Nuova mostra a Forte Marghera !

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E’ stata inaugurata ieri la mostra “Gruppo Di Famiglia a Forte Marghera, realizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dal Sindaco Luigi Brugnaro, un’iniziativa già collaudata,  che comprende anche, le mostre passate e presenti del Centro Culturale Candiani, che hanno come scopo la volontà di avvicinare il pubblico alle opere d’arte portandole a Mestre. Un’iniziativa che mi trova favorevole, perché permette a quelle persone che non riescono ad andare a Venezia di ammirare queste stupende opere; e anche per il prezzo molto accessibile, se le mostre del Candiani hanno un biglietto di 5 euro (prezzo intero) nella mostra a Forte Marghera, l’ingresso è gratuito. La mostra durerà fino al 5 novembre 2017 e sarà aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì dalle 15 alle 22 di sera. Ecco che le persone che andranno a divertirsi nei locali presso il forte, avranno l’occasione di visitare questa bella mostra.

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Il titolo “Gruppo Di Famiglia” è stato scelto proprio in base alla volontà di dare un’opportunità ai cittadini di vedere le opere, che sono visti quasi come una grande famiglia. Trovo anche le opere presenti tocchino tutti i momenti della vita quotidiana e dei momenti più importanti della nostra storia. La mostra conta una serie di 36 sculture del XIX e XX secolo, provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro di Venezia, e illustra i momenti quotidiani come il lavoro, la figura della donna, la rappresentazione della figura umana dopo la bomba atomica e gli orrori dei campi di concentramento.

Questa mostra mi ha regalato intense emozioni, tra le tante statue, c’è una in particolare che mi sono soffermato a guardare per parecchi minuti, non credendo ai miei occhi. L’opera in questione è “Scaricatore” di Constantin Meunier. Incredibile per me, per il fatto che questa statua l’avevo già vista, parecchie volte nei miei viaggi ad Anversa in Belgio, e infatti essa si trova a lato del municipio tra la Suikerrui e Grote Markt

La statua intitolata Arbeid Vrijheid ad Anversa, è localizzata vicino al municipio come ho detto sopra e nei pressi del porto, e quindi ecco il perché ci è conosciuta come “scaricatore”,  nella loro cultura essa è vista come un simbolo della realizzazione della classe operaia. Tante volte sono andato ad Anversa, città natale del collezionista Axel Veervordt, che in questo periodo ospita una sua mostra “Intuition” nel bellissimo Palazzo Fortuny, mai mi sarei aspettato di vederla qui, facendomi ricordare tanti bei momenti passati in quella città.

Un’altra opera che mi è piaciuta molto è quella intitolata “Ciccaiuolo” di Domenico Trentacoste; il ciccaiuolo era colui che raccattava le cicche di sigaretta per poi rivenderle.

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In un primo momento, mi aveva colpito molto la lanterna, essa, mi ricordava non so per quale motivo , Diogene, che di giorno andava in giro con la lanterna, e quando gli chiesero cosa stesse facendo, lui rispose, “cerco l’uomo onesto”, di certo una risposta profonda ed interessante. Se nessuno ha mai visto un quadro che lo raffiguri, può sempre venire a Cà Rezzonico, dove al terzo piano, nella pinacoteca di Egidio Martini, c’è un dipinto di Diogene con Alessandro Magno. Ma torniamo alla scultura: l’autore è Domenico Trentacoste, un personaggio alquanto interessante, se si pensa che le prime esperienze sulla tecnica scultorea le acquisì a Palermo all’età di sette anni nel Laboratorio di Benedetto Delisi, e a dodici anni cominciò a lavorare nello studio di Domenico Costantino. Per la sua bravura, fu chiamato nelle grandi capitali europee come Londra, Parigi, Vienna, ha esposto anche alla biennale di Venezia più volte.

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Dal lato opposto, si può ammirare l’imponente scultura di Giacomo Manzù “Cardinale”, una figura massiccia, che sembra quasi sovrastare a tutti, c’è uno strano gioco di prospsettiva, che lo fa sembrare più grande, eppure ha uno sguardo assorto o addirittura assente, forse perso nei suoi pensieri. Di particolare ha di visibile solo la testa e i piedi, tutto il resto è nascosto dalla vista dell’osservatore, dall’abito che indossa. Di certo, una figura diversa da quella del cardinale Rezzonico, che successivamente divenne papa; una tela che lo raffigura è presente nella sala dell’allegoria al primo piano del Museo del 700 Veneziano di Cà Rezzonico.

Un’opera ancor più interessante è quella di Alberto Viani “La grande madre”. Viani ha vissuto per lungo tempo a Mestre, ha studiato e insegnato all’Accademia delle belle arti di Venezia, un artista molto bravo che ricevette molti premi: la sua arte cominciò ad essere apprezzata in campo nazionale ed internazionale solo verso la fine degli anni ’40. Partecipò in più occasioni alla Biennale di Venezia, e fu assegnato nel 1952 del Premio del Comune e nel 1966 del Premio Internazionale per la Scultura. Inoltre partecipò alla Biennale di Middelheim di Anversa tra il 1949 e il 1973, e anche alla Quadriennale Internazionale di Roma per quattro volte: nel 1955, nel 1972, nel 1986 e nel 1965, quando vinse il Premio del Parlamento. Le sue opere vennero acquistate dai maggiori musei mondiali, da New York a Roma, da Torino a Venezia. Da notare che egli fu un grande amico di Emilio Vedova, un grande nome nel campo dell’arte.

Il titolo della scultura “Terra Mater” mi ricorda vagamente le teorie che sono state scritte riguardo alla Dea Madre, Dea della Terra secondo la mitologia Romana, essa era protettrice del matrimonio e della fertilità, spesso anche chiamata come la Dea Gaia. La Grande Madre era una divinità femminile primordiale, che è stata concepita in forme molto diverse, e in una vasta gamma di culture, civiltà e popolazioni di varie aree geografiche del mondo nei tempi antichi, coinvolgendo quindi le civiltà che si sostentavano con la caccia e l’agricoltura e l’allevamento animale. In quanto tale, la Grande Madre si incarna non solo nelle  figure di dee concrete, nelle varie mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti. Essa esprime dunque il ciclo di nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rinascita, che caratterizzano sia le vite umane sia i cicli naturali e cosmici. Il femminile risulta quindi essere un elemento che sta fra il mondo umano e quello divino.

