lock could be the solution to bring to the world a correct vision.

I guess it’s not different from the philosophy of the surfer, that is, that sometimes, to reach a certain goal, you have to go against the current. Very beautiful image of people divided into two areas of color. I confess that when I admired the painting, I stayed several minutes staring at it, and then trying to rotate my head, to enjoy a different point of view. The solution comes after we examine the problem from different perspectives. Ring, lock, and key, are made with great care and detail, especially the shape of the key. This picture is beautiful, at the opening my neck hurt to turn and turn around, only now that I look at it from the catalog, I can fully admire the richness of the details, it is amazing!

 

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The title of this work is “Lc 12.34,” by Aldo Zerbinati, a Franciscan friar who designs and paints in his spare time. Looking at this painting, what is striking are the many keys related to books, and I immediately started thinking about this concept: keys related to books = keys related to culture! This is the emotion that gave me the first impression! As this exhibition wants to combine the world of keys to art, so it binds to the world of reading. It is through it that the human being grows, learns, dreams, imagines and creates!

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Another great work that impressed me a lot, is the one made by Ester Gasparutti, entitled “The Key to Dreams”. I can almost see in the key, especially in his ring, a kind of prism or mirror that doubles several times to reflect various images of different places, but always set in the city of Venice, the shapes of white horses that represent the will of run free ..

Dreams urge us to move forward, it is ideas, ambitions, the will to create something new, revolutionary, impossible, but if you truly believe it, you are able to turn into reality!

There would be other dozens of paintings to comment, because they are all very beautiful! Me, I can not help but recommend warmly to go see it, it’s really worth it!

Exhibition hours: from May 20th to June 1st 2018

Thursday and Friday 15:00 to 17:00

Saturday and Sunday 10:00 to 12:00; 15.00 – 19.00.

Free admission.

For more information: 0438 202511

info@keyline.it

Nuova mostra a Forte Marghera !

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E’ stata inaugurata ieri la mostra “Gruppo Di Famiglia a Forte Marghera, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Sindaco Luigi Brugnaro, un’iniziativa già collaudata,  che comprende anche, le mostre passate e presenti del Centro Culturale Candiani, che hanno come scopo la volontà di avvicinare il pubblico alle opere d’arte portandole a Mestre. Un’iniziativa che mi trova favorevole, perché permette a quelle persone che non riescono ad andare a Venezia di ammirare queste stupende opere; e anche per il prezzo molto accessibile, se le mostre del Candiani hanno un biglietto di 5 euro (prezzo intero) nella mostra a Forte Marghera, l’ingresso è gratuito. La mostra durerà fino al 5 novembre 2017 e sarà aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì dalle 15 alle 22 di sera. Ecco che le persone che andranno a divertirsi nei locali presso il forte, avranno l’occasione di visitare questa bella mostra.

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Il titolo “Gruppo Di Famiglia” è stato scelto proprio in base alla volontà di dare un’opportunità ai cittadini di vedere le opere, che sono visti quasi come una grande famiglia. Trovo anche le opere presenti tocchino tutti i momenti della vita quotidiana e dei momenti più importanti della nostra storia. La mostra conta una serie di 36 sculture del XIX e XX secolo, provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro di Venezia, e illustra i momenti quotidiani come il lavoro, la figura della donna, la rappresentazione della figura umana dopo la bomba atomica e gli orrori dei campi di concentramento.

Questa mostra mi ha regalato intense emozioni, tra le tante statue, c’è una in particolare che mi sono soffermato a guardare per parecchi minuti, non credendo ai miei occhi. L’opera in questione è “Scaricatore” di Constantin Meunier. Incredibile per me, per il fatto che questa statua l’avevo già vista, parecchie volte nei miei viaggi ad Anversa in Belgio, e infatti essa si trova a lato del municipio tra la Suikerrui e Grote Markt

La statua intitolata Arbeid Vrijheid ad Anversa, è localizzata vicino al municipio come ho detto sopra e nei pressi del porto, e quindi ecco il perché ci è conosciuta come “scaricatore”,  nella loro cultura essa è vista come un simbolo della realizzazione della classe operaia. Tante volte sono andato ad Anversa, città natale del collezionista Axel Veervordt, che in questo periodo ospita una sua mostra “Intuition” nel bellissimo Palazzo Fortuny, mai mi sarei aspettato di vederla qui, facendomi ricordare tanti bei momenti passati in quella città.

Un’altra opera che mi è piaciuta molto è quella intitolata “Ciccaiuolo” di Domenico Trentacoste; il ciccaiuolo era colui che raccattava le cicche di sigaretta per poi rivenderle.

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In un primo momento, mi aveva colpito molto la lanterna, essa, mi ricordava non so per quale motivo , Diogene, che di giorno andava in giro con la lanterna, e quando gli chiesero cosa stesse facendo, lui rispose, “cerco l’uomo onesto”, di certo una risposta profonda ed interessante. Se nessuno ha mai visto un quadro che lo raffiguri, può sempre venire a Cà Rezzonico, dove al terzo piano, nella pinacoteca di Egidio Martini, c’è un dipinto di Diogene con Alessandro Magno. Ma torniamo alla scultura: l’autore è Domenico Trentacoste, un personaggio alquanto interessante, se si pensa che le prime esperienze sulla tecnica scultorea le acquisì a Palermo all’età di sette anni nel Laboratorio di Benedetto Delisi, e a dodici anni cominciò a lavorare nello studio di Domenico Costantino. Per la sua bravura, fu chiamato nelle grandi capitali europee come Londra, Parigi, Vienna, ha esposto anche alla biennale di Venezia più volte.

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Dal lato opposto, si può ammirare l’imponente scultura di Giacomo Manzù “Cardinale”, una figura massiccia, che sembra quasi sovrastare a tutti, c’è uno strano gioco di prospsettiva, che lo fa sembrare più grande, eppure ha uno sguardo assorto o addirittura assente, forse perso nei suoi pensieri. Di particolare ha di visibile solo la testa e i piedi, tutto il resto è nascosto dalla vista dell’osservatore, dall’abito che indossa. Di certo, una figura diversa da quella del cardinale Rezzonico, che successivamente divenne papa; una tela che lo raffigura è presente nella sala dell’allegoria al primo piano del Museo del 700 Veneziano di Cà Rezzonico.

Un’opera ancor più interessante è quella di Alberto Viani “La grande madre”. Viani ha vissuto per lungo tempo a Mestre, ha studiato e insegnato all’Accademia delle belle arti di Venezia, un artista molto bravo che ricevette molti premi: la sua arte cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo verso la fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia, e fu assegnato nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre partecipò alla Biennale di Middelheim di Anversa tra il 1949 e il 1973, e anche alla Quadriennale Internazionale di Roma per quattro volte: nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento. Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Da notare che egli fu un grande amico di Emilio Vedova, un grande nome nel campo dell’arte.

Il titolo della scultura “Terra Mater” mi ricorda vagamente le teorie che sono state scritte riguardo alla Dea Madre, Dea della Terra secondo la mitologia Romana, essa era protettrice del matrimonio e della fertilità, spesso anche chiamata come la Dea Gaia. La Grande Madre era una divinità femminile primordiale, che è stata concepita in forme molto diverse, e in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree geografiche del mondo nei tempi antichi, coinvolgendo quindi le civiltà che si sostentavano con la caccia e l’agricoltura e l’allevamento animale. In quanto tale, la Grande Madre si incarna non solo nelle  figure di dee concrete, nelle varie mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti. Essa esprime dunque il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rinascita, che caratterizzano sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici. Il femminile risulta quindi essere un elemento che sta fra il mondo umano e quello divino.

Altre due opere situate nella seconda sezione del padiglione che sono alquanto interessanti sono “Uomo Atomizzato” di Agenore Fabbri, e “Filo spinato” di Pino Castagna. Sulla vocazione di Agenore Fabbri per la scultura ha avuto un’influenza determinate l’attività del padre, artigiano del metallo, nel fabbricare armature e altri oggetti di metallo. Ultimo di quattordici figli, si iscrive all’istituto d’Arte di Pistoia, ma si esercita da solo nella scultura. Nel 1940 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Gian Ferrari di Milano e poi, nel 1943, alla Quadriennale di Roma. Durante la seconda guerra mondiale combatte in territorio jugoslavo, e poi nella Resistenza. La violenza assurda, la crudeltà della guerra, il dolore umano, diventano i temi principali delle sue opere. E’ invitato alla Biennale di Venezia del 1952 con una esposizione personale. Dalla metà degli anni ‘50 si trasferisce a Milano e lascia la terracotta per il bronzo e il ferro: al dolore umano si aggiunge il tema della sofferenza degli animali (Rissa di cani; Insetto atomizzato) e il nuovo terrore delle armi atomiche che incombono sul genere umano (Uomo di Hiroshima). Filo spinato è un opera del compianto artista Pino Castagna, nata con l’intento di ricordare le vittime della Shoah e delle deportazioni naziste nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci sarebbero tante altre sculture di cui vorrei parlarvi, tutte bellissime “La Famiglia” di Giacinto Fantin, “Nudo di Donna” di Giuseppe Graziosi, “Susanna” di Marcello Mascherini, “Madonna con bambino” di Libero Andreotti, “Civiltà della macchina” di Bruno De Toffoli. Sono tutte quante belle, interessanti, e non c’è da stupirsi, visto che vengono tutte dal bellissimo Museo di Cà Pesaro di Venezia. Invito tutti quanti, ad andare a vedere questa mostra, non capita spesso un’opportunità come questa !!

