Transformations a Palazzo Mocenigo

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A palazzo Mocenigo c’è una nuova mostra, situata a piano terra nell’angolo in fondo a sinistra, e si chiama Transformations. Palazzo Mocenigo ogni volta ti stupisce, se poco tempo fa, avevo scritto un blog sulla bellissima mostra della collezione Storp ” Cabinet of curiosity”, adesso mi trovo a scriverne un altro su questa bellissima mostra. 

Transformations è una mostra di sei artisti svedesi che ci mostrano i loro capolavori nell’arte della gioielleria. Questa però non è una mostra come le altre, in quanto questi sei artisti hanno tutti scelto un modo originale per creare i loro capolavori. I sei artisti sono:

  • Agnes Larsoon
  • Catarina Hallzon
  • Hanna Hedman
  • Marta Mattsson
  • Sara Borgerard Alga
  • Tobias alm

Questi artisti hanno scelto dei materiali alquanto insoliti per le loro creazioni, per dare un messaggio. Tutti i gioielli, che si ammirano nei negozi, sono belli perché esteticamente lo sono, vengono creati con quell’intenzione, e si usano materiali in conseguenza. Invece i sei artisti svedesi, hanno scelto dei materiali non belli, proprio per esprimere qualcosa, e per condividere con noi il fatto che le cose non belle, hanno tanto da comunicare, e posseggono quindi una bellezza tutta nascosta che sta a noi scoprire. I temi su cui sono incentrati le loro opere stanno alla base della conservazione e riciclo delle cose. Viviamo in una società consumistica che getta via tutto. Ecco che queste opere ci danno l’opportunità di capire, che si rendono necessari altre soluzioni al nostro modo di vivere.

Agnes Larsoon: I diamanti, il simbolo principale del gioiello tradizionale, sono stati formati dal carbonio, che per milioni di anni sono stati sottoposti a pressioni estreme e alte temperature. E’ proprio il carbone il materiale scelto da Agnes  per una serie di opere sotto la voce “carbo”. Un nome non scelto a caso: Carbo – Carbone – Carbonio. Il carbonio è presente in tutte le cose viventi che ci circondano, tuttavia ci da l’impressione di qualcosa di morto, qualcosa di carbonizzato e consumato dal fuoco. Agnes, altre a quello, alle sue opere aggiunge anche dei peli di cavallo, un materiale naturale che rappresentano un qualcosa che lega, un legame sia tra i corpi e le nostre vite. In un’altra collezione di opere, ella combina l’alluminio con le pelli animali e peli di cavallo bianco. Nella creazione del metallo stesso, essa fissa la polvere di alluminio, che acquista una struttura morbida simile alla pelle, molto diversa da quella di alluminio che siamo abituati a vedere.  Nelle opere di Agnes, la morte è un argomento che lei tratta, è presente e si fa sentire: la nostra stessa morte, ma anche il decadimento, l’invecchiamento che si svolge dentro noi e tutto intorno a noi nella natura. Avvertiamo come un vuoto, una sensazione di peso e tristezza, un pensiero che tutto svanisce, diventa trasparente, pietrificante; eppure dobbiamo tenere conto che non è l’unica cosa che ci vuole comunicare, ella gioca sulla dualità delle cose Ying e Yang, vivi e morti, oscurità e luce, fragilità e forza della superficie e della profondità, perché è la nostra realtà, la nostra vita.

Catarina Hallzon ha unito l’artigianato tradizionale dell’argenteria con materiali che, per molte persone, possono risultare offensivi. Ha sperimentato con i prodotti di scarto ed è riuscita a trovare una tecnica che le permette di conservare le mascelle degli animali che vengono normalmente scartate quando, ad esempio, viene tagliato un alce. Lei li ha poi bolliti, ha tirato fuori i denti d’alce e li ha riempiti d’argento. Così li ha trasformati in oggetti di gioielleria. Ha anche “abbronzato” per così dire, e ricamato, la pelle per fare spille,  e ha usato gli interni dei maiali su anelli d’argento che ha collegato in grandi collane. Con questa strategia ha indicato quanto sia veramente fragile e temporanea sia la natura. Il suo gioiello agisce come un commento sulla società. Utilizzando la pelle delle budella è un modo per dire che tutto deve essere conservato e riciclato. Un modo un po forte per diffondere questo suo messaggio, ma che fa pensare..

I gioielli di Hanna Hedman, sono molto complessi e altamente dettagliati. La maggior parte di essi è fatta di rame rivestito in polvere, combinato con argento in lamiera che è stato segato e perforato in un design di pizzo di fori che vengono poi montati in strato su strato. Si avvale della tecnica tradizionale d’argento in lamiera e quindi assemblata in oggetti di scultura.

La natura, con gli animali e le piante, ha una lunga tradizione nell’arte. Molti artisti si ispirano alla natura per ottenere un risultato estetico. L’impiego di forme dalla natura non è niente di nuovo, ma i gioiellieri oggi non vogliono rappresentare solo ciò che è bello ma, anche decadimento illustrato, usano la bellezza per ottenere l’attenzione del protagonista, ma vogliono comunicare di più; la bellezza attira gli osservatori, ma in più, adesso è contrastata dall’inquietudine. È un bell’oggetto,  ma adesso ha anche qualcosa che spaventa.