Altre due opere situate nella seconda sezione del padiglione che sono alquanto interessanti sono “Uomo Atomizzato” di Agenore Fabbri, e “Filo spinato” di Pino Castagna. Sulla vocazione di Agenore Fabbri per la scultura ha avuto un’influenza determinate l’attività del padre, artigiano del metallo, nel fabbricare armature e altri oggetti di metallo. Ultimo di quattordici figli, si iscrive all’istituto d’Arte di Pistoia, ma si esercita da solo nella scultura. Nel 1940 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Gian Ferrari di Milano e poi, nel 1943, alla Quadriennale di Roma. Durante la seconda guerra mondiale combatte in territorio jugoslavo, e poi nella Resistenza. La violenza assurda, la crudeltà della guerra, il dolore umano, diventano i temi principali delle sue opere. E’ invitato alla Biennale di Venezia del 1952 con una esposizione personale. Dalla metà degli anni ‘50 si trasferisce a Milano e lascia la terracotta per il bronzo e il ferro: al dolore umano si aggiunge il tema della sofferenza degli animali (Rissa di cani; Insetto atomizzato) e il nuovo terrore delle armi atomiche che incombono sul genere umano (Uomo di Hiroshima). Filo spinato è un opera del compianto artista Pino Castagna, nata con l’intento di ricordare le vittime della Shoah e delle deportazioni naziste nel corso della seconda guerra mondiale.

Ci sarebbero tante altre sculture di cui vorrei parlarvi, tutte bellissime “La Famiglia” di Giacinto Fantin, “Nudo di Donna” di Giuseppe Graziosi, “Susanna” di Marcello Mascherini, “Madonna con bambino” di Libero Andreotti, “Civiltà della macchina” di Bruno De Toffoli. Sono tutte quante belle, interessanti, e non c’è da stupirsi, visto che vengono tutte dal bellissimo Museo di Cà Pesaro di Venezia. Invito tutti quanti, ad andare a vedere questa mostra, non capita spesso un’opportunità come questa !!

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Gruppo di Famiglia

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New Exhibition at Forte Marghera

 

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The exhibition “Family group at Forte Marghera” was inaugurated yesterday, by the Civic Museum Foundation in Venice and by the Mayor Luigi Brugnaro, an already proven initiative, which also includes past and present exhibitions of the Candiani Cultural Center, which has the purpose of bringing to the public the works of art, by bringing them to Mestre. An initiative that finds me favorable because it allows those people who can not go to Venice to admire these wonderful works, and also for the very affordable price , if the Candiani exhibitions have the ticket of 5 euros (full price) at the exhibition at Forte Marghera, the entrance is free. The exhibition will last until November 5, 2017 and will be open every day except Monday, from 3pm to 6pm. In the evening, people who are going to have fun in the restaurants / bar of the fort , will have the opportunity to visit this beautiful show.

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The title “Family Group” has been chosen on the basis of the will to give citizens an opportunity to see the works, citizen which are almost seen as a great family. I also find the works, shows all the moments of daily life and the most important moments of our history. The exhibition features a series of 36 sculptures from the 19th and 20th centuries, coming from the International Gallery of Modern Art in Ca Pesaro of Venice, illustrating the daily moments such: the figure of the woman, the representation of the human figure after the bomb Atomic and the horrors of the concentration camps and so on.

This exhibition has given me intense emotions, among the many statues, there is one in particular that I have been watching for several minutes, not believing my own eyes. The work in question is Constantin Meunier’s “Unloader”. Incredible to me, for the fact that I had seen this statue several times on my trips to Antwerp in Belgium and in fact it is on the side of the town hall between Suikerrui and Grote Markt

The statue named Arbeid Vrijheid in Antwerp is located near the city hall as I said above, and near the harbor, so here is why it is known as a “unloader”; in their culture it is seen as a symbol of the realization of the working class . Many times I went to Antwerp, the hometown of the collector Axel Veervordt, who at this time hosts his “Intuition” exhibition at the beautiful Fortuny Palace of Venice, I would never have expected to see it here, making me remember so many beautiful times I have spent in that city.

Another work I liked was the one called “Ciccaiuolo” by Domenico Trentacoste; The ciccaiuolo was the one who collected the cigarette strips and then sold them.

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At first, I was very impressed by the lantern, it reminded me, I don’t knowing why, the character of Diogene, who was out walking around with the lantern, and when asked what he was doing, he replied, “I’m looking for the Honest man “, certainly a profound and interesting answer. If no one has ever seen a picture that depicts him, he can always come to Cà Rezzonico, where on the third floor, in the gallery of Egidio Martini, there is a painting of Diogene with Alexander the Great. But let’s go back to the sculpture: the author is Domenico Trentacoste, a very interesting character, if we thinks that the first experiences of sculptural technique, he has acquired them at Palermo at the age of seven at Benedetto Delisi’s Laboratory, and at twelve years, he began to work in the Study of Domenico Costantino. For his excellence, he was invited to major European capitals such as London, Paris, Vienna, and  healso exhibited at the Venice Biennale several times.

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On the other side, you can admire the imposing sculpture of Giacomo Manzù “Cardinal”, a massive figure, which seems almost overlooked to everyone, there is a strange play of prospettive, which makes it look bigger, yet has a sour look or even absent, perhaps lost in his thoughts. A very interesting particular is that, it’s only visible the head and the feet, everything else is hidden from the observer’s view, from the gown he wears. Certainly, a different figure than  the  Rezzonico Cardinal, who subsequently became Pope; A canvas depicting him is present in the hall of allegory on the first floor of the Museum of the 700 Veneziano of Cà Rezzonico.

An even more interesting work is that one by Alberto Viani “The Great Mother”. Viani has lived for a long time in Mestre, he studied and taught at the Academy of Fine Arts in Venice, a very good artist who received many awards: his art began to be appreciated nationally and internationally only towards the end of the ‘ 40. He participated on several occasions at the Venice Biennale, and was awarded in 1952 of the City Prize and in 1966 of the International Sculpture Prize. He also participated in the Middelheim Biennial of Antwerp between 1949 and 1973, and also at the Fourth International Year of Rome for four times: in 1955, 1972, 1986 and 1965, when he won the Parliament Prize. His works were purchased from major world museums, from New York to Rome, from Turin to Venice. Note that he was a great friend of Emilio Vedova, a great name in the field of art.