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Gruppo di Famiglia

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New Exhibition at Forte Marghera

 

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The exhibition “Family group at Forte Marghera” was inaugurated yesterday, by the Civic Museum Foundation in Venice and by the Mayor Luigi Brugnaro, an already proven initiative, which also includes past and present exhibitions of the Candiani Cultural Center, which has the purpose of bringing to the public the works of art, by bringing them to Mestre. An initiative that finds me favorable because it allows those people who can not go to Venice to admire these wonderful works, and also for the very affordable price , if the Candiani exhibitions have the ticket of 5 euros (full price) at the exhibition at Forte Marghera, the entrance is free. The exhibition will last until November 5, 2017 and will be open every day except Monday, from 3pm to 6pm. In the evening, people who are going to have fun in the restaurants / bar of the fort , will have the opportunity to visit this beautiful show.

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The title “Family Group” has been chosen on the basis of the will to give citizens an opportunity to see the works, citizen which are almost seen as a great family. I also find the works, shows all the moments of daily life and the most important moments of our history. The exhibition features a series of 36 sculptures from the 19th and 20th centuries, coming from the International Gallery of Modern Art in Ca Pesaro of Venice, illustrating the daily moments such: the figure of the woman, the representation of the human figure after the bomb Atomic and the horrors of the concentration camps and so on.

This exhibition has given me intense emotions, among the many statues, there is one in particular that I have been watching for several minutes, not believing my own eyes. The work in question is Constantin Meunier’s “Unloader”. Incredible to me, for the fact that I had seen this statue several times on my trips to Antwerp in Belgium and in fact it is on the side of the town hall between Suikerrui and Grote Markt

The statue named Arbeid Vrijheid in Antwerp is located near the city hall as I said above, and near the harbor, so here is why it is known as a “unloader”; in their culture it is seen as a symbol of the realization of the working class . Many times I went to Antwerp, the hometown of the collector Axel Veervordt, who at this time hosts his “Intuition” exhibition at the beautiful Fortuny Palace of Venice, I would never have expected to see it here, making me remember so many beautiful times I have spent in that city.

Another work I liked was the one called “Ciccaiuolo” by Domenico Trentacoste; The ciccaiuolo was the one who collected the cigarette strips and then sold them.

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At first, I was very impressed by the lantern, it reminded me, I don’t knowing why, the character of Diogene, who was out walking around with the lantern, and when asked what he was doing, he replied, “I’m looking for the Honest man “, certainly a profound and interesting answer. If no one has ever seen a picture that depicts him, he can always come to Cà Rezzonico, where on the third floor, in the gallery of Egidio Martini, there is a painting of Diogene with Alexander the Great. But let’s go back to the sculpture: the author is Domenico Trentacoste, a very interesting character, if we thinks that the first experiences of sculptural technique, he has acquired them at Palermo at the age of seven at Benedetto Delisi’s Laboratory, and at twelve years, he began to work in the Study of Domenico Costantino. For his excellence, he was invited to major European capitals such as London, Paris, Vienna, and  healso exhibited at the Venice Biennale several times.

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On the other side, you can admire the imposing sculpture of Giacomo Manzù “Cardinal”, a massive figure, which seems almost overlooked to everyone, there is a strange play of prospettive, which makes it look bigger, yet has a sour look or even absent, perhaps lost in his thoughts. A very interesting particular is that, it’s only visible the head and the feet, everything else is hidden from the observer’s view, from the gown he wears. Certainly, a different figure than  the  Rezzonico Cardinal, who subsequently became Pope; A canvas depicting him is present in the hall of allegory on the first floor of the Museum of the 700 Veneziano of Cà Rezzonico.

An even more interesting work is that one by Alberto Viani “The Great Mother”. Viani has lived for a long time in Mestre, he studied and taught at the Academy of Fine Arts in Venice, a very good artist who received many awards: his art began to be appreciated nationally and internationally only towards the end of the ‘ 40. He participated on several occasions at the Venice Biennale, and was awarded in 1952 of the City Prize and in 1966 of the International Sculpture Prize. He also participated in the Middelheim Biennial of Antwerp between 1949 and 1973, and also at the Fourth International Year of Rome for four times: in 1955, 1972, 1986 and 1965, when he won the Parliament Prize. His works were purchased from major world museums, from New York to Rome, from Turin to Venice. Note that he was a great friend of Emilio Vedova, a great name in the field of art.

The title of the “Terra Mater” sculpture vaguely reminds me of the theories that were written about the Mother Goddess, Goddess of the Earth according to Roman mythology, she was the protector of marriage and fertility, often called the Gaia Goddess. The Great Mother was a primordial female deity, conceived in very different forms, and in a wide range of cultures, civilizations and populations of various geographic areas of the world in ancient times, involving civilizations that lived on hunting and Agriculture and animal breeding. As such, the Great Mother is embodied not only in the figures of goddesses, in various mythologies, but also in a wide range of symbols that involve both the animal world and the objects. It therefore expresses the cycle of birth-development-maturity-decline-death-rebirth, which characterizes both human and natural cycles and cosmic cycles. The female is thus an element between the human and the divine world.

Two other works in the second section of the pavilion, that are quite interesting are: “Atomized Man” by Agenore Fabbri, and “Barbed Wire” by Pino Castagna. The vocation of Agenore Fabbri for sculpture has had a certain influence  the activities of his father, metal craftsman, in manufacturing armor and other metal objects. Last of fourteen children, he enrolled at the Art Institute of Pistoia, but practiced alone about sculpture. In 1940 he held his first solo exhibition at Galleria Gian Ferrari in Milan and then in 1943 at the Quadriennale of Rome. During the Second World War he fought in Yugoslav territory, and then in the Resistance. Absolute violence, the cruelty of war, human pain, become the main themes of his works. He has been invited to the Venice Biennale in 1952 with a personal show. Since the mid-1950s, he moved to Milan and left the terracotta for bronze and iron: human pain added to the theme of animal suffering (Dog Breeds, atomized insects) and the new terror of the atomic weapons that threat the Human kind (Hiroshima man). Barbed wire is a work by the late Pino Castagna artist, born with the intent of remembering the victims of the Shoah and Nazi deportations during World War II.

There are so many other sculptures I would like to talk to you about, all  wonderful: “The Family” of Giacinto Fantin, Giuseppe Graziosi’s “Naked Woman”, Marcello Mascherini’s “Susanna”, Libero Andreotti’s “Madonna with Child”, “Civilization of the Machine” By Bruno De Toffoli. They are all beautiful, interesting, and no wonder, as they all come from the beautiful Ca ‘Pesaro Museum of Venice. I invite everyone to go to see this show, often not an opportunity like this !!

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La Pop Art al Centro Candiani di Mestre!

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E dopo la mostra “Attorno a Tiziano” ecco una nuova al Centro Culturale Candiani di Mestre. Sono molto favorevole nei confronti di queste mostre organizzate in questo centro culturale, per il semplice fatto, che la cultura ora è a disposizione anche per quelle persone che non possono recarsi a Venezia.

La mostra che è stata inaugurata pochi giorni fa, si chiama “Pop art nella Sonnabend collection” e vi assicuro che è una mostra che veramente vale la pena di vedere ! Il fenomeno della Pop art è stato qualcosa che ha cambiato il corso della storia dell’arte, qualcosa di così importante, che anche quelli che non fanno parte di questo mondo, ne hanno sentito parlare !

Essa è stata una corrente artistica del XX secolo, per la precisione nella seconda meta, il nome starebbe a significare “arte popolare” e ha come obiettivo, la rappresentazione della realtà attraverso nuovi canali di comunicazione. Opposto all’espressionismo, la pop art si focalizza sugli oggetti, miti e nuove forme di linguaggio che all’epoca la società ha prodotto. La pubblicità, le notizie, i fumetti erano diventati il nuovo canale di comunicazione per la rappresentazione del forte atteggiamento del consumismo che negli anni sessanta andava diffondendosi. Il movimento della pop art è nato verso la fine degli anni cinquanta in Inghilterra, ma raggiunge il suo apice negli anni sessanta negli Stati uniti, dove ha trovato i suoi migliori   rappresentanti: Roy Lichtensein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg e naturalmente Andy Warhol.

Senza ombra di dubbio, Andy Warhol è stato la figura predominante della Pop Art,un artista che ha influenzato molto la corrente artistica dell’epoca. All’interno della mostra, ci sono parecchie delle sue opere, inclusa quella della lattina della zuppa Campbell. Warhol studiò a scuola arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburg, fu proprio grazie a questi suoi studi, che realizzò quest’opera confermando che il linguaggio della pubblicità si poteva definire una forma d’arte.

Grande celebre serigrafia realizzata nel 1973 da Warhol, e qui esposta, è quello di Ileana Sonnabend  che fu una figura importantissima, se non determinante per la diffusione e sponsorizzazione della Pop Art. Era una gallerista e mercante d’arte, rumena, naturalizzata  negli stati uniti. Si dice che intorno agli anni 70 Andy voleva ritrarre persone a lui vicine utilizzando fotografie polaroid. Tra queste opere ci fu quella di Ileana Sonnabend, opera in cui ella è ritratta, si contraddistingueva per l’uso del tratto del pennello un po forte, rendendo le immagini più espressive.

Un’altro artista presente nella mostra, che mi piace molto è Roy Lichtenstein, forse perché ha utilizzato come forma di linguaggio della rappresentazione della realtà, il fumetto. Nei suoi lavori, compaiono elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e utilizzava il puntinato Ben-Day, che sarebbe diventatauna sua cifra stilistica inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni, per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. In questa mostra si può ammirare “Wall Explosion II” che raffigura in maniera tridimensionale gli scoppi, tratte dai fumetti di guerra. E’ bellissima, mi sono soffermato per parecchi minuti ad osservarla. La forma, i colori, è semplicemente perfetto, rende bene l’idea di quello che vuole trasmettere.

Non appena si entra nella mostra, c’è un opera che ho subito riconosciuto: “Infinity of Type writers” dell’artista Arman. L’ho riconosciuta, perché lo vista nel museo di Cà Pesaro di Venezia. E’ un opera molto.. originale, non so perché ma mi è piaciuta fin da subito. L’opera di Arman raffigura circa venti macchine da scrivere, che rappresentano la creatività; il titolo che per intero è “Infinity of type writers –  Infinity of monkeys – Infinity of time = Amlet” sembra quasi una formula matematica che stipula, che, dato un’infinità di macchine da scrivere, con un’infinità di scimmie che battono sui tasti, in un infinità di tempo, c’è la remota possibilità che una di queste scimmie possa produrre l’Amleto.

