Musei rivolti verso il paesaggio o verso le persone ?

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entrata

 

Quali sono le nuove strategie che i Musei hanno in previsione di adottare ? E’una domanda che mi sono posto dopo aver letto un’articolo, una recensione della 24 “convention” della Museum Association che si è tenuta di recente a Milano.

Due sono state le tematiche che hanno fatto la parte del protagonista durante questo evento. La prima si intitola “Museums change lives”, letteralmente tradotto: I musei cambiano le nostre vite. Questo succede quando il visitatore, il turista, di qualunque nazione, e fascia di età, visitando una mostra, un museo,un palazzo, un evento culturale, subisce una trasformazione che cambia il suo modo di vedere l’arte. Un cambiamento così profondo, avviene quando egli /ella si sente fortemente soddisfatto del tempo passato al suo interno, che lo segna, in maniera fortemente positiva.

La seconda tematica, strettamente legata a quella precedente menzionata, sono stati gli studi, le indagini che portano i moderni musei ad aprirsi al paesaggio, perché secondo loro, esiste un forte legame tra museo e ambiente circostante.  Da una parte concordo su questo punto, Venezia è una città del tutto particolare, diversa dalle altre. Tuttavia, quando leggo un passaggio, in cui si annuncia la volontà di cercare di capire, come vengono visti i musei attraverso gli occhi dei visitatori, e capire cosa c’è che non va, allora mi trovo a pensare, che il museo non si deve tanto aprire al paesaggio, ma verso il turista stesso!

Ma come si fa a capire, come pensa un turista ? Si può tentare di farlo, chiedendo loro stessi, cosa vogliono e cosa vorrebbero che si cambiasse, anche se sono dell’opinione che i stessi questionari che si propongono ai visitatori, possono benissimo essere sottoposti al personale museale. In fin dei conti, è l’operatore museale che vive a stretto contatto con loro, e quindi lo rende la persona più adatta in assoluto, che possiede la conoscenza necessaria.

Se mi ponessero delle domande, io risponderei che al visitatore devono essere dati le informazioni sufficienti su quanto hanno da offrire certi ambienti museali, soprattutto come raggiungerli ! Impostare una serie di offerte di entrata mirata a tutte le categorie di turisti: dal singolo, alla famiglia, al gruppo. A volte il turista singolo,sebbene gli si presenti l’opportunità di visitare più ambienti ad un prezzo fisso, non è interessato, in quanto preferisce spendere meno e visitare un solo palazzo. Senza contare il fatto, che molte volte il turista non è consapevole di cosa sta visitando, o di cosa potrebbe visitare. In questo caso urge una campagna di marketing abbastanza ripetitiva, su tutto quello che si può offrire.

Pertanto non condivido una strategia basata sul territorio. Sono dell’opinione che un Museo sia un’entità vivente, un luogo fatto di persone, che lavorano per le persone. Volete cambiare strategia ? Volete aprire il Museo verso nuovi orizzonti ? I mezzi ci sono, basta saper ascoltare il vostro personale interno, la sorgente più affidabile e realistica, sui vari cambiamenti del turismo..

Museums: should they open to the territory or to the people ?

entrata

 

What are the new strategies that museums have in in mind for the near future? It is a question that I asked myself after reading an article, a review of 24 “convention” of the Museum Association which was held recently in Milan.

There were two main issues  during this event. The first is titled “Museums change lives”. This happens when the visitor, the tourist, of any nation, and age, visiting an exhibition, a museum, a palace, a cultural event, undergoes a transformation that changed his way of looking at art. Such a profound change takes place when he / she feels strongly satisfied with the time spent in it, that  marks him/her, in a strong positive way.

The second theme, closely linked to the one mentioned earlier, were the studies, investigations leading modern museums to open up to the landscape, because according to them, there is a strong link between the museum and the surrounding environment. On the one hand I agree on this point, Venice is a very special city, different from the others. However, when I read a passage, in which they announced a willingness to try to understand, as the museums are seen through the eyes of visitors, and figure out what’s wrong, then I find myself thinking, that the museum should not be open to the landscape, but to the tourists themselves!