The title of the “Terra Mater” sculpture vaguely reminds me of the theories that were written about the Mother Goddess, Goddess of the Earth according to Roman mythology, she was the protector of marriage and fertility, often called the Gaia Goddess. The Great Mother was a primordial female deity, conceived in very different forms, and in a wide range of cultures, civilizations and populations of various geographic areas of the world in ancient times, involving civilizations that lived on hunting and Agriculture and animal breeding. As such, the Great Mother is embodied not only in the figures of goddesses, in various mythologies, but also in a wide range of symbols that involve both the animal world and the objects. It therefore expresses the cycle of birth-development-maturity-decline-death-rebirth, which characterizes both human and natural cycles and cosmic cycles. The female is thus an element between the human and the divine world.

Two other works in the second section of the pavilion, that are quite interesting are: “Atomized Man” by Agenore Fabbri, and “Barbed Wire” by Pino Castagna. The vocation of Agenore Fabbri for sculpture has had a certain influence  the activities of his father, metal craftsman, in manufacturing armor and other metal objects. Last of fourteen children, he enrolled at the Art Institute of Pistoia, but practiced alone about sculpture. In 1940 he held his first solo exhibition at Galleria Gian Ferrari in Milan and then in 1943 at the Quadriennale of Rome. During the Second World War he fought in Yugoslav territory, and then in the Resistance. Absolute violence, the cruelty of war, human pain, become the main themes of his works. He has been invited to the Venice Biennale in 1952 with a personal show. Since the mid-1950s, he moved to Milan and left the terracotta for bronze and iron: human pain added to the theme of animal suffering (Dog Breeds, atomized insects) and the new terror of the atomic weapons that threat the Human kind (Hiroshima man). Barbed wire is a work by the late Pino Castagna artist, born with the intent of remembering the victims of the Shoah and Nazi deportations during World War II.

There are so many other sculptures I would like to talk to you about, all  wonderful: “The Family” of Giacinto Fantin, Giuseppe Graziosi’s “Naked Woman”, Marcello Mascherini’s “Susanna”, Libero Andreotti’s “Madonna with Child”, “Civilization of the Machine” By Bruno De Toffoli. They are all beautiful, interesting, and no wonder, as they all come from the beautiful Ca ‘Pesaro Museum of Venice. I invite everyone to go to see this show, often not an opportunity like this !!

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La Pop Art al Centro Candiani di Mestre!

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E dopo la mostra “Attorno a Tiziano” ecco una nuova al Centro Culturale Candiani di Mestre. Sono molto favorevole nei confronti di queste mostre organizzate in questo centro culturale, per il semplice fatto, che la cultura ora è a disposizione anche per quelle persone che non possono recarsi a Venezia.

La mostra che è stata inaugurata pochi giorni fa, si chiama “Pop art nella Sonnabend collection” e vi assicuro che è una mostra che veramente vale la pena di vedere ! Il fenomeno della Pop art è stato qualcosa che ha cambiato il corso della storia dell’arte, qualcosa di così importante, che anche quelli che non fanno parte di questo mondo, ne hanno sentito parlare !

Essa è stata una corrente artistica del XX secolo, per la precisione nella seconda meta, il nome starebbe a significare “arte popolare” e ha come obiettivo, la rappresentazione della realtà attraverso nuovi canali di comunicazione. Opposto all’espressionismo, la pop art si focalizza sugli oggetti, miti e nuove forme di linguaggio che all’epoca la società ha prodotto. La pubblicità, le notizie, i fumetti erano diventati il nuovo canale di comunicazione per la rappresentazione del forte atteggiamento del consumismo che negli anni sessanta andava diffondendosi. Il movimento della pop art è nato verso la fine degli anni cinquanta in Inghilterra, ma raggiunge il suo apice negli anni sessanta negli Stati uniti, dove ha trovato i suoi migliori   rappresentanti: Roy Lichtensein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg e naturalmente Andy Warhol.

Senza ombra di dubbio, Andy Warhol è stato la figura predominante della Pop Art,un artista che ha influenzato molto la corrente artistica dell’epoca. All’interno della mostra, ci sono parecchie delle sue opere, inclusa quella della lattina della zuppa Campbell. Warhol studiò a scuola arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Tecnology di Pittsburg, fu proprio grazie a questi suoi studi, che realizzò quest’opera confermando che il linguaggio della pubblicità si poteva definire una forma d’arte.

Grande celebre serigrafia realizzata nel 1973 da Warhol, e qui esposta, è quello di Ileana Sonnabend  che fu una figura importantissima, se non determinante per la diffusione e sponsorizzazione della Pop Art. Era una gallerista e mercante d’arte, rumena, naturalizzata  negli stati uniti. Si dice che intorno agli anni 70 Andy voleva ritrarre persone a lui vicine utilizzando fotografie polaroid. Tra queste opere ci fu quella di Ileana Sonnabend, opera in cui ella è ritratta, si contraddistingueva per l’uso del tratto del pennello un po forte, rendendo le immagini più espressive.

Un’altro artista presente nella mostra, che mi piace molto è Roy Lichtenstein, forse perché ha utilizzato come forma di linguaggio della rappresentazione della realtà, il fumetto. Nei suoi lavori, compaiono elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e utilizzava il puntinato Ben-Day, che sarebbe diventatauna sua cifra stilistica inconfondibile. A differenza del puntinismo, in cui i puntini venivano utilizzati per far apparire omogenea l’immagine vista da una certa distanza, Lichtenstein esaspera una tecnica tipografica usando retini di grandi dimensioni, per dare l’idea di una realtà mediata dalla mole di immagini che nella realtà contemporanea vengono stampate e trasmesse. In questa mostra si può ammirare “Wall Explosion II” che raffigura in maniera tridimensionale gli scoppi, tratte dai fumetti di guerra. E’ bellissima, mi sono soffermato per parecchi minuti ad osservarla. La forma, i colori, è semplicemente perfetto, rende bene l’idea di quello che vuole trasmettere.

Non appena si entra nella mostra, c’è un opera che ho subito riconosciuto: “Infinity of Type writers” dell’artista Arman. L’ho riconosciuta, perché lo vista nel museo di Cà Pesaro di Venezia. E’ un opera molto.. originale, non so perché ma mi è piaciuta fin da subito. L’opera di Arman raffigura circa venti macchine da scrivere, che rappresentano la creatività; il titolo che per intero è “Infinity of type writers –  Infinity of monkeys – Infinity of time = Amlet” sembra quasi una formula matematica che stipula, che, dato un’infinità di macchine da scrivere, con un’infinità di scimmie che battono sui tasti, in un infinità di tempo, c’è la remota possibilità che una di queste scimmie possa produrre l’Amleto.