Sempre nella stessa stanza, è possibile ammirare un’opera di Mario Schifano. Questo nome, ho imparato a conoscerlo, quando anni fa, mi guardavo nelle ore serali le aste d’arte sul canale di Telemarket, condotte da Alessandro Orlando, il quale ne parlava sempre con grandi elogi. L’opera si intitola “Tempo moderno”, realizzata coprendo alcuni fogli di carta da pacco, con vernice a smalto. Il soggetto dell’opera, non è altro che una cornice a bordo arrotondato, che ricorda una finestra, o anche una porta, che apre su una scena a cui l’osservatore non può accedere. Quest’opera, non può che farmi venire alla mente, la mostra di alcuni anni fa, a Palazzo Fortuny di Axel Vervoordt intitolata “TRA” in cui c’erano esposte porte e finestre. In quel contesto, TRA stava a significare il punto di mezzo della soglia tra una parte e l’altra della finestra / porta, che l’osservatore poteva oltrepassare. Qui invece, nell’opera di Mario Schifano non può farlo.

La mostra ha al suo interno altre opere, di grandi artisti, come Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert  Rauschenberg, Jim Dine, a me sono piaciuti molto le opere di Andy Warhol e di Roy Lichtenstein, credetemi, questa mostra è bellissima !!!

Pop Art in Mestre at “Centro Culturale Candiani”

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And after the exhibition “Around Tiziano” there is a new one at the Candiani Cultural Center in Mestre. I am very pleased with these exhibitions organized in this place, for the simple fact, that culture is now available to those people who can not go to Venice.

The exhibition, which was inaugurated a few days ago, is called “Pop art in the Sonnabend collection” and I assure you it is really worth seeing! Pop art phenomenon has been so important, that has changed the course of art history, something so big, that even those who are not part of this world have heard of it!

It was an art movement of the twentieth century, for precision in the second half; the name would mean “folk art” and its goal is to represent reality through new channels of communication. Opposite to expressionism, pop art focuses on the objects, myths and new forms of language that society produced at that time. Advertising, news, and comics became the new channel of communication for the representation of the strong consumerism attitude that in the 1960s was spreading. The pop art movement was born in the late 1950s in England, but reached its peak in the United States in the 1960s, where he found his best representatives: Roy Lichtenstein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg and of course Andy Warhol.

Without a doubt, Andy Warhol was the predominant figure of Pop Art, an artist who influenced the art movement of all time. Within the exhibition, there are several of his works, including the Campbell soup can. Warhol studied advertising at the Carnegie Institute of Technology in Pittsburg, thanks to his studies, he realized this work confirming that the language of advertising could be defined as an art form.

A great screenprint made in 1973 by Warhol and exposed here, is that of Ileana Sonnabend who was a very important figure, if not crucial to the popularity and sponsorship of Pop Art. She was a galleryist and artisan of art, romanian but naturalized in the united states . It is said that around the seventies Andy wanted to portray people close to him using polaroid photographs. Among these works was Ileana Sonnabend’s work, in which she was portrayed; what distinguished this masterpiece by the other works, was the use of the brush stroke, a bit loud, which made the images more expressive.

Another artist in this show, who I really like, is Roy Lichtenstein, perhaps because he has used as a form of speech to represent the reality, the comic. His works include elements of the advertising and comic strips, and he used Ben-Day tecnique, which would become an unmistakable stylist figure. Unlike dotinism, where dots were used to make the image seen from a distance, Lichtenstein exasperated a typographic technique using large screens to give an idea of ​​a reality, mediated by the amount of images that Contemporary reality is printed and transmitted. In this exhibition you can admire “Wall Explosion II”, which depicts three-dimensional explosions of war-comics. It’s beautiful, I stopped there for several minutes to observe it. The shape, the colors, is just perfect, makes the idea of ​​what it wants to convey very well.

As soon as you enter the exhibition, there is an artwork that I immediately recognized: “Infinity of Type Writers” by Arman. I recognized it because I have seen it in the museum of Ca Pesaro of Venice. It’s a very original work .. I do not know why but I liked it right from the start. Arman’s work depicts about twenty types of writing machines, which represent creativity; The title that in its entirety is “Infinity of Type Writers – Infinity of Monkeys – Infinity of Time = Amlet” seems to be almost a mathematical formula that means, given an infinity of typewriters, with a multitude of apes typing on the keyboards, in an infinity amount of time, there is the remote possibility that one of them can produce Hamlet.

Always in the same room, you can admire a work by Mario Schifano. This name, I learned to know it, years ago, when I watched art galleries on the Telemarket TV Chanel in the evening, conducted by Alessandro Orlando, who always spoke about him with great praise. The work is titled “Modern Time”, realized by covering some sheets of paper parcel, with enamel paint. The subject of the work is nothing but a rounded frame, which remembers a window, or even a door, that opens on a scene that the observer can not access. This work remind me about a show I have seen, few years ago, by Axel Vervoordt at the Fortuny Palace, titled “TRA” in which there were exposed doors and windows. In that context, TRA meant the threshold between one side and the other of the window / door that the observer could pass. Here instead, in the work of Mario Schifano he can not do it.

The exhibition has other works by great artists, such as Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert Rauschenberg, Jim Dine,  but I confess, my favorite were the works by Andy Warhol and Roy Lichtenstein, believe me, this show is great !!!

Intuition a Palazzo Fortuny

museo fortuny

 

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Già due anni sono passati dall’ultima mostra di Axel VervoordtProportio” che ha vinto il premio di miglior mostra anno 2016. Questa volta, il noto collezionista Belga è tornato con una nuova mostra, dal titolo “Intuition“, e già il titolo dice molto! E’ infatti difficile spiegare a parole questo fenomeno. Tutti abbiamo un’immagine mentale di cosa esso rappresenta, ma a dirlo, spiegarlo a parole, non è affatto facile, figuriamoci volerlo fare con le opere d’arte. E’ proprio questo che hanno fatto molti artisti interpellati dal noto collezionista. Il Palazzo Fortuny quest’anno ha riempito tutto i piani (4 piani contando il piano terra) con le opere di numerosi artisti.

La parola “intuizione” deriva dal verbo latino tueri, che significa “vedere, guardare”. In associazione con la parola “in” prende il significato di “guardar dentro, contemplare”. E un sentimento rivolto verso l’interno di noi stessi,  che nasce spontaneamente, al di fuori di ogni concetto logico. Studiando l’incredibile quantità di informazioni su questo tema, presente nel catalogo, si cerca di capire, di dare una spiegazione in diversi modi al fenomeno e soprattutto quali parti del cervello agisce quando si verifica. Fisicamente, sembra che coinvolga la parte frontale della corteccia cerebrale.

Penso che si possa dire, che l’intuizione sia una sorta di sesto senso, che si attiva nel cercare di dare una risposta di fronte ad un evento non spiegabile razionalmente, ma ho più volte riscontrato che viene definito come una conoscenza nascosta, pre – esistente, una conoscenza senza conoscenza.

Il concetto è alquanto interessante. Esso starebbe ad indicare che a livello sub conscio esiste una conoscenza a noi preclusa, che si attiva solo di fronte a certi fattori, eventi,esperienze. Come ad esempio quando ci troviamo ad una situazione nuova, e abbiamo quel presentimento, che tutto andrà bene, o quando ad esempio ci troviamo di fronte ad una persona e percepiamo se è una persona simpatica o meno. Noi la chiamiamo “prima impressione”, tuttavia, si presenta una situazione in cui non abbiamo delle informazioni che i nostri comuni sensi possono elaborare e quindi scatta l’intuizione che ci aiuta a trovare una risposta.

Questo concetto della conoscenza pre esistente, mi da, da pensare, e mi chiedo se nella fase del concepimento, il nascituro avrà delle caratteristiche fisiche derivata dai due genitori. Ora, e se non fosse solo le caratteristiche fisiche ma anche una conoscenza dei due adulti che viene tramandata ? Vuol forse dire che noi quando ci troviamo di fronte ad un’evento inaspettato, il nostro intuito scatta in base alle informazioni memorizzate nel livello inconscio di situazioni già sperimentate in precedenza da altri ? Teoria intrigante….

Un altro esempio che mi sovviene, l’ho sperimentato di persona con l’apprendimento di lingue straniere: la madre lingua durante la prima fase della crescita la si impara ascoltandola, mentre con lo studio della lingua inglese, ho dovuto imparare passo dopo passo tutte le regole grammaticali e una discreta conoscenza del dizionario.  Ora prendiamo come esempio due punti A e B, tracciati su un foglio:

 

A ———————————————— B

 

Durante la prima fase dell’apprendimento, se mi si rivolgeva una domanda in inglese, dovevo aspettare che mi fosse formulata completamente, per poi analizzarla e comprendere il suo significato e rispondere correttamente. Quindi da A verso B ho utilizzato tutto il tempo, tutti i passaggi. Però in un secondo momento, quando ho sviluppato una conoscenza più vasta della struttura grammaticale e del dizionario, ho constatato che mentre veniva posta la domanda, prima ancora di giungere alla sua conclusione, avevo in testa chiaramente l’informazione che mi si stava chiedendo ed ero già pronto a rispondere. Quindi, una conoscenza immagazzinata, è stata riconosciuta dall’intuito, che ha effettuato un vero e proprio balzo in avanti, scartando tutti gli altri passaggi ! Una delle cose constatate dell’intuito, è che è automatico e veloce. Veloce quanto la velocità del pensiero ! Quindi l’intuito ci fa fare un salto. Questa teoria mi porta in mente una simile riguardo alle possibilità di viaggio interstellare: disegnando sempre su un foglio due punti A e B, uniti da una ipotetica linea spazio temporale, ad esempio poniamo che A sia la Terra e che B sia Alfa Centauri che dista circa 4,3 anni luce. Anche impiegando la velocità della luce, ci vorrebbero più di 4 anni per raggiungerla, però se si piega il foglio fino a far coincidere il punto A con B, il passaggio diventa quasi istantaneo, proprio perché è lo spazio tempo che viene piegato, teoria pensata per i tunnel spaziali o sub spazio,che consentono di fare un balzo in avanti. Lo stesso balzo che l’intuito esegue, scartando tutti i processi, porta A a B in maniera veloce, quasi immediata!