I gioielli di Marta Mattsson sono fatti utilizzando insetti morti. Marta usa cicale, ragni, e coleotteri, aggiungendo, un sottile strato di rame, o delle otturazioni di zirconi abbaglianti, delle piriti schiacciate o altro ancora. Un altro materiale che utilizza, è costituito da pelli animali tagliate al laser che vengono trasformate in una collana di delicato pizzo. In questo modo, ciò che altrimenti è destinato a decadere, avrà nuova vita. L’attrazione verso ciò che, in un primo momento, sembra offensivo, si è trasformata in una forza artistica – non molto gradevole da guardare, ma che incuriosisce. Lei agisce nel linea di confine tra attrazione e rifiuto. Vedo ciò che è bellissimo in quello che può sembrare repellente, anche disgustoso dice Marta. Gli esseri umani sono attratti da cose che non capiscono all’inizio, e che considerano un po ‘sgradevole. Penso a questo sentimento e lo rendo accessibile agli altri attraverso il mio gioiello. Condivido la mia curiosità e provoco nelle persone di “vedere” la bellezza in ciò che non è per niente bello. Trasformo gli animali morti e gli insetti dando loro una nuova vita e un nuovo scopo.

Sara Borgergard Alga: utilizza materiali poco costosi, nel suo caso ferro, o lamiera metallica realizzata industrialmente. Copre la superficie con la vernice come se fosse uno strato protettivo e decorativo. La vernice sottolinea la superficie, e allo stesso tempo lo copre. I colori chiari pastello danno ai pezzi un’impressione di usato, di  una leggera usura. Durante il nuovo millennio è cresciuto l’interesse verso il riciclaggio e la sostenibilità.  Sara ha un atteggiamento nostalgico verso oggetti e i materiali. I suoi gioielli mostrano la sua preoccupazione per la materialità, e invia un messaggio, dicendo che l’oggetto debba essere curato, in modo da essere preservato per il futuro. Gli oggetti possono essere decorativi ma non sono mai solo decorazioni. Raccontano anche una storia. Quasi tutto nella città, nella vita moderna è costruito e ordinato. Anche gli oggetti e le superfici. Questo vale per i paesaggi e gli edifici che possono essere considerati come gioielli nel paesaggio.

Tobias Alm insiste nel dire che il suo cinturino è un oggetto di gioielleria. Si tratta di un parere che estende la prospettiva dei gioielli e che porta ad una discussione sulle strutture di genere (maschile o femminile) e di stato nella società. I suoi gioielli d’arte sono una specie di fibbia a cintura femminile per la realizzazione di oggetti pratici quali attrezzature per cucire, tabacco da fiuto e sali profumati. Le opere di Tobias a cui si ispira sono chiamate Chatelaines, erano spesso in argento, oro, e furono decorate con gemme e smalto. Tobias ha creato la sua cinghia utilizzando preziosi metalli decorati con gioielli.

E’ una mostra particolare, intrigante senza ombra di dubbio, fra le tante opere che ho visto, mi è piaciuta più di tutte quella di Marta Mattsson, “Wings”. Mi da come l’impressione di una fusione tra una farfalla e un uomo, e mi ricorda la figura misteriosa dell’uomo falena. Un’altra opera che mi è piaciuta è quella di Hanna Hedman “Enough tears to cry for two” che tradotto grossolanamente vorrebbe dire “abbastanza lacrime per piangere per tutte e due“. Non è esposta ma la si può vedere nella sua scheda di spiegazione. C’è una collana che è tanto lunga che scende sul pavimento, simboleggiante un lungo periodo di lutto. Hanna ha sviluppato con la sua opera un grande dolore personale. Queste opere contengono anche vari simboli convenzionali per il dolore come lacrime, il cuore e le radici che sono state estratte. Rappresenta una tragedia personale che ella ha realizzato aggressivamente, utilizzando un paio di forbici da cucina per realizzare un’estetica speciale. Un’espressione maniaca del dolore. Voleva usare il suo gioiello per dare visibilità al dolore, lei è riuscita ad  illustrare il processo di lutto in se stesso.

Consiglio che vi do, quando andate a vedere questa mostra, è di tenere a mente i messaggi che questi sei artisti svedesi hanno voluto comunicarci. Trovo ammirevole quello che hanno fatto, utilizzare nuovi materiali, nuove idee, nuovi concetti. Affermare che i gioielli oggi, non sono mero oggetto di ornamento, ma un’estensione della persona che li indossa. Indossandoli essi si tramutano in mezzi di comunicazione, e recano un messaggio a chi li guarda. Mi piace il loro concetto che il gioiello è bello, non per la scelta di materiali nobili, ma per l’ingegno dell’artista ! E trovo assolutamente ammirevole i loro messaggi sul riciclo e sulla conservazione delle cose, da troppo tempo viviamo ormai nello stereotipo che se si rompe una cosa, la si butta via e se ne compra una nuova. Ormai le cose non si riparano più, le cose non durano più una vita come una volta !

Per chi volesse approfondire, eccovi dei link:

http://www.agneslarsson.com/

http://catarinahallzon.se/

http://www.hannahedman.com/

http://www.martamattsson.com/

http://www.saraborgegard.se/

http://www.tobiasalm.com/

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