Sempre nella stessa stanza, è possibile ammirare un’opera di Mario Schifano. Questo nome, ho imparato a conoscerlo, quando anni fa, mi guardavo nelle ore serali le aste d’arte sul canale di Telemarket, condotte da Alessandro Orlando, il quale ne parlava sempre con grandi elogi. L’opera si intitola “Tempo moderno”, realizzata coprendo alcuni fogli di carta da pacco, con vernice a smalto. Il soggetto dell’opera, non è altro che una cornice a bordo arrotondato, che ricorda una finestra, o anche una porta, che apre su una scena a cui l’osservatore non può accedere. Quest’opera, non può che farmi venire alla mente, la mostra di alcuni anni fa, a Palazzo Fortuny di Axel Vervoordt intitolata “TRA” in cui c’erano esposte porte e finestre. In quel contesto, TRA stava a significare il punto di mezzo della soglia tra una parte e l’altra della finestra / porta, che l’osservatore poteva oltrepassare. Qui invece, nell’opera di Mario Schifano non può farlo.

La mostra ha al suo interno altre opere, di grandi artisti, come Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert  Rauschenberg, Jim Dine, a me sono piaciuti molto le opere di Andy Warhol e di Roy Lichtenstein, credetemi, questa mostra è bellissima !!!

Pop Art in Mestre at “Centro Culturale Candiani”

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And after the exhibition “Around Tiziano” there is a new one at the Candiani Cultural Center in Mestre. I am very pleased with these exhibitions organized in this place, for the simple fact, that culture is now available to those people who can not go to Venice.

The exhibition, which was inaugurated a few days ago, is called “Pop art in the Sonnabend collection” and I assure you it is really worth seeing! Pop art phenomenon has been so important, that has changed the course of art history, something so big, that even those who are not part of this world have heard of it!

It was an art movement of the twentieth century, for precision in the second half; the name would mean “folk art” and its goal is to represent reality through new channels of communication. Opposite to expressionism, pop art focuses on the objects, myths and new forms of language that society produced at that time. Advertising, news, and comics became the new channel of communication for the representation of the strong consumerism attitude that in the 1960s was spreading. The pop art movement was born in the late 1950s in England, but reached its peak in the United States in the 1960s, where he found his best representatives: Roy Lichtenstein, George Segal, David Kockney, Robert Rauschnberg and of course Andy Warhol.

Without a doubt, Andy Warhol was the predominant figure of Pop Art, an artist who influenced the art movement of all time. Within the exhibition, there are several of his works, including the Campbell soup can. Warhol studied advertising at the Carnegie Institute of Technology in Pittsburg, thanks to his studies, he realized this work confirming that the language of advertising could be defined as an art form.

A great screenprint made in 1973 by Warhol and exposed here, is that of Ileana Sonnabend who was a very important figure, if not crucial to the popularity and sponsorship of Pop Art. She was a galleryist and artisan of art, romanian but naturalized in the united states . It is said that around the seventies Andy wanted to portray people close to him using polaroid photographs. Among these works was Ileana Sonnabend’s work, in which she was portrayed; what distinguished this masterpiece by the other works, was the use of the brush stroke, a bit loud, which made the images more expressive.

Another artist in this show, who I really like, is Roy Lichtenstein, perhaps because he has used as a form of speech to represent the reality, the comic. His works include elements of the advertising and comic strips, and he used Ben-Day tecnique, which would become an unmistakable stylist figure. Unlike dotinism, where dots were used to make the image seen from a distance, Lichtenstein exasperated a typographic technique using large screens to give an idea of ​​a reality, mediated by the amount of images that Contemporary reality is printed and transmitted. In this exhibition you can admire “Wall Explosion II”, which depicts three-dimensional explosions of war-comics. It’s beautiful, I stopped there for several minutes to observe it. The shape, the colors, is just perfect, makes the idea of ​​what it wants to convey very well.

As soon as you enter the exhibition, there is an artwork that I immediately recognized: “Infinity of Type Writers” by Arman. I recognized it because I have seen it in the museum of Ca Pesaro of Venice. It’s a very original work .. I do not know why but I liked it right from the start. Arman’s work depicts about twenty types of writing machines, which represent creativity; The title that in its entirety is “Infinity of Type Writers – Infinity of Monkeys – Infinity of Time = Amlet” seems to be almost a mathematical formula that means, given an infinity of typewriters, with a multitude of apes typing on the keyboards, in an infinity amount of time, there is the remote possibility that one of them can produce Hamlet.

Always in the same room, you can admire a work by Mario Schifano. This name, I learned to know it, years ago, when I watched art galleries on the Telemarket TV Chanel in the evening, conducted by Alessandro Orlando, who always spoke about him with great praise. The work is titled “Modern Time”, realized by covering some sheets of paper parcel, with enamel paint. The subject of the work is nothing but a rounded frame, which remembers a window, or even a door, that opens on a scene that the observer can not access. This work remind me about a show I have seen, few years ago, by Axel Vervoordt at the Fortuny Palace, titled “TRA” in which there were exposed doors and windows. In that context, TRA meant the threshold between one side and the other of the window / door that the observer could pass. Here instead, in the work of Mario Schifano he can not do it.

The exhibition has other works by great artists, such as Tom Wesselmann, James Rosenquist, Robert Rauschenberg, Jim Dine,  but I confess, my favorite were the works by Andy Warhol and Roy Lichtenstein, believe me, this show is great !!!

Nuova mostra a Cà Rezzonico !

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Da pochi giorni è stata inaugurata una nuova mostra a Cà Rezzonico che si chiama “Ritratto/ copia – Ebenbild/ Abbild. Come avrete capito dal doppio titolo italiano / tedesco, la mostra riguarda alcune opere di quattro artisti tedeschi del Centro Tedesco di Studi Veneziani. Gli artisti sono:

  • Heike Gallmeier
  • Inga Kerber
  • Klaus Kleine
  • Johanna Von Monkiewitsch

 

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Heike Gallmeier presenta due opere, una si chiama “Geometria proiettiva”, un installazione realizzato in alluminio in 3 parti, che prende spunto dal capriccio, realizzato dal Canaletto nel 1765. Antonio Canal, detto il Canaletto, fece il dipinto che è situato nelle Gallerie dell’Accademia. A Cà Rezzonico, al secondo piano, nel portego c’è una copia di quel quadro realizzato da Giuseppe Moretti. Ammetto che quest’opera mi piace molto per la sua prospettiva. I tre pezzi si incastrano perfettamente a secondo del punto di osservazione. L’artista riesce a realizzare con quest’opera, una trasposizione tra spazio e la superficie. L’opera viene divisa in più pezzi singoli nello spazio, ma allo stesso tempo, si fondono in un unica opera!  La prospettiva poi è impressionante ! 