Un’altra situazione, che ho vissuto indirettamente, mi porta a ipotizzare altri modi in cui l’intuito agisce. Molti anni or sono, sono andato a vedere la manifestazione sportiva chiamata “Pasqua del Budo” dove si potevano vedere atleti di numerose discipline di arti marziali. Mentre ero negli spogliatoi, colsi due giovani studenti,che parlavano amichevolmente, quando all’improvviso, senza sospettare alcunché, uno dei due, attacca l’altro portando un pugno diretto. La scena mi sembrò svolgersi al rallentatore, ma indubbiamente ho visto che il secondo ragazzo, per la paura chiuse gli occhi, ma inspiegabilmente, mentre aveva gli occhi chiusi, aveva eseguito una parata, mettendolo al sicuro.  Ora quello che  chiamiamo gesto automatico o di riflesso, perché venga memorizzato, deve essere fatto almeno 10.000 volte. In quel frangente il secondo ragazzo, per paura aveva chiuso gli occhi, ma l’intuito aveva riconosciuto una situazione di pericolo e aveva preso comando dei muscoli motori, utilizzando una serie di informazioni già memorizzate!

Una delle innumerevoli opere presenti nel museo,una delle tante che mi è piaciuta, e quella di Matteo Nasini “Sparkling Matter”, egli trasforma le onde cerebrali generate durante la fase REM in oggetti scultorei e in composizioni sonore automatiche. I sogni, li facciamo tutti quanti, molto spesso, quando ci svegliamo non ce li ricordiamo più. Tuttavia, qualche volta invece abbiamo dei ricordi sfuggenti, oppure ce li ricordiamo molto bene. Che cosa sono i sogni ? E’ forse l’intuito che basandoci su informazioni già presenti nella nostra memoria, cerca di darci informazioni su problemi che ci assillano ?

A quanto sembra, l’intuito, ha accesso a quasi tutte le zone del nostro cervello, ma noi, invece non abbiamo l’accesso a lui !

Un’altra opera che mi ha ispirato molto è stata quella di Marina AbramovichStanding Structure for Human Use” situata nel mezzanino, ovvero tra piano terra e il primo piano. E’ una struttura di legno, con ai lati dei cristalli di quarzo. La forma di quest’opera, mi ricorda molto un’attrezzo chiamato “uomo di legno” che viene usato dai discepoli del WuShu, essenzialmente è una struttura molto simile ma solo in legno, e viene usata come allenamento per i fondamentali di difesa e attacco. E’ stata proprio quest’opera che mi ha ispirato nel concetto che la ripetizione di innumerevoli volte di un’azione, viene memorizzata in quella parte del cervello di cui l’intuito ha accesso e lo usa in maniera automatica, del tutto inconsciamente. In questo caso l’artista al posto delle braccia di legno, ha posto dei cristalli di quarzo, i quali hanno molte qualità spirituali quali ad esempio : il risveglio dei Chakra, guida per i sogni premonitori, espansione dell’anima e percezioni ultra-sensoriali. La struttura è indirizzata all’uso delle persone, in quanto il significato non risiede nella opera stessa, ma nell’uso fatta dalle persone, che attraverso questi cristalli, aprono la mente e cercano di entrare in contatto con quella parte di noi stessi, dove risiede l’intuito. Mi ricordo di aver visto una foto di quest’opera dove alcune persone si mettevano ai lati della struttura, con delle cuffie, dove ascoltavano della musica o dei rumori di sottofondo, per cercare di raggiungere uno stato meditativo simile al trance. Mi domando se l’accesso a questa conoscenza nascosta la si possa ottenere tramite mezzi come l’ipnosi, la meditazione, la concentrazione, e se si, come fare per imbrigliarla, oppure, una volta svegliati dallo stato di trance, come nei sogni, non si riesce più a ricordare ?

Tra le tante opere, c’è una dell’artista Vincenzo Agnetti “Assioma”, che mi ha incuriosito. E’ un  di bakelite nera con angolo spezzato incisa e dipinta con vernice nitro bianca. La sua forma mi ricorda una schedina SD di quelle usate come memoria esterna per tutti i dispositivi tecnologici quali tablet, marth phone, fotocamere ect ect. Il pannello è completamente nero ad eccezione di una frase scritta in bianco in basso che dice :

Intuition is conscious reality bumped into the dark

Grossolanamente, vorrebbe dire ” L’intuizione è la conscia realtà sbattuta nell’oscurità. La frase, e l’opera nell’insieme vogliono significare, che le idee, la creatività, l’intuito scaturiscono dal nostro inconscio, nella parte nascosta di noi stessi e che viene portata alla luce, quando entra in gioco l’intuito. La frase scritta in bianco su uno sfondo nero, rappresenta una scintilla nel buio, e che per qualche motivo mi ricorda il big bang. Un’esplosione da cui si è formata la materia, e quindi, fonte improvvisa di ispirazione. Le idee, giacciono già presenti dentro di noi, in attesa di uno stimolo che le porti alla luce.

In questa recensione non posso non parlare dell’opera di Anish Kapoor, “White Dark VIII” in quanto è la sua immagine è stata usata come cover per il catalogo di questa mostra. L’opera si può descrivere come un paio di cerchi su uno sfondo bianco. Avvicinandoci verso di essa, si sperimenta un’attrazione, come un invito ad addentrarci dentro di essa, quasi fosse un portale che ci porta verso l’ignoto, o forse verso quella parte dentro di noi, dove vengono evocate le idee. Quindi ecco spiegato il titolo White Dark, cioè questa specie di portale che ci offre un passaggio verso l’oscurità dove nasce tutto. Il bianco poi è la somma di tutti di colori dello spettro, e il bianco è quel colore che regala un senso di tranquillità, pace interiore, vuoto.

Così tante sono le opere, che questa recensione non finirebbe più ! Mi sono piaciute molto le opere di Mariano Sardón e Mariano Sigman  “Two Hundred Gazes Looking at Them“, quella di Michel Mouffe “La camera degli sposi II, di Michaël Borremans “The Bread“, di Markus Schinwald “Cieli” e tante altre ancora ! Sono circa quattro piani pieni di magnifiche opere, e mi dispiace non poterle descrivere tutte quante. A ogni modo, mi sento di consigliarvi di andare a vedere questa mostra, e spero questa mia recensione vi possa aiutare a capirla sotto un diverso punto di vista. La mostra non è di facile comprensione, bisogna tenere a mente la tematica principale in mente, e cercare di capire cosa voglia esprimere ogni singolo artista.  E’ una mostra da non perdere, rappresenta per voi un’opportunità unica ! Vi invito di andare per tempo, perché come ho detto, le opere sono tantissime e occorre un bel po di tempo per apprezzarla pienamente !

INTUITION Palazzo Fortuny – Venezia

13 Maggio – 26 Novembre 2017

 

Intuition in Venice

 

museo fortuny

Two years have passed since the last exhibition of Axel VervoordtProportio“, which won the best 2016 prize. This time, the well-known Belgian collector  has come back with a new exhibition titled “Intuition“, and just the title says a lot! It is difficult to explain this phenomenon in words. We all have a mental image of what it represents, but to say it, to explain it with words, it is not easy at all, let alone trying to do it with works of art. That’s exactly what many artists has been asked to do by the well-known collector. Fortuny Palace has filled all the floors (4 floors counting the ground floor) with the works of many artists.

The word “intuition” comes from the Latin word “tueri“, which means “seeing, watching”. In association with the word “in” it takes the meaning of “looking inside at ourself, to contemplate”. Intuition it’s a feeling within ourselves that is born spontaneously, outside of any logical concept. By studying the incredible amount of information on this subject in the catalog, I have learnt how they tried to understand it, to give an explanation in different ways to this phenomenon, and above all; what parts of the brain act when it occurs. Physically, it seems to involve the frontal part of the cerebral cortex.

I think it can be said that intuition is a sort of sixth sense that activates  trying to give an answer to an event that can not be explained rationally, but I have often found, that it is defined as a hidden knowledge, a pre-existing knowleadge, a knowledge without knowledge.

The concept is quite interesting. It would seems that there is unconscious knowledge at the sub-conscious level, which is activated only in the face of certain factors, such as events, or experiences. For instance, when we are in a new situation, and we have that hunch that everything  it will be all right, or when, for example, we are faced with a  new person and we perceive whether he is a nice person or not. We call it “first impression”, however, there is a situation where, we do not have the informations that our common senses can process, and then snaps the intuition that helps us find an answer.

This concept of pre-existing knowledge is intriguing, I wonder… in the phase of conception, of making love, the future child, will have physical characteristics derived from the two parents. Now, and if it was not just the physical characteristics but also the knowledge of the two adults being handed down? Does it mean that when we are faced with an unexpected event, does our intuition take on the information stored in the unconscious level of situations already experienced by others? Intriguing Theory indeed..