But how do you figure out the way of thinking of a  tourist? You can do so, asking themselves, what they want and what they would like to change, even if I am of the opinion that the same questionnaires intended for the visitors, may well be subjected to the museum staff. After all, it is the museum employee who lives in close contact with them, and then makes the best person ever, the one who has the necessary knowledge.

If you would lay me questions, I would answer that the visitor must be given enough information about what some museums has to offer, and most of all, how to reach them! Set a number of entry offers aimed at all categories of tourists: from single, family, group. Sometimes the individual tourist, although they present the opportunity to visit more than one place at a fixed price, is not affected, as he prefers to spend less and to visit one palace only. Not to mention the fact that many times the visitor is not aware of what is seeing, or what  he may visit. In this case it needs a fairly repetitive marketing campaign, about everything that you can offer.

Therefore I do not share a territory-based strategy. I am of the opinion that a museum is a living entity, a place made up of people who work for people. Do you want to change strategy? Do you want to open the museum to new horizons? The means are there, you just know how to listen to your internal staff, the most reliable and realistic source, about the various changes of tourism’s world ..

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Pokemon go nei musei

pokemon

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“The Guardian” non è il solo che annuncia questa iniziativa museale; già da un po di giorni, avevo sentito di questa mania che sta impazzando per il mondo che si chiama Pokemon go. Pokemon go, non è altro che un video gioco simile a Ingress, che usa la stessa tecnologia: Grazie alla geo localizzazione, e la realtà virtuale, si possono vedere attraverso cellulari Smarthphone o tablet , cose che non esistono nella realtà vera, ma che appaiono come reali nello schermo dei sopra menzionati sistemi di comunicazione. Già da tempo esiste il gioco strategico Ingress, che appassiona utenti di tutto il mondo. Adesso è il turno di Pokemon go, e sembra che alcuni musei tra cui il Philadelphia Museum of Art, o il Museum of modern art, sta usando questa app per introdurre i musei alle giovani generazioni. A dire il vero, sin da quando ho provato a giocare ad Ingress, ragionavo se una tecnologia basata sulla geo locazione e la realtà virtuale possa avere successo come sistema di comunicazione con i visitatori nella sale museali, e sono dell’idea che potrebbe essere anche un’idea valida.

Tuttavia sono invece del parere negativo di utilizzare l’app Pokemon go, perché anche se presente nelle sale museali, esso si, potrebbe avere il merito di far accorrere un gran numero di giovani, ma per loro conta solo il video gioco, e non la bellezza, l’istruzione che un museo può offrire. Si vedrebbero solo una marea di ragazzini che corrono da una sala all’altra con il cellulare,senza che si rendano conto di quello che veramente vedono. Le nuove generazioni, che amano così tanto le tecnologie, devono si essere invogliati a venire nei musei, ma bisogna insegnare, incoraggiare loro a coltivare la passione per questi bellissimi ambienti.

Pokemon go in the museums

pokemon

 

“The Guardian” was not the only one, to announce this initiative for the museums; I already have heard about this game app few days ago,  which is very popular all over  the world; the name: Pokemon go. Pokemon go, it is nothing more than a video game like Ingress, which uses the same technology: Thanks to the geo location, and virtual reality, you can see through Smarthphone mobile or tablet, things that do not exist in true reality, but appear as in the actual screen of the above-mentioned communication systems. For some time, the strategic play Ingress, has fascinates people around the world. Now is the turn for Pokemon go , and it seems that some museums including the Philadelphia Museum of Art, or the Museum of Modern Art, is using this app to introduce the younger generations to the museums. Actually, ever since I tried to play at Ingress, I reasoned if a technology based on geo location and virtual reality can be successful as a system of communication with visitors in the museum rooms, and my idea is that it could also be an idea valid.

However I have a negative opinion about using the app Pokemon go for the museums, because, even if it’s present in the museum rooms, yes it could have the merit to increase the number of young people; but for them it only counts the video game, and not the Beauty, the education that a museum can offer. we would see just a bunch of kids running from room to room with the phone, without realizing what there is before them. The new generations, who like so much technology; they should be encouraged to come to museums of course, but you have to teach them, to encourage them to cultivate a passion for these beautiful environments.