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La seconda opera si intitola “Sogno prospettico”. Si tratta di un quadro molto particolare formato da diversi elementi che si rifà al capriccio di Vittore Carpaccio “Sogno di San’t Orsola” che si trova sempre nelle Gallerie dell’Accademia. Il titolo in se stesso utilizza un termine della psicoanalisi che indica un sogno premonitore di eventi reali, praticamente l’artista si affranca dal modello storico portando l’evento nel nostro tempo, nel presente.

Osservando il quadro non si può che ammirare l’artista per come ha realizzato questo quadro, utilizzando molti elementi, che sembra quasi un collage. Inoltre osservandolo attentamente cogliamo anche qui dei giochi di prospettiva, assolutamente affascinate ! Heike Gallmeier è un’artista molto brava, i suoi lavori hanno fatto parte di molte mostre, quali : “Art of identity” presso il Museo dell’arte di Guangzhou, in Cina, a New Frankfurt International, presso la Frankfurter Kunstwerein, “Welcome to the Jungle” del KW Institute for Contemporary Art, a Berlino e nella mostra personale “Vertigo” presso la NN Contemporary Art in Gran Bretagna. 

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Attualmente le sue due opere a Cà Rezzonico, si possono ammirare a piano terra. “Sogno prospettico” è situato sul muro di uno dei lati, vicino all’entrata del Canal Grande. Invece “Geometria proiettiva” lo si trova sull’altro lato, all’incirca a metà dell’androne, tra la caffetteria e l’uscita della galleria del Mestrovich.

Inga Kerber, è un artista di Lipsia, e all’interno del Museo di Cà Rezzonico, lei espone due opere. Sono dei ritratti stampati su teloni, che ricordano vagamente i cartelloni pubblicitari esposti negli edifici di Venezia. In questo caso ella ha fatto due ritratti a figura intera di un ragazzo, le cui pose ricordano il gruppo scultoreo presente sul portale del giardino del palazzo. La sua è una tecnica fotografica molto particolare che si basa su diverse fasi di copiatura. In un primo momento vengono sottoposte allo scanner, le copie fatte a mano delle sue foto, poi vengono stampate a pigmento in un formato ingrandito, rispetto all’originale, scegliendo carte e diversi tipi di supporti. I due ritratti si posso ammirare sul lato dell’androne in mezzo tra le porte della biglietteria e del guardaroba. Ricordo che Inga Kerber è una fotografa e un artista molto stimata, i suoi capolavori sono stati esposti in tutto il mondo: nella Pinakothek der moderne di Monaco, alal Kunstwerein di Amburgo, la Landesgalerie di Linz in Austria, il Goethe Institut Hanoi in Vietnam, la Galerie Florence Loewy in Francia, la Inman Gallery di Huston Stati Uniti, la Galerie Jochen Hempel di Berlino.

Klaus Klein è uno scultore di Colonia che ha ottenuto una borsa di studio con la fondazione Berengo, egli ha realizzato una grande scultura in legno, che per il materiale e la vernice usata, fanno riferimento alla gondola. Infatti è stata collocata proprio davanti a quelle esposta nell’androne vicino all’entrata della calle. Inoltre i numerosi particolari  che ne fanno parte, rimandano anche ai pavimenti, alle porte e agli sportelli verniciati delle città di Venezia. L’opera che vuole ricordare la gondola, è alquanto particolare, non è altro che un grande oggetto di 10,10 x 0,87 metri con vernice nera, che poggia sulle colonne, come se fosse stato appena collocato li. Anche se può sembrare compatto ed ermetico, è un lavoro combinato di tanti pannelli di compensato di 2 m di lunghezza e di larghezza variabile ciascuno, il cui lato anteriore mostra una serie di verniciature diverse, lucide ed opache. Quindi quello che sembra al nostro sguardo, come un pezzo unico, non è altro che una serie di singoli frammenti. 

Klaus nel museo di Cà Rezzonico ha presentato due opere, oltre a quella posta di fronte alla gondola, ha anche realizzato delle opere in vetro poste in mezzo all’androne, in prossimità delle colonne.  Sono un gruppo di sculture di dimensioni variabili, sui 20 x 30 x 15 centimetri. Il procedimento con cui le ha realizzate è particolarmente interessante: Nella vetreria della Fondazione Berengo, a Murano, Klaus insieme al maestro Silvano Signoretto, ha realizzato le sculture: sfere di vetro trasparente sono state rivestite a 900 gradi centigradi con uno strato di vetro bianco e poi laminate, in un graticcio di lana d’acciaio,che l’artista ha realizzato. In questa maniera ha permesso che la rete metallica si legasse con il vetro bianco. Poi i veri sono stati pressati in uno stampo di ferro e li ha lasciati raffreddare per parecchi giorni. Klaus ha cercato di realizzare queste sculture perché potessero ricordare le pietre, i ponti, e le rive levigate che si trovano in giro per Venezia. Il disegno a forma di rete metallica è stato fatto per dare una somiglianza con i muri che sono ricoperti dalle alghe. A modo suo, Klaus ha cercato di fare un ritratto della nostra città. Klaus Kleine è uno sculture molto apprezzato all’estero, le sue opere hanno fatto parte di molte mostre sia collettive che personali, in Israele, Corea, Italia, poi nella Akademie der Kunste di Berlino, nel castello di Rheinsberg a Berlino/ Brandenburgo, alal KJUBH Kunstverein di Colonia e la Kunstverein Wolfenbuttel. Inoltre, oltre alla mostra attuale a Venezia, ha in corso altre due mostre personali presso l’Ak-Raum di Colonia, il Raum di Melange-Koln e una mostra collettiva nel Museum Kunstpalast di Dusseldorf.