Another example I have in mind, is the one I experienced it personally while learning foreign languages: with our mother tongue language, during the first stage of growth is learned by listening to it by our parents and other people around us, while with the study of the English, I had to learn step by step all Grammatical rules and a discreet knowledge of the dictionary. Let’s take as an example , and drawn on a sheet two points A and B:

 

A ———————————————- B

 

During the first phase of learning, if I was been asked a question in English, I had to wait until it was completely said, then analyze it, understand its meaning and, answer it correctly. So from A to B, I used all the time, all the steps. But later, when I developed a wider knowledge of the grammatical structure and the dictionary, I found that while, in that short frame of time the question was been asked, before reaching its conclusion, I had clearly the information in my mind, and I was already ready to answer. So with a knowledge stored, it was recognized by the intuition, which made a real leap forward, discarding all the other passages! One of the things you notice, is that the intuition it’s automatic and  very fast. Fast as the speed of thought! So intuition allow to make a  jump. This theory reminds me of a similar kind about interstellar travel possibilities: always drawing on a sheet two-point A and B, combined by a hypothetical time-space line;  let A be the Earth and B  Alpha Centauri which far from us at least 4.3 light years. Even using the speed of light, it would take more than 4 years to reach it, but if you fold the sheet to match A point with B, the passage becomes almost instantaneous, just because, it is the time space that is folded, that’s a theory which was thougth for space tunnels/wormholes or sub space, allowing you to make a leap forward. The same leap that intuition performs, discarding all the processes, bringing A to B fast, almost instantaneous!

Another situation, which I lived indirectly, leads me to hypothesize other ways in which intuition acts. Many years ago, I went to see the sport event called “Easter of Budo” where you could see athletes of many martial arts disciplines. While I was in the locker room, I caught two young students talking friendly, when suddenly, without suspecting anything, one of them attacked the other with a direct fist. The scene seemed to me to play in slow motion, but no doubt I saw that the second boy, for the fear, to closed his eyes, but inexplicably, as he closed his eyes, he had made a block, deflecting the blow. Now what we call automatic, or reflexive action, something which, to be memorized it must be done at least 10,000 times. At that moment, the second boy, for fear, had closed his eyes, but intuition had recognized a dangerous situation and had taken command of the motor muscles, using a series of information already stored!

One of the countless works in the museum, one of the many that I liked, is the one by Matteo Nasini, called “Sparkling Matter”, he transforms the brain waves generated during the REM stage in sculptural objects and in automatic sound compositions through a machine. Dreams, we all make them, very often, when we wake up we do not remember them anymore. However, sometimes we have some elusive memories, or we remember them very well. What are dreams? Is it perhaps the intuition that, based on information already in our memory, does it seek, to give us information about problems that are affecting us?

Apparently, intuition has access to almost all areas of our brain, but we do not have access to it!

Another work that inspired me was by Marina AbramovichStanding Structure for Human Use” located in the mezzanine, ie between ground floor and first floor. It is a wooden structure, with at it’s sides some quartz crystals. The form of this work reminds me a lot about a tool called “wood man” that is used by WuShu disciples; essentially a very similar structure but only in wood, and it’s used as a training for defense and attack basics actions . It was precisely this work that inspired me in the notion that the repetition of innumerable times of an action is stored in that part of the brain where intuition has access and uses them automatically, completely unconsciously. In this case, the artist instead of the wooden arms, she placed some quartz crystals, which have many spiritual qualities such as: awakening of the Chakra, guide for premonition dreams, soul expansion and ultra-sensorial perceptions . The structure is directed at the use of people, it’s meaning does not reside in the work itself, but in the use made by people who through these crystals open their minds and try to get in touch with that part of ourselves, where lies the intuition. I remember seeing a picture of this work where some people came to the sides of the structure, wearing headphones, listening to some music or to some  background noise, trying to reach a trance-like meditation state. I wonder if access to this hidden knowledge can be achieved through means such as hypnosis, meditation, concentration, and if it’s possible, how to do it, or, once awakened by the state of trance, as in dreams, can we remember the experience or not?

Among the many works, there is one, by the artist Vincenzo AgnettiAssioma“, which intrigued me. It is a black bakelite panel with engraved corner painted with white nitro paint. Its shape reminds me of an SD card of those used as external memory for all technology devices such as tablets, marth phones, ect ect cameras. The panel is completely black except for a blank written down sentence that says:

 

Intuition is conscious reality bumped into the dark

 

Grossly speaking, it would mean “Intuition is the conscious reality that is shaken in the darkness.” The phrase and the work as a whole tries to explain that ideas, creativity, intuition comes from our unconscious in the hidden part of us ourselves, and that is brought to light when the intuition kick in. The phrase written in white on a black background is a spark in the dark, and for some reason it reminds me of the big bang explosion. An explosion from which matter is formed, and therefore a sudden source of inspiration. Ideas, already existing within us, await a stimulus that brings them to light.

In this review I can not, but to mention the work of Anish Kapoor, “White Dark VIII” as its image was used as a cover for the catalog of this exhibition. The work can be described as a couple of circles on a white background. Approaching it, we experience an attraction, as an invitation to enter into it, as if it were a portal that leads us to the unknown, or perhaps to that part within us, where ideas are evoked. So here the explanation about the “White Dark” title; that is, a kind of portal that offers us a passage to the dark where everything is born. The white color then, is the sum of all of the colors in the spectrum, and it’s the color that gives a sense of tranquility, inner peace, and of the void itself.

There are so many works, that this review would never end! I liked the works of Mariano Sardón and Mariano SigmanTwo Hundred Gazes Looking At Them“, Michel Mouffe’sThe Wedding Room II“, Michaël BorremansThe Bread“, Markus SchinwaldHeaven” and many more ! There are about four floors full of magnificent works, and I’m sorry I can not describe them all. Anyway, I feel to recommend you, to go and see this show, and I hope my review can help you understand it from a different point of view. The exhibition is not easy to understand, you have to keep in mind the main subject and try to figure out what each artist wants to express. It’s a show not to be missed, it is for you a unique opportunity! I invite you to go there with planty of time, because as I said, the works are so many and it takes a while to fully appreciate it!

INTUITION Palazzo Fortuny – Venice

13 May – 26 November 2017

4 Grandi Donne

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museo fortuny

Di recente sono stato di turno al Museo Fortuny di Venezia. Per chi non lo sapesse, il Museo Fortuny, a differenza di tutti gli altri musei della Fondazione Civici di Venezia, è particolare per almeno due ragioni:

  • Ospita per la maggior parte, mostre ispirate alle donne, o create da artiste donne, anche se sono state ospiti mostre di ogni artista, ma ognuna stupenda nel suo genere.

 

  • Apre solo quando c’è una mostra da esporre, altrimenti rimane chiuso. Ecco perché non bisogna lasciarsi scappare l’opportunità di vedere questo stupendo museo quando è aperto.

 

In questo periodo il museo Fortuny, non ospita una mostra, ma bensì quattro ! Si avete capito bene, ci sono quattro stupende mostre, che attendono solo voi. Queste mostre fanno parte del ciclo “inverno a Palazzo Fortuny” e ospitano su tre piani (dal piano terra fino al secondo – il terzo è chiuso) le mostre dedicate a quattro stupende donne:

  • Henriette Fortuny
  • Romaine Brooks
  • Sarah Moon
  • Ida Barbarigo

A piano terra, è ospitato la mostra dedicata a Ida Barbarigo: “Erme e Saturni” questo è il titolo di questa sua mostra. Sebbene io non avessi lavorato a quel piano, mi ci sono recato nel mio giorno libero, per avere un’idea più chiara su queste intriganti artiste. Ebbene si, intriganti, ho usato questa parola, diciamo che sono piene di fascino, mistero queste donne, e i loro capolavori sono meravigliosi, enigmatici a volte, ma sempre stupendi  e ricchi di significato, di domande.

Ammetto che le opere di Ida Barbarigo non sono di facile interpretazione, il che mi fa pensare se è necessario un maggior studio delle sue opere. Ella è una discendente di una famiglia di artisti, le opere presenti, sono state concepite tra il 1980 e la fine degli anni novanta. Le Erme e i Saturni, sono delle enigmatiche opere che rappresentano il difficile percorso dell’artista, tramite la pittura, la tela, i colori ect.

Rimango alcuni minuti a guardare le sue opere mentre le memorizzo nella memory card della mia macchina fotografica. Faraoni, sfingi, erme, saturni.. Tutti quadri con forte tinte di rosso, personaggi che si coprono il volto con le mani, o appena distinguibili, come fossero trasparenti, o circondati dalla nebbia.. questa è l’impressione che ho avuto, anche se ripeto, è solo un’opinione dettata dalla mia scarsa preparazione pittorica.

Mi reco all’accesso per i piani superiori, passo il bookshop dove più tardi comprerò i libri su queste donne che mi hanno tanto colpito. Come giungo in cima, mi colpisce, mi lascia del tutto senza fiato il splendido quadro di Romaine Brooks “primavera”. Non ho mai visto niente del genere, niente di così bello !

Romaine_Brooks2

Romaine Brooks, era una donna straordinaria, mi sarebbe piaciuto tanto averla conosciuta. Una donna fragile, dall’anima un po tormentata, a causa della madre che ricopriva di più attenzioni il figlio afflitto da una malattia mentale, sentendosi così rifiutata.

Tornando al dipinto, esso vede come protagonista una donna nuda di cui una metà coperta da un mantello nero, mentre tiene una lunga ghirlanda di fiori, mentre un cervo solitario sembra allontanarsi dalla scena. Chi è costei ? Questa splendida creatura dallo sguardo rivolto verso il basso, quasi chiuso? Ella è Persephone, la Dea mitologica rapita da Ade e portata negli inferi. In che contesto temporale è qui inquadrata ? Prima del suo rapimento, o durante uno dei suoi temporanei ritorni nella sfera terreste ?

La Dea non è proprio collocata al centro del quadro, eppure lei è la figura dominante, tutto il resto passa in secondo piano, come se tutto il resto fosse inghiottito dalla nebbia. L’espressione del viso è quella che colpisce più di tutto.. sembra quasi tristezza, ma di chi ? Di Persephone o dell’artista ?