Johanna von Monkiewitsch è una fotografa , ha realizzato due opere molto interessanti. E’ un artista di Colonia, ed è sempre rimasta affascinata dagli effetti delle luce. Qui a Venezia, ha voluto investigare sul fenomeno delle gibigiane, ovvero, i lampi di luce riflessa su una superficie da uno specchio, dall’acqua. Su questo tema, ha realizzato due proiezioni, una situata all’entrata della calle, e un’altra sul muro sopra la caffetteria. Un’opera si intitola “trasporto di luce” ripresa a Palazzo ducale, mentre la seconda opera si intitola “Palazzo Fortuny”, proprio perché  il video è stato fatto dl secondo piano di quel bellissimo palazzo, che riproduce la caratteristica forma di una finestra gotica veneziana.  Ammiro molto i lavori di Johanna, in pratica ella ha filmato la luce per ri-proiettarla in un altro luogo, isolata dal proprio contesto. Mi è piaciuto moltissimo la proiezione dei riflessi sull’acqua che viene poi proiettata sul muro sopra il bar del museo. E’ come se il muro stesso prendesse vita, si anima, cambia forma. Il visitatore, può sedersi sulle panchine di fronte e ammirare questa danza di luce. 

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Un’altra opera molto interessante è una scultura in acciaio, qui l’artista dialoga con un ombra: mi spiego, lei ha cercato di realizzare con la lamiera, la forma dell’ombra di un arco composto dello stesso materiale, che si congiunge con l’arco stesso, e ne risulta un’opera unica! L’opera è stata realizzata il 21 gennaio 2017 alle ore 9.50. Perché metto questa ora e data precisa ? Perché il visitatore vedrà l’ombra che cambierà forma in base all’ora e al periodo dell’anno, e quindi l’opera cambia e assume forme diverse! Assolutamente geniale !!! Non c’è da stupirsi che Johanna Von Monkiewitsch sia ben conosciuta ! Infatti le sue opere sono state presentate al Museum fur Konkrete Kunst di Ingolstadt, al Museum Kunstraum Alexander Burkle di Friburgo, alla Pinakothek der Moderne di Monaco, e alla fiera d’arte Art Colongne.

La nuova mostra a Cà Rezzonico si presenta molto intrigante, e invito tutti a venire a vederla! Per chi volesse saperne di più sulla mostra e sugli artisti:

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English Translation:

New Exhibition at Cà Rezzonico Museum !

A new exhibition at Cà Rezzonico, called “Portrait / Copy – Ebenbild / Abbild” has been inaugurated few days ago. As you can see from the double Italian / German title, the exhibition shows some works by four German artists from the German Center for Venetian Studies. The artists are:

  • Heike Gallmeier
  • Inga Kerber
  • Klaus Kleine
  • Johanna Von Monkiewitsch

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Heike Gallmeier presents two works, one called “Projection Geometry”, an installation made of aluminum in 3 parts, inspired by the “capriccio”, made by Canaletto in 1765. Antonio Canal, known as the Canaletto, made the painting that is located at the Academy Galleries. At Cà Rezzonico, on the second floor, there is a copy of that painting by Giuseppe Moretti. I admit, I really like this work for the magnificent perspective. The three pieces fit perfectly according to the observation point. The artist manages to realize with this work, a transposition between space and surface. The work is divided into multiple pieces in space, but at the same time they merge into a single work! The perspective is really impressive!

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The second work is entitled “Prospect dream”. This is a very special picture, composed of several elements that are based on the “capriccio” by Vittore Carpaccio, “Dream of San’t Orsola”, always located at the Academy Galleries. The title itself, uses a term of psychoanalysis that indicates a dream of the real events, practically the artist draws from the historical model, bringing the event into our time, in the present.

Looking at the picture, one can only admire the artist for how she made this, using many elements, it almost looks like a collage. Watching this picture carefully, we can get some perspective games, absolutely fascinating! Heike Gallmeier is a very good artist, her works have been part of many exhibitions such as: “Art of identity” at the Museum of Art in Guangzhou, China, at New Frankfurt International at Frankfurter Kunstwerein, “Welcome To the Jungle “of the KW Institute for Contemporary Art in Berlin and the” Vertigo “personal exhibition at NN Contemporary Art in Great Britain.

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Currently there are two works at Cà Rezzonico, they can be admired on the ground floor. “Prospect dream” is located on the wall, of one side, near the entrance to the Grand Canal. Instead, “Projection Geometry” is on the other side, about half the corridor, between the cafeteria and the exit from the Mestrovich gallery.

Inga Kerber, is an artist from Leipzig, at the Cà Rezzonico Museum, she exhibits two works. They are portraits printed like a poster, vaguely reminiscent of the advertising billboards displayed in the buildings of Venice. In this case, she made two full-length portraits of a boy, whose poses recall the sculptural group presenton the portal of the garden. She uses a very special photographic technique that is based on different copying steps. At first, she uses the scanner, she makes hand-made copies of her photos, then they are printed in pigmented paper, in an enlarged format than the original format, choosing cards and different types of media. The two portraits can be seen on the side of the corridor between the doors of the ticket office and the cloakroom. I wish to point out that Inga Kerber is a well-known artist, and her masterpieces have been exhibited all over the world: the Munich Pinakothek der moderne, the Kunstwerein in Hamburg, the Linz Landesgalerie in Austria, the Goethe Institut Hanoi in Vietnam, Galerie Florence Loewy in France, Inman Gallery in Huston United States, Galerie Jochen Hempel in Berlin.

Klaus Klein is a sculptor from Cologne, who has obtained a scholarship with the Berengo Foundation; he has produced a large wooden sculpture, which for the material and paint he used, remind the gondola. In fact it has been placed right in front of the real one located near the entrance from S. Barnaba’s square. Aside the numerous details that it presents, it also refer to the floors, doors and windows painted in the cities of Venice. The work that reminds the gondola, is very special; it is nothing more than a large object of 10.10 x 0.87 meters with black paint, which rests on the columns, as if it had just been placed there. Although it may seem compact and hermetic, it is a combined work of many 2 m long plywood panels, with variable widths each; the front side of these panels shows a variety of varnish, glossy and opaque varnishes. So what looks like to us, a single piece, is nothing more than a single set of fragments. Brilliant !!