Altri suoi quadri sono altrettanto belli e significativi, il secondo più bello direi che è la “Venere piangente” le cui sembianze sembrano siano state prese dalla modella Ida Rubinstein, che senz’altro si può affermare, sia stata una dei personaggi che ha ispirato l’artista e che sono stati importanti nella sua vita. Altri suoi lavori importanti sono stati il ritratto di Gabriele D’Annunzio, di Jean Cocteau, di Paul Morand; I suoi disegni sono semplici ma ricchi di signicato.. eppure mi torna sempre in mente l’immagine della “primavera” !

Il primo piano però non è incentrato solo su di lei, ci sono molte opere che ricordano Henriette Fortuny l’unica vera musa di Fortuny stesso. Mi viene il mente il detto che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Bè è il suo caso. Almeno è questo che traspare dalle foto, dai piccoli frammenti di vecchi filmini delle vacanze . La storia di una coppia semplice, di due parti che si sono trovate, e che insieme hanno fatto la storia del tessuto. E’ lo stesso Mariano Fortuny a rivelare che dietro il successo del Delphos c’è proprio Henriette, infatti la si nota in molte foto mentre indossa l’abito. Esso non è altro che una tunica in taffetà di seta con una plissettatura che si rifà ad Auriga, la statua di bronzo scoperta a Delfi. Anche il knossos ebbe molto sucesso: un telo fatto in raso di seta, stampato in nero e avorio su sfondo chiaro con motivi greci tra l’ellenico e il minoico. Fortuny fu molto conosciuto all’estero, specialmente negli Stati Uniti, quando Elsie McNeil, lo convinse ad aprire un negozio da lei gestito a New york, sarà proprio a lei che Henriette affiderà il destino della fabbrica della giudecca dopo la morte di Fortuny avvenuta nel 1949.

Conde_nast_fortuny

E’ stupefacente poter ammirare tutte queste fotografie, quadri dove Henriette viene ritratta, è per noi un’opportunità di conoscere questa donna straordinaria, che fino adesso non avevo sentito parlare tanto. Ovviamente di Mariano Fortuny si è detto, si è scritto tanto, ma grazie a questa mostra, si può finalmente conoscere, ammirare questa grande donna !

Sarah Moon è presente al secondo piano. Quarta donna ospite in questo museo, ella ha voluto offrire un omaggio a Mariano Fortuny con le sue foto, le sue stampe a getto d’inchiostro e ai sali d’argento. Il bianco e nero, delle sue opere, è volutamente scelto perché comunica un punto di vista totalmente differente. Il bianco e nero rievoca il passato, i ricordi , sottolinea i dettagli, evoca nuovi sfondi di luci e ombre. Sarah Moon, con le sue opere ci offre una visione, uno sguardo ai capolavori di Fortuny in maniera diversa; questo ci appare quando ci soffermiamo a guardare i suoi scatti, le pieghe dei tessuti ci appaiono come pieghe dello spazio tempo.. a ogni singola piega, ci si avvicina per guardare meglio, per poi arretrare di qualche passo per guardare l’opera nel suo insieme.

Sono tutte delle mostre stupende, confesso che rimarrei ore ad osservare i quadri di Romaine Brooks e le foto di Henriette Fortuny. Consiglio a tutti di andare a vedere queste mostre, è un’opportunità unica !!

Four great women

museo fortuny

Recently I was on duty at the Fortuny Museum in Venice. For those who do not know, the Fortuny Museum, unlike all the other museums of the Civic Museums Foundation of Venice, it’s particular for at least two reasons:

  • Houses for the most part, exhibitions inspired by the women, or created by them, even if, from time to time there has been exibitions of different kind but always beautiful.

 

  • It’s opens only when there is an exhibition to be displayed, otherwise the palace is closed. That’s why we should not pass up the opportunity to see this wonderful museum when it opened.

 

In this period the Fortuny Museum, it does not host an exhibition, but rather four! Yes you heard right, there are four wonderful exhibitions, waiting for you inside. These exhibitions are part of the cycle “Winter at Fortuny Palace”, they are placed all over three floors (from the ground floor up to the second – the third is closed), exhibitions dedicated to four beautiful women:

  • Henriette Fortuny
  • Romaine Brooks
  • Sarah Moon
  • Ida Barbarigo

On the ground floor, there is an exhibition dedicated to Ida Barbarigo: “Erme and Saturns” this is the title of her exhibition. Although I had not worked on that floor, I went there on my day off, to get a better idea about these intriguing artists. Yes, intriguing, I used that word, let’s say they are full of charm, mysterious, and their masterpieces are wonderful, enigmatic at times, but always beautiful, full of deep meanings, and questions.
I admit that the works of Ida Barbarigo are not easy to interpret, that makes me think if I need a much larger time to study her works. She is a descendant of a family of artists, the artworks were designed between 1980 and the end of the nineties. The Erme and Saturns, are enigmatic works representing the difficult path of the artist, through painting, canvas, color ect.
I stayed a some minutes to look at each of her works while I memorize them on the memory card of my camera. Pharaohs, sphinxes, Herms, Saturnian .. All paintings with strong colors of red, characters who cover their faces with their hands, or barely discernible, as if they were transparent, or surrounded by the fog .. this is the impression I got, although I repeat, it’s just an opinion dictated by my lack of preparation pictorial.
I went to the access to the upper floors, passed the bookshop where later I bought books about these women that I was so impressed. As I reach the top, it striked me, left me complety breathless as I saw the splendid picture of Romaine Brooks “Spring”. I’ve never seen anything like that, anything so beautiful!

Romaine_Brooks2.jpg

Romaine Brooks, was an extraordinary woman, I would have loved to have met her. A fragile woman, tormented soul, because of the mother that gaved more attentions to her brother afflicted with a mental illness, making her feeling rejected and unloved.
Returning to the painting, it represents a naked woman, one half of her body covered by a black cloak, holding a long garland of flowers, while a deer seems lonely going away from the scene. Who is she? This beautiful creature with her eyes face down, almost closed? She is Persephone, the mythological Goddess abducted by Hades and taken to the underworld. In which context, in what time is she framed? Before her kidnapping, or during one of her temporary return to the terrestrial sphere?
The Goddess is not just set in the center of the picture, and yet she is the dominant figure, everything else fades into the background, as if all that was swallowed by the fog. The facial expression is one that affects most of all .. it seems almost sad, but whose? Persephone or the artist?
Her other paintings are just as beautiful and meaningful; the second one most beautiful I would daresay is the “The Weeping Venus”, whose features seem to have been inspired by Ida Rubinstein, a model, that certainly we can say, she was one of the characters that inspired the artist and that were important in her life. Other famous paintins were the portrait of Gabriele D’Annunzio, Jean Cocteau, Paul Morand; her drawings are simple but rich of meaning .. and yet I keep thinking at the painting of the “Spring”!

The first floor, however, is not focused only on her, there are many works that recall the only one real muse Henriette Fortuny of Mariano Fortuny himself. I seem to remember the saying that behind every great man there is a great woman. Well this is the case. At least that’s what transpires from the photos, from small fragments of old holiday movies. The simple story of a couple, the two half parts of a soul that had found themselves, and together they made the history of fabrics. It’s Mariano Fortuny himself to reveal that behind the success of Delphos’s was Henriette; this fact is noted in many pictures where she is wearing the dress. The Delpho is nothing but a tunic in silk taffetà with a pleat that remind Auriga, the bronze statue discovered in Delphi. The Knossos had also great sucess: a cloth made of silk satin, printed in black and ivory on a light background with Greek motifs between the Greek and Minoan. Fortuny was well known abroad, especially in the US, when Elsie McNeil, convinced him to open a shop run by her in New York, It will be  her that Henriette entrust to lead the destiny of the Giudecca factory after the death of Fortuny which took place in 1949.

Conde_nast_fortuny

It ‘amazing to admire all these photographs, paintings where Henriette is portrayed, it’s an opportunity for us to know this remarkable woman, who until now has not been talked about much. Obviously about Mariano Fortuny much has been said, much has been written, but thanks to this exhibition, we can finally know, and admire this great woman!

Sarah Moon is on the second floor. Fourth woman guest at this museum, she wanted to offer a tribute to Mariano Fortuny with her photos, her prints inkjet and silver salts. The black and white of her works, is deliberately chosen because it conveys a totally different point of view. The black and white evokes the past, memories, emphasizes the details, evokes new background of light and shadow. Sarah Moon, with her works gives us a vision, a look to the masterpieces of Fortuny totally different; this is clear to us when we stop to look at her photos, the folds of tissue appear as folds of space and time .. every single fold, you get closer for a better look, and then move back a few steps to watch the work in its together.
They are all wonderful exhibitions, I confess that I would stay hours observing the paintings of Romaine Brooks and photos of Henriette Fortuny. I recommend everyone to go and see these exhibitions, it is a unique opportunity !!

Proportio, una mostra stupenda !

(For the english version, scroll down the page)

In questo mio nuovo articolo, vi voglio parlare di una mostra assolutamente eccezionale, che consiglio caldamente a tutti di andare a vedere: Proportio di Axel Vervoordt. La mostra è ospitata nel bellissimo Palazzo Fortuny, e a mio modesto parere, è senz’altro una delle più belle mostre che abbia mai visto. Per chi non lo sapesse, Mr Axel Vervoordt, ogni due anni circa, organizza una mostra in questo bellissimo palazzo, ognuna con un specifico tema, ognuna più bella della precedente. Mi ricordo ancora una delle sue mostre alle quali ho avuto il privilegio di lavorare: “TRA”. Il titolo della mostra, era stato scelto con molta cura, e nascondeva al suo interno numerosi livelli di significato: rappresentava quello spazio, quell’intermezzo tra quello che c’era davanti e quello che c’era dietro. La mostra si componeva di diverse opere, tra le quali spiccavano porte e finestre di ogni dimensione e materiale. Esse rappresentavano un portale, un ingresso da una stanza ad un altra, un altra dimensione, il futuro che ci aspetta davanti e il passato alle nostre spalle, come pure poteva essere interpretato, come lo scambio di energia, da uno stato ad un altro, e molti altri significati ancora.

Axel Vervoordt è semplicemente un genio, un uomo del nuovo rinascimento, uno con una visione del mondo, della vita nel suo intero, e con le sue mostre, cerca di condividere con tutti noi, le sue conoscenze. Ora dopo questa introduzione, vi parlerò di questa nuova mostra.

Proportio, si basa principalmente sulle proporzioni matematiche, specialmente “la proporzione divina” o numero “phi” il quale è stato calcolato come 1,618. Questo numero è molto importante esso deriva dalla sequenza di Fibonacci,una progressione di numeri la quale somma di due termini adiacenti era uguale al termine che lo seguiva e poi, come sopra menzionato, perché il quoziente dei due numeri tendeva a dare quel risultato numerico! Un numero che si trova ovunque, tanto per fare un esempio, con un metro, misurate in totale la vostra altezza dalla testa ai piedi, e dividete quel numero per l’altezza dal vostro ombelico ai piedi, e si otterrà il numero “phi”. Altri esempi? Misurare la distanza dalla spalla alle dita e dividetela per la distanza dal gomito alle dita, sempre il numero phi, oppure il numero delle api in un alveare ? Il numero delle api femmine diviso quello dei maschi: numero “phi”.

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scroll-fibonacci copy

 

Questa proporzione divina, fu quindi usata per molti scopi, in campo musicale, nell’architettura, basti pensare al palazzo delle nazioni unite di New York, e cosa più importante anche nell’antichità con i monumenti delle 7 meraviglie del mondo: La piramide di Cheope di Ghiza, i giardini pensili di Babilionia, la statua di Zeus ad Olimpia, Il tempio di Artemide a Efeso, il Colosso di Rodi, Il Mausoleso di Alicarnasso, Il Faro di Alessandria. Questa proprorzione, è stata anche riscontrata al di là dell’oceano Atlantico, nelle piramidi dei Maya ad esempio. Com’è possibile allora che tale concezione della proporzione divina, fosse presene in vari punti del mondo, prima ancora della scoperta di Cristoforo Colombo? L’epoca delle sette meraviglia del mondo, coincide grosso modo col periodo in cui vissero i grandi filosofi greci, tra cui: Platone, Aristotele, Pitagora, Euclide. Non fu proprio Platone in una delle sue 5 trilogie ”Crizia” dove egli descriveva i dettagli di una civiltà avanzata, che si suppone sia quella di Atlantide?

Dicono infatti i nostri testi che la vostra città arrestò un enorme esercito, che con prepotenza stava avanzando contro tutta l’Europa e l’Asia insieme, provenien­te da fuori, dal mare Atlantico: allora infatti quel mare era navigabile, perché c’era un’isola di fronte allo stretto chiamato (come dite voi) Colonne d’Eracle. Quell’isola era più ampia della Libia e dell’Asia messe insieme; e da essa i naviganti di quel tempo potevano passare sulle altre isole, e da esse su tutto il continente opposto intorno a quello che allora era un vero e proprio mare. Infatti, tutto quanto si trova al di qua dell’imboccatura di cui stiamo parlando, sembra un porto con una foce stretta; ma di là c’è veramente il mare, e la terra-ferma che lo circonda si potrebbe perfettamente considerare un continente. In quest’isola di Atlantide si era formata una grande e straordinaria monarchia, che dominava tutta l’isola e anche molte altre isole e regioni del continente; inoltre governava, da questa parte dello stretto, la Libia fino all’Egitto, e l’Europa fino alla Tirrenia. Questa potenza dunque, concentrate tutte le sue forze, si accinse un tempo ad asservire d’un sol colpo la vostra e la nostra terra e tutta la regione al di qua dello stretto. Proprio in quel tempo, Solone, la potenza della vostra città divenne famosa fra tutti gli uomini per valore e forza. Sopravanzando infatti tutti quanti nella generosità e nelle arti belliche, prima a capo dei Greci, poi inevitabilmente da sola, perché gli altri si erano ritirati, pur essendo giunta all’estremo pericolo riuscì a sconfiggere gli invasori e a trionfare su di loro, e impedì che fossero fatti schiavi coloro che non erano ancora mai stati asserviti, mentre diede generosamente la libertà a tutti noi, che abitiamo al di qua dei confini di Eracle.«Ma in seguito si verificarono immensi terremoti e cataclismi, al sopraggiungere di un sol giorno e di una sola notte terribili, in cui il vostro esercito fu inghiottito tutto quanto dalla terra, e anche l’isola di Atlantide s’inabissò nel mare e sparì: ecco perché, anche ora, quel mare risulta ormai inaccessibile e inesplorabile, essendoci l’ostacolo del fango dei bassifondi che l’isola depositò inabissandosi.”

Leggendo un intervista tra Axel Vervoordt, René De Bartiral, e Tatsuro Miki, si teorizzava tale perchè: è più probabile che da una civiltà siano partite in diverse direzioni tale sapienza, o che, in luoghi diversi, individualmente si sia arrivata alla stessa conclusione? La scelta più logica semprebbe la prima, ma visto che non è purtroppo dimostrabile, dobbiamo abbandonare tali linee di pensiero, e concentrarsi su quello che invece è documentato. Dopo secoli, la proporzione divina ritorna ad essere studiata, e il nome del matematico, era Luca Pacioli. Egli era un frate dell’ordine francescano nato nel Borgo di Sansepolcro nel 1445, ha cominciato gli studi sotto la tutela di Piero della Francesca, dove i suoi talenti, per la matematica e la pittura, furono incoraggiati, e perciò andò a studiare più approfonditamente all’Accademia della scuola di Rialto che guarda caso gli studi matematici si basavano sugli insegnamenti proprio di Aristotele, che fu discepolo di Platone e successivamente precettore di Alessandro Magno detto il grande.

In questa bellissima mostra, Axel Vervoordt ci svela la conoscenza della proporzione divina, in tutti i suoi aspetti: musicale, artistico, architettonico ect. Nella mostra sono presenti molti capolavori, dai quadri, ai disegni, modellini, forme geometriche, basilari e non. Le forme geometriche non sono messe a caso, ognuna riguarda la proporzione divina, se non sbaglio, mi sembra di ricordare che lo stesso Platone, cercava di realizzare un solido poliedrico, con tante facce, tante quali erano le scienze, ogni faccia rappresentava una determinata scienza, da qui il nome del “solido platonico”.

A piano terra, Axel Vervoordt ha realizzato delle strutture “abitative” sfruttando le regole matematiche, quali la radice di 3, la radice di 5, la proporzione divina ect, con materiali quali la calce viva e la carta pesta. L’interno di queste strutture è vuoto; ogni struttura, realizzata con diverse formule matematiche hanno all’interno un diverso tipo di energia, ovvero il vuoto. Se ci pensate in un ambiente vuoto, si crea l’eco, ed è opinione che con diverse misure, le strutture al suo interno hanno delle tonalità sonore diverse. Il vuoto genera energia, però è anche vero che in un ambiente armonicamente arredato, ha anch’esso una sua energia. Tale disciplina, nata in oriente, si chiama Feng shui. Essa è un arte ausiliaria all’architettura, che si occupa degli interni dell’abitazione, ma anche alla scelta dei suoi mobili, del terreno, tutto legato ai 5 elementi: acqua, fuoco, terra, metallo, legno.

Il manifestarsi delle energie, è un tema ricorrente nelle mostre di Axel Vervoordt, nella sua intervista/colloquio, egli fa un’associazione molto interessante: secondo la medicina cinese, il nostro corpo è percorso da meridiani, che portano l’energia in tutto il corpo, e quando, essi non sono in armonia, abbiamo dei disturbi fisici. Con la stimolazione dell’agopuntura, su questi meridiani, si riesce a volte a riportare l’equilibrio. Ebbene l’associazione fatta, è che tale energia, se presente nell’uomo, è anche presente nella terra, il nostro pianeta, e che ci sono delle zone, dove le energie sono più forti in altre. Mi viene da pensare ad esempio il tempio megalittico fuori Londra di Stonenge, o alcune chiese della penisola iberica, dove sono state registrate alcune energie diverse da quelle magnetiche…

Secondo Axel Vervoordt, ci sarà un ritorno al sapere e filosofia orientale, in quanto essa, non affronta i problemi da un singolo lato ma prende tutto l’insieme, proprio perchè tutto è interconesso; la giusta proporzione si ottiene quando si raggiungie l’armonia dell’uomo con l’ambiente. Come menzionato sopra la filosofia orientale del feng shui, prevede per l’appunto l’armonia dell’uomo con l’ambiente circostante.

Un’altro pensiero che mi ha colpito di questa mostra, è‘ quello che asserisce la religione Janista, una religione simile a quella buddista secondo la quale il benessere dell’uno dipende dal benessere degli altri, dove tutto è interconnesso, mi fa pensare ad un concetto che ho letto nel libro di David Mitchell, dal titolo “Cloud Atlas” di cui i fratelli Wachowski successivamente fecero il film, dove il destino di una persona era connessa, da un’altra, le cui azioni passate o presenti determinavano.

Il primo piano è letteralmente pieno di capolavorari di artisti diversi che a loro modo hanno cercato di rappresentare la proporzione divina. Ci sono numerosi modellini e disegni architettonici, ci sono video che lasciano a bocca aperta per come sono stati realizzati, un video di essi si vede una coppia che danza al ritmo di una musica, e questo è dedicato all’uso della proporzione divina nel campo della musica. Solamente per visitare il primo piano, e godere di ogni singolo capolavoro, penso che ci si potrebbe impiegare delle ore !!

Il secondo piano è meno affollato di capolavori, ma seppur pochi, sono assolutamente interessantissimi, come quella di Gabriele De Vecchi, dove una semplice costruzione in 2 dimensioni, ruotando, con il gioco delle ombre, produce una serie continua di nuove figure geometriche in 3 dimensioni! E’ assolutamente fantastico !!