Klaus, has presented two works, at the museum of Cà Rezzonico.  Aside the one that is located in front of the gondola,  he also made some  glass works sculptures placed in the middle of the corridor, near the columns. They are a group of sculptures of varying dimensions, about 20 x 30 x 15 centimeters. The process by which they has been made, is particularly interesting: In the glassworks of the Berengo Foundation, in Murano, Klaus along with master Silvano Signoretto, made some sculptures: transparent glass spheres were coated at 900 degrees centigrade with a white glass layer, then laminated, in a steel wool grating that the artist has made. In this way it allowed the wire mesh to bond with white glass. Then the real ones were pressed into an iron mold and left them cool for several days. Klaus tried to make these sculptures to remember the stones, bridges and polished shores around Venice. The mesh-shaped design was made to give a resemblance to the walls that are covered with seaweed. In his own way, Klaus tried to make a portrait of our city. Klaus Kleine is a highly appreciated sculptor abroad, his works have been part of many collective and personal exhibitions, in Israel, Korea, Italy, then in the Akademie der Kunste in Berlin, in the Rheinsberg castle in Berlin / Brandenburg, at KJUBH Kunstverein of Cologne and Kunstverein Wolfenbuttel. In addition to the current exhibition in Venice, there are two other personal exhibitions at Ak-Raum in Cologne, Melange-Koln Raum and a collective exhibition at the Kunstpalast Museum in Dusseldorf.

Johanna von Monkiewitsch is a photographer, she has produced two very interesting works. She is an artist from Cologne, and she has always been fascinated by the effects of light. Here in Venice, she wanted to investigate the phenomenon of Gibbs, that is, light flashes reflected on a surface by a mirror, or from the water. On this theme, she made two projections, one at the entrance from the S. Barnaba square, and another on the wall above the cafeteria. A work is called “light transport” taken at Palazzo Ducale, while the second work is called “Palazzo Fortuny”, precisely because the video was made on the second floor of that beautiful palace, reproducing the characteristic shape of a Gothic Venetian window. I really admire the work of Johanna, practically she filmed the light, to re-project it in another place, isolated from her own context. I really liked the projection of the reflections of the water that is projected onto the wall above the bar of the museum . It is as if the wall itself is alive, changes shape. The visitor can sit on the benches in front of it and admire this dance of light.

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Another very interesting work is a steel sculpture, here the artist talks with a shadow: I explain, she tried to make with sheet metal, the shape of the shadow, of a bow composed of the same material, which joins with the bow itself, and it is a unique work! The work was realized on January 21, 2017 at 9:50. Why am I putting this exact time and date? Because the visitor will see the shadow that will change shape according to the time and the season of the year, so the work changes and takes different forms! Absolutely brilliant !!! No wonder Johanna Von Monkiewitsch is well known! In fact, his works have been presented at the Museum fur Konkrete Kunst in Ingolstadt, at the Museum Kunstraum Alexander Burkle in Freiburg, at the Pinakothek der Moderne in Munich, and at the Art Colongne art fair.

The new exhibition at Cà Rezzonico is very intriguing, and I invite everyone to come and see it! For those who would like to know more about the exhibition and the artists:

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Transformations a Palazzo Mocenigo

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A palazzo Mocenigo c’è una nuova mostra, situata a piano terra nell’angolo in fondo a sinistra, e si chiama Transformations. Palazzo Mocenigo ogni volta ti stupisce, se poco tempo fa, avevo scritto un blog sulla bellissima mostra della collezione Storp ” Cabinet of curiosity”, adesso mi trovo a scriverne un altro su questa bellissima mostra. 

Transformations è una mostra di sei artisti svedesi che ci mostrano i loro capolavori nell’arte della gioielleria. Questa però non è una mostra come le altre, in quanto questi sei artisti hanno tutti scelto un modo originale per creare i loro capolavori. I sei artisti sono:

  • Agnes Larsoon
  • Catarina Hallzon
  • Hanna Hedman
  • Marta Mattsson
  • Sara Borgerard Alga
  • Tobias alm

Questi artisti hanno scelto dei materiali alquanto insoliti per le loro creazioni, per dare un messaggio. Tutti i gioielli, che si ammirano nei negozi, sono belli perché esteticamente lo sono, vengono creati con quell’intenzione, e si usano materiali in conseguenza. Invece i sei artisti svedesi, hanno scelto dei materiali non belli, proprio per esprimere qualcosa, e per condividere con noi il fatto che le cose non belle, hanno tanto da comunicare, e posseggono quindi una bellezza tutta nascosta che sta a noi scoprire. I temi su cui sono incentrati le loro opere stanno alla base della conservazione e riciclo delle cose. Viviamo in una società consumistica che getta via tutto. Ecco che queste opere ci danno l’opportunità di capire, che si rendono necessari altre soluzioni al nostro modo di vivere.

Agnes Larsoon: I diamanti, il simbolo principale del gioiello tradizionale, sono stati formati dal carbonio, che per milioni di anni sono stati sottoposti a pressioni estreme e alte temperature. E’ proprio il carbone il materiale scelto da Agnes  per una serie di opere sotto la voce “carbo”. Un nome non scelto a caso: Carbo – Carbone – Carbonio. Il carbonio è presente in tutte le cose viventi che ci circondano, tuttavia ci da l’impressione di qualcosa di morto, qualcosa di carbonizzato e consumato dal fuoco. Agnes, altre a quello, alle sue opere aggiunge anche dei peli di cavallo, un materiale naturale che rappresentano un qualcosa che lega, un legame sia tra i corpi e le nostre vite. In un’altra collezione di opere, ella combina l’alluminio con le pelli animali e peli di cavallo bianco. Nella creazione del metallo stesso, essa fissa la polvere di alluminio, che acquista una struttura morbida simile alla pelle, molto diversa da quella di alluminio che siamo abituati a vedere.  Nelle opere di Agnes, la morte è un argomento che lei tratta, è presente e si fa sentire: la nostra stessa morte, ma anche il decadimento, l’invecchiamento che si svolge dentro noi e tutto intorno a noi nella natura. Avvertiamo come un vuoto, una sensazione di peso e tristezza, un pensiero che tutto svanisce, diventa trasparente, pietrificante; eppure dobbiamo tenere conto che non è l’unica cosa che ci vuole comunicare, ella gioca sulla dualità delle cose Ying e Yang, vivi e morti, oscurità e luce, fragilità e forza della superficie e della profondità, perché è la nostra realtà, la nostra vita.

Catarina Hallzon ha unito l’artigianato tradizionale dell’argenteria con materiali che, per molte persone, possono risultare offensivi. Ha sperimentato con i prodotti di scarto ed è riuscita a trovare una tecnica che le permette di conservare le mascelle degli animali che vengono normalmente scartate quando, ad esempio, viene tagliato un alce. Lei li ha poi bolliti, ha tirato fuori i denti d’alce e li ha riempiti d’argento. Così li ha trasformati in oggetti di gioielleria. Ha anche “abbronzato” per così dire, e ricamato, la pelle per fare spille,  e ha usato gli interni dei maiali su anelli d’argento che ha collegato in grandi collane. Con questa strategia ha indicato quanto sia veramente fragile e temporanea sia la natura. Il suo gioiello agisce come un commento sulla società. Utilizzando la pelle delle budella è un modo per dire che tutto deve essere conservato e riciclato. Un modo un po forte per diffondere questo suo messaggio, ma che fa pensare..