Anche il 3 piano presenta un numero inferiore di opere, ma come il secondo, le opere sono molto interessanti, e gode di una luminosità e di una vista assolutamente stupende !

Se andrete a visitare questa mostra, ecco i miei consigli, sulle più belle opere che dovete assolutamente vedere !

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Hans Op de Beeck

Nighttime

Izhar Patkin

Hare Apparent

Anne-Karin Furunes

Homage to Mariano Fortuny’s Study of Clouds

GabrieleDe Vecchi

Deformazione

assonometria cubo

Le Corbusier

La Chaux-de-Fonds 

Roquebrune-Cap-Martin)Villa

Savoye, Poissy

 immagine 6  immagine 7  immagine 8  immagine 9

Nanda Vigo

Cronotopo

Akiko Horio

Senza titolo (Azzurro)

Anish Kapoor

Gathering Clouds

Markus Brunetti

Cathedrale

Notre-Dame de hartres

Questi sono solo dei miei suggerimenti, le opere sono talmente tante! Io vi consiglio caldamente di andare a vederla questa mostra, che a mio giudizio, è una delle più belle che io abbia mai visto!

English Version

In my new article, I want to talk about an exhibition quite exceptional, I strongly recommend everyone to go and see: Proportio Axel Vervoordt. The exhibition is housed in the beautiful Palazzo Fortuny, and in my humble opinion, is undoubtedly one of the best shows I’ve ever seen. For the uninitiated, Mr. Axel Vervoordt, approximately every two years, organized an exhibition in this beautiful building, each with a specific theme, each more beautiful than the last. I still remember one of his exhibitions in which I had the privilege of working: “TRA”. The show’s title, had been chosen with great care, and hid inside several levels of meaning: it represented that space, that data bit from what was there before and what was behind it. The exhibition consisted of several works, among which stood out the doors and windows of all sizes and materials. They represented a portal, an input from one room to another, to another dimension, the future that awaits us ahead and the past behind us, as well as could be interpreted as the exchange of energy from one state to another, and many more meanings yet.

Axel Vervoordt is simply a genius, a man of the renaissance, one with a view of the world, of life as a whole, and with its exhibitions, tries to share with us all his knowledge. Now after this introduction, I’ll talk about this new exhibition.

Proportio, it is mainly based on mathematical proportions, especially “the divine proportion” or number “phi” which was calculated as 1.618. This number is very important it is derived from the Fibonacci sequence, a progression of numbers which sum of two adjacent terms was equal to the period that followed him and then, as mentioned above, because the quotient of the two numbers tended to give that numerical result! A number that is found everywhere, just as an example, with a tape measure, measure your total height from head to toe, and divide that number by your height from your navel to the feet, and you’ll get the number “phi” . Other examples? Measure the distance from the shoulder to the fingers and divide it by the distance from the elbow to the fingers, always the number phi, or the number of bees in a hive? The number of bees females divided that of males: number “phi”. 

scroll-fibonacci copy

 

This divine proportion, was then used for many purposes, in music, in architecture, just think of the building of the United Nations in New York, and most importantly also with the ancient monuments of the 7 Wonders of the World: The pyramid Ghiza of Cheops, the Hanging Gardens of Babylon, the Statue of Zeus at Olympia, the Temple of Artemis at Ephesus, the Colossus of Rhodes, The Mausoleso of Halicarnassus, the Lighthouse of Alexandria. This proprorzione, was also observed beyond the Atlantic Ocean, in the pyramids of the Maya, for example. Why is it then that such a conception of the divine proportion, Feature This was at various places of the world, even before the discovery of Christopher Columbus? The era of the seven wonder of the world, roughly coincides with the period they lived in the great Greek philosophers, including Plato, Aristotle, Pythagoras, Euclid. It was not just Plato in one of his five trilogies “Critias” where he described the details of an advanced civilization, which is supposed to be that of Atlantis?

“They say in our lyrics that your city stopped a huge army, with that arrogance was advancing against all of Europe and Asia together, coming from outside, from the Atlantic sea: in fact then that sea was navigable, because there was an island opposite the strait called (as you say) the Pillars of Hercules. That island was larger than Libya and Asia put together; and from it the sailors of that time they could spend on other islands, and from them on the whole opposite continent around what was then a real sea. In fact, everything that is on this side of the entrance we are talking about, it looks like a port with a narrow passage; but there is really the sea, and land-stops around him you could well be considered a continent. In this island of Atlantis he had formed a great and extraordinary monarchy, which dominated the whole island and also many other islands and regions of the continent; also ruled, on this side of the strait, Libya to Egypt, and Europe up to Tirrenia. This power then, concentrated all his strength, he set a time to enslave one blow your and our country and throughout the region on this side of the strait. Just at that time, Solon, the power of your city became famous among all people to value and strength. Overtaking fact everyone in generosity and in the arts of war, first in charge of the Greeks, then inevitably alone, because the others had withdrawn, although the extreme danger junta managed to defeat the invaders and to triumph over them, and prevented They were enslaved those who were not yet ever been enslaved, while generously gave freedom to all of us who live on this side of the borders of Heracles. “But later occurred immense earthquakes and cataclysms, the arrival of a single day and one terrible night, when your army was swallowed up everything from the land, and also the island of Atlantis sank into the sea and disappeared: that’s why, even now, that sea is now inaccessible and unsearchable, being no obstacle the mud of the slums that deposited sinking the island. “

Reading an interview between Axel Vervoordt, René De Bartiral, and Tatsuro Miki, he wonder: it is more likely that a single civilization in different directions spread such knowledge, or that, in different places, it has come individually to the same conclusion? The logical choice semprebbe the first, but since it is unfortunately not provable, we must abandon these lines of thought, and instead focus on what is documented. After centuries, the divine proportion returns to be studied, and the name of the mathematician, was Luca Pacioli. He was a monk of the Franciscan born in the village of Sansepolcro in 1445, began his studies under the tutelage of Piero della Francesca, where his talent for mathematics and painting, were encouraged, and so he went to study in greater depth Academy school Rialto who happens mathematical studies were based on the teachings of Aristotle’s own, who was a disciple of Plato and teacher of Alexander the Great later called the Great.

In this beautiful exhibition, Axel Vervoordt reveals knowledge of the divine proportion, in all its aspects: musical, artistic, architectural ect. In the exhibition there are many masterpieces, from paintings, drawings, models, geometric shapes, in basic shapes and not. The geometric shapes are not placed at random, each regards the divine proportion, if I’m not mistaken, I seem to remember that Plato himself, trying to build a solid multi-faceted, with many faces, so many what were the sciences, each face represented a certain science, hence the name “Platonic solid”.

On the ground floor, Axel Vervoordt has created structures “housing” by exploiting the mathematical rules, such as the root of 3, the root of 5, the divine proportion ect, with materials such as lime and paper mache. The interior of these structures is empty; each structure, realized with different mathematical formulas have inside a different kind of energy, ie the vacuum. If you think about it in a vacuum, creating an echo, and is opinion that with different sizes, structures within it have the tone sound different. The vacuum generates energy, but it is also true that in an environment harmoniously furnished, also has its own energy. This discipline, born in the East, is called feng shui. It is an art auxiliary architecture, which deals with the interior of the home, but also to the choice of its furniture, the land, all tied to the five elements: water, fire, earth, metal, wood.

The manifestation of energy, is a recurring theme in the exhibition of Axel Vervoordt, in his interview / conversation, he makes an association very interesting: according to Chinese medicine, the body is crossed by meridians that carry energy throughout the body, and when, they are not in harmony, we have physical ailments. With the stimulation of acupuncture, on these meridians, you can sometimes restore balance. Well the association made, is that this energy, if present in humans, is also present in the earth, our planet, and that there are areas, where the energies are stronger in others. I’m thinking, for example, the temple of Stonenge megalittico outside London, or some churches of the Iberian Peninsula, where they were registered some energy other than magnetic …

According to Axel Vervoordt, there will be a return to knowledge and Eastern philosophy, as it does not address the problems of a single side, but takes the whole thing, just because everything is interconnected world; the right balance is achieved when raggiungie harmony with the environment. As mentioned above the oriental philosophy of feng shui, it involves precisely man’s harmony with its surroundings.

Another thought struck me in this exhibition, is’ what asserts Janista religion, a religion similar to the Buddhist, according to which the well-being of one depends on the welfare of others, where everything is interconnected, it makes me think of a concept that I read in the book by David Mitchell, entitled “Cloud Atlas” in the Wachowski brothers later made the film, where the fate of a person was connected, by another, whose actions past or present determined.

The first floor is literally full of masterpieces by different artists who in their own way have tried to represent the divine proportion. There are numerous models and architectural drawings, there are some videos that leave you speechless about  how they were been made, in a a video you can see a couple dancing to the rhythm of music, and that, is dedicated to the use of the Divine Proportion from the point of view of music. Only to visit the first floor, and enjoy every single masterpiece, I think you could take several hours !

The second floor is less crowded with masterpieces, but even a few, are very interesting, like that of Gabriele De Vecchi, where a simple construction in 2 dimensions, rotating, with the play of shadows, producing a continuous series of new geometric shapes in 3 size! E ‘absolutely fantastic !!

Even the third floor has a smaller number of works, but as the second, the works are very interesting, and it offers a wonderful view of the city of Venice!

If you are visiting this exhibition, here is my advice about the most beautiful works that you absolutely must see!

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Hans Op de Beeck

Nighttime

Izhar Patkin

Hare Apparent

Anne-Karin Furunes

Homage to Mariano Fortuny’s Study of Clouds

GabrieleDe Vecchi

Deformazione

assonometria cubo

Le Corbusier

La Chaux-de-Fonds 

Roquebrune-Cap-Martin)Villa

Savoye, Poissy

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Nanda Vigo

Cronotopo

Akiko Horio

Senza titolo (Azzurro)

Anish Kapoor

Gathering Clouds

Markus Brunetti

Cathedrale

Notre-Dame de hartres