I gioielli di Hanna Hedman, sono molto complessi e altamente dettagliati. La maggior parte di essi è fatta di rame rivestito in polvere, combinato con argento in lamiera che è stato segato e perforato in un design di pizzo di fori che vengono poi montati in strato su strato. Si avvale della tecnica tradizionale d’argento in lamiera e quindi assemblata in oggetti di scultura.

La natura, con gli animali e le piante, ha una lunga tradizione nell’arte. Molti artisti si ispirano alla natura per ottenere un risultato estetico. L’impiego di forme dalla natura non è niente di nuovo, ma i gioiellieri oggi non vogliono rappresentare solo ciò che è bello ma, anche decadimento illustrato, usano la bellezza per ottenere l’attenzione del protagonista, ma vogliono comunicare di più; la bellezza attira gli osservatori, ma in più, adesso è contrastata dall’inquietudine. È un bell’oggetto,  ma adesso ha anche qualcosa che spaventa.

I gioielli di Marta Mattsson sono fatti utilizzando insetti morti. Marta usa cicale, ragni, e coleotteri, aggiungendo, un sottile strato di rame, o delle otturazioni di zirconi abbaglianti, delle piriti schiacciate o altro ancora. Un altro materiale che utilizza, è costituito da pelli animali tagliate al laser che vengono trasformate in una collana di delicato pizzo. In questo modo, ciò che altrimenti è destinato a decadere, avrà nuova vita. L’attrazione verso ciò che, in un primo momento, sembra offensivo, si è trasformata in una forza artistica – non molto gradevole da guardare, ma che incuriosisce. Lei agisce nel linea di confine tra attrazione e rifiuto. Vedo ciò che è bellissimo in quello che può sembrare repellente, anche disgustoso dice Marta. Gli esseri umani sono attratti da cose che non capiscono all’inizio, e che considerano un po ‘sgradevole. Penso a questo sentimento e lo rendo accessibile agli altri attraverso il mio gioiello. Condivido la mia curiosità e provoco nelle persone di “vedere” la bellezza in ciò che non è per niente bello. Trasformo gli animali morti e gli insetti dando loro una nuova vita e un nuovo scopo.

Sara Borgergard Alga: utilizza materiali poco costosi, nel suo caso ferro, o lamiera metallica realizzata industrialmente. Copre la superficie con la vernice come se fosse uno strato protettivo e decorativo. La vernice sottolinea la superficie, e allo stesso tempo lo copre. I colori chiari pastello danno ai pezzi un’impressione di usato, di  una leggera usura. Durante il nuovo millennio è cresciuto l’interesse verso il riciclaggio e la sostenibilità.  Sara ha un atteggiamento nostalgico verso oggetti e i materiali. I suoi gioielli mostrano la sua preoccupazione per la materialità, e invia un messaggio, dicendo che l’oggetto debba essere curato, in modo da essere preservato per il futuro. Gli oggetti possono essere decorativi ma non sono mai solo decorazioni. Raccontano anche una storia. Quasi tutto nella città, nella vita moderna è costruito e ordinato. Anche gli oggetti e le superfici. Questo vale per i paesaggi e gli edifici che possono essere considerati come gioielli nel paesaggio.

Tobias Alm insiste nel dire che il suo cinturino è un oggetto di gioielleria. Si tratta di un parere che estende la prospettiva dei gioielli e che porta ad una discussione sulle strutture di genere (maschile o femminile) e di stato nella società. I suoi gioielli d’arte sono una specie di fibbia a cintura femminile per la realizzazione di oggetti pratici quali attrezzature per cucire, tabacco da fiuto e sali profumati. Le opere di Tobias a cui si ispira sono chiamate Chatelaines, erano spesso in argento, oro, e furono decorate con gemme e smalto. Tobias ha creato la sua cinghia utilizzando preziosi metalli decorati con gioielli.

E’ una mostra particolare, intrigante senza ombra di dubbio, fra le tante opere che ho visto, mi è piaciuta più di tutte quella di Marta Mattsson, “Wings”. Mi da come l’impressione di una fusione tra una farfalla e un uomo, e mi ricorda la figura misteriosa dell’uomo falena. Un’altra opera che mi è piaciuta è quella di Hanna Hedman “Enough tears to cry for two” che tradotto grossolanamente vorrebbe dire “abbastanza lacrime per piangere per tutte e due“. Non è esposta ma la si può vedere nella sua scheda di spiegazione. C’è una collana che è tanto lunga che scende sul pavimento, simboleggiante un lungo periodo di lutto. Hanna ha sviluppato con la sua opera un grande dolore personale. Queste opere contengono anche vari simboli convenzionali per il dolore come lacrime, il cuore e le radici che sono state estratte. Rappresenta una tragedia personale che ella ha realizzato aggressivamente, utilizzando un paio di forbici da cucina per realizzare un’estetica speciale. Un’espressione maniaca del dolore. Voleva usare il suo gioiello per dare visibilità al dolore, lei è riuscita ad  illustrare il processo di lutto in se stesso.

Consiglio che vi do, quando andate a vedere questa mostra, è di tenere a mente i messaggi che questi sei artisti svedesi hanno voluto comunicarci. Trovo ammirevole quello che hanno fatto, utilizzare nuovi materiali, nuove idee, nuovi concetti. Affermare che i gioielli oggi, non sono mero oggetto di ornamento, ma un’estensione della persona che li indossa. Indossandoli essi si tramutano in mezzi di comunicazione, e recano un messaggio a chi li guarda. Mi piace il loro concetto che il gioiello è bello, non per la scelta di materiali nobili, ma per l’ingegno dell’artista ! E trovo assolutamente ammirevole i loro messaggi sul riciclo e sulla conservazione delle cose, da troppo tempo viviamo ormai nello stereotipo che se si rompe una cosa, la si butta via e se ne compra una nuova. Ormai le cose non si riparano più, le cose non durano più una vita come una volta !

Per chi volesse approfondire, eccovi dei link:

http://www.agneslarsson.com/

http://catarinahallzon.se/

http://www.hannahedman.com/

http://www.martamattsson.com/

http://www.saraborgegard.se/

http://www.tobiasalm.com/

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